PUBBL.NE N.89 - RAGUSA 20.06.2020 aggiornata il 04/10/2020, suscettibile di ulteriore integrazione di prove documentali.

P. CIVILE 762/2007 R.G. presso il tribunale di Messina

IL GIUDICE ACACIA IVANA SENTENZIA SULLA BASE DI UN GROSSOLANO TRAVISAMENTO DEI FATTI VENENDONE SCONFESSATA DAL PROCURATORE LUIGI CROCE, DAGLI ATTI, DALLO STESSO FERA AGOSTINO E DALLE DICHIARAZIONI DELL'EX P.M. DI CATANZARO LUIGI DE MAGISTRIS CONFERMATE DALLA P.M. GABRIELLA NUZZI

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P.M. GABRIELLA NUZZI ******* DIRETTORE BIAGIO SPADARO ******* P.M. LUIGI DE MAGISTRIS

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S. P.G. DI CT. A.R. Patanè Michelangelo - P.M. in ME. fu Romano Vincenzo - Procuratore in RG.Fera Agostino

Si premette che gli antefatti sono narrati con dovizia di prove documentali nella pubblicazione visibile cliccando di seguito su: 82)……UN CASO DA 4.000.000/00 (QUATTROMILIONI/00) DI EURO !..!..!..."(8.7.2007) VERSIONE AGGIORNATA AL 07.11.2019) dove sono leggibili ben 7 sentenze pienamente assolutorie del Direttore Spadaro ed una, scandalosa, che assolve Fera Agostino per il confessato reato di "peculato d'uso aggravato e continuato" (leggasi cliccando di seguito su: 54) PECULATO D'USO CONTINUATO: LA SENTENZA SHOCK CON CUI IL GIUDICE MASTROENI ASSOLVE FERA AGOSTINO (30.10.2012)

Pubbliacazioni in atti al procedimento civile Fera-Spadaro, non tenute in nessun conto dalla giovane giudice Acacia, che rigettando la "domanda riconvenzionale" del Direttore Coordinatore di II.PP. e Cons. Prov. in quiescenza Dott. Biagio Spadaro, sgonfiando il pallone gonfiato da Fera Agostino ex procuratore, con le sue richieste risarcitorie pari ad 1/666 del totale con implicita quantificazione del suo <<peso specifico>>, non ha fatto altro che applicare lo stesso metro di valutazione della sua collega di rango superiore, sostituta procuratrice generale presso la CORTE d'APPELLO DI MESSINA d.ssa NAPOLI VINCENZA che, nella sua dichiarazione d’appello e contestuali motivi del 10.03.2015 alla sentenza pienamente assolutoria del Direttore Spadaro n.2514/2014 R. Sent. (Giudice D.ssa Valeria Curatolo), fa riferimento alla proposta di impugnazione dell'avvocato del Fera, di cui “condivide pienamente le argomentazioni” e che risulta essere stata depositata presso detta C.d.A. tre giorni dopo, cioè il 13.03.2015 , il che significa che si erano messi d'accordo per favorire il Fera e danneggiare lo Spadaro.

Ma nonostante il fatto scandaloso fosse stato segnalato da al Presidente di detta C.d.A. come in atti, la Cons. Napoli ha avuto la tracotanza di presentarsi all'udienza successiva e chiedere la condanna dello Spadaro ad una multa di €.1.000,00 (mille), convinta (le si leggeva negli occhi), con una richiesta monetaria così modesta di averlo trattato bene, ma il collegio giudicante presieduto dal Cons. Alfredo Sicuro, magistrato per bene sicuramente estraneo alle logiche "palamariane", ne confermava l'assoluzione.

Faccia atto di contrizione la d.ssa NAPOLI e si ricordi che deve ritenersi al sevizio della Giustizia e del POPOLO SOVRANO che la retribuisce lautamente e taciti la sua coscienza chiedendo scusa al Direttore Spadaro e se non ritenesse di farlo, non dimentichi che potrebbero essere assunte opportune, doverose e legittime iniziative nei suoi confronti, oltre a soggiacere alla LEGGE DEL CONTRAPPASSO che sin qui è stata sempre puntuale nel colpire i "titolari" di ingiustizie: leggasi cliccando di seguito su 77) LA C. D'APPELLO DI MESSINA BOCCIA L' APPELLO DI FERA AGOSTINO SUPPORTATO DA QUELLO DELLA PROCURA E DELLA PROCURA GENERALE AVVERSO LA SENTENZA ASSOLUTORIA DEL DIRETTORE SPADARO (21.09.2017) in cui, oltre alle motivazioni della sentenza è riprodotta la rigettata richiesta di perizia psichiatrica da effettuarsi sulla persona dell'ex procuratore Fera Agostino ed i certificati specialistici attestanti il perfetto equilibrio mentale del Direttore Spadaro rilasciati dalle competenti Pubbliche Autorità Sanitarie per il "rinnovo" del porto di pistola per difesa personale.

