21.6.2006

Il P.M. Dott. Emanuele Diquattro, gentiluomo di fatto e di diritto, vittima inconsapevole e capro espiatorio della diabolica corruzione di atti giudiziari attuata dagli ufficiali di polizia giudiziaria della Polizia di Stato di Messina e concepita dal procuratore Fera per soffocare lo scandalo che l'avrebbe travolto insieme ai coindagati suoi amici e consoci Lions.

 

CAPITOLO III°

DELLA DENUNZIA CONSEGNATA NELLE MANI DEL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI MESSINA DOTT. LUIGI CROCE IL 29 MARZO 2006.

Per visionare i capitoli I° e II° e gli atti giudiziari probatori in essi contenuti cui si fa riferimento di seguito, andare sulla prima pagina e cliccare sui titoli "Fera Agostino ed i capi clan Dominante-Carbonaro." e " Come il Fera beffò il Procuratore Generale della Repubblica di Catania Dott. DiMauro."

 

La suddetta denunzia avrebbe dato origine al famigerato procedimento penale sospeso n.608/98 R.G.N.R. affidato al P.M. reggino d.ssa...omissis..., odierna indagata e va precisato da subito come, una volta finalmente acquisiti gli atti in esso contenuti, a seguito di richiesta di archiviazione della P.M., compresi parte di quelli che vi sarebbero affluiti dal P.M. Franco Langher della procura messinese,  veniva subito esclusa ogni denunziata responsabilità a carico del S.Proc...omissis... e del G.I.P...omissis.... con rigettata richiesta di ritrasferimento del proc.penale a Messina, avanzata in quanto gli unici due magistrati della procura di Messina coindagati insieme al Fera ed al Mauro +9 si erano già trasferiti altrove. Da detti atti, risultava altresì provato, come gli ufficiali di polizia giudiziaria delegati alle indagini dal P.M. Romano Vincenzo avevano consumato, in concorso con i pentiti capi clan f.lli Carbonaro e col Fera, sotto la sua direzione, i reati di cui ai numeri 1° e 2° in premessa ( Capitolo I° ) come sarà di seguito dimostrato:
Fera Agostino e gli u.p.g. di P.S...omissis... in ordine al reato di cui al n.2°:“Associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di atti giudiziari ed alla calunnia”,al premeditato duplice fine di rendere possibile attraverso le falsate indagini da loro svolte e l’occultamento di atti d’indagine in loro possesso, l’archiviazione del suddetto procedimento penale stralcio n.3050/97 R.G.N.R. nei confronti del Fera e di consentirgli di denunziare per calunnia e diffamazione i Cons.ri Spadaro e ...omissis..., ignari dei loro imbrogli  grazie all’omessa notifica della richiesta di archiviazione del suddetto procedimento penale, che   non consentì loro di visionarne gli atti ed opporvisi e consegnandone al Fera copia degli atti prodotti dai Cons.ri Spadaro e ...omissis...in esso contenuti, al premeditato fine di scriminarlo ed arrecare un danno ingiusto ai predetti denunzianti.
Il Fera, con l’aggravante di avere autonomamente, nella sua veste di procuratore della Repubblica ed a supporto dei fatti reato suddetti consumati in concorso con i suddetti u.p.g.... omissis..., posto in essere una serie di azioni delittuose ( creazione di un esposto che avrebbe falsamente attribuito al Dott. Spadaro; strumentale denunzia al procuratore Generale di CT. Giacomo Scalzo ed al Ministro della Giustizia On. Prof. Oliviero Diliberto,  del Dott. Spadaro e della di lui moglie D.ssa Fulvia Cappellacci, per concorso in calunnia aggravata; fallito tentativo di ottenere dal P.G. Scalzo, l’autorizzazione a potere indagare il Dott. Spadaro per calunnia, ponendo a base della richiesta l’esposto falsamente attribuitogli; probabili intercettazioni sulla telefonia fissa e mobile dello Spadaro, che potrebbero essere ancora in corso grazie al denunziato esercizio abusivo dei suoi poteri di procuratore della Repubblica, al fine di prevenirne le legittime iniziative e neutralizzarle  ), tese a screditare e fare incriminare il Dott. Spadaro e ad occultare i reati da egli Fera consumati, come sopra, in concorso. Il tutto nella piena consapevolezza dell’innocenza del Dott. Spadaro e per vendicarsi della riapertura delle indagini da egli promosse con la surriprodotta denunzia di insabbiamento alla procura reggina ( Proc. Pen. n. 608/98 R.G.N.R ).
