Ragusa 10.09.2016

FERA AGOSTINO NELLA FOGA DI DENUNCIARE SPADARO SI AUTODENUNCIA

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SPADARO E FERA MENTRE SI ESIBISCE ALLA PIANOLA

Procedimenti penali presso il Tribunale di R. Calabria n.2289/16 RGNR su querela dell'ex s.procuratore Fera Agostino a carico dell'ex Dirigente Penitenziario e Cons. Prov.le Biagio Spadaro per art.368 comma 1 c.p. e n.4645/2016 RGNR presso il Tribunale di Messina a carico di Fera Agostino per i reati di cui agli artt.368, 595, 612/Bis c.p. su controdenunzia dello Spadaro in sede d'interrogatorio di garanzia.

I FATTI:

In data 06.11.2015 il Direttore Spadaro rendeva verbale d’interrogatorio di garanzia per le ipotesi di reati di cui agli artt.368, 595, 612/Bis c.p. nel p.p. n.501/15 R.G. Mod. 21 presso la procura della Repubblica di Ragusa nel corpo del quale contro denunziava per i medesimi delitti, documentando, il querelante  pensionato ex magistrato Fera Agostino. Procedimento che si era autoassegnato  il Procuratore Carmelo Antonio Petralia, fatto trasferire ad indagini concluse, dal suo sostituto dr. Scollo Gaetano presso la Procura di R. Calabria “per competenza territoriale” per il reato di cui all’art.368 c.p. a carico dello Spadaro, come da sottoriprodotto dispositivo:

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Dispositivo che non farebbe una grinza, se non fosse per il fatto che ancor prima della trasmissione di su detti atti, l'indagato Spadaro aveva già prodotto la sentenza della Cassazione di annullamento senza rinvio per insussistenza del fatto relativa a su detto ricorso, i cui contenuti erano già stati valutati dal supremo organo giurisdizionale. Elemento determinante che in tutta evidenza sarà sfuggito al delegato alle indagini p.m. Scollo, ma non anche al delegante cofirmatario.

La Procura reggina investita del caso attivava il p.p. n.2289/16 RGNR per il reato p.e p. dall'art. 368 comma 1 c.p. ed il titolare P.M. Angelo Gaglioti, notificava allo Spadaro l’avviso di conclusione delle indagini, che gli consentiva di visionare il fascicolo ed acquisirne gli atti, tra cui la querela del Fera il cuicontenuto gli era fino a quel momento sconosciuto.

Detto P.M. accendeva contestualmene a carico del Fera il p.p. n.3666/16 RGNR per i reati di cui agli artt.368, 595, 612/Bis c.p., trasferendone gli atti alla Procura di Messina per “competenza funzionale ex art.11 c.p.p.”, che attivava a carico del Fera il p.penale n.4645/2016 RGNR per i reati su detti, indicando quale data dei fatti criminosi indagati quella del verbale dell'interrogatorio dello Spadaro del 06.11.2015. Procedimento che in atto trovasi in fase di indagini preliminari vincolate dal segreto istruttorio, come da sotto riprodotti certificati ex art. 335 c.p.p.

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Ne consegue che gli ulteriori reati  consumati dal Fera nella sua querela (corpo del reato) depositata presso la Procura di Ragusa il 02.02.2015, non possono essere confusi con quelli rappresentati dallo Spadaro nella sua controdenunzia in sede d'interrogatorio di garanzia reso quando ne sconosceva il contenuto.
Ulteriori reati parte integrale del procedimento presso il Tribunale reggino, in quanto facenti parte del medesimo atto querelatorio del Fera e contenuti nello stesso  capoverso (3° cpv. della seconda pagina), relativi ai medesimi fatti che vanno valutati nel p.penale a carico dello Spadaro per cui il Giudice Adriana Trapani ha fissato l'udienza preliminare per il 06.10.2016, con attivazione di ulteriore p. penale a carico del Fera.

Nella querela come e quando sopra acquisita, il Fera si ritiene “offeso” da quanto riportato dallo Spadaro al foglio 8 secondo e terzo capoverso del suo ricorso per cassazione per l’assoluzione nel merito, avverso la sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria che aveva confermato la sentenza del giudice di primo grado dichiarativa dell’estinzione del reato di “calunnia” per intervenuta prescrizione, laddove rileva la mancata escussione dell'u.p.g. m.llo CC...omissis...da egli citato come teste, assumendo: “Omessa testimonianza che …..avrebbe consentito di sciogliere gli interrogativi rappresentati dallo Spadaro ed in atti e cioè se i ripetuti incontri dell'u.p.g. m.llo... omissis ..col capo clan Bruno Carbonaro all’interno del Carcere di Ragusa allorchè iniziò la sua collaborazione con la neo D.D.A. di Catania, fossero stati ordinati dal Fera per suggerirgli cosa dire, perché non uscisse il suo nome e per tenersi aggiornato su quanto aveva già detto agli U.P.G. delegati dalla neo D.D.A. di CT.”  Incontri che venivano riferiti al Direttore Spadaro dai suoi Agenti e Sott.li addetti ai delicati servizi. 
Querela che il Fera conclude con due richieste: “Chiedo che venga escusso il m.llo ...omissis..., riservandomi di produrre copia delle sentenze emesse dalle Autorità di Reggio Calabria ed ogni altro atto ritenuto necessario e chiedo anche che venga accertato se Spadaro nel 1993 venne denunziato dai Carabinieri per avere favorito, se non ricordo male nel 1990, il trasferimento proprio del Carbonaro dal carcere di Modica a quello di Ragusa, procedimento per la verità poi archiviato.”

PER QUANTO CONCERNE LA RICHIESTA DI ESCUSSIONE DELL'u.p.g. m.llo ... omissis...:
Detto m.llo già preposto alla sezione di P. G. CC. presso la Procura di RG. alle dipendenze funzionali dell’allora procuratore Fera, assunto a s.i.t.  dai CC. Di Ragusa il 13.03.2015, ovviamente negava detti incontri, la cui ammissione sarebbe equivalsa ad un'auto denunzia con conseguente incriminazione, dal momento che nè il presunto delegante procuratore Fera, nè egli u.p.g., nè chicchessia, potevano essere abilitati ad effettuarli se non previa autorizzazione del D.A.P. o della neo D.D.A. di CT.
Testimonianza che l'allora A.G. non ritenne di effettuare,  come anche quelle degli Agenti e Sott.li di Polizia Penitenziaria che li riferivano al Direttore Spadaro, l'una e le altre contenute nel capitolato della lista approvata dei 39 testi, in atti al p.p. n. 608/98 RGNR presso il Tribunale di R. Calabria ed unita quale all. n.19 al ricorso per  cassazione dello Spadaro, depositato il 15.04.2014 presso il Tribunale di Ragusa per il  conseguente inoltro.

