RAGUSA29.09.2006 pubbl.n.13

L'INSIPIENZA DEL PROCURATORE FERA AGOSTINO E LA FIEREZZA DELLA PROF. FULVIA CAPPELLACCI TIPICA DELLE SUE RADICI STATUNITENSI.

UN EPISODIO INDICATIVO DELLA FORMA MENTIS DI UN PROCURATORE DEL PROFONDO SUD CHE HA FATTO IL SUO TEMPO E NON SI RENDE CONTO CHE IL PERMANERE AD OLTRANZA NELLA MINI PROCURA DI RAGUSA PEGGIORA DI GIORNO IN GIORNO LA SUA POSIZIONE DI PLURINDAGATO,TRA LO SCONCERTO DEL POPOLO E GETTANDO DISCREDITO SU QUANTI SUOI COLLEGHI FANNO IL LORO DOVERE E SULL'INTERO ORDINE GIUDIZIARIO.

(DAGLI ATTI DIBATTIMENTALI DEL SOSPESO PROCEDIMENTO PENALE N.608/98 R.G.N.R. PRESSO IL TRIBUNALE DI REGGIO CALABRIA, DIVULGABILI AI SENSI DI LEGGE)

Dopo una cena consumata al "Casanova" di Cannitello(RC.) difronte al luccichio del ben illuminato lungomare messinese ed un pernottamento, l'Avv. Biagio Spadaro e la Prof.Fulvia Cappellacci, marito e moglie, nella tiepida e radiosa mattinata del 6 novembre 1999, armati di carta e penna, si recavano presso il Tribunale reggino, l'uno quale Parte Offesa e l'altra quale accompagnatrice, per visionare gli atti del p. penale che vedeva indagati per "abuso d'ufficio ed altri reati " il procuratore della Repubblica di Messina Zumbo Antonio, il suo vicario Romano Vincenzo, il Pres. della Provincia di Ragusa Mauro Giovanni nonchè il Procuratore Fera Agostino ed alcuni suoi colleghi, amici e consoci del Lions club di Ragusa Host, due u.p.g. della procura messinese ed altri, per un totale di 15 persone. L'obiettivo era visionare ed estrarre copie degli atti delle indagini preliminari del p. penale n.608/98 RGNR, a seguito della notifica della richiesta di archiviazione della p. m. Provazza Alessandra.

In perfetta sintonia come sempre i coniugi, si dividevano i faldoni da visionare ( intanto lievitati perchè il P.M. di Messina Franco Langher vi aveva fatto affluire gli atti del procedimento penale su denunzia del Fera dopo l'archiviazione dell'originario procedimento a suo carico, trasformatosi in un vero e proprio boomerang già nella primissima fase procedurale, per cui il Fera aveva riasssunto la qualifica di indagato insieme ai suoi complici ), quattro per l'esattezza ed iniziavano lo sfoglio. Ad un certo punto mentre lo Spadaro era immerso nella lettura delle sommarie informazioni testimoniali rilasciate da Dominante Carmelo e dai "pentiti" f.lli Carbonaro ai loro pilotatori u.p.g. complici del Fera, la Cappellacci, sbalordita, gli diceva "guarda che qui c'è anche il mio nome, sono indagata anch'io"; "ma no, non è possibile", le rispondeva "ti avranno identificata e trascritta perchè sei mia moglie, fammi vedere".