Allorché gli u.p.g...omissis..., come sopra delegati dal P.M. Romano Vincenzo, in data 12.12.1997, si recano presso la Procura Generale di Catania, per accertare i fatti suesposti relativi al procedimento penale 126/97 R.G.N.R. , che si era autoassegnato il Fera e di cui aveva negato l’esistenza al Procuratore Generale Dott. Dimauro, al fine di impedirgliene la richiesta avocazione delle indagini preliminari, il piano criminale era già stato studiato nei minimi particolari, sotto l’illuminata regia del procuratore Fera Agostino.
Sarebbe stato sufficiente, omettere di richiedere alcuni documenti che avevamo loro fornito in copie ed acquisirne altri nel frattempo prodotti dal Fera al duplice fine di occultare la precedente corruzione in atti giudiziari da egli posta in essere con la complicità del funzionario della Procura Generale di CT. Dr...omissis... e di indurre in errore  il s.P.G. Dr. Patanè  delegato dal neo P.G. Giacomo Scalzo a valutare la nuova istanza di avocazione presentata dai Cons. Provinciali Spadaro e ...omissis..., per raggiungere i quattro obiettivi prefissati:
*- non fare incriminare il Fera dal loro delegante P.M. Romano Vincenzo, per la denunziatagli precedente corruzione in atti giudiziari posta in essere dal Fera con la complicità del funzionario della Procura Generale di Catania, al fine di indurre in errore il P.G. Dott. DiMauro per fargli rigettare come fece, l' istanza di avocazione delle indagini preliminari del procedimento penale n.126/97 R.G.N.R. che si era autoassegnato il Fera e di cui gli negò l’esistenza;
* - non consentire al delegante P.M. Romano Vincenzo di fornire loro ulteriore delega per il richiestogli sequestro degli atti del procedimento penale suddetto, che s’imponeva se gli u.p.g. inquirenti avessero accertato i fatti nella loro realtà, com’era loro dovere, e mettere il Romano nelle condizioni di archiviare il caso;
* - non consentire al s.Procuratore Generale Dr. Patanè Michelangelo, con l’archiviazione del caso che ne sarebbe, come sopra seguito, a cui intanto i cons. Spadaro e ...omissis...avevano presentato nuova istanza di avocazione su suggerimento del delegante neo P.G. Dott. Giacomo Scalzo, intanto succeduto al P.G. Dott. Dimauro, dopo la reggenza dell’Avvocato Generale Giacomo Piazza, l’accoglimento della nuova istanza di avocazione delle indagini preliminari del procedimento penale 126/97 R.G.N.R. 
* soprattutto evitare che fosse sollevato il coperchio dal vaso di Pandora, con il richiesto sequestro degli atti del procedimento penale 126/97 R.G.N.R. che, nato per fregare i Cons. Provinciali Spadaro e ...omissis..., ma trasformatosi in un vero e proprio boomerang, attraverso le loro sommarie informazioni testimoniali e non solo..., rilasciate ai delegati del Fera U.P.G. CC. M.lli Cicero e Santacroce a cui avrebbero fatto seguire la prima richiesta di avocazione e la contestuale denunzia alla procura messinese , che costituiva il contenitore, altresì, di tutti i precedenti procedimenti penali su loro denunzie a carico dei veri amici del Fera, cofondatori e consoci Lions, archiviati grazie alle sue pilotate indagini in cambio di incarichi professionali ed appalti di oo.pp. da parte del presidente Mauro .