La Corte Suprema di Cassazione, VI Sezione penale, in accoglimento di detto ricorso, con sentenza n.4047 dell'08.09.2015, ha annullato senza rinvio, perché il fatto non sussiste, la sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria confermativa di quella di 1 grado di "non doversi procedere nei confronti di Biagio Spadaro per intervenuta prescrizione", appellata dallo Spadaro per l'assoluzione nel merito. Sentenza della Cassazione prodotta dallo Spadaro nell’interrogatorio di garanzia reso come sopra ai Carabinieri di Ragusa su delega del Procuratore Petralia.

Ne consegue che già all’atto della produzione di detta sentenza (intervenuta dopo la querela del Fera proposta nell’erroneo convincimento, dopo due gradi di giudizio a lui favorevoli, che il ricorso dello Spadaro sarebbe stato respinto), la procura di Ragusa avrebbe fatto cosa buona e giusta a richiederne l’archiviazione per improcedibilità dell’azione penale in base al principio di diritto del ne bis in idem, piuttosto che trasferirne gli atti alla Procura reggina costringendola a formulare il capo d’imputazione a carico dello Spadaro per il reato p. e p. dall’art.368 comma 1 c.p. in cui si legge quanto su riportato a pag. 8 del ricorso per cassazione, imputandolo perchè "incolpava, sia pure mediante prospettazione dubitativa e semplice insinuazione, la p.o. FERA agostino (i.a.g.) di reati (configurabili in ipotesi come intralcio alla giustizia, concorso in false dichiarazioni all'Autorità Giudiziaria, o abuso di ufficio) di cui egli lo sapeva innocente. Accertato in data 15.04.2014 in Ragusa." (data del deposito del ricorso per cassazione dello Spadaro presso il tribunale di Ragusa per il conseguente inoltro). 

Richiesta di archiviazione che il Procutore Petralia, con cui lo Spadaro nelle numerose visite di cortesia ha sempre intrattenuto buoni rapporti sin dal suo arrivo a Ragusa, avrebbe dovuto formulare in omaggio all'art.3 della Costituzione, a maggior ragione in quanto dopo avere trasmesso alla Procura di Messina “per competenza territoriale” gli atti del p. penale n.1143/2011 RGNR su denunzia a firme congiunte Spadaro-Agosta, depositata presso la Procura di Ragusa il 12.04 2011 a carico di Di Paola Carmelo e Spata Maria Giovanna (lettere anonime al p.g. Tinebra ed al Pres. Duchi) per il reato di cui all’art. 371 bis c.p. (leggasi cliccando di seguito, sotto la voce MALAGIUSTIZIA le pubblicazione on line dal titolo 31) Chi è l'autore delle lettere anonime al P.G. Tinebra Giovanni ed al Presidente Michele Duchi?(3.09.2008) aveva già richiesto ed ottenuto l’ archiviazione su sue contro denunzie dei sotto elencati p. penali:
* n.683/2011 RGNR per “calunnia” a carico del Fera e del prefetto Cannizzo Francesca per la strumentale ablazione delle armi legittimamente detenute dallo Spadaro (leggansi sotto la voce MALAGIUSTIZIA le pubblicazioni on line  dai titoli 60) LE PISTOLE DEL DIRETTORE: il Prefetto Vardè rende GIUSTIZIA all'avv. Spadaro (04.10.2014)  – 68) Al vaglio degli inquirenti la posizione del prefetto di Palermo Cannizzo Francesca per fatto analogo alla "tutela" ottenuta dal procuratore Fera in danno del Direttore Spadaro (28.09.2015) e sotto la voce POLITICA - 22) Caso Saguto, il M5S ad Alfano: “Via il Prefetto, inviate gli ispettori (04.10.2015”23) Decisivo l'intervento del M5S:il Prefetto Cannizzo Francesca trasferita per i suoi legami con il magistrato Saguto Silvana sospesa da funzioni e stipendio dal CSM (7.11.2015);
* n.2440/2015 RGNR per “calunnia” a carico del Fera, del suo pupillo avv. Dipaola Carmelo, dell’avv. Pannuzzo Giovanni e di Agosta Matilde, relativo alle strumentali dichiarazioni della Matilde (leggansi cliccando diseguito le pubblicazioni dal titolo “63)IL GIUDICE VALERIA CURATOLO ASSOLVE L'AVV. SPADARO PER NON AVERE COMMESSO IL FATTO (27.10.2014)” e “66) Fera Agostino appella la sentenza assolutoria del Giudice Valeria Curatolo (8.6.2015)” ;
 *n.2856/2012 RGNR  per “calunnia” a carico di un loro caro amico e consocio Lions,  tale Adamo Vincenzo, teste citato dal Fera nel p. civile presso il Tribunale di Messina n. 762/07 R.G. che aveva reso “falsa testimonianza” e che aveva calunniato lo Spadaro nelle s.i.t. rese ai CARABINIERI di RG. su delega del P.M. in ME. Stefano Ammendola (leggasi cliccando di seguito la pubblicazione dal titolo “55) L'EX DIRETTORE REGIONALE DEL LAVORO ADAMO VINCENZO CHIAMATO A TESTIMONIARE DA FERA AGOSTINO RENDE "FALSA TESTIMONIANZA"(17.12.2012).

Ciò posto, si dubita che l'u.p.g. m.llo ...omissis...avrebbe potuto ammettere, da teste, i su detti incontri, se non altro per le sopra citate ragioni di autodifesa (ragioni che comunque stridono con la verità e con le altre dichiarazioni dei riferenti al Direttore Spadaro, Agenti e S.li di Polizia Penitenziaria). 

Il tutto esaustivamente illustrato e documentato nell’all. n.8  alla memoria - denunzia dello Spadaro depositata (a seguito della notificatagli richiesta di proroga delle indagini del Procuratore Petralia al G.I.P. ai sensi dell’art.406 c.p.p.) presso l’ufficio del Presidente del Tribunale e del G.I.P. di Ragusa il 12.01.2016, ora in atti al p. penale trasferito a R. Calabria, avente per oggetto  “Memoria-denunzia di cui all’art.406 c.p.p. di Biagio Spadaro indagato per il reato p. e p. dall’art.368 c.p. nel p.p. n. 501/15 R.G. P.M. e n.2850/15 R.G. GIP stilata senza avere avuto il richiesto accesso al fascicolo ed alle ritenute fonti di prova indicate nell’avviso a rendere l’interrogatorio del 06.11.2015.”

