Fera Agostino ed i capi clan "Dominante-Carbonaro".

Ragusa 24 apr.2006

Si avvisano i lettori che gli "omissis..." a seguire, sono relativi a nominativi di personaggi coinvolti "a pieno titolo" nel caso di voluta malagiustizia, che non vengono resi noti anche se divulgabili ai sensi di Legge, in quanto istigati a delinquere dal procuratore Fera Agostino, unico vero responsabile grazie al sistematico abuso del ruolo rivestito - finalizzato - mediante la forza di intimidazione del vincolo gerarchico e la condizione di subordinazione, di assoggettamento e di omertà che ne deriva - alla commissione dei gravissimi delitti di seguito riportati e documentati.

Denunzia con incorporate le prove documentali in n.236 pagine progressivamente numerate e sottosiglate, presentata il 29 marzo 2006, durante l'eclissi totale di sole, al Sig. Procuratore della Repubblica di Messina Dott. Luigi Croce. Gli atti giudiziari sottoriprodotti che inchiodano il Fera, cui si fa riferimento nell'esposizione dei fatti ad imperitura attestazione della veridicità di quanto accaduto, e che saranno richiamati anche nei successivi capitoli, sono numerati in rosso sul bordo destro di ogni foglio.

CAPITOLO I°

Oggetto:
Richiesta di riapertura delle indagini del Procedimento Penale n.9267/04 R.G.N.R. e n.3271/05 R.G.G.I.P. a carico di Fera Agostino + 2 per i reati di cui aggli artt. 323 e 110 c.p. ( Parte Offesa Dott. Biagio Spadaro ), per sopravvenute esigenze di nuove investigazioni ( ex art.414 c.p.p. ).

Io sottoscritto, considerato che ho esposto fatti di rilevanza penale a carico di Fera Agostino, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Ragusa, nato a Bernalda ( MT.) il 13 .06.1938 e residente in via Ducezio 11 Ragusa, dei capi clan Dominante-Carbonaro, dei capi clan “pentiti” f.lli Carbonaro, di omissis... e di omissis..., entrambi U.P.G. di P.S. presso la Procura della Repubblica di Messina, con la denunzia del 27.11.2004 e che la denunzia è stata archiviata con ordinanza del G.I.P. del 6.febb.2006, dal cui contenuto è evidente come siano stati travisati fatti determinanti per una corretta valutazione del caso, il quale ha comunque rilevato, così come previsto dalla Legge, che detta archiviazione non è preclusiva di una riapertura delle indagini sol che venissero prospettati i fatti alla luce di nuove investigazioni ovverosia dell’approfondimento investigativo delle indagini svolte,

C H I E D O

Che vengano riaperte le indagini preliminari a carico dei predetti, in atti meglio generalizzati per i reati di:
1°) – concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso”, di cui agli’artt.416/bis c.p.+110c.p.
2°) - “associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di atti giudiziari ed alla calunnia”, di cui agli artt. 319/ter + 110 c.p.,
da loro consumati in danno del dott. Biagio Spadaro nell’esercizio delle sue funzioni di Direttore della Casa Circondariale di Ragusa e di Consigliere della Provincia Regionale di Ragusa, e di conseguenza anche in danno del Ministro della Giustizia pro tempore e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria da cui dipendono il Dott. Spadaro ed il Dott. Fera, del Ministro dell’Interno pro tempore e del Dipartimento della Pubblica Sicurezza da cui dipendono il Cutaia ed il D’Amico, del Procuratore Nazionale Antimafia pro tempore e della Direzione Nazionale Antimafia da cui dipendono i pentiti f.lli Carbonaro, del Consiglio Superiore della Magistratura da cui dipende il Fera ed all’uopo espone quanto segue:

Premesso che:

* - il Dott. Fera Agostino, per sua stessa ammissione, ha prestato ininterrotto trentottenale servizio presso il Tribunale di Ragusa, dal novembre 1968 al 4 gennaio 1984, come sostituto procuratore, dal 5 gennaio 1984 all’estate del 92 come consigliere pretore dirigente e da allora a tutt’oggi come procuratore della Repubblica;
* - lo scrivente ha diretto la Casa Circondariale di Ragusa dal 12 aprile del 1990 al 5 marzo 1996 e che è stato Consigliere della Provincia Regionale di Ragusa, per tutta la legislatura dal 1994 al 1998 .