Occorreva pertanto, precostituire ad ogni costo e con ogni mezzo le condizioni per l’archiviazione del  procedimento penale 126/97 R.G.N.R. ed impedirne l’avocazione delle indagini preliminari, per potere collocare una pietra tombale sul verminaio al cui vertice c’era il Fera e che vedeva coinvolti i suoi più intimi amici, quasi tutti consoci Lions, professionisti, imprenditori, politici, v.prefetti, “esperti” della Provincia e del Comune, a tutt’oggi impuniti, perché nessuna indagine è mai stata svolta, nonostante chiesta, richiesta e ririchiesta.
Ecco come, gli esecutori del piano criminale del Fera, U.P.G. di P.S. presso la procura di Messina lo realizzano, per quanto provato altresì dal contenuto del rapporto del Dirigente la sezione di P.G. presso la Procura della Repubblica di Messina, V. Questore aggiunto Caggegi Dr. Mario, anch'egli turlupinato ed ignaro avallante dell'operato dei suoi subordinati di cui non cita mai i nomi, che relaziona al P.M. Romano Vincenzo circa l’attività investigativa svolta dai predetti zelanti U.P.G. su sua delega, inerente il procedimento penale stralcio n.3050/97 R.G.N.R.  di cui taluni passi in corsivo sono di seguito trascritti  e che sarà riprodotto dopo la lett. f a seguire:
aomettono di richiedere ed acquisire dal funzionario di cancelleria di detta Procura Generale D.ssa G.Amenta, che li autorizza ad estrarre in copie conformi gli atti da loro richiesti e da lei esibiti, il dispositivo di rigetto datato CT.12.4.97 della nostra richiesta di avocazione delle indagini preliminari manoscritto e sottoscritto dal Procuratore Generale Dott. Dimauro e riprodotto a p.31 ( Capitolo II° ), che il Dott. Spadaro aveva consegnato loro il 5 maggio 1997 come verbalizzato nelle s.i.t. di pari data, recanti la sua firma e quella di predetti U.P.G., in cui il Procuratore Genelale Dott. Dimauro asserisce, “dopo accertamenti eseguiti presso la procura di Ragusa”, l’inesistenza delle indagini preliminari di cui chiedavamo l’avocazione, relative al proc. pen. n.126/97 R.G.N.R., che si era autoassegnato il Fera ;
b) acquisiscono la nota dell’ Avvocato Generale reggente la Detta P.G. Giacomo Piazza datata 28 maggio 1997, riprodotta alla precedente p.36 ( Capitolo II° ), avente per oggetto “Istanza di avocazione presentata da Biagio Spadaro e Giuseppe Giannone Malavita componenti del Consiglio Provinciale di Ragusa” in cui a seguito delle nostre rimostranze chiede al procuratore Fera “La prego di informarmi se pendono attualmente davanti al suo ufficio processi iniziati su denuncia o querela dei consiglieri di cui all’oggetto:
contro organi, funzionari, dipendenti, ecc. della locale Azienda Autonoma Provinciale Incremento Turistico, nei quali i due consiglieri sono parti offese;
contro gli stessi consiglieri Spadaro e Giannone.” ;
c) acquisiscono la risposta del Fera del 2.06.1997 riprodotta alla precedente p.37 ( Capitolo I° ) a suddetta nota del Piazza, in cui il Fera è costretto ad ammettere:
- sia l’esistenza delle indagini preliminari  relative al procedimento penale n.126/97 R.G.N.R., attivato su esposto del Cons.Prov...omissis... di cui era stato fatto il nome ed espressamente chiesta l’avocazione nei verbali delle s.i.t. dei Cons.provinciali Spadaro e ...omissis...,rilasciate agli U.P.G...omissis... e riprodotte in denunzia “Procedimento n.126/97 R.G.N.R. ( P.M. Dott. Agostino Fera ) – atti relativi all’esposto del Cons. Prov. Marchi Luigi per dichiarazioni rilasciate alla stampa da parte di componenti dell’A.A.P.I.T. , inizio procedimento 24/ 01/1997”