Il Fera, sulla base di un esposto in fotocopia, pervenuto alla sua procura non si sa come e da parte di chi, inattribuibile allo Spadaro, ma ad egli falsamente attribuito e che sarà reso pubblico, aveva attivato presso la sua procura un procedimento penale auto assegnandoselo, al fine di poter chiedere al Procuratore Generale di CT. Giacomo Scalzo, la negatagli autorizzazione a procedere per "calunnia" nei confronti dello Spadaro e denunziarlo insieme alla Cappellacci rea di essere stata la manoscrittrice degli atti sottoscritti dal marito con esplicitata assunzione di paternità, per "calunnia aggravata", inviando la denunzia allo Scalzo a cui chiedeva di trasmetterla per competeza all'allora Procuratore di Messina Zumbo Antonio (e non si capisce il perchè della delega o si capisce fin troppo bene...) e per conoscenza all'allora Ministro di Grazia e Giustizia On. Prof. Oliviero Diliberto, dal quale sollecitava un'ispezione presso il suo ufficio per verificarne la bontà dell'operato, che avrebbe dovuto aver luogo su "invito" dello Scalzo ed anche in questo caso non si comprende il perchè della delega e dell'assurda ed inconsueta richiesta, se fatta, come nella fattispecie da un Procuratore della Repubblica: "excusatio non petita accusatio manifestat "

Ecco di seguito riprodotta la denunzia per calunnia aggravata dell'interessata, in risposta all'insipienza di Fera Agostino :


Ovviamente la Prof. Cappellacci sarebbe stata prosciolta già in fase predibattimentale dall'accusa del Fera ritenuta "del tutto infondata" e la su riprodotta denunzia sarebbe finita nel nulla, nonostante la stringente opposizione dell'interessata all'afferente richiesta di archiviazione, grazie ad un magistrato (p.m. Barbaro Vincenzo) da recente balzato agli onori delle cronache giudiziarie nazionali in quanto imputato di "rivelazione di segreto d'ufficio" nell'ambito dell'operazione "Gioco d'azzardo".

Ma il caso, come si sa, potrebbe essere riaperto su istanza di parte ed anche se improduttivo di arresti per il Fera per condanna passata in giudicato, a causa del recente indulto di tre anni, che sono il minimo della pena prevista per la "calunnia", darebbe adito ad un notevole risarcimento, che potrebbe essere chiesto adendo da subito le vie civili, sulla base della certificata assoluta infondatezza delle accuse del Fera.

Si riporta altresì di seguito copertina del p. penale presso il Tribunale di R. Calabria n.1486/99 RGNR, unito al n.608/98 RGNR per il reato di "furto aggravato" (artt. 624 e 625 c.p.) a carico di Fera Agostino, per il furto di un motorino fiammante di proprietà della Parte Offesa Prof.ssa Fulvia Cappellacci (in uso alla figlia), ad opera di appartenente al clan Dominante Carbonaro. Nel rapporto relativo al furto di detto motomezzo risulta che furono scambiati il numero di targa con quello del telaio, di tal che poteva circolare indisturbato sfuggendo ai controlli della Polizia Stradale. Detto mezzo non fu mai recuperato perchè il ladro dichiarò ai Carabinieri di Vittoria che a sua volta glielo avevano rubato. A Causa di rinvii delle udienze, non fu mai possibile escutere l'autore reo confesso del furto, nonostante più volte tradotto presso il Tribunale di Ragusa, interdicendo pertanto alla difesa della Parte Offesa di chiedergli chi era stato il mandante del furto, indicato in denunzia, quale probabile, nella persona di Fera Agostino per la finalità in essa esplicitata. Il procedimento sarebbe stato ovviamente e come di consueto definito con archiviazione.

fera

Non è dato sapere, se altre donne della nostra Italia Repubblicana abbiano avuto il coraggio di denunziare un Procuratore e se si, sicuramente si conteranno sulle dita di una mano, certo è che la Prof. Cappellacci l'ha fatto a buon diritto e l'ha fatto da un paese del profondo Sud sovraesponendosi ed esaltando i valori di indipendenza ed autonomia delle Donne, troppo spesso ignorati, se non mortificati, quand'anche brutalmente soffocati.

*- Or tu chi se’tu che se' seduto a scranna*- Per giudicar da lungi mille miglia*- Con la veduta corta d’una spanna?** ( Dante Alighieri Parad.,XIX, 79 )

Gino Spadaro

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