Inoltre il giudice Acacia, laddove assume:

"...la pendenza di un procedimento penale innanzi al Tribunale di Reggio Calabria in
quanto trattavasi di giudizio avente ad oggetto condotte differenti da quelle poste a
fondamento della domanda attorea di risarcimento danni
" (ultimo paragrafo di pag.2),

- se per un verso viene sconfessata dallo stesso "attore" Fera Agostino che le mette al primo punto della sua citazione in giudizio laddove recita:

"L'odierno convenuto Dott. Biagio Spadaro è imputato avanti il Tribunale di Reggio Calabria del delitto di calunnia aggravata ai danni dell'attore dott. Fera Agostino, attualmente procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa ed il relativo procedimento iscritto al n.608/98 RGNR. (ultima udienza utile 07.04.2005 avanti al Giudice Monocratico Cotroneo) è attualmente sospeso in attesa che venga nuovamente fissata udienza di discussione dopo che la VI° Sezione della Suprema Corte di Cassazione ha rigettato l'istanza di rimessione ad altra sede per legittima suspicione sollevata dallo Spadaro (doc.1) avverso il Tribunale penale di Reggio Calabria. Al riguardo si fa presente che lo Spadaro aveva ricusato, ovviamente senza successo, persino anche la VII° Sez., determinando ancora una volta, come suo costume, il ritardo delle decisioni sempre a lui contrarie da parte dell'Autorità Giudiziaria" (si puntualizza che lo Spadaro ricusò la VII° Sezione in quanto nel frattempo ne era stato nominato componente l'ex procuratore della Repubblica di Messina Zumbo Antonio, uno dei 13 co indagati del Fera in su detto procedimento, per cui ne informò il 1° Presidente della Suprema Corte che in accoglimento dell'istanza dello Spadaro ne trasferì gli atti alla VI° sezione, che a sua volta li trasferì alla V°, che la rigettò),

- per l'altro si comporta come lo struzzo quando mette la testa sotto la sabbia emulando il g.o.t. G. Sofia che alla pubblica udienza del 25.01.2011 nel p. penale n.6548/2008 RGNR presso il Tribunale di Messina, interrompeva le spontanee dichiarazioni del Direttore Spadaro minacciandolo ripetutamente di farlo espellere dall'aula se continuava a parlare dei fatti di Reggio Calabria che a suo dire non avevano nessuna attinenza con i fatti del procedimento che si stava trattando, ma che in realtà erano contenuti nel fascicolo del P.M. (s.i.t. dell'08.05.2009 di Fera Agostino unite alla sua opposizione alla richiesta di archiviazione pregnanti di bugie documentalmente smentite, che indussero il giudice ad accoglierne l'opposizione, per cui lo Spadaro aveva chiesto al predetto g.o.t. di trasmetterne gli atti alla Procura competente per i provati reati di "false dichiarazioni" e "calunnia" consumati dal Fera ed in attesa dell'esito, di volere sospendere il processo), ma visto che detto g.o.t. continuava a minacciarlo di espulsione, abbandonava l'aula spontaneamente. A seguito di segnalazione di quanto sopra al presidente del Tribunale, detto g.o.t. sarebbe stato sostituito dal Togato Dott. Bruno Sagone leggasi il paragrafo n.72 cliccando di seguito su Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali (7.09.2009) . Lo Spadaro sarebbe stato scagionato con la sentenza pienamente assolutoria del Giudice Valeria Curatolo di cui sopra.

Quanto si percepisce ictu oculi dalla lettura della sentenza della Acacia è che la sua principale preoccupazione sia stata quella di tentare di affrancare l'ex procuratore Fera Agostino dalle denunziate sue collusioni col clan Dominante-Carbonaro. Pretesa unicamente fondata sull'espresso rinvio a giudizio dello Spadaro per "calunnia" sulla base di quanto sarebbe stato accertato essere stato un idegno rovesciamento dei fatti nel fallito tentativo di trasferimento delle prove dai colpevoli Fera e complici, all'innocente Spadaro, per cui ha preferito concentrarsi esclusivamente su alcune frasi ritenute offensive contenute in alcune sue pubblicazioni e non anche su quelle nei suoi confronti pubblicate dal Fera, di pura invenzione e di inaudita gravità ed offensività, come immediatamente visibili nella parte centrale della prima pagina di questo blog, in atti al fascicolo della Acacia.

Possibile che questa giudice non abbia capito come i denunziati rapporti del procuratore Fera con i capi clan Dominante-Carbonaro erano già stati accertati per le vie giudiziarie da magistrati che lo avevano favorito in palese violazione di legge, venendone denunziati dallo Spadaro senza che ne subissero le dovute conseguenze penali, stante il verminaio a lui Direttore Penitenziario e Cons. Provinciale già ben noto, come anche al neo Procuratore di Messina Luigi Croce che (nonostante collega di concorso del Fera) ne dispose la trasmissione degli atti del p. penale n.2662/98 RGNR e pregressi in carico al P.M. Franco Lanher, alla Procura di R. Calabria per le verificate responsabilità a carico del p.m. Romano Vincenzo titolare del p. penale n.909/97 RGNR e dello stralcio 3050/97 RGNR su delega del suo predecessore Zumbo Antonio, che sarebbero stati indagati insieme al Fera + 11 da su detta Procura (p. penale n.608/98 RGNR)?

Responsabilità consistenti nell'insabbiamento di detti procedimenti originati dalla denuncia del 1° aprile 1997 a firme congiunte dei Consiglieri Provinciali Direttore Biagio Spadaro e Prof. Giuseppe Giannone Malavita, al duplice fine di scagionare Fera Agostino dalle denunziate collusioni col clan Dominante Carbonaro grazie al pilotaggio del capo clan "pentito" Bruno Carbonaro e dei suoi fratelli Silvio e Claudio e quant'altri coinvolti nella vicenda e di vanificare le denunziate impunità che il procuratore Fera elargiva in cambio di incarichi professionali ed appalti di Opere Pubbliche da parte della Provincia Regionale di Ragusa a suoi amici e consoci lions.