 S’impone di rispolverare gli avvenimenti, alla luce di quanto di nuovo emerso, da quando fu attivato, l’1 aprile 1997, questo caso di malagiustizia, con la denunzia a firme congiunte Cons.ri Prov.li Dott.Biagio Spadaro e Dott. omissis...e con le sommarie informazioni testimoniali che ne sarebbero seguite rilasciate agli Ufficiali di Polizia Giudiziaria nel mese di maggio 1997, su delega del P.M. Romano Vincenzo, in cui venivano evidenziati fatti reato gravissimi consumati dal Fera, nella Casa Circondariale di Ragusa a partire dal 1968, con particolare riferimento a quelli a far tempo dalla sua nomina a procuratore della Repubblica presso il tribunale e  nella Provincia Regionale di Ragusa e nella sua procura,  dal 1994 fino agli arresti del Presidente Mauro e parte dei complici, al fine di evitare che altri magistrati, come da ultimo il P.M. Emanuele Crescenti ed il G.I.P. Daria Orlando, vengano indotti in errore, com’è provato dal contenuto delle rispettive richiesta ed ordinanza di archiviazione in quanto tratti in inganno dalle dichiarazioni mendaci dello stesso Fera e del suo avvocato del foro di Ragusa, amico e consocio Lions, Dipaola Carmelo, che sistematicamente calpesta l’etica e la deontologia professionale, oltre all’evidente inopportunità-incompatibilità a trattare il caso in quanto ricompreso, in atti al fascicolo del sospeso procedimento penale reggino n.608/98 R.G.N.R. ( originato dalla mia denunzia di insabbiamento del procedimento penale n.909/97 r.g.n.r. presso la procura messinese, prima che ne fosse richiesta l’archiviazione ), da cui questo deriva, tra i destinatari di incarichi professionali sotto la presidenza Mauro ( v.presidente del CORECO, con un appannaggio di L.100.000.000 annue).

Pertanto nella sintetica cronistoria che seguirà ( si consideri che l’incartamento reggino che ricomprende parte degli atti trasmessi dal P.M. Fraco Langher di Codesta Procura è di oltre 10.000 pagine ) saranno man mano evidenziati, con l’ausilio di prove documentali inserite nel corpo della presente richiesta, gli elementi di prova relativi all’invocato approfondimento investigativo delle parziali indagini svolte, che hanno portato alla lamentata formulazione del reato di abuso d’ufficio in concorso nei confronti degli indagati Fera, omissis..., omissis..., a fronte di quelli, ben più gravi, come sopra chiesti in denunzia e richiesti nelle afferenti  s.i.t. del 16 aprile 2005 ed aventi per oggetti i capi d’imputazione n.1 e n.2 sopra formulati. 