Non si dimentichi che Bruno Carbonaro  ed i suoi fratelli furono costretti a nominarsi gli avvocati nel corso dell’udienza   in videoconferenza del 16 sett. 2004 nel p.p. n.608/98 RGNR perché avevano fornito dichiarazioni contrastanti con quelle precedentemente rilasciate in pro dell’indagato Fera agli u.p.g. delegati alle indagini dalla procura di Messina (p.p. n. 909/97 RGNR Proc. Zumbo Antonio e delegato p.m. Romano Vincenzo), prima che gli atti fossero tramessi a R. Calabria su volere del neo Procuratore di Messina Luigi Croce. Pilotaggio di su detti “pentiti” regolarmente denunziato dallo Spadaro e finito come di consueto nel nulla.

Non si dimentichi la confessata e ritrattata falsa testimonianza resa dall’amico e consocio lions del Fera, Adamo Vincenzo nel p. civile 762/2007 R.G. presso il Tribunale di Messina. Procedimento pendente, temerariamente attivato dal Fera sulla base del rinvio a giudizio per “calunnia” dello Spadaro presso il Tribunale reggino, la cui sentenza prescrittiva aveva già fatto perdere giuridica efficacia alla sua costituzione di parte civile, reiterata senza successo sia in apertura d’udienza per la decisione dell'appello dello Spadaro alla C.d.A. reggina, che in Cassazione che ha, come sopra pienamente accolto il suo ricorso.

A ciò aggiungasi che il Fera aveva già denunziato lo Spadaro per i contenuti di su detto suo appello alla Corte reggina alterandolo e calunniandolo, facendo attivare il p.p. n.5304/2008 RGNR  a cui è unito il n.4108/2010 RGNR. Procedimento dall’iter tortuoso ed inquietante definito con ordinanza di archiviazione in 12 pagine del 18.06.2013 del Giudice Domenico Santoro, in atti (leggasi cliccando di seguito su “ 56) ORDINATA L'ARCHIVIAZIONE DI UNA GRAVISSIMA VICENDA GIUDIZIARIA PROMOSSA DA FERA AGOSTINO, CONSEGUENTEMENTE INDAGATO PER "CALUNNIA" E PER "FALSITA' MATERIALE" (13.7.2013). Procedimenti per “calunnia” (n.4873/2012 RGNR), e per “falsità materiale” (n.5190/2013 RGNR) le cui indagini svolte dal P.M. reggino Mauro Leo Tenaglia avevano accertato i fatti delittuosi, trasferiti a Messina per "competenza funzionale" e finiti come di consueto nel nulla.

Trattasi pertanto di capo d’imputazione relativo a fatto sentenziato prescritto fondato sulle s.i.t. come sopra rilasciate dall' u.p.g... omissis..., la cui parola non vale certamente di più di quella dei riferenti Agenti e Sott.li di P.P., personale scelto per quei delicati compiti, della cui correttezza non c’è da dubitare, né tantomeno di quella del Direttore Spadaro, che ha riportato quanto da loro riferitogli, significando che lo Spadaro non sa innocente il Fera e che non ha mutato nessuna delle sue opinioni sul suo conto, avendo le emergenze processuali, politiche ed amministrative nel corso dei 24 anni dall’insorgenza del caso di malagiustizia, piuttosto che fugare dubbi e perplessità, rafforzato vieppiù i radicati convincimenti circa i suoi rapporti con i capi clan “Dominante – Carbonaro”.
In conclusione, né il Tribunale reggino ritenne di escutere come teste l'u.p.g. m.llo ...omissis.... in merito ai fatti che sarebbero stati sentenziati prescritti in primo grado, né la Corte Suprema di Cassazione sulla base di quanto scritto dallo Spadaro a pag. 8 del relativo ricorso ha ritenuto di rinviare gli atti al Tribunale reggino perché venisse escusso e se in ipotesi l’avesse fatto non avrebbe potuto prescindere dalla testimonianza dei riferenti al Direttore Spadaro, Agenti e Sott.li di Polizia Penitenziaria e di quanti ricompresi nell'approvata lista dei suoi 39 testi.

Pertanto detto capo d’imputazione, così come espresso dal P.M. Gaglioti è un falso capo d’imputazione costituente un processo alle intenzioni già di per sé solo concettualmente inaccettabile e  comunque nella specie inammissibile, consistendo l’elemento di valutazione prospettato dal querelante in una  richiesta difensiva dello Spadaro scriminata ope legis che andava accertata allora con la testimonianza dell'u.p.g....omissis... e degli Agenti e Sott.li di P.P.  riferenti gli incontri, con i normali mezzi procedurali e non ora per allora,  se non si vuole cadere nel grottesco assurdo della celebrazione di un processo avente ad oggetto fatti del medesimo processo già valutati e definiti con sentenza irrevocabile della Cassazione. 

Inoltre il Fera da indagato in ben tre procedimenti penali presso il Tribunale di Messina in sede d'interrogatorio, in riferimento alla calunnie lanciate allo Spadaro, rispondeva "Ritengo che tali frasi siano ricomprese in uno scritto difensivo, da cui l'applicazione dell'esimente prevista dall'art.598 c.p." Procedimenti poi uniti, per cui il Fera da imputato reo confesso del reato di "peculato d'uso aggravato e continuato" (p.p. n.1958/11 RGNR P.M. Dott. Stefano Amendola) veniva assolto col giudizio abbreviato perchè "il fatto non costituisce reato" all'udienza preliminare durata complessivamente 28 minuti sufficienti anche per stilare la sentenza in 3 pagine (leggasi cliccando di seguito su 54) PECULATO D'USO CONTINUATO: LA SENTENZA SHOCK CON CUI IL GIUDICE MASTROENI ASSOLVE FERA AGOSTINO (30.10.2012),

Infine, per giurisprudenza acclarata, il medesimo ufficio del P.M. non può, nella medesima sede giudiziaria, procedere nuovamente per lo stesso fatto iscrivendo un nuovo procedimento per lo stesso reato contro il medesimo soggetto, cioè contro lo Spadaro, tanto che nel procedimento eventualmente duplicato (come nella fattispecie) deve essere disposta con sentenza la relativa causa di improcedibilità.

