Ragusa 20.09.2015

LA CASSAZIONE CON SENTENZA N. 1097 DELL'8.09.2015 ABBATTE LA COLONNA PORTANTE DELLA MONTAGNA DI ACCUSE ORDITE E PERPETRATE ININTERROTTAMENTE PER BEN 23 ANNI SIN QUI DALL'EX S. PROCURATORE FERA AGOSTINO IN DANNO DEL DIRETTORE PRO TEMPORE DEL CARCERE DI RAGUSA CONS. PROV. Dott. BIAGIO SPADARO

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Il vincente già Direttore del Carcere di Ragusa e Cons. Prov. Avv. Biagio Spadaro

feras

Il perdente Fera Ninni già pres. della C.ne Tributaria P.le e s. procuratore della Repubblica di RG. e dei Minorenni di CT.

Accuse già sconfessate da altre due sentenze pienamente assolutorie e da una miriade di procededimenti definiti con archiviazioni, con particolare riferimento alla corposa ordinanza con cui il Giudice Domenico Santoro archiviava il procedimento penale attivato dal Fera a carico di Spadaro-Bascietto- Ruta per i contenuti dell'appello dello Spadaro alla sentenza oggi cassata (leggasi cliccando di seguito su : ORDINATA L'ARCHIVIAZIONE DI UNA GRAVISSIMA VICENDA GIUDIZIARIA PROMOSSA DA FERA AGOSTINO CONSEGUENTEMENTE INDAGATO PER "CALUNNIA" E PER "FALSITA' MATERIALE" " (13.7.2013).

I FATTI

Il Direttore pro tempore del Carcere di Ragusa Dott. Biagio Spadaro era stato imputato "del reato previsto e punito dall'art. 368 c.p. per avere, nel corso dell'esame di sommarie informazioni testimoniali reso alla Polizia Giudiziaria di Messina nell'ambito del procedimento penale 909/97 RGNR (a carico di Fera Agostino) ed in particolare nella memoria allegata dallo Spadaro al citato verbale, incolpato il dr. Fera Agostino, procuratore presso il Tribunale di Ragusa, pur sapendolo innocente, di avergli raccomandato <<di avere un occhio di riguardo per i fratelli Carbonaro e per Carmelo Dominante, che conosceva da tempo ed aveva sempre cercato di aiutarli>>, aggiungendo <<vedrà, con loro dalla sua, non avrà fastidi dagli altri detenuti".

Frasi negate dal Fera, che avrebbero provocato su detta imputazione, proferite in un incontro avuto col Direttore Spadaro nell'esercizio della sue funzioni nel settembre del 1992 in via Archimede a Ragusa. Negazione dell'incontro sconfessata dallo stesso Fera all’udienza del 16 sett. 2004 presso il Tribunale di R. Calabria in cui a domanda del Pubblico Ministero “Dottore Fera, ricorda di quale luogo riferisce il Dottore Spadaro nel quale si sarebbe avuto l’incontro, in occasione del quale lei avrebbe esercitato queste pressioni?”  risponde “ Certo.” P.M. “Quale è questo luogo?”  risponde: “ Era Via Archimede, dove abitavo io. E…, difatti, lui ha citato…, secondo lui..., per avere una credibilità, questa circostanza. Era proprio di fronte a casa mia, perché io abitavo in via Archimede allora, di fronte all’agenzia della banca “Agricola Popolare”. Che lui prese quel luogo di riferimento proprio per…credo, per dare forse una maggiore forza alla sua denunzia.” P.M. “Non ci sono altre domande."

Chi avrebbe risposto nei termini su detti se il fatto non fosse avvenuto?

Dopo un iter tortuoso, torbido ed iquietante durato 10 anni veniva assolto dal Tribunale di R. Calabria con sentenza n.1081 del 20 sett.2007 a firma del giudice Cotroneo Tommasina per intervenuta prescrizione: "Non luogo a procedere nei confronti dell'avv. Biagio Spadaro e trasmissione degli atti al P.M. in sede per il di più a praticarsi".

Lo Spadaro, convinto che " il di più a praticarsi" si riferisse alla sua memoria inoltrata per fax alla giudice all'anti vigilia della sentenza con cui le chiedeva di assolverlo dalla falsa incolpazione (certamente il Direttore Spadaro avrebbe commesso un reato se avesse aderito alla raccomandazione del Fera) e di trasmettere gli atti al p.m. in sede per fare attivare un procedimento penale a carico del Fera e dei "pentiti" capi clan f.lli Carbonaro per quanto era emerso all'udienza in videoconferenza del 16 sett. 2004, in cui il Fera era stato riconosciuto da Bruno Carbonaro in merito agli asseriti trattamenti di favore che ricevevano all’interno del Carcere di Ragusa dal suo predecessore alla direzione dr. Clemente Cesareo, di cui fa il nome "Cesare.. Di Cesare" e descrive le sembianze "bassino e con pochi capelli" e per avere fornito insieme ai suoi fratelli Silvio e Claudio dichiarazioni contrastanti con quelle fornite prima in favore del Fera, per cui venivano indiziati di reati in corso d'interrogatorio, avrebbe scoperto che le cose non andarono così. Scoperta casuale, grazie all'indicazione riportata in un atto giudiziario relativo ad un p. penale promosso dal Fera a suo carico da parte della Procura di CT., che diversamente non avrebbe mai saputo niente in quanto era stato definito con archiviazione (leggasi cliccando di seguito su Sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Biagio Spadaro 24.9.2007)

L'allora procuratore della Repubblica di Reggio Calabria dr. Catanese Antonio ricevuti come sopra gli atti, assegnava il caso al suo sostituto dr. Musarò Giovanni venuto pertanto in possesso dei 7 faldoni costituenti il fascicolo del p.m. e dei 4 costituenti quello del dibattimento (20.000 pagine circa di atti giudiziari inchiodanti il Fera) che li trasmetteva "per competenza" (?!?) al procuratore della Repubblica di Ragusa Fera Agostino, principale indagato prima nel p.p.n.909/97 RGNR presso la Procura di Messina su segnalazione del Direttore del Carcere di RG. Dott. Spadaro (raccomandazione da parte del Fera dei capi clan Dominante Carbonaro) e dei Cons. Prov.li Spadaro-Giannone a firme congiunte in merito agli incarichi professionali ed appalti di oo.pp. ad amici e consoci lions del Fera in cambio dell'impunità al presidente della provincia e poi, unitamente al procuratore della Repubblica di Messina Zumbo Antonio, al suo vicario p.m. Romano Vincenzo, al presidente della Provincia Regionale di Ragusa + 10, nel p. penale n.608/98 RGNR presso la Procura reggina, iniziato a carico dei suddetti per le rilevate responsabilitità da parte del successore di Zumbo, neo Procutatore di ME. Dott. Luigi Croce che ne aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura reggina che senza avere svolto nessuna delle richieste indagini, ne richiedeva l'archiviazione non accolta dal G.I.P. Costabile Adriana che con duplice ordinanza del 12.12.2000 archiviava per tutti, tranne che per il Direttore Spadaro nei cui confronti disponeva l'imputazione coatta del reato riportato in epigrafe, in quanto il Fera aveva negato di aver fatto detta raccomandazione. Procedimento conclusosi con suddetta impugnata sentenza prescrittiva del reato, oggi cassata.

Il Fera ricevuti su detti atti apriva, auto assegnandoselo, il p.penale n.48/08 "ATTI NON COSTITUENTI NOTIZIA DI REATO RELATIVI" e lo trasmetteva per competenza, il 29.01.2008 al Sig. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, con nota da egli manoscritta e sottoscritta <<Per motivi di opportunità che la s.v. comprenderà mi sono attenuto alla registrazione del fascicolo nel registro F.N.C.R., come ha fatto il P.M. di Reggio Calabria lasciando a codesto ufficio il compito di qualificarne gli atti. Ossequio >>. Del chè il Procuratore D'Agata ed il suo sostituto Fabio Scavone, sulla base degli atti così come trasmessi loro dal Fera, svolgevano congiuntamente delle indagini definite con richiesta e conseguente decreto di archiviazione del 24 luglio 2009 a firma del G.I.P. Dott. Antonio Caruso.

Il Dott. Spadaro, constatato che gli atti selezionati dal Fera pro domo sua e trasmessi alla Procura Catanese erano una sparutissima parte di quelli originariamente contenuti nel fascicolo del p.m. e del dibattimento del p. penale reggino (608/98 RGNR) e che quelli rinvenutivi erano mancanti dei fogli più significativi, tra cui le pagine in cui erano riportate le correzioni alle infedeli decodificazioni delle fonoregistrazioni dei pentiti f.lli Carbonaro (stante che la prova principe ed incontrovertibile dei rapporti del Fera col clan, cioè la video registrazione degli interrogatori e controinterrogatori suoi e di detti pentiti no era agli atti), in data 12.01.2011 conferiva col successore del Fera al vertice della Procura di Ragusa Dott. Carmelo Antonio Petralia e gli produceva istanza per visionare ed estrarre copia degli atti del procedimento n.48/2008 F.N.C.R. (quello trasmesso dal Fera alla Procura di Catania che l'avrebbe reimmatricolato col n.2079/08 R.G. n.c.r.).