* - I sedici anni in cui il Fera fu pubblico ministero, coincidono esattamente con la nascita, la crescita ed il radicamento nel territorio dei capi clan “Dominante-Carbonaro” , da lui promosso indegnamente utilizzando la sua pubblica funzione per favorirne, orientando le indagini, le continue scarcerazioni per fine pena, libertà provvisoria e condoni a coloro che, così invogliati a delinquere, sarebbero divenuti i capi del suddetto clan e che, da tali, avrebbero ammazzato 100 persone ed estorto centinaia di imprenditori, terrorizzando l’intera provincia di Ragusa, come sancito nel decreto sentenza n.475/95 R.Sent. del 9 nov.1995 a firma del G.U.P. Antonio Ferrara della D.D.A di CT, di cui è stato da me prodotto stralcio  in atti a questo procedimento penale.
L’epicentro del suddetto clan è la città di Vittoria, dove il Fera asseritamene in una recente intervista pubblicata dal quindicinale “La Città” condusse gli studi inferiori e dove vanta una serie di amicizie di cui fa i nomi, ben noti in provincia.
I sottoriprodotti certificati di detenzione dei capi clan Carmelo Dominante e Bruno Carbonaro ( quelli di Silvio e Claudio Carbonaro, analoghi sono in atti ) attestano con quale facilità e frequenza entravano ed uscivano dal Carcere di Ragusa:
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Per cui è necessario indagare sugli asseriti rapporti per motivi di giustizia che i predetti hanno asseritamente avuto col p.m. Fera, che li ha confermati sotto interrogatorio nell’udienza reggina in teleconferenza del 16 sett.2004, nel suddetto periodo, passandone al setaccio tutti i fascicoli penali, al fine di verificare come il P.M. Fera li abbia favoriti ( elemento di prova di cui all’oggetto n.1° ).
* - Durante il periodo in cui fu dirigente pretore ed in cui il predetto clan raggiungeva il culmine del suo potere insanguinando l’intera provincia, fu trasferito alla direzione della Casa Circondariale di Ragusa il 5.07.1982, permanendovi fino al 15.03.1990, probabilmente per interessamento di egli Fera, un suo fraterno amico, con un torbido passato da direttore penitenziario, che consentiva ai predetti capi clan ( asseritamente da loro ) ed affiliati, di tenere in pugno il Carcere “e perchè incutevamo timore alla custodia…; e perché rivolgendoci a qualcuno all’esterno del Carcere ottenevamo cellulari per tenerci in contatto con alcuni del nostro gruppo fuori…; coltelli…, spostamenti di cella…, lavoro…; colloqui abusivi…; queste cose qua, questi sono i favori.” e quant’altro da loro dichiarato nell’udienza in videoconferenza suddetta tenutasi a Reggio Calabria il 16 sett.2004 ( proc.pen. sospeso n.608/98 r.g.n.r. ), in cui i pentiti f.lli Carbonaro sarebbero stati indiziati di reati per avere fornito dichiarazioni devastanti per il Fera e contrastanti con quelle ad egli favorevoli, precedentemente rese sulle stesse cose ai loro pilotatori complici del Fera, Ufficiali di Polizia Giudiziaria della Polizia di Stato omissis..., omissis..., nelle s.i.t. del 12 febb.1998 , su delega del P.M. Vincenzo Romano.
Quanto sopra è già stato accertato nella suddetta udienza in teleconferenza, i cui verbali sono in atti ( elemento di prova di cui all’oggetto n.1° ).