Verminaio reso pubblico dall'ex P.M. in Catanzaro Luigi De Magistris titolare del procedimento n.4114/04 RGNR (a carico del Fera e dei quattro magistrati reggini denunziati dal Direttore Spadaro per insabbiamento di tutti i fascicoli penali riuniti, come sopra ricevuti dalla Procura di Messina, che originarono il procedimento in R. Calabria n.608/98 RGNR), rivelandone i retroscena sconcertanti che lo indussero a richiederne l'archiviazione. Verminaio scoperchiato altresì dalle indagini a carico del presidente dell'A.N.M., nonchè componente del C.S.M. Palamara Luca radiato dall'Ordine Giudiziario.

Eppure il fascicolo della Acacia ne conteneva le prove documentali:

- quelle relative al p.penale n.9267/04 RGNR e 3271/05 R.G.G.I.P. presso il Tribunale di Messina p.m. Siciliano Giuseppe (arrestato per altri fatti e già condannato a 4 anni di reclusione) e Crescenti Emanuele, con richiesta di riapertura delle indagini per sopravvenute esigenze di nuove investigazioni del 29/03/2006 consegnata nelle mani del Procuratore Luigi Croce, con incorporate le prove documentali in n.236 pagine di atti giudiziari + copia di memoria in n.28 pagine indirizzata al giudice monocratico Cotroneo Tommasina titolare del p. penale 608/98 RGNR presso il Tribunale di R. Calabria

- e quelle relative alla denunzia alla Procura della Repubblica di Catanzaro (p. penale n.4114/04 RGNR - P.M. Luigi De Magistris) con allegate le prove documentali in 251 pagine a carico del procuratore di Ragusa Fera Agostino e dei quattro Magistrati reggini che avevano insabbiato il p. penale su detto 608/98 RGNR.

Ecco di seguito trascritte alcune puntualizzazioni e le principali abnormità contenute in detta sentenza ingiusta:

Va innanzitutto precisato che la giudice Acacia Ivana, l'ottava assegnataria della causa era subentrata al suo collega ed amico con cui aveva operato in alcuni comuni del messinese ad alto indice mafioso, Catanese Francesco, figlio del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Catanese Antonio sotto il cui imperio erano state svolte le indagini del p. penale 608/98 RGNR in RC., culminate con la sentenza prescrittiva del 20/09/2007 a firma del giudice Cotroneo Tommasina, cassata l'08/09/2015 , i cui atti furono scandalosamente trasmessi il 09.01.2008 dal sostituto procuratore Musarò  Giovanni "per competenza territoriale"(?..!!..) al procuratore della Repubblica di Ragusa Fera Agostino (inizialmente il principale dei 13 indagati) in su detto p. penale, che il 29/01/2008 li trasmise, nel tentativo di fare incriminare per "calunnia" il Direttore Spadaro, al Procuratore Distrettuale di Catania Vincenzo D'agata che ne delegò il suo sostituto P.M. Fabio Scavone che ne richiese l'archiviazione a firme congiunte il 14/04/2009, decretata dal G.I.P. Dott. Antonio Caruso il 24/07/2009.

Detta giudice di prime cure, sulla base di un grossolano travisamento dei fatti ha sentenziato il respingimento della "domanda riconvenzionale" del Direttore Spadaro basandosi verosimilmente sul principio della <<perpetuazio iurisdictionis>> in forza del quale la giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda, cosicchè sia le modifiche normative che gli eventuali mutamenti dello stato di fatto intervenuti nel corso del processo non acquistano rilievo rispetto al processo già pendente.

Ma avrebbe potuto la Acacia applicare il principio della "perpetuazio" di decisioni illegittime già denunziate dallo Spadaro con supporto di prove documentali e non apprezzate per come avrebbero dovuto e che sarebbero state accertate dopo detta sua citazione in giudizio e prima della relativa sentenza, come nella fattispecie?

A maggior ragione che lo Spadaro, "attore in riconvenzionale" aveva chiesto la sospensione di detta causa civile in attesa dell'esito finale del p. penale a suo carico n.608/98 RGNR presso il Tribunale di R. Calabria, il cui rinvio a giudizio per "calunnia" a seguito di "imputazione coatta" era in testa alla citazione in giudizio presso il Tribunale di Messina promossa dal Fera (p. civile n.762/2007 R.G.), come potrà verificarsi cliccando di seguito su:

citazione Fera-Di Paola.pdf

Richiesta formulata dallo Spadaro ai sensi dell'art.75 co.3 c.p.p. in rubrica <<Rapporti tra azione civile e azione penale>>, che prevede: "Se l'azione è proposta in sede civile nei confronti dell'imputato dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la sentenza penale di primo grado, il processo civile è sospeso fino alla pronuncia della sentenza penale non più soggetta a impugnazioni"

Perchè il Fera ricorse all'artificio di citare presso il Tribunale civile di Messina lo Spadaro mettendone al primo punto il suo rinvio a giudizio per "calunnia" nel p. penale su detto (608/98 RGNR) presso il Tribunale penale di Reggio Calabria dov'era già costituito parte civile? Ovviamente perchè ormai aveva certezza che il reato di "calunnia" falsamente attribuito allo Spadaro era prescritto, con conseguente perdita di giuridica efficacia della sua costituzione di parte civile.

Quali gli antefatti per cui il contenzioso Fera-Spadaro si spostò presso il Tribunale penale di Reggio Calabria?

Tutto muove dal p. penale n.126/97 R.G.N.R. su laconico esposto "civetta" del cons. prov. Marchi Luigi (subito dopo nominato assessore) che si era auto assegnato l'allora procuratore degli 8/12 del circondario di Ragusa Fera Agostino, delegandone alle indagini i M.lli CC. Cicero e Santacroce con l'ordine di chiuderle entro 48 ore.