Questi verificava che suddetto fascicolo risultava essere stato trasmesso dal suo predecessore alla Procura catanese ed assicurava che dei fascicoli trasmessi non ne viene conservata copia. Ma allora dove sono andati a finire gli 11 faldoni (7 + 4) di detto p.p. n. 608/98 RGNR, mancanti al fascicolo acquisito integralmente dallo Spadaro presso la Procura di Catania, che se presenti avrebbero da subito infranto le frequenti ed ossessive richieste del Fera nel pretendere (stavolta dai colleghi dello stesso distretto di C.d.A di sua appartenenza) la celebrazione di <<un altro processo nel processo già definito con sentenza prescrittiva>>?

Pronto sempre il Fera ad esibire perigliose richieste e decreti di archiviazioni di procedimenti penali a suo carico (scaturenti da contro denuncie alle sue ripetitive e ripetute in più Tribunali querele per diffamazione), al fine di dimostrare che non possono ne debbono farsi <<i processi nei processi>>. Con l'agire da Magistrato degno di detta qualifica, si sarebbero evitate le indagini svolte da D'Agata-Scavone con costi a carico del Popolo Sovrano, oltre a quelle sostenute dallo Spadaro per la dimostrazione di una verità già provata e semplice in sè, ma strumentalmente alterata per poter pescare nel torbido, apparendo pertanto chiaro come il su detto artificio fosse mirato a far scomparire detti fascicoli contenenti prove inchiodanti per il Fera, di cui l'avv. Spadaro è in possesso, muniti di timbri e firme previo versamento dei bolli dovuti per qualche migliaio di euro ed andrebbe accertato se anche il Fera abbia fatto altrettanto per venirne in possesso, atteso che vi fa puntuali riferimenti nelle sue denunzie-querele.

Lo Spadaro che nel corso del dibattimento aveva assistito al fallito meschino tentativo di trasferimento delle prove dal colpevole all'innocente e che in sentenza erano stati riportati fatti letteralmente rovesciati rispetto alle emergenze processuali, proponeva appello alla Corte Reggina per avere l'assoluzione anche nel merito, che lo rigettava con sentenza del 05.12.2013 emanata dal collegio giudicante della 1° sezione penale (di cui fa parte anche la giudice, nel frattempo promossa, che aveva emesso l'impugnata sentenza, nell'occasione sostituita), presieduta dal dr. Gullino Massimo, che tuttavia stoppava preliminarmente il tentativo dell' avvocato Giannone Salvatore Daniele del Fera presente (già parte civile costituita all'atto del rinvio a giudizio dello Spadaro) di introdurre al fascicolo un nuovo atto di costituzione di parte civile in quanto "privo di efficacia per effetto della sentenza di prescrizione di primo grado", invitandoli a lasciare l'aula o ad assistere senza profferir verbo.

A ciò aggiungasi che il Fera assistito dal suo caro amico, compagno di giochi e consocio lions, già pres. prov. del CORECO prov. con appannaggio di lire 100.000.000 annue sotto la presidenza Mauro, avvocato della Banca Agricola Popolare di RG.che aveva difeso in posizione di incompatibilità contro i grossi azionisti della medesima banca Garozzo e Lentini che ne avevano denunziato un colossale "falso in bilancio" alla procura diretta dal Fera, definito con archiviazione su sua richiesta ed oggi presidente dei probiviri di detta banca, aveva temerariamente notificato allo Spadaro il 27.01.2007 citazione a giudizio presso il Tribunale Civile di Messina (p. civile n.762/2007 R.G.) in cui richiedeva l' oscuramento d'urgenza del blog del Dott. Biagio Spadaro www.giustiziaesfatta.com, il risarcimento di €.2.000.000/00 ed il sequestro cautelare dei suoi beni, fondandola su detto suo rinvio a giudizio per "calunnia" nel p. penale n. 608/98 R.G.N.R. presso il Tribunale di R. Calabria e su una serie di pubblicazioni ad esso relative elencate in detta citazione, ritenute autoreferenzialmente diffamatorie, ma nella realtà di fatti veri e documentalmente provati così come accertato in sede processuale.

Procedimento da cui lo Spadaro sarebbe stato assolto con sentenza prescrittiva del reato in epigrafe a firma della giudice Cotroneo Tommasina n.1081 del 20 sett.2007, appellata alla C.d.A. reggina con richiesta di assoluzione anche nel merito, rigettata (sentenza del 05.12.2013), avverso la quale lo Spadaro ha ricorso per Cassazione che alla pubblica udienza dell'8.09.2015, sentito il Consigliere relatore, il Procuratore Generale e la figlia del Fera avv. M. Francesca, accoglieva con esito definitivo il ricorso stilato e sottoscritto dal Dott. Spadaro col seguente dispositivo "ANNULLA SENZA RINVIO LA SENTENZA IMPUGNATA PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE".

Somma di pari importo richiestagli dallo Spadaro in riconvenzionale, unitamente al sequestro cautelare dei suoi possedimenti, sulla base di granitiche prove documentali attestanti gli ingenti danni subiti alla sua salute (infarto acuto del miocardio), alla sua carriera di Direttore Coordinatore di Istituti Penitenziari alle dipendenze del Ministero della Giustizia (a causa dell'infarto intervenuto nel corso della sua Direzione del Carcere di Ragusa, causato dal feroce mobbing a cui lo sottopose il procuratore Fera, per cui sarebbe stato dispensato dal servizio per "fisica inidoneità"), morali ed alle sue tasche (leggasi cliccando di seguito su ……UN CASO DA 4.000.000/00 (QUATTROMILIONI/00) DI EURO !..!..!..."(8.7.2007).

Va rilevato come nel corso di detto p. civile (762/2007 R.G.) sono stati attivati 2 procedimenti penali, uno a carico del Fera per "ingiuria" avendo egli apostrofato lo Spadaro nel corso dell'udienza dell'08.10.2010 presieduta dal G.O.T. Dott. Natale Zumbo "Lei è un calunniatore", ben sapendolo incensutato e l'altro a carico di un teste amico e consocio lions citato dal Fera (Adamo Vincenzo) che ha reso "falsa testimonianza" e che, assistito dall'avv. Di Paola Carmelo ha ritrattato per ottenere l'esimente di cui all'art.376 c.p., per cui il P.M. Dott. Stefano Ammendola titolare del p.p. n.7569/2010 RGNR attivato su denunzia dello Spadaro, ha disposto l'inserimento al fascicolo di detto procedimento civile sia della memoria di pentimento che del verbale di ritrattazione dell'Adamo.

Lo Spadaro a seguito del ricorso per Cassazione chiedeva al titolare di detto procedimento civile (n.762/2007 R.G.) G.O.T. Dott. Natale Zumbo (preceduto nella trattazione del caso dal Giudice Mirella Schillaci e dal G.O.T. Giovanni Grasso) di sospendere il processo in attesa della sentenza della S. C. di Cassazione. Richiesta su cui si riservava e che sostanzialmente accogliva, atteso che dopo un anno circa di inattività rinunciava all'incarico venendo sostituito dal giudice Dott. Catanese Francesco che all'udienza del 27.06.2014 si riservava sulla reiterata richiesta avanzata dall'Avv. Domenico Germolè dello Spadaro, di sospensione del processo in attesa della sentenza della Cassazione e dall'avvocato Di Paola Carmelo, del Fera, di fissazione dell'udienza per la precisazione delle conclusioni. Detto giudice con provvedimento del 16.10.2014 accogliendo la richiesta del Di Paola, rinviava la causa all'udienza del 07.10.2015 per la precisazione delle conclusioni. Udienza che non si terrà mai perchè sostituito dalla Giudice D.ssa Assunta Cardamone che ha fissato l'udienza dell'11.12.2015 per la comparizione delle parti innanzi a sè.

Amara delusione, pertanto anche per la figlia di Fera Ninni (abbreviativo di Agostino per gli amici) avv. Fera Maria Francesca, principessa del Foro di Roma Capitale con studio in Piazza dei Prati degli Strozzi n.22, nominata dal padre difensore di fiducia con conferimento di procura speciale "affinchè lo rappresenti e difenda al fine di ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti, conferendole ogni più ampio potere di legge", che nonostante a conoscenza in una col suo assistito che la Corte d'Appello di R. Calabria aveva sancito nella sentenza avverso la quale lo Spadaro ha ricorso per Cassazione "Nella specie, la costituzione di parte civile della persona offesa ha già perso efficacia per effetto della sentenza di prescrizione di primo grado" e che il tentativo di riproporla a su detta C.d.A. reggina del suo predecessore nella difesa del Fera, avv. Giannone Salvatore Daniele fosse stato, come sopra mortificato, si è presentata alla pubblica udienza dell'8 sett. 2015 presso la Suprema Corte (alla quale era un suo diritto presenziare da spettatrice) chiedendo al Presidente ed al collegio giudicante A) che venga rigettato il ricorso con condanna del ricorrente alle spese di questo procedimento in favore della parte civile costituita B) che venga conseguentemente emessa sentenza ex art.129 c.p.p. perchè il reato è estinto per intervenuta prescrizione; C) che venga disposta la condanna dell'imputato alla rifusione delle spese da liquidare, come da nota che si produce, a favore dell'avvocato intestatario. Con riserva di ogni altra azione e diritto (nota spese di €.3.510,00 oltre al rimborso forfetario spese generali (tariffa pen.), Iva e C.p.a.

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Un fallito tentativo di infimo profilo di mettere le mani nelle tasche del Dott. Spadaro. Ovviamente, atteso il risultato del ricorso, resta salvo ed impregiudicato il suo diritto di Legge di richiedere su dette somme al padre a soddisfo delle prestazioni professionali disimpegnate in suo pro, come d'abitudine in scrupolosa osservanza dell'etica e della deontologia professionale come raccomanda il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, nella fattispecie di Roma Capitale. SALVIS IURIBUS.