In buona sostanza il Fera, remando contro l’operato dell’allora Procuratore della Repubblica Dott. Paolo Frasca ed usandolo ad usbergo delle sue malefatte, continuava, da dirigente pretore, a mantenere col Carcere di Ragusa, quei rapporti consolidati nel corso dei sedici anni in cui era stato pubblico ministero, allorquando,  stando alle dichiarazioni del giornalista omissis..., autore del romanzo riedito “STIDDA” “LA QUINTA MAFIA I BOSS, GLI AFFARI, I RAPPORTI CON LA POLITICA”, era già nel libro paga del clan Dominante-Carbonaro.
Atteso che le dichiarazioni del giornalista, insieme alla registrazione fonica, sono state prodotte ed in atti, andrebbe interrogato il suddetto(e.di provadi cui al n.1)
* - Il predetto direttore, nel mentre per un verso veniva ripetutamente rinviato a giudizio dal Procuratore Paolo Frasca per reati consumati nell’esercizio di detta sua direzione e condannato dal tribunale ragusano, come in atti, per l’altro, veniva assolto insieme ai suoi complici tutti dipendenti del Carcere, dal dirigente pretore Fera ( che ha falsamente dichiarato sotto interrogatorio a Reggio Calabria, che non aveva mai avuto rapporti col carcere di Ragusa durante tutto il periodo in cui fu pretore ), con una scandalosa sentenza predibattimentale, venendo conseguentemente trasferito, detto direttore, a Marsala, lasciando il carcere nelle mani dei capi clan Dominante-Carbonaro ed affiliati ed in un degrado totale in tutti i settori.
I sottoriprodotti atti giudiziari, pagg.1-6-7 ed 11  dell’interrogatorio reggino del Fera, in cui ammette i rapporti da lui avuti da P.M. con i capi clan  e la sua sentenza predibattimentale da pretore dirigente, con cui assolve il suo amico direttore e complici, tutti dipendenti del Carcere:
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provano come egli abbia reso falsa testimonianza, al fine di occultare il verminaio che c’era al Carcere di Ragusa, sotto la direzione del suo fraterno amico e sono emblematici dei favori che grazie a lui Fera ricevevano i capi clan ed affiliati all’interno della Casa Circondariale, anche e soprattutto durante il periodo in cui fu dirigente pretore ( elementi di prova di cui al n.1).
* - Lo scrivente, succeduto al omissis..., assumeva la Direzione del Carcere di Ragusa provvedendo, con enorme logorio e rischio, alla riduzione in pristino della perduta legalità e per quanto riguardava le denunziate indebite interferenze del Fera, che agiva sempre dietro le quinte, grazie ai legami che vi aveva istaurato nel corso dei sedici anni in cui era stato P.M., provvedeva con un’azione sinergica concordata con il Procuratore Capo Dr. Paolo Frasca a tagliargli i ponti col Carcere, allontanandone l’amico del Fera m.llo titolare del Servizio di Custodia omissis...e denunziandone i trattamenti di favore che elargiva ai capi Clan Dominante-Carbonaro, per cui sarebbe stato rinviato a giudizio, processato ed assolto su scandalosa richiesta del 6.02.1996 della Procura diretta dal Fera, nel frattempo succeduto al Frasca nel 1992, che aveva lasciato Ragusa in quanto nominato Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Messsina.
Se per un verso, il sottoriprodotto stralcio della sentenza assolutoria del m.llo titolare del servizio di custodia del Carcere :