- sia la definizione dell’11/03/1997 del  procedimento penale n.1584/96 R.G.N.R. “ Risulta, inoltre, definito con decreto di archiviazione dato 11.3.97, il procedimento penale n.1584/96 R.G.N.R. ( P.M. Dott. Agostino Fera ) – atti relativi ad una denunzia sporta da alcuni consiglieri Provinciali contro l’A.A.P.I.T., per alcune delibere adottate in favore del Segretario Provinciale Vito Chiaramente.” cui il P.G. Dott. Dimauro turlupinato come sopra dal suo subordinato Dr...omissis...per favorire il Fera, fa inequivocabile riferimento nel suo dispositivo di rigetto di avocazione delle indagini richieste per il procedimento penale  n.126/97 R.G.N.R.. Avocazione che non gli si sarebbe potuta certamente richiedere per il procedimento “definito l’11/3/97” ( cioè il n.1584/96 R.G.N.R ) come egli stesso Procuratore Generale manoscrive a pag.31 (Capitolo II° ) e così facendo apparire ai suoi occhi i richiedenti Consiglieri degli ignoranti e visionari. In merito si ribadisce che il Fera dichiara falsamente di essere titolare del proc. pen. n.1584/96 R.G.N.R. a pag.37 ( Capitolo II° ), che aveva delegato al suo P.M. Dott. Emanuele Diquattro, come risulta dalla richiesta di archiviazione riprodotta alla pag.33 ( Capitolo II° ) e lo fa per non fare scoprire come egli Fera gli avesse delegato un procedimento a carico di parenti del P.M. Diquattro Emanuele tra cui il pres. F.F. dell’A.A.P.I.T. Diquattro Pietro e per potergli scaricare, come avrebbe fatto, tutte le sue responsabilità.
d) omettono di richiedere ed acquisire, per occultare e convalidare le azioni delittuose intanto poste in essere dal Fera di cui alla successiva lett.f ,il dispositivo di rigetto di avocazione delle indagini preliminari datato 16.6.97 a firma del P.G. Reggente Avv.Generale Giacomo Piazza, riprodotto alle pagg.38 e 39 ( Capitolo II° ), in cui vengono elencati i procedimenti penali nella fase delle indagini preliminari su denunzie delle P.O. Cons. Spadaro e ...omissis..., tra cui il n. 126/97 r.g.n.r. di cui chiedevano l’avocazione “Procedimento penale n.126/97 R.G.N.R. ( P.M. Dott. Agostino Fera ) – atti relativi all’esposto del Cons. Prov. Marchi Luigi per dichiarazioni rilasciate alla stampa da parte di componenti dell’A.A.P.I.T., inizio procedimento 24/1/1997”, al premeditato fine di non farne scoprire la titolarità del Fera che se l’era autoassegnato;nonchè il riferimento al Cons.Prov...omissis...,autore dell’esposto, a loro noto sin da quando i Cons. Provinciali Spadaro e ...omissis..., glielo avevano fatto verbalizzare nelle s.i.t. del 30 maggio 1997 e del 5 aprile 1997; ed ancora, la data di inizio del procedimento che sarebbe entrata in rotta di collisione con quella indicata dal Fera per il procedimento penale n.1593/97 R.G.N.R.di cui alla successiva pag.74, barattato dal Fera per il n. 126/97 R.G.N.R. e così mettere un visto di congruità ed al tempo stesso scriminare le false dichiarazioni del Fera di cui alla successiva lett.f , rese al richiedente s.P.G. Dr. Patanè Michelangelo, il quale nel frattempo era stato delegato dal neo Procuratore Generale Dr. Giacomo Scalzo (intanto succeduto al P.G. Dott. Dimauro dopo la reggenza dell’Avvocato Generale Giacomo Piazza ) all'istruttoria ed al vaglio della ripresentata nuova istanza di avocazione.
 e ) acquisiscono , la “nota n.19/97 R.Avoc. del 12.09.97 a firma del Sost. Procuratore Generale della Repubblica di Catania, Dr. Michelangelo Patanè,  indirizzata al Sig. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, avente per oggetto: << Istanza di avocazione presentata da componenti del Consiglio provinciale di Ragusa il 4.09.1997>>” di cui alla successiva pag.77 n°3, che è una richiesta di informazioni  conseguente alla successiva istanza di avocazione delle indagini preliminari del proc. pen. 126/97 R.G.N.R. ( Mauro Giovanni + 17 ) di cui i Consiglieri Spadaro e ...omissis...richiedavano l’avocazione, da loro ripresentata al  Dr. Patanè il 04.09.1997 a cui il caso era stato affidato, come sopra, dopo il colloquio avuto dal Dott. Spadaro, col neo titolare la P.G. di CT. Dr. Giacomo Scalzo e di cui si riproduce di seguito la richiesta di archiviazione a firma del P.M. Fasanelli Corrado, intanto strumentalmente ed "eroicamente" delegatone alla trattazione dal Fera , che ne era l’originario autoassegnatario come risulta a p.37 ( Capitolo II° ):