A ciò aggiungasi che per quanto riferito al Dott. Spadaro dall'inviato speciale del "Corriere della Sera" dott. Paolo Distefano, querelato insieme al Direttore pro tempore del quotidiano Dott. Paolo Mieli da Fera Agostino per aver pubblicato il 1° giugno 2008 un articolo sugli omicidi Tumino-Spampinato "un caso provocato da un altro caso. Un delitto fatto apposta per cancellare un altro delitto...." , entrambi condannati dal Tribunale di Milano alla rifusione delle spese di legge e ad una provvisionale di €.20.000/00 grazie all'appassionata difesa di detta sua figlia, il procedimento si è estinto per recentissima remissione della querela da parte del Fera, senza che nessuna provvisionale gli sia stata versata. Remissione che, nonostante l'ostentata disponibilità del 04.06.2009 del querelante Fera non sarebbe avvenuta nel p. penale a Carico del Dott. Carlo Ruta e dell'Ing. Sebastiano Agosta, condannati ad 8 mesi di reclusione con sentenza del GOT Venuti Salvatore (leggasi cliccando di seguito su "Fera <<Io non voglio soldi>>. Spadaro <<e nemmeno io>> (23.06.2009) e su La condanna di Carlo Ruta e di Sebastiano Agosta: un insulto all'art.21 della Costituzione ed alle Leggi che ne discendono (29.09.2006)

E dire che l'avv. Maria Francesca Fera aveva fatto pubblicare su "LA SICILIA" Ragusa Provincia dell' 1.12.2014 un articolo intitolato "UN <<CASO>> IN FAMIGLIA" QUELLA VITTORIA DELL' ORGOGLIO. Peccato, un vero peccato, sarebbe stato interessante vedere cosa ne pensava la Suprema Corte di Cassazione, atteso che grazie alle indagini preliminari svolte dal padre, a tutt'oggi non risulta nell'ufficialità degli atti chi sia stato l'assassino dell'Ing. Angelo Tumino, che avrebbe causato quello del Giornalista de "L'Ora" e "L'Unità" Giovanni Spampinato per mano di Roberto Campria, figlio dell'allora presidente del Tribunale di Ragusa. In proposito leggasi cliccando di seguito su "La testimonianza a Milano dell'ex Ministro Diliberto smentisce l'ex s. procuratore Fera (31.12.2014)" che lumeggia con quale e quanto orgoglio e serietà l'avv. Fera Maria Francesca abbia difeso il padre. Con l'augurio che possa nominarla in sostituzione dell'avv. amico e consocio lions Di Paola Carmelo nel procedimento civile presso il Tribunale di Messina in cui alla luce di su detta sentenza della Corte Suprema di Cassazione e del folle e feroce mobbing a cui l'ha sottopostro per ben 23 anni sin qui, dovrà rispondere degli enormi ed inquantificabili danni morali, alla salute e materiali causati al Direttore Spadaro a fronte dei quali gli €.2.000.000/00 richiestigli appaiono ben poca cosa, ma sarà il Giudice a correggere il tiro quantificando i danni, fermo restando che il valore della causa l'aveva stabilito il Fera sulla base del "niente", sentenziato tale dalla Cassazione, essendosi lo Spadaro limitato a chiedergli altrettanta somma in riconvenzionale.

Sostanzialmente e per quanto riferito allo Spadaro dal suo inviato speciale per assistere a detta pubblica udienza presso la S.Corte di Cassazione, il sottile assunto del Procuratore Generale Dott. Francesco M. Iacoviello "la raccomandazione non è un reato nè il destinatario ha dato seguito alle sollecitazioni fattegli", pienamente recepito dal Presidente del Collegio Giudicante Dott. Antonio Agrò (aspettiamo di leggere il testo integrale della sentenza), sconfessa il Fera anche laddove nega che nessuna raccomandazione fece al Direttore Spadaro in pro dei capi clan Dominante - Carbonaro ed affiliati.

La realtà emergente è che il Fera impaurito ed ossessionato dal pensiero che lo Spadaro avrebbe potuto rivelare detta sua raccomandazione in pro dei capi clan Dominante-Carbonaro, ben sapendo quali erano i suoi rapporti con detto clan (nessuno può saperli meglio di lui) ha messo le mani avanti cercando di fargli avere qualche condanna e di screditarlo in ogni modo e con ogni mezzo, commettendo il duplice errore di sopravvalutazione delle sue possibilità di successo fondate esclusivamente sulla carica rivestita con annessi, connessi, presupposti e conseguenziali e di sottovalutazione di quelle del Direttore Spadaro fondate sulla certezza del diritto a difesa del suo onore e di quello dei propri discendenti ed ascendenti con radici secolari che non avrebbero potuto certamente essere scalfite dal s. procuratore nato a Bernalda.

Del che ben lungi dal riuscirvi è rimasto intrappolato nella ragnatela da egli stesso tessuta addentrandosi vieppiù in un labirinto la cui unica via d'uscita sboccava nelle sabbie mobili in cui è affondato lentamente ma inesorabilmente, nonostante abbia fatto appello a tutti i suoi prepoteri di procuratore ed alle sue amicizie per grazie elargite in virtù della sua carica, sconfitto dalla strenua difesa del Direttore Spadaro che forte della verità, ha vanificato e frustrato il disegno da egli concepito e supportato dal suo avvocato Di Paola Carmelo che avrebbe dovuto culminare con la beffa dell'appropriazione dei beni dello Spadaro, confortati dall'esperimento coronato da successo nei confronti del Dott. Carlo Ruta e dell'Ing. Sebastiano Agosta.

Oggi, grazie alle denunzie del Fera, alle contro denunzie dello Spadaro ed alle indagini che ne sono scaturite, il lettore può dare a quella raccomandazione in pro dei capi clan Dominante-Carbonaro negata dal Fera, la sua reale valenza, oltre a rendersi conto ed a tirare le somme del suo operato.

Ecco di seguito trascritte le anomalie ed i deficit (per usare un eufemismo) relativi a questo caso, dell'operato del Fera s. procuratore e pretore del circondario di mezza provincia di Ragusa per 41 anni (atteso che l'altra metà apparteneva al soppresso Tribunale di Modica comune della stessa provincia), così come rappresentati dall'avv. Biagio Spadaro nel suo ricorso al 1° Collegio della VI° Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione ed in varie sedi giudiziarie ed istituzionali:

- Nell'esercizio delle sue funzioni di Direttore del Carcere di Ragusa gli attivò, auto assegnandoseli ben 6 p. penali: il n.1782+2751 /93 R.G.N.R., il n.495/96 R.G.N.R. presso la Pretura su sua denunzia, il n.857/94 RGNR, n.2848/93 R.G.N.R, il n.1584/96 R.G.N.R. , P.M. Emanuele Di Quattro su delega di Fera Agostino, il n.126/97 R.G.N.R, riuscendo a farlo rinviare a giudizio per “abuso d’ufficio” per futili motivi, da cui sarebbe stato assolto (Pres. Michele Duchi) “perché il fatto non costituisce reato” ed avendo avuto la tracotanza di farne  appellare la sentenza dal suo neo sostituto dr. Corrado Fasanelli (da pochi giorni trasferito ed assegnato al suo ufficio, che aveva chiesto per lo Spadaro “anni uno e mesi sei di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per tre anni”, giusto quelli mancanti alla scadenza del suo mandato di Cons. Provinciale), con motivi d’appello che sarebbero risultati “documentalmente smentiti” nella sentenza definitivamente assolutoria della C.d.A. di Catania (Pres. Dott. Alfio Cocuzza).

- Nel corso dei 16 anni in cui il Fera fu s. procuratore  presso la Procura ragusana si realizzò la nascita, la crescita ed il radicamento nel territorio del clan Dominante-Carbonaro con epicentro a Vittoria, dove il Fera asseritamente in un’intervista pubblicata dal quindicinale <<LA CITTA’>> condusse gli studi inferiori e dove vanta una serie di amicizie di cui fa i nomi, ben noti in provincia.

- Il passaggio del testimonio tra il clan Dominante-Carbonaro ed i precedenti capi mafia  della provincia di Ragusa avvenne col loro sterminio, raggiungendo l’apogeo nel corso dei 9 anni in cui il p.m. Fera fu nominato pretore (a cui sarebbe seguita la nomina a procuratore) con 86 morti ammazzati e 396  estorti, quelli accertati dalla neo D.D.A. di CT. (decreto sentenza n.475/95 R. Sent. del 09.11.1995 a firma del G.U.P. Antonio Ferrara), sostanzialmente confermati nei vari gradi di giudizio, del che, uno per tutti l’articolo in prima pagina del quotidiano “LA SICILIA” di martedì 16 febbraio 1999 “A sorpresa Ragusa risulta <<capitale>> mafiosa d’Italia”.

- Nei manoscritti in atti a più p. penali datati 30.03.1993 stilati dal capo clan Bruno Carbonaro presso il Carcere di Roma Rebibbia dov’era stato appoggiato proveniente da quello di Ragusa diretto dal Dott. Spadaro, dove aveva manifestato l’intenzione di pentirsi, si legge fra l’altro di inaudita gravità  “….come pure so di giudici corrotti della Corte di Appello di Catania! e di un magistrato di Siracusa! E un pretore di Ragusa come pure di direttori di Ragusa e guardie e come già accennato posso darvi la strada per scoprire chi ha voluto la morte del Giudice Scopelliti a R.C…..” .

