27.10.2014

Il Giudice D.ssa Valeria Curatolo assolve l'avv. Spadaro "per non avere commesso il fatto" e dichiara non doversi procedere nei confronti dell'ing. Sebastiano Agosta.

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il vincente: Direttore Biagio Spadaro ----------------------il difensore: Avv. Domenico Germolè

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Il perdente Fera Agostino -il defunto Sebastiano Agosta

Premesso che gli antefatti dell'intera vicenda potranno essere visionati cliccando di seguito su " Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali (paragrafo n.72)", all'udienza del 27.10.2014, erano presenti, il querelante Fera Agostino ed il suo avv. Giannone Salvatore Daniele che chiedeva la condanna del querelato Biagio Spadaro, presente insieme al suo difensore Avvocato Domenico Germolè, irritualmente disturbato dal Fera mentre parlava degli omicidi Tumino-Spampinato, nell'esplicitato tentativo di influenzare il Giudice, venendone redarguito.

La Provata totale estraneità ai fatti dello Spadaro, già emersa in dibattimento e ribadita dallo stesso nelle sue spontanee dichiarazioni, induceva il Pubblico Ministero a chiederne l'assoluzione, alla quale si associava, a conclusione di un'arringa alambiccata nella forma, forbita nell'espressione e serrata nel contenuto, l'avvocato Germolè.

A conclusione il Giudice leggeva il dispositivo di sentenza di seguito trascritto:

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Messina, Seconda Sezione Penale, in composizione monocratica, in persona del giudice dott.ssa Valeria Curatolo, nel procedimento penale n.6548/08 R.G.N.R. e n.1127/10 R.G., nell'udienza del giorno 27 ottobre 2014, ha pronunciato la seguente sentenza pubblicata mediante lettura del seguente

DISPOSITIVO

Visto l'art.530 c.p.p. assolve Biagio Spadaro dal reato ascrittogli per non aver commesso il fatto.

Visto l'art.531 c.p.p. dichiara non doversi procedere nei confronti di Agosta Sebastiano in ordine al reato a lui ascritto per essere lo stesso estinto per morte dell'imputato.

Visto l'art.544, comma 3 c.p.p. indica in giorni 90 il termine per il deposito della motivazione.

Messina, 27 ottobre 2014.

f.to IL GIUDICE (Valeria Curatolo)

Motivazione della sentenza che sarà pubblicata su questo blog non appena se ne verrà in possesso.

L'assoluzione dello Spadaro, nel mentre per un verso:

- fa cadere l'ultima vacillante stampella utile ad attenuare l'esborso da parte del Fera a chiusura del p. civile pendente presso il Tribunale di Messina n. 762/07 R.G., da egli avventatamente e temerariamente promosso confidando nella citazione di testi che hanno reso falsa testimonianza (leggasi cliccando di seguito su L'EX DIRETTORE REGIONALE DEL LAVORO ADAMO VINCENZO CHIAMATO A TESTIMONIARE DA FERA AGOSTINO RENDE "FALSA TESTIMONIANZA"(17.12.2012 ), sulla base di un rinvio a giudizio presso il Tribunale di R. Calabria, da cui lo Spadaro sarebbe stato assolto con sentenza per intervenuta prescrizione, che non da adito "ope legis" a nessun risarcimento (leggasi cliccando di seguito su Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali al paragrafo n.21) e di alcune pubblicazioni su questo blog (di cui ha chiesto ossessivamente l'oscuramento sia per le vie civili che penali), autoreferenzialmente ritenute diffamatorie, ma nella realtà di fatti veri accertati in dibattimento e divulgabili ai sensi di Legge, relativi a procedimenti ripetutamente definiti da più Tribunali con archiviazioni (leggasi cliccando di seguito su ORDINATA L'ARCHIVIAZIONE DI UNA GRAVISSIMA VICENDA GIUDIZIARIA PROMOSSA DA FERA AGOSTINO, CONSEGUENTEMENTE INDAGATO PER "CALUNNIA" E PER "FALSITA' MATERIALE" " (13.7.2013);