 

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All’odierno pubblico dibattimento il P.M. ha chiesto l’assoluzione dell’imputato ai sensi dell’art.530 2°co.C.P.P. perché il fatto non sussiste.
   Il difensore ha chiesto l’assoluzione del suo assistito perché il fatto non sussiste.

prova come il procuratore Fera, facendone richiedere l’assoluzione al suo delegato appena assegnatogli P.M. Fasanelli Corrado, fosse visceralmente legato al predetto clan, al punto  da omettere di chiedere la condanna per il suo amico m.llo che riservava loro i trattamenti di favore, da me denunziati, tradendo la funzione e lo spirito della pubblica accusa e le puntuali indagini del suo predecessore Procuratore Dott. Paolo Frasca ( elemento di prova di cui all’oggetto n.1° ) ,
per l’altro, il sottoriprodotto stralcio di sentenza assolutoria a mio carico:
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 in cui lo stesso P.M. suddetto Fasanelli Corrado, su delega del procuratore Fera, dopo appena tre mesi da quando aveva chiesto l’assoluzione per il Malandrino, chiede per me “anni uno e mesi sei di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per tre anni” ( quelli che mancavano alla scadenza del mio mandato di Consigliere Provinciale ), ed il conseguente ricorso asseritamente suggeritogli dal Fera nell’interrogatorio reggino, con “motivi di appello” che sarebbero stati bollati nella sentenza definitivamente assolutoria in atti, dalla Corte di appello di Catania “Documentalmente smentiti”,
oltre che essere emblematica della bufera giudiziaria che mi scatenò con l’accensione di una serie incredibile di pazzeschi ed inconcludenti procedimenti penali in atti, che si intendono qui richiamati, costretto ad archiviare nella fase delle indagini preliminari, prova come egli fosse animato da accecante vendetta per quanto suesposto (elementi di prova di cui all’oggetto n.1).
* - Il m.llo titolare del servizio di custodia che mi facevo assegnare in sostituzione del predetto, di provata fede, mi consentiva, almeno per quanto riguardava il settore detenuti, custodia e matricola, di respingere al mittente le denunziate indebite interferenze del pretore Fera, che facendo leva su alcune amicizie col personale amministrativo del Carcere, consolidate nel corso della sua attività di P.M., riusciva a  causarmi fastidio e logorio; ma avendo dalla mia il Procuratore Frasca, con cui c’era un rapporto corretto di reciproca stima, tale da affidarmi anche delle indagini di particolare delicatezza e riservatezza, stavo tranquillo;  
* Sgomberato il campo dai suddetti ostacoli e strettamente collaborando col Procuratore Frasca, col  Prefetto A.Prestipino Giarritta deceduto, ma sempre presente nei nostri cuori, col C.te Prov. dei Carabinieri Col.Francesco Guarrata ora Capo di Stato Maggiore e col Capitano CC. Angelo Dequartu ora Ten.Colonnello, delegato dalla neo D.D.A. di Catania appena costituita ( 1991 ), riuscivamo a condurre a buon fine il 4 giugno 1992, dopo dieci mesi di intercettazioni all’interno del Carcere, l’operazione “SQUALO”, di cui ai sottoriprodotti documenti a firma del Prefetto e del C.te Prov.le CC. Suddetti:


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assestando un primo colpo devastante al clan Dominante-Carbonaro (el.di prova di cui al n.1).
 Il secondo e più definitivo colpo sarebbe stato inferto con l’altra operazione “SQUALO 2” del novembre 1994, sempre diretta dalla D.D.A. catanese, con 111 ordinanze di custodia cautelare per il 416/bis c.p., tra cui Conti Bartolomeo, sulla base delle rivelazioni dei capi clan f.lli Carbonaro, che incominciarono la loro collaborazione con la Giustizia ( D.D.A. di CT. ), alla fine del 1992, presso il carcere di Ragusa da me diretto, che consentirono di riscontrare tutto quanto già sapevamo attraverso le microspie precedentemente piazzate per 10 mesi all’interno del carcere di Ragusa sotto la mia Direzione e che avevano prodotto i primi risultati suddetti e documentati;
* - Subito dopo la prima operazione “Squalo”, conseguente ai cento morti ammazzati da parte del predetto clan, i cui capi ed alcuni affiliati erano già in carcere,  il coraggioso Prefetto Prestipino Giarritta, che aveva già sciolto i consigli comunali di Pozzallo e Scicli per infiltrazioni mafiose, allorché era in procinto di sciogliere anche quello di Vittoria, fu destituito dall’allora ministro dell’Interno Mancino Giacomo e messo a disposizione del suo Dicastero, opportunamente  compulsato all’uopo dai vertici politici provinciali del centro destra e sinistra , che chiaramente tradivano il sentimento popolare dell’elettorato, ancora in preda al terrore ed alla paura per il sangue versato,  eccezion fatta per Rifondazione Comunista, che non si prestò al gioco ( il P.d.C.I. sarebbe nato nel 1998 ).
Ma quello che ancora una volta inchioda il Fera, alle sue collusioni mafiose col clan Dominante-Carbonaro, è che egli, da procuratore della Repubblica quale già era dal 1992, richiese il 23 genn.1995 ottenendola, l’archiviazione del procedimento penale n.207/93 R.G.N.R., attivato il 5.03.93 conseguentemente al deposito presso la sua procura della corposa  relazione sugli accertamenti eseguiti in sede di accesso al comune di Vittoria da una commissione interforze, su ordinanza del Prefetto Prestipino Giarritta, indottone alla richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose, dal verminaio che ne era venuto fuori. Pochi mesi dopo detta archiviazione, la D.D.A. di Catania avrebbe incominciato ad arrestare, con più operazioni, le stesse persone ivi riportate, per il reato di cui all’art.416/bis, parte delle quali già appartenenti all’originario clan Dominante-Carbonaro ed i restanti, ad esso riconducibili, come documentato ed in atti;
Quanto sopra, le cui prove documentali integrali, trovansi in atti al fascicolo del P.M., del sospeso procedimento penale reggino n.608/98 r.g.n.r., prova ancora una volta la collusione mafiosa del Fera col clan Dominante-Carbonaro, posta in essere con la richiesta di archiviazione a sua firma ( el.di prova di cui al n.1° ).
* - Il Fera non appena si insediò come procuratore ( il C.S.M., per sua stessa ammissione testimoniale nel procedimento reggino, l’aveva nominato nell’estate del 1992 ), non avendo a chi rivolgersi per i motivi già esposti, mi chiese di riservare trattamenti di favore ai capi clan Dominante-Carbonaro, già trasferiti altrove dopo la prima operazione “SQUALO”, ma che frequentemente venivano appoggiati presso il carcere di Ragusa pullulante di loro affiliati, ricevendone uno stizzito rifiuto, favori che, come sarebbe stato provato nell’udienza  dibattimentale reggina del 16.09.2004, venivano già loro elargiti dalla precedente direzione ad egli Fera legata.
Il Fera, che nelle sue denunzie a mio carico avrebbe sempre negato l’incontro in cui me li raccomandò, ma già preoccupato per le risposte che aveva dovuto fornire alle incalzanti domande del controinterrogante mio Avvocato Gaetano Sano, sotto l’interrogatorio del P.M. reggino ( che non era la titolare omissis..., odierna indagata, ma giovane e valente P.M. ) si tradisce e sconfessando se stesso risponde alla sua ultima domanda, come riportato a p.22 del verbale sottoriprodotto:
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Chi, avrebbe risposto nei termini suddetti, se l’incontro non ci fosse mai stato, come da lui precedentemente sostenuto? ( elemento di prova di cui al n.1° ).