- Da pretore presso il Tribunale di RG., assolse il dr. Clemente Cesareo (suo intimo amico sin dall’infanzia e predecessore dello Spadaro alla direzione del carcere di Ragusa) imputato del delitto p. e p. dall’art. 328 c.p. con sentenza istruttoria n.74/88 Reg. Gen. del 28.10.1988 pubblicata e visibile cliccando di seguito su Fera Agostino ed i capi clan Dominante Carbonaro (24.04.2006).

- Nell’udienza dibattimentale in videoconferenza del 16 sett. 2004 nel p.p. n.608/98 R.G.N.R. presso il Tribunale di R. Calabria in cui si è assistito al fallito meschino tentativo di trasferimento delle prove dal colpevole all’innocente, il Fera seduto nell’aula d’udienza nella seconda fila, tra l’autista della croma blindata in dotazione alla Procura di RG.  ed il suo avvocato Di Paola Carmelo, fu riconosciuto dal capo clan “pentito” Bruno Carbonaro in merito agli asseriti trattamenti di favore che ricevevano all’interno del Carcere di Ragusa sotto la direzione del dr. Clemente Cesareo (predecessore dello Spadaro alla direzione del Carcere), di cui fa il nome "Cesare.. Di Cesare" e descrive le sembianze "bassino e con pochi capelli" , per cui il giudice avrebbe potuto e forse dovuto indiziarlo di reato. Trattamenti di favore consistenti in “Tenevamo in pugno il Carcere di Ragusa e perché incutevamo timore alla custodia…; e perché rivolgendoci a qualcuno all’esterno del Carcere ottenevamo cellulari per tenerci in contatto con alcuni del nostro gruppo fuori…; coltelli…, spostamenti di cella…, lavoro…; colloqui abusivi…; queste cose qua, questi sono i favori.” Favori confermati nella medesima udienza anche dal capo clan “non pentito” Dominante Carmelo. Fatti gravissimi in sé, ma ancor più gravi se si considera che nella medesima udienza il Giudice  incalzato dalle contestazioni al Bruno Carbonaro e f.lli, da parte del P.M. e dell’Avvocato di fiducia del Dr. Spadaro, indiziava di reati il predetto capo clan ed uno dei suoi fratelli (perché avevano fornito dichiarazioni devastanti per il Fera ed in netto contrasto con quelle precedentemente rilasciate a s.i.t. sulle stesse cose agli u.p.g. delegati alle indagini dal procuratore aggiunto presso la procura di ME. Romano Vincenzo su delega del procuratore capo Zumbo Antonio, che avevano richiesto, ottenendola, l’archiviazione del p. p. n.909/97 R.G.N.R. e dello stralcio n.3050/97 R.G.N.R. a carico del Fera per il reato p. e p. dall’art. 323 c.p., sulla base della quale denunziò il Direttore Spadaro (unitamente al collega Cons. Prov. Prof. Giuseppe Giannone) per calunnia (p.p.n.1813/98 R.G.N.R. in ME.), per cui le indagini furono scandalosamente delegate ai medesimi u.p.g. di P.S. che lo avevano indagato.

- Nel corso dell’interrogatorio di garanzia in presenza dell’avv. d’Ufficio Salvatore Giangreco, con suo grande imbarazzo, dello Spadaro e del Giannone veniva rilevato come fosse stato sottratto dal fascicolo il decreto di rigetto dell'avocazione delle indagini preliminari del P.G. di CT. Francesco Di Mauro n.07/97 Av. del 12.04.1997 al chiaro fine di occultargli l’esistenza del p.p. 126/97 RGNR che il Fera si era auto assegnato al fine di incriminarli per calunnia. Esistenza che sarebbe stato costretto a confermare al successore del P.G. Di Mauro nel frattempo andato in pensione, reggente Avv. Generale Giacomo Piazza a seguito di vibrate proteste.

  Fatti che venivano denunziati il 05.01.1999 al neo Procuratore Luigi Croce unitamente alla scoperta di pari data, che al Fera erano stati forniti gli atti allo Spadaro ed al Giannone negati, degli archiviati, come sopra, p. penali, cui il Fera faceva inequivocabile riferimento nella sua denunzia per calunnia, per cui tutto l’incartamento, comprensivo di ben 10 p. penali uniti sarebbe stato trasferito alla Procura di R. Calabria  (p.p.  n. 608/98 RGNR.) per le emergenti responsabilità altresì a carico di su detti p.m. ed u.p.g.  delegati e di altri magistrati lì operanti e presso la procura di Ragusa.

- Tra i fascicoli trasmessi, di singolare nota due p. penali: uno per cui il Fera fu iscritto nel registro degli indagati per il delitto p. e p. dall’art. 625. c.p. quale probabile mandante del furto sventato su segnalazione della moglie dello Spadaro, ad opera di un appartenente al clan Dominante-Carbonaro unitamente ad altre due persone, di un vespino fiammante al denunziato fine di spingerlo a rivolgersi a qualche appartenente al clan per rientrarne in possesso (non fu mai possibile interrogare l’autore del confessato furto in pieno centro di Ragusa, arrestato per altra causa, nonostante ripetutamente tradotto dal Carcere al Tribunale per i rinvii del processo e quindi potergli chiedere chi era stato il mandante del furto); l’altro relativo al rinvenimento di alcuni proiettili posizionati accanto ad uno degli sportelli dell’auto parcheggiata nelle adiacenze del Tribunale di Messina, dove il Cons. Prov. prof. Giannone e sua moglie, il Cons. dott. Spadaro e sua moglie, si erano recati per depositare una denunzia di insabbiamento del caso Fera-Mauro.

- Avuto finalmente accesso agli atti da parte della Procura della Repubblica di R. Calabria (p.p.  n. 608/98 RGNR p.m. Provazza Alessandra), scoprivano (fra l’altro in atti), come il Fera aveva denunciato oltre al Giannone e lo Spadaro, anche la di lui moglie per concorso in calunnia aggravata, quale mano scrittrice degli esposti sottoscritti dal marito con assunzione di paternità. Scagionata, avrebbe denunziato il Fera per calunnia ed il relativo p.p. n.2597/2001 sarebbe stato definito con archiviazione su richiesta del p.m. Barbaro Vincenzo, come anche il p.p. n.3269/06 RGNR per documentata abusiva intrusione nel sistema informatico telematico dello Spadaro, i cui sospetti si appuntavano sull’ufficio intercettazioni della procura gestita dal Fera.

- Veniva scoperta altresì la non rispondenza al vero del contenuto delle s.i.t. del 12.02.1998 rilasciate a su detti u.p.g.  presso gli uffici della Squadra Mobile della Questura di Firenze dal capo clan Bruno Carbonaro e dai suoi fratelli Silvio e Claudio, intanto riconosciuti collaboratori di giustizia domiciliati presso il Servizio Centrale di Protezione Roma diretto da Vigna Pierluigi conclamatamente amico del Fera, per cui nelle s.i.t. del 13.02.1999 rilasciate agli U.P.G. di G.d.F. delegati da detta p.m., mentre il Cons. Giannone denunziava le complici intese tra il Pres. Mauro ed il procuratore Fera (impunità in cambio di incarichi professionali ed appalti di OO. PP. ad amici e consoci lions del Fera con produzione documentale), lo Spadaro ne denunziava con inconfutabili prove documentali detto presunto pilotaggio; le abusive autorizzazioni ad effettuare colloqui con i capi clan ed affiliati a loro parenti ed amici ristretti presso il Carcere di Ragusa, rilasciate dalla cancelleria della procura da egli diretta;  le frequenti visite presso il carcere di RG. diretto dallo Spadaro del M.llo CC. capo della P.G. alle sue dipendenze funzionali, dove finiva coll’incontrarsi col capo clan Bruno Carbonaro allorquando iniziò a collaborare con la giustizia, per cui il Direttore chiedeva di accertare se detti incontri fossero mirati per un verso a sapere il contenuto di quanto da egli riferito all’allora  Capitano dei CARABINIERI Dott. Angelo De Quartu delegato dalla neo D.D.A. di Catania a trattare il “pentimento” e per l’altro a portargli messaggi del Fera sul cosa dire, per cui se ne consigliò il trasferimento in altra sede, prontamente effettuato.

- Nella testimonianza del 13.10.2011 in atti al fascicolo del dibattimento del p. penale n.6647/06 R.G.N.R., il Giornalista Scrittore Dott. Giuseppe Bascietto  riferisce quanto  appreso da personaggio di spicco della criminalità "Mi ha detto una cosa molto semplice, che in sostanza il procuratore era nel libro paga del gruppo criminale e che lui stesso aveva consegnato una valigetta di trenta miloni di lire liquide al procuratore Fera per escludere dal processo o stralciare dal processo dei provvedimenti che li riguardavano. Questa è una notizia che io ho raccolto sentendo diversi personaggi legati al clan Dominante Carbonaro di quegli anni, una di queste mi aveva confermato questo, ma non ci sono mai state, questo lo dico a scanso di equivoci, prove che dichiarassero in tal senso un versamento di soldi, contanti o meno, nei confronti del Fera, la persona che me l'ha detto era attendibile perchè per anni è stato il collegamento tra la 'ndrangheta e cosa nostra nel territorio ibleo per far entrare le 'ndrine sul territorio ibleo, quindi, diciamo era un personaggio di spicco della criminalità di quegli anni." Personaggio, conclude il Bascietto, poi assassinato le cui indagini condotte dal Fera sarebbero finite nel nulla”.