In buona sostanza avrebbe voluto incrimiare quantomeno per "diffamazione" o meglio ancora per "calunnia" i Consiglieri Spadaro e Giannone Malavita che, con i loro doverosi interventi in Consiglio Provinciale, paralizzavano i conferimenti di incarichi professionali e di appalti di OO.PP. ai suoi amici e consoci lions.

Ma le cose non si svolsero secondo i suoi desiderata perchè i predetti e non solo, in sede di escussione a S.ommarie I.nformazioni T.estimoniali verbalizzarono una serie di reati gravissimi, producendo delibere criminogene e documenti probatori, oltre a denunziare congiuntamente anche il Fera, ognuno per quanto di competenza, a varie Autorità. Il Cons. Spadaro segnalò altresì il suo rifiuto del settembre 1992 di aderire alla "sua richiesta scandalosa" di riservare trattamenti di favore ai capi clan Dominante-Carbonaro ristretti presso il Carcere di Ragusa da egli diretto, per cui il neo procuratore Fera, immediatamente dopo iniziò a dare sfogo al suo feroce e folle accanimento giudiziario.

Denunzia rivolta anche al P.G. di Catania Scalzo Giacomo che ne delegò il suo sostituto Patanè Michelangelo, con richiesta di avocazione delle indagini preliminari del su detto procedimento, di cui alle sotto riprodotte prima ed ultima pagina, inoltrata il 1° aprile 1997 e cioè non appena lo Spadaro si affrancò dell'infamia dell'unico dei sei pretestuosi procedimenti che il neo procuratore Fera era riuscito ad imbastirgli auto assegnandoseli, venendone definitivamente assolto con sentenza confirmatoria di quella di 1° grado, appellata, dalla Corte d'Appello di Catania (sent. n.173 depositata il 19.FEB.1997 Pres. Dott. Alfio Cocuzza):

aprile

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Da qui in poi l'origine dei fatti è immediatamente visibile con dovizia di prove documentali cliccando di seguito sui titoli delle sottoelencate pubblicazioni:

4)La genesi del caso Fera è negli atti prolusivi agli arresti del presidente Mauro e c. (20.10.2005)

3)Oliviero Diliberto, Cosimo Sgobio e Gabriella Pistone: "Rimuovere il procuratore Fera” (07.10.2005). 3 bis) E' scaduta l'ora del procuratore: Fera lasci la procura di Ragusa (14.10.2005)

7)Procura, Mafia, Politica, Affari: il ruolo anti Stato del procuratore Fera a far tempo dell'irrisolto omicidio dell'Ing. Angelo Tumino del febb. 1972 di cui orientò le prime indaginie da cui sarebbe scaturito quello del giornalista Giovanni Spampinato assassinato dal figlio dell'allora presidente del tribunale di Ragusa(18.04.2006)

8)Fera Agostino ed i capi clan Dominante Carbonaro (24.04.2006)

9)Come il Fera beffò il Procuratore Generale della Repubblica di Catania Dott. Di Mauro (5.5.2006)

10) Il P.M. Emanuele di Quattro vittima inconsapevole della diabolica corruzione di atti giudiziari concepita dal Fera ed eseguita dai suoi complici per soffocare lo scandalo che l'avrebbe travolto insieme ai suoi amici coindagati e consoci lions (21.06.2006)

12)Sul caso Fera-Spadaro emblematico delle collusioni mafia-magistratura deviata-politica ed affari, il 25 sett. 2006 la Corte Suprema di Cassazione deciderà se spostare il processo in altra sede (22.09.2006)

Pertanto il procedimento n.608/98 RGNR (p.m. Provazza Alessandra) fu attivato dal Tribunale di R. Calabria per i motivi esposti e documentati nelle superiori pubblicazioni.

Iniziato a carico di Fera Agostino + 13 e ritortosi solamente contro lo Spadaro per il reato di cui all'art. 368 c.p. con la scandalosa duplice ordinanza del 12/12/2000 della g.i.p. Costabile Adriana (figlia di consocio lions del Fera) in atti, che archivia per Fera + 12 ed ordina l'imputazione coatta di "calunnia" solamente per il Direttore Spadaro perchè "nella sua memoria consegnata agli u.p.g. messinesi nell'ambito del p. penale 909/97 RGNR su delega del p.m. Romanono Vincenzo che ne avrebbe richiesto ed ottenuto l'archiviazione, laddove il Direttore Spadaro riferendosi al Fera testualmente riferisce: ... <<mi raccomandò di avere un occhio di rigguardo per i f.lli Carbonaro e per Carmelo Dominante, che conosceva da tempo ed aveva sempre cercato di aiutarli. Vedrà, mi disse, con loro dalla sua non avrà altri fastidi dagli altri etenuti ...>>. Con riferimento a tale episodio, infatti, veniva istaurato un procedimento poi archiviato, come già si è detto essendosi acquisiti riscontri di di valenza negativa e certo non può sostenersi che difetti la prova del dolo della calunnia, alla luce dei cosolidati criteri giurisprudenziali sopra enunciati; va pertanto disposto che il p.m. formuli l'imputazione nei confronti di Spadaro Biagio per il reato di cui all'art.368 c.p. (calunnia), con esclusivo riferimento a tale specifica accusa."