PER QUANTO CONCERNE LA  RICHIESTA CONTENUTA NELLA QUERELA DEL FERA DI ACCERTARE SE SPADARO NEL 1993 VENNE DENUNZIATO DAI CARABINIERI PER AVERE FAVORITO, SE NON RICORDO MALE NEL 1990, IL TRASFERIMENTO PROPRIO DEL CARBONARO DAL CARCERE DI MODICA A QUELLO DI RAGUSA, PROCEDIMENTO PER LA VERITA’ POI ARCHIVIATO”:
Allo stesso modo in cui si è agito nei confronti dello Spadaro e stavolta su quanto falsamente asserito dal pensionato Fera nella sua querela depositata il 02.02.2015 (che è cosa diversa da quanto dallo Spadaro riportato doverosamente a pag. 8 del suo ricorso per cassazione in ordine ai riferitigli, dai suoi Agenti e Sott.li di Polizia Penitenziaria, incontri che l'u.p.g. m.llo...omissis... aveva col capo clan Bruno Carbonaro) ed in osservanza dell’art.3 della Costituzione e delle Leggi che ne discendono, Fera Agostino va rinviato a giudizio per i delitti pp. e pp. dagli artt. 368 comma 2 c.p. e 612 Bis c.p. perché nel corpo di detta querela, specificatamente a pag. 2 terzo capoverso nella parte in cui afferma “…… e chiedo anche che venga accertato se Spadaro nel 1993 venne denunziato dai Carabinieri per avere favorito, se non ricordo male nel 1990, il trasferimento proprio del Carbonaro dal carcere di Modica a quello di Ragusa, procedimento per la verità poi archiviato”  incolpa il Direttore pro tempore del Carcere di Ragusa dott. Spadaro di reati (configurabili in “favoreggiamento personale nei confronti di Bruno Carbonaro” ed “abuso d’ufficio”) di cui egli lo sapeva innocente.

Infatti il capo clan Bruno Carbonaro non risulta essere mai stato ristretto nè nel 1990 nè nel 1993 presso il Carcere di Modica, come da attestati della Casa Circondariale di Modica contenuti alle pagine 67 e 68 dell’all. n.8 alla memoria-denunzia dello Spadaro depositata (a seguito della notificatagli richiesta di proroga delle indagini avanzata dal procuratore Petralia) presso l’ufficio del Presidente del Tribunale di Ragusa e del G.I.P. il 12.01.2016 avente per oggetto “Memoria-denunzia di cui all’art.406 c.p.p. di Biagio Spadaro indagato per il reato p. e p. dall’art.368 c.p. nel p.p. n. 501/15 R.G. P.M. e n.2850/15 R.G. GIP stilata senza avere avuto il richiesto accesso al fascicolo ed alle ritenute fonti di prova indicate nell’avviso a rendere l’interrogatorio del 06.11.2015” ed in atti al p.p. n.2289/16 RGNR attivato dal P.M. Gaglioti a seguito della trasmissione del fascicolo alla Procura reggina “per competenza territoriale” come verificato personalmente dallo Spadaro il 13.05.2016.
Inoltre lo Spadaro ha provveduto con fax del  20.05.2016 a trasmettere, tra l’altro, al Procuratore Capo Dott. Federico Cafiero De Raho ed al P.M. Dott. Angelo Gaglioti copia del certificato sotto riprodotto rilasciato dalla Casa Circondariale di Modica n.7187 del 05.10.2004 da cui  non risulta che negli anni indicati dal Fera nella sua querela, Bruno Carbonaro sia mai stato recluso presso il Carcere di Modica:

modica
nè risulta allo Spadaro di essere mai stato denunziato dai CARABINIERI nè di Ragusa nè della Sicilia nè d'Italia, piuttosto di esserne stato elogiato dal C. te Proviciale dei CARABINIERI Col. Francesco Guarrata , oggi Capo di Stato Maggiore a.r., con nota del 12.06.1992 a conclusione dell'operazione "Squalo" del 4.06.1992 messa a segno anche grazie al sapiente utilizzo di microspie all'interno del Carcere di Ragusa da egli diretto, protrattosi per ben 10 mesi, come da sottoriprodotto attestato:

CARABINIERI


ed analogamente con nota sotto riprodotta del 10.06.1992 del Prefetto di Ragusa Dott. Antonio Prestipino Giarritta con cui aveva onorevolmente collaborato:

PREFETTO PRESTIPINO

nonchè dal Generale Dott. Giorgio Vincenzo Piras già C. te Prov. le dei CARABINIERI di Ragusa, succeduto a Francesco Guarrata, dallo Spadaro citato come teste nel p.p. promosso dal Fera n.6548/08 R.G.N.R. presso il Tribunale di Messina conclusosi con sentenza del 27 ottobre 2014 con cui veniva assolto dal reato ascrittogli (595 c.p.)  "per non aver commesso il fatto" dal Giudice D.ssa Valeria Curatolo), come in atti:

 

ed ancora dal Generale dei CARABINIERI Capo di Stato Maggiore Dott. Francesco Guarrata, anch'egli citato come teste nel p. penale su detto:

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Ma allora , preso atto che nelle s.i.t. su dette l'allora capo della Sezione P.G. presso la Procura ragusana, ha negato di conoscere personalmente il capo clan Bruno Carbonaro e pertanto di non averlo mai incontrato presso il Carcere di Ragusa, qual' è la fonte a cui attinge il Fera per asserire quanto sopra, dal momento in cui alla pubblica udienza del 16.09.2004 nel p.p. n. 608/98 RGNR presso il Tribunale di R. Calabria asserisce "il Dominante e i Fratelli Carbonaro, quando hanno... come dire superato un certo livello di criminalità sono sempre stati a disposizione della D.D.A. di Catania e mai della procura di Ragusa.... Per quanto riguarda i Fratelli Carbonaro io ne conosco uno solo... cioè ne conosco!, ho avuto a che fare soltanto con uno di essi." (a pag. 6 della decodificazione). P.M. Quindi dicevamo che questa conoscenza risale a quali anni? Fera "Quando ero sostituto. Quindi a prima del 1984 perchè io nell'84, nel gennaio dell'84 assunsi le funzioni di consigliere pretore dirigente fino al novembre del 1992" . P.M. Quindi poi, dall'84 al 92 non ha rivestito il ruolo di pubblico ministero. Fera "assolutamente, assolutamente. E quindi non mi sono mai interessato di atti commessi da questi signori" (a p.7) ed ancora a p.12 "Dominante e i Carbonaro erano a disposizione della D.D.A.- Io non li ho sentiti neanche come... procuratore, diciamo, ordinario. Assolutamente perchè non mi interessavano..." ? chi ha suggerito al “pentito” Bruno Carbonaro, subito dopo il suo trasferimento da Ragusa a Roma Rebibbia di imputare al Direttore Spadaro, al deliberato fine di farlo arrestare, fatti collocati in date ben precise in cui a dirigere il Carcere di Ragusa c’era il suo predecessore?