- Il procuratore Fera si era auto assegnato il p. penale n.207/93 R.G.N.R. attivato dall'esito degli accertamenti interforze eseguiti per infiltrazioni mafiose nel Comune di Vittoria (preceduto dallo scioglimento per gli stessi motivi della giunta del comune di Scicli) su ordinanza del Prefetto di Ragusa Dott. A. Prestipino Giarritta n.20/R/GAB. del 12 genn.1993, concludendone le indagini con una richiesta di archiviazione tempestivamente decretata dal solito g.i.p.  Buona parte delle persone indicate nel "dossier" del compianto Prefetto sarebbero state arrestate successivamente dalla neo D.D.A. di Catania con varie operazioni, "per associazione di stampo mafioso"(leggasi cliccando di seguito su Il Prefetto Prestipino Giarritta e "L'upupa dalla cresta Rossa"29.8.2007).

- La procura della Repubblica di Ragusa presieduta dal Fera,  chiese, ottenendola, l’assoluzione del comandante delle Guardie Carcerarie di Ragusa m. llo Malandrino Corrado, imputato e processato “per il reato p. e p. dall’art.323 c.p. per avere quale maresciallo comandante degli agenti di custodia della casa circondariale di Ragusa abusato del suo ufficio al fine di procurare un ingiusto vantaggio ad alcuni detenuti, così arbitrariamente spostando varie volte di cella Dominante Carmelo, assegnando alla sezione minorati  fisici Giannone Giovanni, facendo ammettere al lavoro Carbonaro Bruno ed esercitando pressioni sul personale della casa circondariale perché fossero ammessi al lavoro anche Dominante Carmelo e Carbonaro Claudio, tutti arrestati per associazione di stampo mafioso e che spesso convocava nel suo ufficio per colloqui, non sempre registrando gli incontri. In Ragusa fino all’agosto 1991” , così vanificando le laboriose indagini condotte dal predecessore del Fera, Procuratore Dott. Paolo Frasca (p. penale n.968/91 R.G.N.R.) in sinergia, col Comando Prov. dei CARABINIERI, col Questore e con lo Spadaro che ne aveva tempestivamente denunciato i fatti nella veste di neo Direttore del Carcere di Ragusa succeduto al dr. Clemente Cesareo.

- L’allora procuratore di Ragusa Fera, veniva trasformato  da  principale indagato nel p. penale  presso il Tribunale di R. Calabria n. 608/98 RGNR, in parte offesa dallo Spadaro, senza che nessuna delle richieste indagini fosse stata svolta per carenza di delega alla P.G. di G.d.F. incaricata, come accertato in dibattimento. Il relativo processo si sarebbe concluso dopo 18 anni con la sentenza oggi "annullata senza rinvio perchè il fatto non sussiste" dalla Corte Suprema di Cassazione.

- Ossessionato com’era  dal fare   incriminare per “calunnia”, in primis lo Spadaro e poi l’Ing. Sebastiano Agosta che come da questi riferito lo aveva denunciato alla procura di ME. in merito ai fatti di cui al p.p.n.1054/02 R.G.N.R. che si era auto assegnato, (tangente miliardaria in lire documentalmente provata relativa al caso ELLEPI s.r.l.), sporgeva denunzia contro ignoti alla P.G. di CT. che la rilanciava alla Procura di Messina, appuntando i sospetti sullo Spadaro e sull'Agosta quali probabili autori delle lettere anonime al p.g. Tinebra Giovanni ed al Pres. del Tribunale di Ragusa Dott. Michele Duchi.

Denunzia fondata su false informazioni fornitegli da Spata Maria Giovanna ed avallate dal suo datore di lavoro avv. Di Paola Carmelo, oltre a sporgere ulteriore querela nei confronti dello Spadaro in merito al p. penale n.6647/2006 RGNR per art.595 c.p. a suo carico, per i medesimi fatti da egli Fera denunziati altresì alle Procure di R. Calabria e Catanzaro, una volta saputo che erano stati definiti con archiviazioni, al fine di trasformare il reato di diffamazione in calunnia, come suggerito a coloro che ne avrebbero svolto le relative indagini “Ritengo sommessamente che potrebbe configurarsi a carico dello Spadaro anche il delitto di calunnia essendo stato il comunicato inviato a tante di quelle persone che appare ovvio che tra esse possa individuarsi qualche pubblico ufficiale che avrebbe l’obbligo di riferire all’Autorità giudiziaria i fatti delittuosi elencati”.

Ovviamente, nessun pubblico ufficiale avrebbe riferito un bel niente, perché non c’era niente da riferire, ma a fare scattare il reato di "calunnia" a carico dello Spadaro e dell'Agosta sarebbe stata sufficiente la su detta sua denunzia solo in apparenza contro ignoti.
Il Tinebra, oltre ad inoltrare alla procura di ME. l’anonimo da egli ricevuto (una busta manoscritta contenente la prima pagina di una pubblicazione internet con in calce la dicitura a stampatello “gino spadaro”) e quello del Pres. Duchi (la medesima 1 pagina con l’aggiunta di un manoscritto offensivo in cui vi si fa riferimento ) ex art.11 c.p.p.,  trasmetteva altresì, senza opporre resistenza alcuna, la DENUNCIA-QUERELA contro Ignoti del Fera, per cui venivano attivati ben 4  procedimenti, di cui i primi due (tra cui l'automa trasmissione della lettera anonima ricevuta dal Duchi) uniti venivano assegnati al p.m. D'Anna Fabio ed i rimanenti, che secondo i suggerimenti del denunciante avrebbero dovuto trasformare il reato di diffamazione in calunnia, formavano il p. p. n.1590/07 R.G.N.R., trattato dal p.m. Barbaro Vincenzo con i medesimi capi d’imputazione del su detto p.p.n.6647/2006 RGNR senza che vi fosse unito, per cui è ancora scandalosamente pendente.

Le indagini svolte dai CARABINIERI su delega del p.m. Barbaro, risultavano chiaramente accertatrici delle complici intese Fera-Di Paola-Spata, per cui detto p.m. disponeva una perizia esclusivamente sulla grafia dello Spadaro, solo in apparenza  orientato a farla eseguire dal Reparto Investigativo Scientifico dei CARABINIERI di Messina, che gli rispondeva “In relazione alla delega emessa dalla S.V. in data 11.07.07 nell’ambito del fascicolo processuale sopra contraddistinto, da notizie assunte presso l’Ufficio di Segreteria di Codesto P.M., si è appreso che il personale tecnico del R.I.S. Carabinieri di Messina, all’uopo interpellato, ha riferito di non essere al momento disponibile per l’esecuzione dei richiesti accertamenti per motivi tecnico-organizzativi, avendo in tal senso la S.V. già provveduto alla nomina di un C.T.U.”. 
Nella realtà, per quanto sopra, aveva già incaricato un suo fiduciario, tale architetto Giovanni M. Favaloro da Messina, che  avrebbe ritenuto conducente la grafia dello Spadaro, omettendo di confrontarla con quella degli anonimi (in merito l' Avv. Orazio Maggio Perito Grafico dello Spadaro, afferma “…Non si comprende, pertanto, come sia stato possibile addivenire ad un giudizio di identità tra la grafia dello Spadaro e quella dell’anonimo senza procedere ad un raffronto tra le caratteristiche peculiari, intrinseche ed estrinseche delle due scritture. Laddove effettuato tale raffronto, infatti, alla luce delle stesse analisi svolte dal CTU, non avrebbe potuto che  portare, senza ombra di dubbio, ad attribuire lo scritto anonimo a mano diversa dall’indagato Spadaro Biagio.” ).

A seguito delle vibrate proteste dello Spadaro, avanzate personalmente al Procuratore Luigi Croce, veniva disposta un’ulteriore perizia  del R.I.S., ovviamente  risultata di segno negativo (grazie alla tradizionale  correttezza ed incorruttibilità dei CARABINIERI che onorano gli Italiani nel mondo), ma si ometteva di periziare la grafia del Fera, come dallo Spadaro e dall’Agosta ripetutamente richiesto per iscritto e dallo Spadaro personalmente al su detto Procuratore.

Il Procuratore Croce, da sempre stimato dallo Spadaro, col quale si era istaurato un buon rapporto, prima di andarsene a dirigere la Procura Generale di Palermo, nel loro ultimo incontro, gli assicurò che su detto suo sostituto non avrebbe mai più svolto in vita sua la funzione di p.m., per cui ha desistito, ma il Barbaro, come ha avuto modo di constatare nel suo ultimo accesso di qualche mese fa presso il Tribunale di ME. è sempre lì, al posto del procuratore aggiunto Siciliano Giuseppe, finito agli arresti domiciliari, che aveva richiesto, ottenendola, l’archiviazione del p.p. n.9267/04 R.G.N.R. a carico di Fera Agostino + 2 per abuso d’ufficio in concorso, senza avere svolto nessuna delle richieste indagini che, se espletate secondo le puntuali indicazioni fornite, avrebbero collocato una pietra tombale sul caso, ponendo il Fera nelle condizioni di mai più nuocere non solo allo Spadaro, ma alle persone per bene (razza a rischio di estinzione) che ha martirizzato, né di masturbarsi il cervello e farlo masturbare ai suoi colleghi con i suoi suggerimenti atti a pianificare progettualità di folli ed immotivate vendette.