Abbi quantomeno l'onestà intellettuale la g.i.p. Costabile Adriana di svelare il perchè, "contro ogni logica giuridica" ha richiesto la formulazione coatta dell'imputazione di "calunnia" a carico del denunziante e P.O. Direttore Spadaro per su detta <<specifica accusa>> (maliziosamente definita tale) "già valutata e definita con archiviazione dal Tribunale di Messina", come da lei stessa asserito nella duplice ordinanza a sua firma di cui alle sotto riprodotte prima ed ultima pagina relative al procedimento 608/98 RGNR, in merito al quale la p.m. Provazza Alessandra, aveva richiesto l'archiviazione, senza che nessuna delle invocate indagini fosse stata espletata, come sarebbe emerso in dibattimento:

costabile

adriana

Fatto ancor più grave ove si consideri che i "riscontri di valenza negativa" favorevoli al Fera (grazie al denunziato pilotaggio del "pentito" capo clan Carbonaro Bruno e fratelli da parte degli u.p.g. di P.S. delegati ad assumerli a S.I.T. dal p.m. Romano Vincenzo con il nulla osta del procuratore Zumbo Antonio) gli consentirono di denunziare il 15.06.1998 i Consiglieri Spadaro-Giannone a detto procuratore, che ne delegò il suo vicario p.m. Romano Vincenzo che, in attuazione di un disegno criminoso preordinato, delegò alle indagini i medesimi u.p.g. di P.S. di cui sopra che avevano indagato il Fera su denunzia dei Consiglieri Spadaro-Giannone Malavita ai quali il 18.12.1998 notificarono proditoriamente presso l'androne del Tribunale di Ragusa dov'erano stati mandati in missone dal Romano, informazione di garanzia per "calunnia" (p. penale in ME. n.1813/98 RGNR).

Nel corso dell'interrogatorio di garanzia del 28.12.1998, tra le proteste di Spadaro-Giannone Malavita e lo stupore dell'avvocato d'ufficio Salvatore Giangreco si sarebbe scoperto, come dal fascicolo mancava il decreto di rigetto della richiesta di avocazione delle indagini preliminari del procedimento n.126/97 R.G.N.R. su denunzia del Cons. prov. Marchi Luigi che si era auto assegnato il procuratore Fera, che ne negò l'esistenza al richiedente Procuratore Generale di CT. Francesco Di Mauro che stava per essere collocato a riposo (decreto già consegnato a detti u.p.g. il 05.05.1997 dallo Spadaro nel corso delle s.i.t. relative al p. penale n.909/97 RGNR disposte dal p.m. Romano Vincenzo a carico del procuratore Fera e complici).

Procedimento il 126/97 di cui il Fera sarebbe stato costretto a confermare l'esistenza al reggente detta P.G. Avvocato Generale Giacomo Piazza su segnalazione dei consiglieri Spadaro-Giannone. Motivo per cui la mancanza dal fascicolo del decreto del Procuratore Generale di CT. Francesco Di Mauro attestante, "dopo accertamenti eseguiti", l'inesistenza di su detto procedimento e la presenza del decreto di rigetto del successore, reggente Giacomo Piazza, occultavano di fatto il reato commesso dal Fera nell'avere negato l'esistenza del p. penale 126/97 RGNR al fine di non farne avocare le indagini dal P.G. Di Mauro, del che l'esigenza del p.m. Romano Vincenzo di delegare alle indagini i medesimi u.p.g. di P.S. che avevano già indagato il Fera, favorendolo, col denunziato pilotaggio dei "pentiti" f.lli Carbonaro, che sarebbe stato provato in sede dibattimentale nel p. penale 608/98 RGNR presso il Tribunale di R. Calabria come di seguito.

Fatti che venivano denunziati dai predetti Consiglieri al successore di Zumbo Antonio, neo Procuratore Luigi Croce il 05.01.1999, data in cui dopo aver conferito con lui consegnandogli la denunzia, passati dalla cancelleria per ritirare le copie degli atti del p. penale n.3050/97 RGNR (stralcio del 909/97) precedentemente richiesti dallo Spadaro, gli venivano rilasciati la richiesta ed il decreto di archiviazione, unici atti autorizzati il 19.06.98 dal g.i.p. Cucurullo Carmelo, per cui, poichè il Fera nella sua denunzia del 15 giugno 1998 (che i predetti Consiglieri visionarono nel corso dell'interrogatorio di garanzia del 28.12.1998 nel p. penale n.1813/98 RGNR), faceva specifico riferimento agli atti d'indaginine espletati in su detto p. penale, a loro come sopra negati, denunziarono anche questi fatti, come da atti sotto riprodotti, al neo Procuratore Luigi Croce, che ravvisando estremi di reati (consumati per favorire Fera Agostino) da parte del suo predecessore Zumbo Antonio, del di lui vicario Romano Vincenzo e complici (entrambi intanto travolti dallo scandalo SITEL: l'uno fattosi trasferire strategicamente presso la Suprema Corte di Cassazione che avrebbe rigettato la richiesta di remissione del procedimento reggino in cui era co indagato col Romano + 13 tra cui il Fera e l'altro collocatosi in quiescenza per avere insabbiato l'inchiesta a favore del principale protagonista, il rettore dell'Universita di Messina Dino Cuzzocrea, su richiesta del procuratore Zumbo Antonio, cognato di Cuzzocrea) e quant'altri, ne dispose l'invio il 19.01.1999, di tutti i fascicoli riuniti e presi in carico dal p.m. Franco Langher, alla Procura reggina che li avrebbe uniti al p. penale n.608/98 RGNR.