pag.72

f ) acquisiscono, dulcis in fundo come risulta alla successiva pag.77 n°4, la “nota n° 1593/97 N.R. datata 24.09.1997 a firma del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Ragusa Fera Agostino, indirizzata a S.E. il Procuratore Generale della Repubblica di Catania, con la quale viene testualmente comunicato <<…che in ordine ai fatti denunciati da due Consiglieri della Provincia Regionale di Ragusa è pervenuto a questo Ufficio il rapporto n°1102/1-1 del R.O.N.O. dei Carabinieri di Ragusa, iscritto al n.1593/97 Registro N.R.di questo ufficio come “ Atti relativi”, in data 22.08.1997, fascicolo che si è autoassegnato il collega dott. Emanuele Di quattro. In data 08.09.1997 il dott. Di quattro ha chiesto, con delega al R.O.N.O. Carabinieri di Ragusa la acquisizione della documentazione relativa ai fatti che formano oggetto della denuncia.” , con cui il Fera comunica falsamente, al richiedente s.P.G. Patanè Michelangelo, che il procedimento penale suddetto, il n.1593/97 N.R. di cui si riproduce di seguito la richiesta di archiviazione:

74

era quello di cui chiedavamo l’avocazione delle indagini preliminari. Ben consapevole il Fera, che il surriprodotto procedimento penale 1593/97 N.R. nei confronti di “Mauro Giovanni e Muccio Guido” che aveva assegnato al P.M. Diquattro, si riferiva ad un’altra denunzia a firma Cons.ri Spadaro e ...omissis..., diversa da quella  che aveva dato origine al proc. pen. n.126/97 R.G.N.R. su denunzia del Cons.Prov...omissis... di cui i Consiglieri Spadaro e ...omissis...avevano già chiesto l’avocazione al P.G. Dott. Dimauro e diversa da quella che aveva dato origine al procedimento penale n.1584/96 N.R. di cui alle pagg.33 e 34 ( Capitolo II° ) analogamente dal Fera assegnato al P.M. Diquattro“una denunzia sporta da alcuni Consiglieri Provinciali contro A.A.P.I.T per alcune delibere adottate in favore del segretario provinciale Vito Chiaramonte” , che era servito al Fera ed al dr...omissis...per ingannare il Procuratore Generale di CT.Dott. DiMauro e fargli rigettare la nostra richiesta di avocazione delle indagini preliminari del procedimento penale 126/97R.G.N.R. premeditatamente scambiandolo con il n.1584/96 “archiviato l’11.3.1997”come manoscrive il P.G. Dott. Dimauro, ponendone a base del suo rigetto, l’avvenuta archiviazione ( vedasi dispositivo di rigetto a pag.31 del Capitolo II°). 
Il tutto al fine di ingannare ancora una volta il s.P.G. Patanè Michelangelo, per impedirne l’avocazione richiestagli.
Con suddetta attività investigativa criminale, gli U.P.G...omissis...occultavano la corruzione in atti giudiziari posta in essere dal Fera e dal Dr...omissis...della Procura Generale di CT., per impedire che il P.G. Dott. Dimauro avocasse le indagini preliminari del procedimento penale 126/97 R.G.N.R. e facevano sì, grazie alla corruzione degli atti giudiziari suddimostrata da loro attuata in sintonia col Fera, che anche il s.P.G. Dr. Patanè Michelangelo respingesse la nuova richiesta di avocazione del suddetto procedimento penale avanzata dai Con.ri Spadaro e...omissis...su suggerimento del neo P.G. Dr. Giacomo Scalzo, succeduto al Dott. DiMauro.
Non solo, ma scaricavano le responsabilità del Fera all’ignaro P.M. Dott. Emanuele Diquattro, nel fare intendere falsamente come egli fosse il titolare del procedimento penale 126/97 R.G.N.R. su esposto del Cons.Prov...omissis... ( al posto del p.p. n.1593/97R.G.N.R. di cui a p.74, su esposto dei Cons.ri Spadaro e ...omissis...) che si era autoassegnato il Fera e di cui richiedavano l’avocazione al s.P.G. Dr. Patanè , com’è provato altresì dalle sottoriprodotte pagg.1,2-6 della relazione del 30 marzo 1998 indirizzata  al  “ Procuratore della Repubblica Dott. Vincenzo Romano Sost., SEDE”, avente per oggetto “Procedimento penale n° 3050/97 R.G.N.R. ESITO INDAGINI DI P.G.“ , a firma del Dirigente la Sezione di P.G. V.quest.Agg. CAGGEGI Dr. Mario, anch'egli ignaro strumento ed avallante dell'operato dei suoi subordinati U.P.G. dei quali non fa mai i nomi nella sua relazione, i cui brani più significativi sono stati surriportati alle lett.b,c,e-f , :81-82-83