Il procedimento (n.1590/07 R.G.N.R.) veniva definito su richiesta del p.m. Barbaro con scandaloso e contraddittorio decreto di archiviazione del 17.09.2009 del giudice M. Teresa Arena  in cui si dà atto delle false dichiarazioni rese a s.i.t. dalla Spata ed avallate dal suo datore di lavoro che conclude: << A ciò deve peraltro aggiunggersi che la Spata, assunta a s.i.t., ha precisato di avere notato dentro l'ufficio postale non l'avv. Spadaro come asserisce la persona offesa (Agostino Fera) ma Agosta che aveva visto insieme allo Spadaro in un processo che interessava il dott. Fera. Affermazione questa che invero lascia perplessi ove si consideri che ovviamente nessun processo poteva celebrarsi presso il Tribunale di Ragusa, riguardante il dott. Fera. E' poi sospetto il fatto che la Spata sia stata meno precisa di quanto non sia stato l'avv. Di Paola al quale lei avrebbe raccontato di quell'incontro avvenuto presso l'ufficio postale>>, del che il fascicolo andava trasmesso al p.m. in sede con richiesta di imputazione coatta a carico del trio Fera-Di Paola-Spata e con l’ordine di periziare la grafia del Fera.

Dopo di che a tutt’oggi, nulla risulta essere stato fatto  nonostante le reiterate denunce corredate da precisi elementi per periziare la grafia del Fera su cui si appuntano i sospetti quale probabile autore degli anonimi e nonostante, come già fatto presente, il perito grafico di parte dello Spadaro, avv. Orazio Maggio a cui erano state poste in visione le tre grafie (Fera-Spadaro-Agosta), disse che l’unica conducente era quella del Fera, ma si rifiutò di metterlo per iscritto senza l’autorizzazione  dell’interessato o dell’A.G. procedente (leggasi cliccando di seguito su Chi è l'autore delle lettere anonime al P.G. Giovanni Tinebra ed al Presidente Michele Duchi?(3.09.2008).

- la D.ssa Eurosia Buttitta , prima firmataria seguita dal marito Biagio Zanchi + 44, tra cui l'avv. Spadaro aspettano ancora di sapere chi fu l’omicida dell’ing. Angelo Tumino le cui indagini preliminari svolte dall’allora giovane s. procuratore Fera e finite nel nulla, sfociarono nell’omicidio del Giornalista Giovanni Spampinato, ammazzato con sei colpi sparati a bruciapelo da 2 pistole impugnate da  Roberto Campria figlio dell’allora presidente del Tribunale di Ragusa (p.p. n. 1692/72 R.G.N.R.), per cui ci si augura che sia riaperto il caso, come auspicato coram populo (leggasi cliccando di seguito su Il p.m. Fera Agostino e gli omicidi dell'Ing. Angelo Tumino e del Giornalista Giovanni Spampinato. Richiesta la riapertura delle indagini (23.10.2006).

Gli atti relativi a detti omicidi, dopo il rigetto da parte del neo p. g. di CT. Tinebra Giovanni dell’afferente richiesta di avocazione delle indagini preliminari venivano trasmessi al medesimo Fera nel frattempo divenuto procuratore, che oltre a sancire con autonoma ordinanza che nessuna indagine andava espletata, in aggiunta a quelle già svolte da egli stesso sostituto procuratore titolare titolare del procedimento all’atto dell’omicidio per mano ignota dell’Ing. Tumino, ne approfittava per denunziare lo Spadaro per “calunnia” per i contenuti di una sua nota riservata al Pres. ed al P.G. della C.d.A. di CT. relativa a detti omicidi, rinvenuta tra le centinaia di allegati  a detta richiesta di avocazione  (vedansi atti). I fatti venivano denunziati alla Procura di Messina (p. p. n.242/07 R.G.N.R. p.m. dr. Barbaro Vincenzo).
Il Fera sarebbe stato indagato per “abuso d’ufficio” e “favoreggiamento personale” (prescritti) nei confronti di Roberto Campria, ma non anche per l’imprescrittibile reato di concorso nell’omicidio  dello Spampinato come richiesto, senza che nessuna delle segnalate indagini fosse stata svolta. Il procedimento sarebbe stato definito con archiviazione (leggasi cliccando di seguito su ("Gli omicidi Tumino-Spampinato" le cui indagini preliminari furono condotte dal p.m. Fera Agostino... 26.10.2006).

Ciò, nonostante le pesantissime accuse che l’On. Diliberto muove al “plurindagato” Fera nella sua storica interrogazione parlamentare del 04.10.2005 (leggasi cliccando di seguito su " Oliviero Diliberto, Cosimo Sgobio e Gabriella Pistone: "Rimuovere il procuratore Fera” (07.10.2005), alle quali sarebbero seguite quelle pubblicate dal Magistrato Sen. Giuseppe Di Lello Finuoli appartenente al pool Caponnetto-Falcone-Borsellino in cui definisce il Fera "insabbia tutto sia a destra, che a centro, che a sinistra, in particolare non riesce neppure a riaprire indagini basate su precisi elementi che riguardano l'omicidio Tumino" e quelle del Sen. Gianni Battaglia “Indagini solo per insabbiare….” (entrambi querelati dal Fera ed assolti), mentre il Presidente della Commissione Bicamerale Antimafia On. Francesco Forgione richiese alla Procura messinese l'acquisizione del relativo fascicolo ( leggasi cliccando di seguito su Fera Agostino indagato dalla Procura della Repubblica di Messina, per "favoreggiamento personale" ed "abuso d'ufficio" (1.03.2007).

Inoltre il Fera al deliberato fine di screditare il Direttore Spadaro:
- Da presidente del comitato esecutivo del lions club di Ragusa, ne pretese la sua decadenza da socio, reo di avere invitato, in una conviviale presso Baia Samuele (Scicli) , l’allora governatore del distretto 108 y B per la Sicilia prof. Raffaele Tommasini a non fare politica (interdetta dallo statuto lions), allorchè invocava solidarietà per il Fera a seguito dell’Interrogazione Parlamentare con cui il Segretario Nazionale del P.d.C.I. già Ministro della Giustizia On. Prof. Oliviero Diliberto  ne richiedeva la rimozione da procuratore della Repubblica di Ragusa, significando che, da recente il Direttore Spadaro ha ricevuto la solidarietà dell’attuale Governatore Ing. Salvatore Ingrassia che, ben consapevole dei fatti, gli ha detto che può reiscriversi al lions quando e dove vuole. Proposta irrealizzabile almeno fino a quando continueranno a farne parte il Fera, il Di Paola e l'avv. Pannuzzo Giovanni per i motivi ad egli ben noti (leggasi cliccando di seguito su L'ex governatore del distretto Lions 108 Y B Sicilia Prof. Avv. Raffaele Tommasini indagato per "falso" dalla Procura di Messina (25.7.2007) e su
Mentre il Sen. Giuseppe DI LELLO lo definisce "insabbiatutto" il procuratore Fera viene nominato presidente del lions club di Ragusa Host (17.07.2007)

Da procuratore dei Minorenni di CT., sulla base di “calunnie documentalmente smentite”, provocava nei confronti dello Spadaro (incensurato, ex Dirigente del D.A.P., Cons. Provinciale, Docente e quant’altro…) per fini strumentali, il decreto prefettizio d’urgenza di esclusiva competenza del Prefetto (firmato da una v. prefetto sua amica), altamente infamante e pregiudizievole, di ablazione delle armi da egli legittimamente detenute ai sensi dell'art.7 terzo comma della LEGGE 21 febbraio 1990, n. 36. Fatto anche questo non meno infamante e pregiudizievole, specie in un contesto quale è questa piccola provincia in cui tutti si conoscono. Provvedimento a cui sarebbe seguito decreto di revoca a firma dell’attuale  Prefetto Dott. Annunziato Vardè, a suggello delle “calunnie” lanciategli dal Fera e smentite dagli accertamenti eseguiti dalla Magistratura di Messina su denunzia dello Spadaro.

E’ ampiamente provato in atti come su detto decreto prefettizio, fu adottato con molta leggerezza sulla base di una calunniosa e farneticante segnalazione del 14.04.2011 al P.G. di CT. Tinebra Giovanni, a firma dell’allora s. procuratore dei Minorenni di CT. nonché presidente della C.T.P. di RG. Fera Agostino, strumentale a giustificarsi dell’uso abusivo dell’autista e dell’auto di servizio in dotazione al suo ufficio per fini personali.
Segnalazione fatta nel corso delle indagini di più p. penali a suo carico, quale indagato per i reati pp. e pp. dagli artt.314 e 314 c.2°del c.p., 476 c.p., 595 c.p., 368 c.p., al fine di giustificarsi del consumato e confessato delitto di “peculato d’uso aggravato e continuato” e di ottenere l’invocata  “tutela”, consistita nell’autorizzazione da parte dell’allora P.G. di CT. Tinebra, a continuare ad usare autista e macchina in dotazione al suo ufficio, limitatamente agli spostamenti dalla sede di servizio al Tribunale di Messina per partecipare ad udienze per fatti personali relativi a p. penali da egli promossi a seguito di sue querele, per cui da p.o. non aveva nessun obbligo di presenziare e nella “vigilanza generica radiocollegata(leggasi cliccando di seguito su ” LE PISTOLE DEL DIRETTORE: il Prefetto Vardè rende GIUSTIZIA all'avv. Spadaro 04.10.2014) .