- per l'altro:

rafforza la richiesta risarcitoria riconvenzionale di pari importo dello Spadaro (€. 2.000.000/00, ben poca cosa a fronte del feroce mobbing subito per 22 anni sin qui, con sospensione della propria vita), fondata su un impianto accusatorio, granitico ed inattaccabile, supportato da inconfutabili prove documentali in ordine:

* al danno biologico causato da lesione permanente della salute;

* al danno emergente da calcolarsi quantificando il minor reddito da pensionato rispetto a quello in attività di servizio;

* al lucro cessante da calcolarsi quantificando il mancato guadagno causato dal blocco della carriera di Direttore Coordinatore di Istituti Penitenziari;

* al danno da perdita di chance, avendo il Fera , determinato la castrazione politica del Cons. Prov. Capogruppo Spadaro, che, col senno di poi, sarebbe stato matematicamente eletto deputato o senatore;

*al danno morale, patema d’animo permanente dal 1992 ad oggi a causa del perdurante feroce e folle accanimento giudiziario del Fera;

* al danno esistenziale causato dal forzato mutamento dello stile di vita dell’Avv. Spadaro dal 1992 a tutt’oggi, costretto ad una tanto logorante quanto incessante ed onerosa  “legittima difesa” dai continui attacchi del Fera (leggasi cliccando di seguito su Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali al paragrafo n.65 e su ……UN CASO DA 4.000.000/00 (QUATTROMILIONI/00) DI EURO !..!..!...).

Ovviamente ed a prescindere dalle richieste risarcitorie avanzate dal Fera e dallo Spadaro, sarà il giovane e solare Giudice dott. Francesco Catanese, che è il quarto a trattare il caso (l'anno preceduto un Giudice togato e due G.O.T.) a quantificare il danno.

Inoltre, l'assoluzione, come sopra, dell'Agosta, mette al riparo la vedova Sig.ra C.F. da eventuali pretese che taluni figuri potrebbero accampare sulla pensione di reversibilità del "de cuius" ed analogamente i figli, ai quali nulla potrà essere chiesto da chicchessia, anche se si ritiene che su quest'aspetto della vicenda, possa essere intervenuta, per usare un eufemismo, una sorta di "transazione", come si evince a chiare lettere dalla documentata memoria-denuncia dello Spadaro del 18.11.2013, in atti, causata dalle verbalizzate dichiarazioni del Fera all'udienza del 28.10.2013, in cui tirava in ballo il suo caro amico e consocio lions avv. Pannuzzo Giovanni e Matilde, figlia di Agosta, in merito a fatti penosi e del tutto ininfluenti rispetto al thema decidendum, come rilevato dal Giudice D.ssa Valeria Curatolo. Dichiarazioni che, ben lungi dal mettere in cattiva luce il Direttore Spadaro, come si prefiggeva il Fera, si sarebbero rivelate un vero e proprio boomerang (leggasi cliccando di seguito su Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali al paragrafo n.72 e su NELLO AGOSTA CI HA LASCIATO (4.8.2013) .

Infine si suggerisce a chi di competenza di volere opportunamente monitorare il Fera, non solo non abituato a perdere, ma con la pretesa di dover vincere ad ogni costo e con ogni mezzo (come in atti), al fine di neutralizzarne ogni possibile iniziativa illegittima ed a lui perdente, di esorcizzare la visibile amarezza per l'esito del processo e delle sue spiacevoli conseguenze, andando in pellegrinaggio a "villa Pepito", sito, si presume a lui ben noto, in quanto confinante con il "Tenimento Spadaro", dov'è stato ospite una ventina ed oltre d'anni fa. Sito che dista qualche chilometro dalla dimora del "Commissario Montalbano", proposto dal Direttore Spadaro per l'inserimento nell'itinerario turistico della provincia di Ragusa, noto anche al Comando Provinciale dei Carabinieri del capoluogo e di S. Croce Camerina, balzato agli onori delle cronache nazionali per la tanto singolare, quanto "incredibile" iniziativa del suo proprietario sig. Pepe (leggasi cliccando di seguito su: A VILLA PEPITO UNA VISTA PEPATA (17.07.2013)

Proverbio: "chi cerca quello che non sa o che non deve trova quello che non vuole"

BIAGIO SPADARO

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