* - Conseguentemente a detto rifiuto e temendo che avrei potuto capire e collegare tutto quanto sin qui esposto, mi scatenò una vera e propria bufera giudiziaria documentata ed in atti e che sarà pubblicata, il cui vero scopo era quello di farmi sospendere dal servizio e trasferire in altra sede, sottoponendomi, per difendermi, ad un logorio insopportabile anche per il più sano degli organismi, che sarebbe sfociato in infarto acuto del miocardio, per cui, fui costretto a mettermi in aspettativa fino alla dispensa dal servizio per fisica inidoneità, che sarebbe stata riconosciuta dipendente da causa di servizio ed a pensionarmi con 33 anni di servizio.
* - Costretto dal forzato riposo ad approfondita riflessione, non senza riluttanza, decidevo di collocare una pietra tombale su tutto quanto come sopra accaduto, nel corso della mia Direzione del Carcere di Ragusa, consapevole della sua provata indole criminale e del come l’avrebbe potuta usare in mio danno, con gli enormi poteri che la Legge conferisce ai procuratori della Repubblica, la cui unica garanzia per i cittadini riposa nella correttezza di chi li gestisce, nella fattispecie del tutto inesistente.
 Decidevo pertanto di realizzare una tendenza ereditaria, che coltivavo da anni nel tempo libero: la “POLITICA”, venendo eletto Consigliere Provinciale, nonostante durante tutta la campagna elettorale, U.P.G. da egli delegati svolgevano indagini a mio carico all’interno della Casa circondariale di Ragusa con metodi da dittatura nazi-fascista per accertare fatti che sarebbero risultati inesistenti, di cui si doveva ad ogni costo provare l’esistenza, ricorrendo a minacce, ricatti ed in taluni casi alla falsificazione di documenti in atti al carcere al fine di screditarmi e non farmi eleggere, come documentalmente provato ed in atti.
Non l’avessi mai fatto, alle suddette preoccupazioni del Fera, se ne aggiunsero delle altre, potenziate dalla notoria invidia che lo caratterizza e da sindrome paesana da onnipotenza: da un lato la certezza che in Forza Italia, gioco forza sarei stato eletto Deputato o Senatore e lo sarei stato matematicamente, se anzicchè buttare in galera Mauro, ne fossi rimasto alleato e dall’altro il timore, ben conoscendomi, che avrei potuto scoperchiare il verminaio che avrei scoperchiato ed in cui egli Fera era coinvolto a pieno titolo ( impunità al Mauro in cambio di tanto onerosi quanto inutili incarichi professionali ed appalti di oo.pp. a suoi amici consoci Lions coindagati ). Preoccupazione suffragata dalla consapevolezza del Fera, che nella mia famiglia, la POLITICA si è sempre fatta per rendere un servizio all’elettorato all’unico fine del prestigio e dell’ onore che se ne ricava e sempre rimettendoci soldi di tasca propria e non per arricchirsi rubando, ingannando e tradendo la delega di chi ti vota.
* - Eletto subito capogruppo, mi ci volle poco a capire come l’unico vero scopo del giovane presidente Mauro fosse quello di arraffare soldi sfruttando la carica elettiva e così, prima cercai di indurlo alla ragione, poi gli votai contro in consiglio provinciale, poi mi dichiarai indipendente ed infine, insieme al collega Consigliere di Rifondazione Comunista omissis..., iniziammo una forte opposizione in consiglio provinciale, a cui seguivano puntuali, documentate ed inarchiviabili denunzie di reati documentalmente provati, al procuratore Fera, i cui procedimenti o si autoassegnava o delegava a suoi P.M. ( parenti dei denunziati ), venendone le richieste di archiviazioni, sulla base di indagini penose e sconcertanti, puntualmente decretate come in atti ( elementi di prova di cui al n.2 ).
* - S’imponeva una lezione e per accontentare i suoi amici consoci Lions come sopra denunziati e per vanificare la nostra forte opposizione in Consiglio Provinciale, che riusciva a bloccare parecchie delibere criminogene, per cui il Fera progettò che era utile una nostra incriminazione per calunnia da dare in pasto all’opinione pubblica. Fu così, che il Consigliere provinciale omissis...fu convinto, con la promessa poi mantenuta di un’assessorato, a fare una laconica denunzia al Procuratore Fera, in cui chiedeva di accertare se tutto quanto veniva pubblicamente denunziato in Consiglio Provinciale e sui mass-media da Spadaro e omissis... fosse vero e diversamente di perseguirli come calunniatori, come in atti.