Per su detti p. penali uniti (p.p. n.1958/11 RGNR), sarebbe stato richiesto per il Fera il rinvio a giudizio quale imputato dei delitti p. e pp. dagli artt.81 e 314 co.2° c.p., dei quali, da reo confesso, sarebbe stato assolto con sentenza n.388/2012 Reg. Sent. del 05.10.2012 a firma del giudice Mastroeni Salvatore “perché il fatto non costituisce reato”, non appellata, nonostante sia il Procuratore Generale che il Procuratore della Repubblica ne fossero stati invitati a farlo, e  dallo scrivente e dal Cancelliere Dirigente (presso la Procura ragusana gestita dal Fera) Dott. Ignazio Andolina.
Sentenza quasi elogiativa del comportamento del Fera, laddove recita "Certo se con la macchina di servizio si va a Portofino o, malaugurata ipotesi, si va a "prostitute" e l'entità del danno e l'entità della lesione del prestigio rilevano. Scavalcare il confine della provincia di Catania, per presentarsi a un giudice a Messina, non è, sotto il profilo della spesa molto diverso dal far giri per Catania e la destinazione, presentarsi ad un giudice, è rispettabile" (pag.3, 5°cpv.), precisando che il P.M. Dott. Stefano Ammendola si limitò a formulare le su dette imputazioni (assolvendolo dal 314 c.p. per l’uso della carta intestata prodotta ed in atti, con cui si raccomandava ai colleghi di mezz’Italia), limitatamente ai due accessi del Fera presso il Tribunale di Messina, accompagnato dall’autista alla guida dell’auto di servizio, supportati da documentazione fotografica fornita dallo Spadaro e non anche, come avrebbe potuto e forse dovuto, all’accertamento dell’utilizzo  del mezzo e dell’ autista da parte del Fera per tutte le altre udienze a cui aveva  presenziato a Messina (leggasi cliccando di seguito su PECULATO D'USO CONTINUATO: LA SENTENZA SHOCK CON CUI IL GIUDICE MASTROENI ASSOLVE FERA AGOSTINO (30.10.2012)

Udienze relative non solo al procedimento in parola, ma anche a tutti gli altri scaturenti da sue querele,   ancora nei confronti dello Spadaro, di Sebastiano Agosta, di Ignazio Andolina, di Carlo Ruta etc…presso il Tribunale di Messina; presso il Tribunale Palermo nell’ambito del p.p. n.925/04 R.G.N.R. - P.M. D.ssa Paoletta Caltabellotta e G.I.P. Gioacchino Scaduto; di Reggio Calabria  nell’abito del p. penale  n.608/98 R.G.N.R. - P.M. D.ssa Alessandra Provazza (che ne aveva richiesto l’archiviazione a cui sarebbe seguita richiesta di formulazione coatta dell’imputazione) protrattosi per ben 9 anni con decine e decine di udienze  ed ancora per gli spostamenti dalla Procura dei Minorenni di Catania alla Commissione Provinciale Tributaria di Ragusa dove risiedeva, abitava ed abita.

C.P.T. di cui fu al vertice, per ulteriori 4 anni dal suo trasferimento in detta  procura dei Minorenni e fino al collocamento a riposo del 13.06.2013. Dopodicchè, la provincia "babba", già risultata <<capitale>> mafiosa d'Italia" (1° pagina de "LA SICILIA edizione di RAGUSA del 16 febbraio 1999), a distanza di 15 anni, grazie all'opera di quanti ci siamo sovraesposti (in primis lo Storico Dott. Carlo Ruta)  ed alle indagini del Col. Fallica, coordinate dal successore del Fera, Procuratore Carmelo Antonio Petralia, è risultata altresì la prima d'Italia per evasione fiscale (una per tutte la pubblicazione sul “sole 24 ore” del 29.05.2015).
 In fin dei conti bastava esaminare i diari di bordo delle auto a lui assegnate, in dotazione alle Procure di RG. e dei Minorenni di CT. da egli dirette, confrontarne la coincidenza degli spostamenti con dette udienze (comprese quelle presso la C.T.P. di RG.) e prenderne a S.I.T. gli autisti. Indagini che andrebbero espletate, atteso che l’ablazione delle armi dello Spadaro, per quanto accertato ed in atti, fu dettata dall’esigenza di giustificarsi dell’uso abusivo di uomini e mezzi in dotazione a su dette Procure.

Ed ancora, al chiaro fine di trarne vantaggi giudiziari ed economici:

- all’udienza dell’11.02.2010 nel p.p. n.6647/2006 RGNR presso il Tribunale di ME., presieduta dalla giovane Giudice Daniela Urbani che non l’ha fatto parlare perché non costituito parte civile, né compreso nell’inesistente lista dei testi del P.M. la intimidiva dicendole “col suo permesso me ne vado, tanto io non posso avere giustizia da questo Tribunale;

- all'udienza dell'8.10.2010 nel p. civile presso il Tribunale di ME. n. 762/2007 R.G. presieduta dal G.O.T. Dott. Natale Zumbo, infuriato perché le testimonianze dei suoi testi non rispondevano ai suoi desiderata sbottava ingiuriando lo Spadaro “lei è un calunniatore” ben sapendolo incensurato, venendo sedato dal teste Pres. Dott. Michele Duchi e conseguentemente denunziato dallo Spadaro;

- all’udienza presso il Tribunale di ME. nel p.p. n.6548/08 R.G.N.R. a carico dello Spadaro e di Sebastiano Agosta , presieduta dal Giudice Dott. Sagone, veniva da questi energicamente redarguito per le sue continue interferenze, ricordandogli che, da magistrato, avrebbe dovuto sapere come ci si comporta in  un’aula di Giustizia;

- all’udienza presso il Tribunale di ME del 27.10.2014  presieduta dal Giudice D.ssa Valeria Curatolo nel p.p. n.6548/08 R.G.N.R. a carico di Sebastiano Agosata e Biagio Spadaro , alterandosi allorchè l' avvocato Domenico Germolè, nella sua arringa finale parlava degli omicidi Tumino-Spampinato, venendone continuamente interrotto, per cui richiedeva l’intervento della Giudice, il Fera rivolgendosi a lei, al chiaro fine di influenzarla ed intimidirla, con tono imperioso le diceva “basta condanna.

Ma non finisce qui, nel suo delirio continua a lanciare calunnie gravissime nei confronti dello Spadaro “incontrandomi o incrociando lo sguardo, è solito guardarmi sempre con occhi torvi quasi a volermi colpire con gli occhi.... certamente a costui non manca la possibilità di arrecarmi male fisico.....sapendolo legittimo detentore di armi, ritenendo che egli non sia completamente sano di mente (?!?!), come può rilevarsi oltre che dal suo comportamento anche dal suo aspetto fisico (?!?!), ritengo di chiedere all'E.V. un provvedimento di tutela, che nel passato ho rifiutato (?!?!?) perchè non ritenevo, come adesso di correre pericoli, ma la coalizione ora formatasi tra Spadaro, Ruta Carlo, Agosta Sebastiano e Andolina Ignazio che ritengo miei calunniatori (Spadaro è incensurato e gli altri non sono mai stati condannati per "calunnia") ....., mi induce a rivolgermi a Vostra Eccellenza, per cercare di riacquisire un pò di serenità".

E’ ovvio come la gravità di su dette affermazioni, per potere sortire l’effetto sperato, necessitasse di essere avallata da fonti autorevoli ed ecco entrare in ballo il Questore pro tempore di Catania Antonio Cufalo, che si limita a trasmettere senza commenti, con nota del 21.07.2011 la suddetta farneticante “segnalazione” del Fera , al suo collega questore pro tempore di Ragusa dr. Barboso Filippo, che a sua volta, nella sua nota del 28.07.2011 riferendosi allo Spadaro assume “Il nominato in oggetto, già Direttore della Casa Circondariale di Ragusa, oggi in quiescenza, nel recente passato, si è reso protagonista di attacchi mediatici calunniosi ed ingiuriosi nei confronti dell’ex procuratore della Repubblica di questo Capoluogo, oggi Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Catania”, ed ancora nella successiva nota dell’11.08.2011 sempre a sua firma indirizzata al Sig. Prefetto di RG.  avente per oggetto <<Spadaro Biagio, proposta di divieto detenzione armi>> recita “…si ritiene  che la proposta in esame sia ampiamente ed adeguatamente motivata e che sia necessario procedere in via contingente ed urgente, stante che lo SPADARO, nell’occasione, non ha dimostrato serenità mentale e potrebbe in teoria lasciarsi andare a gesti inconsulti.”, ben consapevole, dal suo osservatorio privilegiato, della falsità di dette affermazioni (identiche a quelle contenute nella segnalazione al p.g. Tinebra del plurindagato Fera), che avalla de plano, senza uno straccio di riscontri oggettivi e classificandone gli atti.

Possibile che il Barboso sconoscesse il blog dello Spadaro con l’elenco di oltre 110 p. penali, di cui circa la metà a carico del Fera per reati gravissimi su sue contro denunzie e che mentre asseriva quanto sopra, il Fera era indagato per i reati p. e p. dagli artt.314 e 314 c.2°del c.p., 476 c.p., 595 c.p., 368 c.p.? Che ha sempre pubblicato atti e fatti dibattimentali, divulgabili ai sensi di Legge tant’è che le innumerevoli ed ossessive richieste del Fera sia per le vie penali che civili di oscuramento del suo blog sono state sempre rigettate?  Che aveva richiesto tutela a varie Autorità Giudiziarie denunciandone la pericolosità sociale, potenziata dalla carica rivestita, estrinsecantesi nel folle e feroce mobbing a cui lo ha sottoposto  da quando si è insediato come procuratore della Repubblica di Ragusa (1992)? Come mai il decreto di ablazione delle armi risulta firmato dalla v. prefetto vicario d.ssa Caruso Concetta responsabile del procedimento, legata al Fera da antica amicizia e non dal Prefetto pro tempore Cannizzo Francesca, l'unica abilitata dalla Legge, come quello di revoca del 03 settembre 2014? Certo è che il Barboso e la Caruso hanno avallato le false informazioni fornite loro dall’indagato Fera con la sua strumentale segnalazione.