Croce

Croce2

Non solo, ma su detti "riscontri di valenza negativa" rilasciati a detti u.p.g. pilotatori su delega del p.m. Romano Vincenzo, dal capo clan "pentito" Bruno Carbonaro e f.lli Silvio e Claudio, sarebbero risultati di "valenza positiva" e quindi sfavorevoli ed inchiodanti per il Fera all'udienza in video conferenza (di cui sarebbe scomparsa la video registrazione) del 16 sett. 2004 nel p. penale su detto presso il Tribunale di R. Calabria (608/98 RGNR), per cui detti "pentiti" furono indiziati di reati e costretti a nominarsi gli avvocati.

In buona sostanza il "pentito" capo clan Bruno Carbonaro il primo ad essere escusso, non ricordando più quanto aveva verbalizzato a su detti u.p.g. da pilotato, non solo disse la verità, ma riconobbe il Fera come colui che interveniva sul dott. Bartolomeo Conti (associato al clan a cui aveva venduto la comproprietà della gestione della discoteca Koala Maxi) per ottenere trattamenti di favore dal direttore del Carcere di Ragusa predecessore dello Spadaro, di cui fece il nome ("Cesare... Di Cesare") e descrisse le sembianze ("bassino e con pochi capelli"), oltre a collocare ripetutamente i periodi in cui riceveva insieme ai suoi fratelli ed affiliati detti trattamenti di favore in epoca antecedente alla direzione dello Spadaro. Trattamenti di favore che specifica << e perchè incutevamo timore alla custodia; e perchè rivolgendoci a qualcuno all'esterno del carcere ottenevamo cellulari per tenerci in contatto con alcuni del nostro gruppo fuori; coltelli.... spostamenti di cella, lavoro; colloqui abusivi; queste cose qua, questi sono i favori>> Con le aggravanti:

1) che i suoi fratelli Silvio e Claudio, escussi dopo di lui, fecero riferimento a trattamenti di favore ricevuti all'interno del Carcere di Ragusa in date ben specificate in cui non sarebbero risultati esservi stati ristretti (leggansi i paragrafi 21 e 110 cliccando di seguito su 40) Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali (7.09.2009);

2) che il Direttore Spadaro, subito dopo avere assunto la Direzione del Carcere di Ragusa (succedendo al dott. Clemente Cesareo "bassino e con pochi capelli" amico del Fera) in perfetta sinergia col predecessore del Fera, stimato Procuratore Dott. Paolo Frasca aveva denunziato il fu comandante delle Guardie Carcerarie, che sarebbe stato imputato nel p. penale n.961/91 RGNR “per il reato p. e p. dall’art.323 c.p. per avere quale maresciallo comandante degli agenti di custodia della casa circondariale di Ragusa abusato del suo ufficio al fine di procurare un ingiusto vantaggio ad alcuni detenuti, così arbitrariamente spostando varie volte di cella Dominante Carmelo, assegnando alla sezione minorati  fisici Giannone Giovanni, facendo ammettere al lavoro Carbonaro Bruno ed esercitando pressioni sul personale della casa circondariale perché fossero ammessi al lavoro anche Dominante Carmelo e Carbonaro Claudio, tutti arrestati per associazione di stampo mafioso e che spesso convocava nel suo ufficio per colloqui, non sempre registrando gli incontri. In Ragusa fino all’agosto 1991” . Il processo si sarebbe concluso con l'assoluzione dell'imputato per insussistenza del fatto, su richiesta della Procura della Repubblica di Ragusa presieduta da Fera Agostino, nel frattempo succeduto al Dott. Paolo Frasca nominato Procuratore Generale della Repubblica di Messina e così vanificandone le laboriose indagini svolte in sinergia col Comando Prov. dei Carabinieri, col Questore e con il Direttore del Carcere Spadaro;

3) che a distanza di 15 anni dall'udienza su detta del 16.09.2004, uno dei "pentiti" è rientrato libero a Vittoria per riprendere l'attività di prima. Leggasi cliccando di seguito su Vittoria, il pentito Claudio Carbonaro torna in Sicilia e riorganizza il clan(https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/10/24/news/vittoria) e su Vittoria, assassinato Orazio Sciortino, ex del clan Dominante Carbonaro e pentito di mafia (30.06.2020) e su Ragusa, sequestro per il "re" del riciclaggio della plastica. "E'affiliato al clan Dominante-Carbonaro"https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/12/07/news/ragusa:

07/12/2020 · Beni per due milioni di euro sono stati sequestrati dalla Dia di Catania a Raffaele Donzelli, 47 anni, imprenditore nel settore del recupero e della trasformazione di materie plastiche in provincia di Ragusa e nel commercio di abbigliamento

Ci si chiede chi ne è l'occulto regista? Procedimento penale quello reggino, in cui il Fera si era costituito parte civile e che si sarebbe concluso con sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, appellata dallo Spadaro per l'assoluzione nel merito con risultato negativo, che sarebbe stato rovesciato dalla vittoriosa sentenza di "annullamento senza rinvio per insussistenza del fatto" all'esito del relativo ricorso per Cassazione deciso all'udienza dell'08/09/2015 (sent.n.40407/15).

Udienza in cui il Fera era difeso dalla figlia avv. Fera Francesca che, oltre a produrre un'esosa parcella, assumeva di difendere il padre dichiarando falsamente che era parte civile costitutita, ben consapevole che la Corte d'Appello reggina aveva rigettato la medesima richiesta, motivando a voce ed in sentenza "Nella specie, la costituzione di parte civile della persona offesa ha già perso efficacia per effetto della sentenza di prescrizione di primo grado", invitando energicamente sia il difensore che il Fera che interferiva continuamente o lasciare l'aula o a presenziare "senza fiatare". Costituzione già avanzata dal padre ed accolta all'udienza preliminare di cui fu richiesta la nullità con esito negativo, in quanto lo Spadaro era "legittimamente impedito a presenziare ed in imminente pericolo di vita" (per i riferimenti alla figlia del Fera leggasi cliccando di seguito su: 64) La testimonianza a Milano dell'ex Ministro Diliberto smentisce l'ex s. procuratore Fera (31.12.2014).