(provebio popolare: "La gallina che canta ha fatto l'uovo ")

Fatti che era tecnicamente e matematicamente impossibile addebitare allo Spadaro, atteso che nel periodo dal settembre 1991 al giugno 1992 erano operative all’interno del Carcere da egli diretto le microspie che grazie al suo sapiente utilizzo, dei suoi valenti e fidati collaboratori e dei CARABINIERI diretti dal Cap. Angelo De Quartu su delega della neo D.D.A. di CT., produssero risultati devastanti per il clan decapitato con la prima operazione “SQUALO” per cui fu, come sopra elogiato sia Dai Carabinieri di Ragusa che dal Prefetto Antonio Prestipino Giarritta, prolusiva della  seconda omonima operazione del novembre 1994 con 111 ordinanze di custodia cautelare e di tutte le altre che ne sarebbero seguite:

Operazione "Piazza Pulita" del giugno 1997 con 99 ordinanze di custodia cautelare;

Operazione "Scacco Matto" del gennaio 1998 con 15 ordinanze di custodia cautelare;

Operazione "Mamma Santissima" del maggio 1998, con 26 ordinanze di custodia cautelare;

Operazione "Day After" (la strage di Vittoria) del gennaio 1999 con n.12 ordinanze di custodia cautelare;

Operazione "Apache" (i Piscopo padroni di Vittoria) con n.17 ordinanze di custodia cautelare;

Operazione "Tramonto" (Clan dei D'Agosta), con n.13 ordinanze di custodia cautelare; (leggasi cliccando di seuito su 24) Il Prefetto Prestipino Giarritta e "L'upupa dalla cresta Rossa"(29.8.2007)


Il tutto come documentato ed in atti quale allegato n.8 alla memoria – denunzia dello Spadaro del 12.01.2016 nel p.p. n. 501/2015 R.G. P.M. e n.2850/15 R.G. GIP a seguito della richiesta di proroga delle indagini del Petralia,come e quando sopra trasferito per "competenza territoriale" alla Procura reggina.
Inoltre lo Spadaro tiene a ribadire che sin dalla raccomandazione dell’allora procuratore Fera in pro dei capi clan Dominante – Carbonaro, riportata in epigrafe alla citata sentenza della Cassazione, non ha modificato nessuna delle sue opinioni nei confronti del Fera, perché non ha avuto ragione di ricredersi nell’arco dei 24 anni dall’insorgenza del caso di voluta malagiustizia.
I fatti emersi nelle sedi politiche,  amministrative e processuali in cui, hanno giocato un ruolo determinante le cariche da egli rivestite, ben lungi dal fugare dubbi e perplessità circa i suoi rapporti col clan Dominante-Carbonaro li hanno rafforzati, per cui non lo sapeva innocente prima e men che mai ora, significando, codice penale alla mano, che a ruoli invertiti avrebbe collezionato una ventina di anni di carcere e che se a tutt’oggi è incensurato lo deve alla sua esperienza, competenza specifica in materia ed incrollabile fede nella Giustizia che lo ha spinto, con grave compromissione della sua salute e delle sue risorse economiche, ad una tanto strenua quanto impari difesa;

Alle stesse conclusioni è pervenuto, per quanto concerne il ruolo avuto dall’allora “plurindagato” procuratore Fera negli omicidi Tumino-Spampinato e lo Stalking nei confronti dello Spadaro, dello Scrittore Dott. Carlo Ruta del Cancelliere Dirigente già alle sue dipendenze funzionali  Ignazio Andolina e dell’Ing. Sebastiano Agosta (gli ultimi due morti vittime di infimi artifici giuridici senza aver potuto avere GIUSTIZIA), espresse  nell’interrogazione parlamentare con cui ne chiedeva la rimozione da procuratore di RG., il teste all’udienza del  3.05.2012 nel p. penale n. 37210/08 RGNR presso il Tribunale di Milano, ex Ministro della Giustizia Prof. Oliviero Diliberto “non ho modificato nessuna delle mie opinioni” (a pag.15 e 32 delle decodificazioni).
Interrogazione del 04.10.2005, alla quale sarebbero seguite le pubblicate dichiarazioni del  24.5.2007 del Sen. Magistrato Giuseppe Di Lello “insabbiatutto, sia a desta, che a centro che a sinistra” (vedansi cliccando di seguito gli atti riportati nelle pubblicazioni dai titoli  * 3 bis) E' scaduta l'ora del procuratore: Fera lasci la procura di Ragusa (14.10.2005), Oliviero Diliberto, Cosimo Sgobio e Gabriella Pistone: "Rimuovere il procuratore Fera” (07.10.2005). *  20) Mentre il Sen. Giuseppe DI LELLO lo definisce "insabbiatutto" il procuratore Fera viene nominato presidente del lions club di Ragusa Host (17.07.2007);

Omicidi, secondo la chiave di lettura pubblicata il 1° giugno 2008 sul "Corriere della Sera"  "un caso provocato da un altro caso. Un delitto fatto apposta per cancellare un altro delitto...." e su il quotidiano "La Sicilia" nell'articolo del 26.05.2008 dal titolo “L’omicidio Spampinato <<Nessuno ha cercato i mandanti>>.

Emblematica la sotto riprodotta pubblicazione in merito del mensile regionale di cultura, politica e attualità "dialogo" di Modica (sede di Tribunale fino al recente accorpamento con quello di Ragusa) del dicembre 2005

mirone

già pubblicata da questo blog il 05.08.2007 visibile cliccando di seguito su 22) Per Luciano Mirone il caso Tumino Spampinato non è chiuso(5.8.2007).

Fatti per i quali il Fera aveva querelato il Direttore del quotidiano Dott. Paolo Mieli ed il suo inviato speciale Dott. Paolo Distefano, finendo col rimettere la querela nel timore che la cassazione avesse annullato con rinvio degli atti la sentenza a lui favorevole promuovendo la riapertura del caso (leggasi cliccando di seguito su 64) La testimonianza a Milano dell'ex Ministro Diliberto smentisce l'ex s. procuratore Fera (31.12.2014). Fatti maturati in un contesto torbido ed inquietante descritto nella sua crudezza dal capo clan Bruno Carbonaro quando anticipa rivelazioni utili a fargli ottenere la qualifica di “pentito”, quindi credibili, che mano scrive, fra l'altro, come a Ragusa c'era un pretore corrotto; nelle numerose pubblicazioni dello Storico Dott. Carlo Ruta relative agli omicidi Tumino-Spampinato e non solo, ed a quelli, tanti, troppi, di cui a tutt'oggi si sconoscono gli autori.