 

La cosa più vomitevole, sintomatica dell’indole del Fera è come egli non esitò, pur di occultare le sue colpe, salvare dal disastro i suoi amici consoci Lions ed impedirne l’avocazione, ad addossare le gravissime responsabilità scaturenti dalle indagini preliminari da egli disposte per il procedimento penale n.126/97 R.G.N.R. autoassegnatosi ( a pag. 37 Capitolo II°) ed attivato su esposto pilotato del Cons...omissis... , all’ignaro suo collega P.M. Diquattro Emanuele, prima:
facendo intendere al P.G. Dott. Dimauro con la complicità del funzionario della P.G. di CT. Dr... omissis..., che il procedimento penale di cui i Consiglieri Spadaro e...omissis...chiedavano l’avocazione fosse il n.1584/96 R.G.N.R che egli Fera aveva delegato al Di quattro ( alle pagg.33 e 37 del Capitolo II°), in luogo del n.126/97 R.G.N.R. suddetto e poi:
ancora una volta facendo intendere al s.P.G. Dr. Patanè Michelangelo a cui avevano presentato nuova istanza di avocazione e grazie alla complicità degli U.P.G. della procura messinese delegati alle indagini,  che il procedimento penale di cui chiedavano l’avocazione fosse il n.1593/97 R.G.N.R. ( alla surriprodotta pag. 74 ) che aveva delegato al Diquattro, in luogo del suddetto n.126/97 R.G.N.R.  che si era autoassegnato egli Fera ( a pag.37 del Capitolo II°).

Con l’aggravante per il Fera, di avere falsamente dichiarato, ancora una volta per fuorviare il s.P.G. Patanè ed indurlo in errore,  che il suo sostituto Diquattro si era autoassegnato il suddetto procedimento penale n.1593/97 R.G.N.R. da egli Fera delegatogli ( alla surriprodotta pag.77, n°4 ).
I sostituti della miniprocura di Ragusa non si autoassegnano un bel niente e meno che mai il P.M. Emanuele Di quattro, che ha sempre subito, come sopra, “obtorto collo”, gli ordini del Fera, tesi come sopra, a strumentalizzarlo spudoratamente ed indegnamente, per interessi di parte.
Sono convinto che ancora a tutt’oggi, il buon Diquattro, di animo mite e gentile, non si sia reso conto di come il ...omissis... ed alla bisogna...omissis...Fera abbia tramato alle sue spalle, anche perché egli Diquattro si sentiva in torto per come aveva gestito le indagini del procedimento penale n.1593/97, non “autoassegnatosi” come falsamente attesta il Fera ( a pag.77, n°4 ),  ma da lui delegatogli ( a pag. 74 ) e che nonostante la richiesta di archiviazione di egli Diquattro e grazie alla nostra opposizione ed alla correttezza del Procuratore della Repubblica presso la Pretura di Ragusa Dott. Giuseppe Toscano, sul cui tavolo sarebbe andato a finire, avrebbe prodotto per il Mauro un’ulteriore condanna per truffa in danno della Provincia.
Quindi il Diquattro subì il trasferimento a Modica convinto di avere sbagliato, come sarebbe stato sentenziato, nel modo di condurre le indagini a carico del Muccio e del Mauro ( vedasi a p.74  ), la cui moglie è una sua parente, ma per delle colpe che non aveva commesso e che gli avevano addebitato il Fera ed il funzionario della Procura Generale di CT. prima, beffando il Procuratore Generale Dott.DiMauro che di lì a qualche giorno sarebbe andato in pensione e dopo il Fera e gli U.P.G. delegati dal P.M. Romano Vincenzo che, con la corruzione degli atti giudiziari suddimostrata, facevano intendere al P.G. Dott. Dimauro in prima battuta ed al s.P.G. Patanè Michelangelo in seconda, come egli Fera non fosse mai stato titolare del procedimento penale n.126/97 r.g.n.r. che si era autoassegnato ( a pag. 37 Capitolo II° ) per colpirci, vendicare i suoi amici consoci Lions delle nostre precedenti denunzie archiviate grazie alle sue falsate indagini, consentire che continuassero a ricevere dal Mauro incarichi professionali ed appalti di oo.pp., evitare il pubblico scandalo. Procedimento, il n. 126/97 r.g.n.r., che una volta intorbidatesi le acque, il Fera avrebbe successivamente assegnato al suo sostituto P.M. Fasanelli Corrado (vedasi a pag.72 ), ancora una volta nel meschino tentativo di nascondere le sue nefandezze e fuorviare i suoi colleghi inquirenti.
 I fatti reato sin qui riportati alle lett.a, b,c,d,e-f unitamente agli atti giudiziari probatori, costituiscono elementi di prova di cui all’oggetto n.2 .