Inoltre il sedicente "perseguitato" Fera, ancor prima della pronunzia di detta sentenza della Cassazione, aveva denunziato lo Spadaro alla Procura reggina per i contenuti del suo appello nel merito alla sentenza prescrittiva del giudice Cotroneo. Gli atti sarebbero stati trasmessi "per competenza" alla procura di Messina, da dove il p.m. Barbaro Vincenzo li avrebbe trasmessi alla procura di Catanzaro ravvisando che detti contenuti erano offensivi altresì nei confronti dei giudici di R. Calabria che avevano trattato il caso. Giudici che intanto erano tutti indagati per abuso d'ufficio dal P.M. in CZ. Luigi De Magistris su denunzia dello Spadaro, (p.p. n.4114/04 RGNR).

La procura di Catanzaro, dopo aver sollevato un conflitto di competenza territotiale , li avrebbe ritrasmessi alla procura di R. Calabria secondo quanto stabilito dal Cons. Guglielmo Passacantando della Corte Suprema di Cassazione. Il procedimento dall'iter tortuoso ed inquietante, connotato da "calunnie" ed "alterazioni di atti giudiziari" posti in essere dal Fera ed accertati dal P.M. in RC. Mauro Leo Tenaglia (che ne avrebbe trasmesso gli atti alla procura di Messina che per competenza territoriale, che, ovviamente, ne avrebbe richiesto l'accolta richiesta di archiviazione) si sarebbe concluso con corposa ordinanza di archiviazione del Giudice Domenico Santoro, contenuta nella pubblicazione visibile cliccado di seguito su: 56) ORDINATA L'ARCHIVIAZIONE DI UNA GRAVISSIMA VICENDA GIUDIZIARIA PROMOSSA DA FERA AGOSTINO, CONSEGUENTEMENTE INDAGATO PER "CALUNNIA" E PER "FALSITA' MATERIALE" " (13.7.2013), anche questa in atti al fascicolo della giudice Acacia Ivana.

Per quanto concerne il contenuto di su detto ricorso per Cassazione leggasi cliccando di seguito su: 67) La Cassazione abbatte la colonna portante della montagna di accuse ordite dall'ex procuratore Fera in danno del Direttore pro tempore del Carcere di RG. Cons. Prov. Dott. Biagio Spadaro (20.09.2015).

Denunce che avrebbero prodotto contro denunce dello Spadaro formulate già nel corpo stesso dei rispettivi interrogatori di garanzia con l'attivazione di una miriade di p. penali per cui lo Spadaro avrebbe subito una serie di processi definiti con piene assoluzioni in primo grado, definitivamente confermate in secondo grado a seguito di appelli del Fera preceduti da quelli come sopra concordati a vergognoso usbergo, dei rispettivi pubblici ministeri e s. procuratori generali, mentre i procedimenti attivati dalle contro denunce dello Spadaro, sarebbero stati definiti con scandalose richieste di archiviazioni prontamente decretate dai gip (leggasi cliccando di seguito su:

72) FERA AGOSTINO NELLA FOGA DI DENUNCIARE SPADARO SI AUTODENUNCIA (11.09.2016) con aggiornamento del 17.06.2019)

74) Per i medesimi fatti indagini a carico del Fera e giudizio abbreviato per Spadaro (06.10.2016) con aggiornamento del 17.06.2019

76) GIUSTIZIA E' FATTA: ENNESIMO FLOP DI FERA AGOSTINO - Il Giudice Adriana Trapani assolve il Direttore Spadaro. (17.12.2016) con aggiornamento del 17.06.2019

79)LA CORTE D'APPELLO DI R. CALABRIA RIGETTA GLI APPELLI DEL p.m. GAGLIOTI ANGELO E DI FERA AGOSTINO (29.05.2018)

85) Il successore di Fera Agostino alla Procura di Ragusa, Carmelo Antonio Petralia indagato per "concorso in calunnia aggravata dall'avere favorito cosa nostra" (17.06.2019)

Inspiegabile, a lume di logica, come abbia potuto il giudice Acacia non collegare fatti ed atti inscindibili contenuti nel procedimento a lei assegnato, unicamente appiattendosi su archiviazioni di suoi colleghi tese ad allontanare ogni sospetto circa i denunziati, documentati e testimoniati rapporti del Fera con i capi clan Dominante-Carbonaro, già chiari sin dall'atto della sua citazione in giudizio dello Spadaro (27/01/2007), oltre che di solare nitore a seguito tutto quanto serebbe stato accertato per le vie giudiziarie successivamente e versato in atti al fascicolo del p. civile in parola, prima di detta sentenza ingiusta.

E sorge legittimo il dubbio che la giudice Acacia abbia rigettato la domanda riconvenzionale del Direttore Spadaro in quanto sovraccaricata di lavoro, non ha letto le migliaia di atti contenuti nel fascicolo in suo possesso.