Il decreto sentenza del G.U.P. presso il Tribunale di Catania Dott. Antonio Ferrara n.475/95 R. Sent. articolato in n.734 pagine, letto all’udienza preliminare del 09.11.1995, relativo al p.p. n.911/93 RGNR a carico di Dominante Carmelo + 110, tra cui Conti Bartolomeo (proprietario della discoteca “Koala Maxi” da cui il clan aveva acquisito la comproprietà della gestione) ed il calabrese nato a Gallico, Pizzimenti Pasquale (trovato morto dentro un pozzo nelle campagne del vittoriese), entrambi affiliati al clan, in cui sono elencati i circa 100 morti ammazzati e 300 estorti in provincia di Ragusa, consente oggi di rivalutare e collegare l’operato del sostituto procuratore Fera (nov.1968 genn.1984 in cui il clan assume il potere con lo sterminio  dei predecessori) con quello di procuratore e di presidente della C.T.P. (nov.1992 – marzo 2009), intervallato dal periodo in cui fu pretore (genn. 1984 – nov. 1992) durante il quale il clan già radicato esprime tutta la sua potenza mettendola a frutto e così facendo conquistare alla Provincia di Ragusa il primato nazionale di “capitale mafiosa d’Italia”, per numero di morti ammazzati in relazione al numero degli abitanti (leggasi "LA SICILIA", edizione di RAGUSA del 16 febbraio 1999 dal titolo " La provincia babba, capitale mafiosa d'Italia"), oltre a quello recente di prima provincia d’Italia per evasione fiscale (leggasi cliccando di seguito su 62) RAGUSA: LAVANDERIA DEI SOLDI SPORCHI (20.10.2014) in cui è riportata un’intervista rilasciata dal C.te Prov. della G.d.F. di Ragusa Col. Dott. Francesco Fallica.

Alla pubblica udienza in videoconferenza del 16.09.2004 nel p.p. n. 608/98 RGNR presso il Tribunale di R. Calabria il "pentito" capo clan Bruno Carbonaro, dopo avere elencato i trattamenti di favore che riceveva unitamente a Dominante Carmelo ed affiliati  dal direttore pro tempore del carcere di Ragusa, grazie all’intervento del loro “amico” proprietario della discoteca “Koala Maxi” Bartolomeo Conti, alla domanda se tra tutte le persone presenti in aula da lui asseritamente visibili riconosceva il Direttore del Carcere di Ragusa Dott. Spadaro, al suo posto identificava il procuratore Fera (“potrebbe essere quel signore con la giacca chiara e con gli occhiali”, seduto nel mezzo, non nel primo banco, quello di dietro, il secondo”,  seduto nel secondo banco tra l'autista della croma blindata della  Procura di Ragusa ed il suo avv. Di Paola Carmelo), per cui il giudice verbalizzava “Il secondo banco. Allora diamo atto che riconosce erroneamente come Spadaro la persona seduta al secondo banco” significando che negli schermi si vedeva anche il primo banco e non poteva non vedersi in quanto incollato al secondo, in cui erano sedute quattro persone tra cui lo Spadaro, (alle pag. 30, 31 e 32 delle decodificazioni delle fonoregistrazioni, atteso che l'esaustiva video registrazione è scomparsa); * non solo, ma allorchè gli veniva chiesto se ricordava il nome del direttore del Carcere di Ragusa, rispondeva "Cesare, Di Cesare, non ...me lo ricordo" . Capelli lunghi?  "Eh. Capelli, se non ricordo male, ne aveva pochini"(a pag. 27 e 28 delle decodificazioni) ed ancora alla domanda dell'Avv. Sano "ricorda se il signor Cesareo o Cesario avesse pochi capelli? rispondeva "Il direttore del carcere di Ragusa sì, era bassino e non aveva tanti capelli" (a pag. 45), collocando ripetutamente i trattamenti di favore che ricevevano all'interno del Carcere di Ragusa nell'arco di tempo tra il 1980 ed il 1990, periodo in cui a dirigerlo c’era il predecessore dello Spadaro, Dott. Clemente Cesareo , avente le su descritte  sembianze, amico del Fera che da pretore l'aveva già assolto dal delitto p. e p. dall'art. 328 c.p. con la sottoriprodotta sentenza istruttoria di non doversi procedere ai sensi dell'art. 378 c.p.p.:

cesareo

cesareo

cesareo

cesareo

In corso d’udienza, sia il Bruno Carbonaro che i suoi fratelli venivano indiziati di reati e costretti a nominarsi l’avvocato perché avevano fornito dichiarazioni contrastanti con quelle precedentemente rilasciate in pro dell’indagato Fera agli u.p.g. delegati alle indagini dalla Procura di Messina (proc. Zumbo Antonio e delegato p.m. Romano Vincenzo), prima che gli atti venissero tramessi a R. Calabria su volere del neo Procuratore di Messina Luigi Croce. Pilotaggio di su detti “pentiti” regolarmente denunziato dallo Spadaro e finito come di consueto nel nulla;

 Il Direttore Spadaro, succeduto al Cesareo, provvedeva con enorme logorio e rischio, al ripristino della legalità all'interno del Carcere e per quanto riguardava le denunziate indebite interferenze del pretore Fera, grazie ai legami che vi aveva radicati nel corso dei sedici anni in cui era stato s. procuratore, provvedeva con un’azione sinergica concordata con il Procuratore Capo Dr. Paolo Frasca a tagliargli i ponti col Carcere, allontanandone il suo amico m.llo titolare del Servizio di Custodia Malandrino Corrado e denunziandone i trattamenti di favore che elargiva ai capi Clan Dominante-Carbonaro, per cui sarebbe stato rinviato a giudizio, processato ed assolto su richiesta del 06.02.1996 della Procura diretta dal Fera, nel frattempo succeduto al Frasca nel 1992, che aveva lasciato Ragusa in quanto nominato Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Messsina.

malandrino

corrado

La medesima procura ed il medesimo p.m., dopo appena tre mesi da quando aveva chiesto l’assoluzione per il Malandrino, chiedeva per il Direttore Spadaro, in merito al p.p.n.1782+2751/1993 RGNR (attivato sulla base di lerrere anonime) che si era autoassegnato il neo procuratore Fera “anni uno e mesi sei di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per tre anni” ( quelli che mancavano alla scadenza del suo mandato di Consigliere Provinciale ),

spadaro

non solo ma appellava la sentenza assolutoria dello Spadaro, con “motivi di appello” che sarebbero stati bollati nella sentenza definitivamente assolutoria dalla Corte di Appello di Catania di cui si riproduce di seguito la 1° ed ultima pagina “Documentalmente smentiti"