 * - DETTA DENUNZIA DAVA ORIGINE AL PROCEDIMENTO PENALE 126/97 R.G.N.R., CHE SI AUTOASSEGNAVA IL FERA, CON L’ORDINE IMPARTITO AGLI U.P.G. CC. DI RAGUSA, MARESCIALLI CICERO E SANTACROCE DI ASSUMERCI A S.I.T. E CHIUDERE LE INDAGINI ENTRO 48 ORE.
Le cose non andarono secondo i programmi del Fera, in quanto oltre a fare verbalizzare ai predetti U.P.G. i motivi dell’inarchiviabilità delle nostre precedenti denunzie, rassegnavamo loro una serie di nuovi reati nel frattempo consumati presso la Provincia Regionale ( peculato, appropriazione indebita, turbativa d’asta, abusi d’ufficio, truffa in danno della provincia, bancarotta fraudolenta realizzata dal Mauro e complici ai fini di finanziare la campagna elettorale del 1994 e quant’altro… ) e, fornivamo loro le prove documentali ed i nominativi dei consiglieri e dei funzionari che ne erano a conoscenza e che sarebbero stati analogamente assunti a s.i.t., non solo confermando, ma aggiungendo altra carne al fuoco: il clamore sulla stampa avrebbe sortito di lì a poco le dimissioni da presidente F.F. dell’A.A.P.I.T., del Sig. omissis... ( parente della moglie del Mauro e del P.M. presso la procura del Fera, omissis..., che aveva trattato alcune nostre precedenti denunce, poi archiviate ), che era stato nominato abusivamente dal Mauro, prima consigliere d’amministrazione della predetta azienda e poi presidente f.f. e come tale aveva impegnato il suo nome e la sua firma per  pagamenti di centinaia di milioni. Consegnavamo pure una riversale di accredito da parte della Provincia alla detta azienda, effettuata tramite il Banco di Sicilia di Ragusa di Lire.”unmiliardoseicentonovantacinquemilioni”, e quella con cui ne risultavano caricati all’attivo dell’A.A.P.I.T “unmiliardoseicentonovantacinquemila” e si sarebbe capita dopo, la destinazione della differenza.
Tutta la documentazione probatoria da noi prodotta come sopra, ai m.lli Cicero e Santacroce, trovasi anche agli atti del fascicolo del proc. pen. n. 909/97 r.g.n.r., P.M. Romano Vincenzo ed analogamente del sospeso proc. pen.reggino n. 608/98 r.g.n.r., P.M. Provazza Alessandra, odierna indagata. ( el.di prova di cui al n.2 ). 
* - Subito dopo denunziavamo il procuratore della Repubblica Fera Agostino ed il presidente della Provincia Mauro Giovanni e complici al Procuratore Generale della Repubblica di Catania Dott. Di Mauro, perché avocasse le indagini preliminari relative al predetto procedimento penale 126/97 R.G.N.R., che si era autoassegnato il Fera ed al Procuratore della Repubblica di Messina Zumbo Antonio, perché accertasse tutti i fatti su riportati e documentati e cioè: le collusioni mafiose del Fera col clan Dominante-Carbonaro e le complici intese tra il Fera ed il Mauro consistenti nell’offrirgli l’impunità, in cambio di incarichi professionali ed appalti di OO.PP. ai suoi amici e consoci Lions. Oggi si potrebbero aggiungere tante altre cose, ma a che servirebbe? Sicuramente a fare il gioco del Fera ed a farsi altri nemici, dal momento in cui è evidente come sin qui, non solo non c’è stata nessuna doverosa volontà di colpirlo, ma addirittura lo si è spudoratamente protetto in danno delle depauperate Popolazioni di questa Provincia, della Giustizia e dell’intero Ordine Giudiziario ( ne è emblematica l'analitica e storica interrogazione parlamentare del 4 ott.2005 interamente riprodotta su questo sito, del già Ministro di Grazia e Giustizia On. Prof. Oliviero Diliberto, con la quale ne chiede la rimozione ), da parte di giovani magistrati, inquirenti e giudicanti, odierni indagati per abuso d'ufficio in concorso, in regime di proroga della indagini preliminari, dalla Procura della Repubblica di Catanzaro.

A BREVE SEGUIRA' LA PUBBLICAZIONE DI UNA SERIE INCREDIBILE DI CORRUZIONI DI ATTI GIUDIZIARI DOCUMENTALMENTE PROVATE, POSTE IN ESSERE DAL FERA E DAI SUOI COMPLICI AL FINE DI IMPEDIRE LO SVOLGIMENTO DELLE DOVUTE INDAGINI A SUO CARICO E DEI SUOI AMICI e consoci Lions a tutt'oggi impuniti, TRADENDO LE ASPETTATIVE DI GIUSTIZIA DEI RAGUSANI ONESTI.IL SEGUITO DAL TITOLO:

COME IL FERA BEFFO' IL PROCURATORE GENERALE DELLA REPUBBLICA DI CATANIA DR. DI MAURO.

 

Telefax: 0932-820060  —  cell.338.8388966 — posta elettronica:  passanitello@giustiziaesfatta.com