Ma la “missione” degli U.P.G. non si esauriva qui, restava da risolvere un altro grossissimo problema: andare ad assumere a sommarie informazioni testimoniali , sempre su delega del P.M. Romano Vincenzo, il non pentito capo clan Carmelo Dominante ed i pentiti capi clan F.lli Carbonaro, al fine di potere cancellare ogni ombra sulle denunziate dal Direttore Spadaro e non solo, collusioni del Fera con i capi clan, che non potevano certamente dissolversi con la maliziosa e generica affermazione riportata dai predetti U.P.G. ( nel rapporto delle superficialissime indagini che avevano già svolte con l’acquisizione dei periodi di detenzione nel carcere di Ragusa, nell’ambito dell’archiviato procedimento penale 909/97 R.G.N.R. sempre su delega del Romano ), che quando il Fera glieli raccomandò, non si trovavano reclusi nel carcere di Ragusa da egli diretto e che pertanto non era vera la sua affermazione. In realtà i capi clan  c’erano subito prima e subito dopo il periodo indicato in cui furono esercitate le raccomandazioni ed lo Spadaro per primo, da loro Direttore sapeva come fossero stati trasferiti in concomitanza con l’operazione “SQUALO” di cui era stato protagonista ( alle pagg.23 e 24 del Capitolo I° ) e come venivano frequentemente appoggiati a Ragusa, pullulante di loro affiliati, dove i Carbonaro iniziarono la loro collaborazione con la D.D.A. di Catania, sotto la sua direzione, nel dicembre 1992, dopo l’insediamento del Fera al vertice della Procura ragusana.
Agli "zelanti" sottufficiali, quindi, incombeva il compito di andare a pilotare i predetti capi clan in modo da fare apparire reale la negazione del Fera di avere raccomandato al Direttore Spadaro di riservare loro trattamenti di favore e così il 12 febbraio 1998 assumevano a s.i.t. negli uffici della squadra mobile di Firenze, il capo clan dei “pentiti” Bruno Carbonaro ed i suoi fratelli Silvio e Claudio Carbonaro, e l’11 marzo 1998, nella Casa di Reclusione “Opera” di Milano, il capo clan non pentito Carmelo Dominante.

Nel prossimo capitolo che sarà pubblicato prossimamente:

* Come l'avv. Dipaola Carmelo ( fratello della vice Sindaco di centro sinistra del defenestratoTonino Solarino, v.presidente del CORECO sotto la presidenza della Provincia del forzista Mauro con un appannaggio di lire centomilioni annue, oggi assessore designato dal ballottante a Sindaco del Centro Sinistra Ing. Poidomani e geniale patrocinatore delle crescenti vicissitudini giudiziarie del procuratore Fera, suo intimo amico e consocio Lions ), sottrasse l'indagine su Mauro e complici alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania già investita del caso dal Cons. Spadaro e dal presidente del CONI Rosario Cintolo con la produzione delle fonoregistrazioni contenenti le accuse di Ignazio Parrino che avrebbe dovuto recarvisi l'indomani, facendolo deporre presso la procura del Fera e così mettendolo nelle condizioni per un verso di potere giustificare, annaspando, tutte le sue richieste di archiviazioni dei procedimenti penali su denunzie dei Cons. Provinciali Spadaro e ...omissis...a carico di suoi amici e consoci Lions ( a tutt'oggi impuniti ), per fatti diversi da quelli per cui Mauro e complici sarebbero stati arrestati e per l'altro di non essere arrestato insieme al Mauro a cui forniva l'impunità in cambio di incarichi professionali ed appalti di oo.pp. Un servigio grosso quanto una casa quello reso al fraterno amico Fera ed ai consoci Lions coinvolti nella vicenda dal Dipaola, oggi v.presidente dei probiviri della Banca Agricola Popolare di Ragusa della quale patrocina cause a carico di grossi azionisti che ne hanno denunziato al Fera il falso in bilancio finito nel nulla.

 

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