cocuzza

alfio

La testimonianza alla pubblica udienza del 13.10.2011  del Giornalista Scrittore Dott. Giuseppe Bascietto (in atti al p.p. presso il Tribunale di Messina 6647/06 RGNR da cui lo Spadaro è stato assolto con sentenza del 21.12.2015) in cui assume "Mi ha detto una cosa molto semplice, che in sostanza il procuratore era nel libro paga del gruppo criminale e che lui stesso aveva consegnato una valigetta di trenta milioni di lire liquide al procuratore Fera per escludere dal processo o stralciare dal processo dei provvedimenti che li riguardavano. Questa è una notizia che io ho raccolto sentendo diversi personaggi legati al clan Dominante Carbonaro di quegli anni, una di queste mi aveva confermato questo, ma non ci sono mai state, questo lo dico a scanso di equivoci, prove che dichiarassero in tal senso un versamento di soldi, contanti o meno, nei confronti del Fera, la persona che me l'ha detto era attendibile perchè per anni è stato il collegamento tra la 'ndrangheta e cosa nostra nel territorio ibleo per far entrare le 'ndrine sul territorio ibleo, quindi, diciamo era un personaggio di spicco della criminalità di quegli anni. Personaggio, conclude il Bascietto, poi assassinato le cui indagini condotte dal Fera sarebbero finite nel nulla.”, riferendosi pertanto e secondo quanto pubblicato da Carlo Ruta al calabrese Pizzimenti Pasquale (leggasi cliccando di seguito su 56) ORDINATA L'ARCHIVIAZIONE DI UNA GRAVISSIMA VICENDA GIUDIZIARIA PROMOSSA DA FERA AGOSTINO, CONSEGUENTEMENTE INDAGATO PER "CALUNNIA" E PER "FALSITA' MATERIALE" " (13.7.2013) e su 8)Fera Agostino ed i capi clan Dominante Carbonaro (24.04.2006).

L’assunto del defunto Sebastiano Agosta nell’allegata sua memoria nel p.p. n.6548/08 RGNR presso il Tribunale di Messina, in cui riferendosi all’amico, consocio lions, compagno di giochi, difensore di fiducia e ripetutamente coindagato del Fera, Avv. Di Paola Carmelo recita “……e ritengo che la sua nomina a presidente dei probiviri della B.A.P. di Ragusa sia conseguenza della felice conclusione di su detto affare definito su richiesta di archiviazione del procuratore Fera (tangente miliardaria in lire documentalmente provata relativa alla ELLEPI s.r.l.) e dall’avere il Di Paola difeso in posizione di incompatibilità la B.A.P. di Ragusa nel p.p. attivato dai grossi azionisti Garozzo e Lentini per falso in bilancio. Procedimento anche questo definito con archiviazione su richiesta del Procuratore Fera, che se lo era auto assegnato.” Fatti segnalati dallo Spadaro nella sua contro denunzia del 18.06.2015 in atti all’archiviato  p. penale presso il Tribunale di Ragusa n.2440/15 RGNR a carico di FERA Agostino – Di Paola Carmelo – Pannuzzo Giovanni – Agosta Matilde, per “calunnia” in suo danno, in cui si legge tra l'altro “….. la pubblicazione del mafiologo dei colletti  bianchi ragusani Dott. Carlo Ruta del maggio 2006 dal titolo <<La banca degli amici sottotitolo  “Rapporto sulla Banca Agricola Popolare di Ragusa>> dove insiste la Direzione Generale e varie diramazioni, in cui si registra dai tempi del pentimento di  Tommaso Buscetta una prevalenza di impiegati e funzionari venuti da fuori in attesa di essere assegnati nelle sedi opportune, per taluni dei quali si sono create succursali ad hoc alle quali sono stati preposti”.

Intollerabile infine la tracotanza del Fera nel dire e scrivere che è lo Spadaro, di cui assume strumentalmente di temere persino lo sguardo ("mi guarda con occhi torvi come se volesse colpirmi con lo sguardo") che lo perseguita “com’è provato dalla definizione con archiviazioni di tutti i procedimenti su sue denunzie” (leggasi cliccando di seguito su 54) PECULATO D'USO CONTINUATO: LA SENTENZA SHOCK CON CUI IL GIUDICE MASTROENI ASSOLVE FERA AGOSTINO (30.10.2012) omettendo di dire che trattasi di contro denunzie che ha dovuto fare per difendersi dalle sue continue ingiurie in corso d’udienze, diffamazioni, false dichiarazioni, calunnie, abusi, omissioni, abusivo utilizzo di uomini e mezzi dell’Amm.ne della Giustizia per acquisire prove a suo carico e per fatti personali al fine di calunniarlo e trarne vantaggi giudiziari ed economici, alterazioni di atti giudiziari, citazione di testi rei confessi di falsa testimonianza, falliti tentativi di fargli attribuire la paternità di lettere anonime i cui sospetti quale probabile autore si appuntavano proprio su di lui la cui grafia, nonostante i ripetuti inviti, non fu mai periziata, provocazione ai fini strumentali dell'espulsione dal Lion Club dello Spadaro e dell'ablazione delle sue armi legittimamente detenute e quant’altro, ben sapendolo innocente, per cui l’unico mezzo per fermarlo ed evitare il perpetrarsi di ulteriori pretestuose denunzie con spreco di energie lavorative e soldi pubblici è che il Tribunale di R. Calabria, applicando la LEGGE assolva il Direttore Spadaro dal falso capo d'imputazione ascrittogli e che applichi la stessa LEGGE che ha applicato nei suoi confronti anche nei confronti del Fera, disponendo il suo rinvio a giudizio in ordine agli ulteriori reati emersi a seguito dell’acquisizione del 13.05.2016 della sua querela del 02.02.2015 per i delitti pp. e pp. dagli artt. 368 e 612/Bis c.p. e che altrettanto faccia la Procura della Repubblica di Messina richiedendone il rinvio a giudizio per delitti pp. e pp. dagli artt.368, 595, 612/Bis c.p. ora oggetto dei fatti criminosi indagati commessi il 06/11/2015, così come configurati dal P.M. Angelo Gaglioti, con l'avallo del Procuratore Antimafia Federico Cafiero de Raho, degni successori dei formidabili e coraggiosi Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino Giarritta emblemi di orgoglio nazionale, in osservanza al diritto costituzionalmente garantito che "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI" e che si amministra in nome del POPOLO ITALIANO e non di Fera Agostino, come vorrebbe e fors'anche pretenderebbe.