A fronte dei su detti comportamenti del Fera, lo Spadaro precisa che si è comportato e continua a comportarsi da “gentiluomo”, quale si sente di essere nato e nelle aule di giustizia ha sempre tenuto comportamenti corretti e rispettosi (che non significa da suddito servizievole destinatario di favori, come forse era abituato il Fera in perenne delirio di paesana onnipotenza, nell’esercizio delle sue funzioni), avendo per oltre un trentennio onorevolmente e coraggiosamente collaborato per ragioni del suo lavoro (Direttore Prov. INADEL, Direttore Coordinatore di Istituti Penitenziari, Cons. Provinciale), venendone ricambiato ed apprezzato, con Prefetti, Pubblici Ministeri, Giudici e CARABINIERI di indubbio valore, tra i quali annovera le sue migliori amicizie di cui vanno orgogliosi.

L’unica sfortuna della sua vita intensamente vissuta, a parte l’incolmabile perdita prematura della moglie, la madre dei suoi figli, è stata di avere incontrato nel corso del suo cammino (da allora viatico), il Fera (nomina sunt conseguentia rerum), compensata dalla piena consapevolezza di esserne distante mille miglia, per indole, cultura, esperienza, onestà intellettuale, estrazione sociale, tradizioni familiari e forma mentis. 

La verità è che Fera Agostino allorchè era in servizio, esercitando pressioni sui suoi colleghi, dando loro suggerimenti sul come fare per danneggiare lo Spadaro, usando uomini e mezzi in dotazione ai suoi Uffici per fini personali (vedansi atti del p.p. n. 1958/11 RGNR presso il Tribunale di Messina a cui ne sono uniti altri 3), citando testi penosi, rei confessi di falsa testimonianza, che poi hanno ritrattato pur di ottenere le esimenti di Legge (vedansi atti del p. penale  n.7569/2010 RGNR, del p. civile n. n.762/2007 R.G. presso il Tribunale di Messina e del p.penale n.2856/12 RGNR presso il Tribunale di Ragusa), calunniandolo ed alterando atti pubblici per ottenerne vantaggi giudiziari ed economici (vedansi atti del p.p. presso il Tribunale di Reggio Calabria  n.5304/2008), ha goduto di una sorta di impunità per qualunque azione od affermazione calunniosa nei confronti di quanti vittime delle sue attenzioni, hanno avuto il coraggio di difendersi, denunziandone solo le verità dimostrabili  e dimostrate, suscitando la sua collera sfogata, altresì, nel definirli in atti pubblici disseminati nei Tribunali di mezz’Italia: "inqualificabili signori presentatori di folli denunce" - "dal comportamento improntato alla calunnia ed alla denigrazione continua" - "alla spasmodica ricerca di vendetta insensata" - "perfidi e cattivi" - "livorosi e rancorosi" - "accecati dalla rabbia" - "dalle velenose insinuazioni" - "dai comportamenti spregiudicati"- "menti contorte e vendicative" - "menti distorte e vendicative" - "dalla propensione a delinquere" - "dalle personalità malate" - "detrattori" - "gaglioffi" - "folli grafomani da sottoporre a perizie psicologiche" - "a consulenze psichiatriche" - "calunniatori indagati " - "diffamatori accertati" - "basta leggere anche soltanto i passi segnati da me a margine con segni e indicatori per rendersi conto delle loro condizioni mentali" - "che usano con violenza maniacale le parole" - "certamente disturbate mentalmente" - "insani di mente come può rilevarsi dal loro aspetto" e, con esclusivo riferimento all'avv. Spadaro "le sue psicotiche elucubrazioni" - "mente distorta e vendicativa che da venti anni mi perseguita avendo il coraggio di affermare persino che è lui ad essere perseguitato" - "Incontrandomi o incrociando lo sguardo è solito guardarmi sempre con occhi torvi quasi a volermi colpire con gli occhi” “Ritenendo che egli non sia completamente sano di mente”...etc...
Affermazioni che si commentano da sole e che mettono in dubbio quell'equilibrio ed imparzialità di cui avrebbe dovuto essere dotato anche il “magistrato”  Fera, che piuttosto che dare patenti di follia ai suoi “nemici e detrattori” e chiederne “perizie psicologiche”, farebbe bene a  far sottoporre ad accuratissima revisione la sua "protuberanza metafisica" e se non lo fa lui, in tutta evidenza perché non se ne rende conto, lo si disponga d’ufficio, al fine di non consentirgli ulteriormente, anche da pensionato, di continuare a rovinare l’altrui esistenza, oltre a mettere in imbarazzo il suo successore sicuramente persona equilibrata e per bene ed i giovani P.M. e Giudici del Tribunale di Ragusa i quali hanno il compito storico di chiudere con il passato.

Non si dimentichi che Sebastiano Agosta e Ignazio Andolina, vittime, per quanto da loro riferito ed in atti, di infime macchinazioni giuridiche, sono morti senza aver potuto avere giustizia.

Non si dimentichi il martirio che ha dovuto subire il mafiologo dei colletti bianchi ragusani Dott. Carlo Ruta (sicuramente più grave di quello dello Spadaro, che ha avuto la disponibilità economica per difendersi) per contrastare le sue innumerevoli denunce (una quarantina) quasi tutte finite nel nulla, con pesanti ricadute sulla salute dell'intero nucleo familiare ed economiche, reo di aver pubblicato con grande professionalità ed onestà intellettuale fatti veri ma sgraditi al Fera, per cui ne ha ripetutamente richiesto il sequestro (unica fonte di guadagno dell’intera famiglia), disposto indagini patrimoniali tese a fargli togliere il gratuito patrocinio e ad accertare fatti personali, usando uomini e mezzi della sua procura ed invadendo la sfera di competenza della Procura e del Tribunale di Modica (ora soppresso) a cui faceva capo il Dott. Ruta per via della sua residenza in Pozzallo e di quella di Messina, unica titolata a svolgere indagini che lo riguardavano quand'era in servizio.

ruta carlo

fera

"Gazzetta del Sud" del 17 luglio 2007

Non si dimentichi che il Direttore Spadaro per non farsi condannare e conservare integri il proprio onore ed incesuratezza a cui tiene sopra tutto ha dovuto subire sin qui, reagendo, n.117 procedimenti penali + 1 civile + 3 amministrativi con sospensione degli ultimi 23 anni della sua vita trascurando i propri affetti più cari ed i suoi interessi, come potrà verificarsi cliccando di seguito su Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali (7.09.2009) dove sono elencati unitamente a n.55 pubblicazioni tra le più significative, relative all'operato del s. procuratore Fera Agostino dal suo arrivo da Gela presso il Tribunale di Ragusa (nov. 1968) al suo trasferimento alla procura dei Minorenni di Catania (marzo 2009) da cui sarebbe stato collocato a riposo d'ufficio il 13.06.2013, lasciando anche la carica di presidente della Commissione Tributaria Provinciale di Ragusa.

Emblematica infine e costituente una formidabile chiave di lettura del perché il Fera ha preteso e continua a pretendere anche da pensionato e contro l’evidenza dei fatti che gli si dia ragione, è la pubblicazione del Ruta del maggio 2006 dal titolo “La banca degli amici” sottotitolo  “Rapporto sulla Banca Agricola Popolare di Ragusa” dove insiste la Direzione Generale e varie succursali.
In detta pubblicazione si riferisce di due azionisti miliardari in lire, Alfredo Garozzo ed Enrico Lentini, che finiscono col denunziare alla Procura della Repubblica di Ragusa capeggiata dal Fera un colossale falso in bilancio. Il procedimento in cui il Di Paola difende la Banca contro gli azionisti, viene definito con archiviazione su sua richiesta.
Oggi il più volte citato avv. Di Paola Carmelo è presidente dei probiviri di detta banca, mentre un nipote del Fera dopo esserne stato assunto, è stato trasferito e preposto ad una  succursale all’atto della sua inaugurazione nel  paesino dei Nebrodi dov’è nato e vive con i genitori e dove il Fera si è sposato con la madre dei suoi figli e si reca spesso.
Leggasi cliccando di seguito su RAGUSA: LAVANDERIA DEI SOLDI SPORCHI (20.10.2014)

Ora che "GIUSTIZIA E' FATTA" il Fera ed i superstiti suoi amici consoci lions, scontino il fio del loro operato: a chi di dovere provvedervi per la riduzione in pristino della Legalità.

"NEL TEMPO DELL'INGANNO UNIVERSALE, DIRE LA VERITA' E' UN ATTO RIVOLUZIONARIO" (george orwell)

"NOI FUMMO LEONI E GATTOPARDI....DOPO DI NOI IENE E SCIACALLI.... E DANZERANNO INSIEME LEONI GATTOPARDI IENE E SCIACALLI...." (Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

"NELLA BABELE DELLA DANZA FAMELICA GLOBALIZZATA TRA LEONI GATTOPARDI IENE E SCIACALLI VICERANNO I SOPRAVVISSUTI ....E TUTTO RIPARTIRA' DA 0" (BIAGIO SPADARO SARDO)

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Di seguito scannerizzata la sentenza integrale della Cassazione intervenuta dopo 18 anni dall'insorganza del caso e decine di migliaia di pagine di atti giudiziari

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Biagio Spadaro Sardo

 

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