 Intanto la D.ssa Assunta Cardamone, succeduta al Giudice Francesco Catanese ed ai numerosi colleghi che l'hanno preceduto nella trattazione del caso, ha fissato la sua prima udienza nel procedimento civile presso il Tribunale di Messina n.762/2007 R.G. per la comparizione delle parti per il 25.05.2016. Udienza presieduta in sua assenza dal G.O.T. D.ssa Carmela Sciacca che su concorde richiesta delle parti fissava la prossima udienza per la "precisazione delle conclusioni" il 15 febbraio 2017 ore 10. Procedimento promosso con citazione dello Spadaro da parte del Fera, tramite il suo amico ripetutamente suo coindagato, consocio Lions, presidente dei probi viri della B.A.P. di RG. avv. Dipaola Carmelo (leggasi cliccando di seguito su "Chi è l'autore delle lettere anonime al P.G. Tinebra Giovanni ed al Presidente Michele Duchi?(3.09.2008"), con richiesta risarcitoria di €.2.000.000/00, sulla base del rinvio a giudizio per "calunnia" dello Spadaro nel p.p. n.608/98 RGNR presso il Tribunale di R. Calabria e di alcune pubblicazioni su questo blog di fatti ed atti dibattimentali ad esso relative la cui costituzione di parte civile aveva già perso giuridica efficacia grazie alla sentenza prescrittiva di 1° grado. Causa temeraria avventatamente promossa dal Fera, fondata sul niente, come sopra sentenziato tale dalla Cassazione "....perchè il fatto non sussiste", con l'aggravante che la sentenza prescrittiva di 1 grado aveva già fatto perdere giuridica efficacia alla costituzione di parte civile del Fera, che ha tentato spregiudicatamente, anche se invanamente di ricostituirsi parte civile sia in appello, che in Cassazione in cui a rappresentarlo c'era la figlia avv.Fera M. Francesca che per aver partecipato a quell'unica udienza dell'08.09.2015 ha presentato una parcella di €.3.510 + rimborso forfetario spese generali + C.p.a. + I.V.A. , riprodotta cliccando di seguito su 67) La Cassazione abbatte la colonna portante della montagna di accuse ordite dall'ex procuratore Fera in danno del Direttore pro tempore del Carcere di RG. Cons. Prov. Dott. Biagio Spadaro(20.09.2015).

In su detto procedimento civile, lo Spadaro, tramite i suoi avvocati (avv. Gaetano Sano, avv. Sabina Spadaro e da ultimo avv. Domenico Germolè) si è limitato a chiedere al Fera altrettanta somma (€.2.000.000,00) in via riconvenzionale, per i documentati danni morali, alla salute ed economici patiti, con un impianto giuridico-civilistico granitico, inattaccabile e supportato da inconfutabili prove documentali, ma sarà il Giudice a quantificarla in più o in meno. Leggasi cliccando di seguito su L'EX DIRETTORE REGIONALE DEL LAVORO ADAMO VINCENZO CHIAMATO A TESTIMONIARE DA FERA AGOSTINO RENDE "FALSA TESTIMONIANZA"(17.12.2012)

Certo è che 24 anni di vita sottratta al Direttore Spadaro che ha avuto un ruolo importante prima nell'operazione "TEMPESTA" (846 ordinanze di custodia cautelare) all'epoca in cui era preposto al Supercarcere di Pianosa Isola e poi nell'operazione "SQUALO" del 4 giugno 1992 allorchè dirigeva la Casa Circondariale di Ragusa (18 arrestati e 31 ordinanze di custodia cautelare in carcere che sancirono la decapitazione del clan "DOMINANTE-CARBONARO", prolusiva della seconda omonima operazione del novembre 1994 con 111 ordinanze di custodia cautelare) per difendersi dalle ingiuste accuse del Fera, a salvaguardia e tutela del proprio onore e buon nome a cui tiene sopra tutto, perpetrate con inopinato, inaudito, irrazionale accanimento giudiziario, attraverso un artificio proceduralpenalistico macchinoso e perverso, mirato a disorientarlo in una con gli oltre cento magistrati di mezz'Italia che hanno trattato il caso di malagiustizia, oltre a quanti da egli Fera denunziati e classificati suoi "nemici e detrattori", due dei quali già deceduti senza aver potuto avere GIUSTIZIA (Canc. Dirigente Ignazio Andolina e Geom. Sebastiano Agosta Funzionario della P. Regionale di RG.), non possono finire a "tarallucci e vino": sarebbe una sconfitta per l'intero Ordine Giudiziario e per lo Stato di Diritto su cui non può non reggersi la nostra DEMOCRAZIA, se non a rischio di sfociare in una dittatura (leggasi cliccando di seguito su ……UN CASO DA 4.000.000/00 (QUATTROMILIONI/00) DI EURO !..!..!..."(8.7.2007).

Intanto lo Spadaro ha già provveduto a fare aggionare i propri dati nella "Banca Dati Interforze del Ministero dell'Interno" dove risultava incredibilmente iscritto per "porto abusivo d'armi" (armi legittimamente detenute ai sensi dell'art.7 terzo comma della Legge 21.02.1990, n.36) toltegli su strumentale segnalazione del Fera, dal prefetto di Ragusa Cannizzo Francesca oggi indagata per fatti analoghi e restituitegli dal Prefetto Dott. Annunziato Vardè (leggasi cliccandomdi seguito su LE PISTOLE DEL DIRETTORE: il Prefetto Vardè rende GIUSTIZIA all'avv. Spadaro (04.10.2014) - con aggiornamento del 15.04.2016 e 23) * e su Decisivo l'intervento del M5S: il Prefetto Cannizzo Francesca trasferita per i suoi legami con il magistrato Saguto Silvana sospesa da funzioni e stipendio dal CSM (7.11.2015 . Il Ministero dell'Interno D.P.S. Direzione Centrale della Polizia Criminale con Raccomandata del 06.09.2016 ha comunicato allo Spadaro che nulla esiste a suo carico e che pertanto il Servizio Dati Informatici in dotazione alla Polizia Stradale interforze è stato aggionato.

C'è da chiedersi: Fera Agostino da procuratore già ripetutamente indagato e o imputato di Ragusa prima e dei Minorenni di CT. poi, è mai stato iscritto nel Servizio Dati Informatici Interforze (S.D.I.)? Lo è tutt'ora da pensionato? Nel C.E.D. risultano tutti i reati per cui è stato indagato e o imputato? Una cosa è certa che "LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI" ed anche se lenta od artificiosamente rallentata è inesorabile, per cui si consiglia di : << honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere. >>

Il titolare di questo blog, da Direttore Coordinatore di Istituti Penitenziari a.r., per quanto sopra ancora in servizio, ringrazia il neo Prefetto Maria Carmela Librizzi memoria storica di questa provincia, che conosce da quando da Direttore del Carcere di Ragusa partecipava ai Comitati di Ordine e Sicurezza Pubblica convocati dal suo stimato predecessore Ch.mo Dott. Antonio Prestipino Giarritta, le Autorità Militari e Civili ed i loro valenti Collaboratori che ben consapevoli dei fatti lo onorano della loro cortesia, stima e solidarietà, sentimenti pienamente e sinceramente contraccambiati nella piena consapevolezza del reciproco rispetto nell'osservanza delle Leggi del nostro Stato Democratico.

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