Infatti, laddove nella sua sentenza ella assume <<deve evidenziarsi come all'interno di taluni articoli (dello Spadaro) allegati in atti ricorra più volte l'esplicito accostamento dell'odierno attore (FERA) alla criminalità organizzata di stampo mafioso.
Sempre dalla documentazione allegata emerge ancora
come l'odierno convenuto denunciò i magistrati di Messina con esposto inviato alla Procura di Reggio Calabria asserendo che gli stessi avrebbero "insabbiato" le indagini nei confronti del Fera e anche tale denuncia si concluse con l'archiviazione
da parte del G.I.P. di Reggio Calabria per gli abusi ipotizzati a carico dei magistrati di Messina (cfr., Ord. G.I.P. Reggio Calabria del 12.12.2000)>>
dimentica o ne sconosce il prosieguo, peraltro riportato anche dall'attore Fera Agostino nella lettera a sua firma di seguito riprodotta dell'08 agosto 2006 in atti, nelle quale, come vi si legge, si auto raccomanda su carta intestata della Procura di Ragusa a S.E. il Procuratore Generale di R. Calabria facendo presente che sia lui che i magistrati reggini che si occuparono del p. penale n.608/98 RGNR, furono denunziati dallo Spadaro al Procuratore della Repubblica di Catanzaro per "associazione per delinquere e corruzione di atti giudiziari", omettendo di dire che egli fu denunziato altresì per i delitti pp. e pp. dagli artt. 110 e 416/bis c.p. in ordine a quanto emerso e su riportato, dagli interrogatori e contro interrogatori del capo clan Bruno Carbonaro e dei suoi fratelli Sivio e Claudio, oltre che dalla testimonianza del Giornalista Scittore Giuseppe Bascietto del 15.10.2011 presso il Tribunale di Messina che riferisce che "...il procuratore Fera era iscritto al libro paga del clan Dominante Carbonaro e che gli era stata consegnata una valigetta con mi sembra 30 milioni di vecchie lire, per escludere dal processo o stralciare dal processo dei provvedimenti che li riguardavano ..." e dal manoscritto del 30.03.1993 di Bruno Carbonaro agli inizi della sua collaborazione con la giustizia e quindi credibile, trasmesso alla neo D.D.A. di CT. dal Cap. dei CARABINIERI Angelo De Quartu, in cui, fra l'altro di inaudita gravità, scrive di sapere <<di giudici corrotti presso la Corte d'Appello di Catania! E di un magistrato di Siracusa! E un pretore di Ragusa>>

P. Gen. R. Calabria

Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Dott. Mariano Lombardi, nelle cui mani il Direttore Spadaro depositò il 24 nov. 2004 denuncia in 19 facciate con allegate prove documentali in 251 pagine a carico dei quattro magistrati reggini che avevano corrotto gli atti giudiziari nel p. penale 608/98 RGNR ed avevano rinviato a giudizio lo Spadaro nonostante legittimamente impedito a presenziare all'udienza preliminare al fine di favorire il procuratore Fera Agostino, delegò alla trattazione del caso il P.M. Luigi De Magistris (p. penale n.4114/04 RGNR), che gli presentò accompagnandolo nel suo ufficio in un successivo accesso presso quel Tribunale. Di seguito riprodotta la 19° pagina della denuncia con il timbro del depositato:

catanzaro

C'è da dire che lo Spadaro al suo rientro da CZ. alla sua abitazione di S. Croce Camerina, trovava nel suo computer la sottoriprodotta lettera minatoria, che

minatoria

sportello dell'auto con cui insieme allo Spadaro si erano recati alla Procura di Messina, dopo avere conferito col neo Procuratore Luigi Croce).

Detto P.M., in atto Sindaco di Napoli, già "indagato in una quarantina di p. penali da colleghi corrotti per aver fatto il suo dovere" (leggasi cliccando di seguito su: De Magistris: 'Quando ero magistrato il CSM mi bloccò per lasciare sul posto i magistrati corrotti), come asserito in recenti interviste da egli rilasciate a Massimo Giletti (conduttore di <<Non è l'arena>>, a Tiziana Panella (Tagadà), a Marco Travaglio etc.. e rilanciate dalla stampa Nazionale, Regionale e Provinciale, ha rivelato il verminaio esistente all'interno della magistratura a lui già ben noto ed esploso col il recente scandalo "PALAMARA LUCA" presidente radiato dell'Associazione Nazionale Magistrati e da membro del Consiglio Superiore della Magistratura, nonchè il contesto in cui fu indotto a richiedere l'archiviazione del procedimento su detto (leggasi cliccando di seguito su "AVEVO OSATO INDAGARE SU MOLTI MAGISTRATI". LUIGI DE MAGISTRIS RIVELA IL CONTESTO IN CUI FU INDOTTO A RICHIEDERE L'ARCHIVIAZIONE DEL P. PENALE A CARICO DEI MAGISTRATI REGGINI CHE SI ERANO OCCUPATI DEI RAPPORTI TRA IL PROCURATORE FERA AGOSTINO ED I CAPI CLAN DOMINANTE-CARBONARO (11.07.2020).

La giudice Acacia a fronte della richiesta avanzata dal Fera in via d'urgenza di oscuramento del sito www.giustiziaesfatta.com , di sequestro e pignoramento cautelare di tutti i beni mobili ed immobili di proprietà dello Spadaro e di condanna al versamento di €.2.000.000,00 (DUEMILIONI/00) a titolo di risarcimento danni, ha ritenuto di "tenue gravità, il cui danno, secondo le tabelle di Milano è liquidabile entro una forbice compresa tra i 1.000,00 e 10.000,00 euro" alcune frasi di talune pubblicazioni relative al caso Fera-Spadaro contenute nel sito internet su detto.

Conclusioni, si ritiene, ancora una volta adottate sulla scorta di notizie non veritiere fornite dal Fera, laddove nella sua nota sotto riprodotta in atti:

anonime

relativa al tentativo miseramente fallito di fare attribuire allo Spadaro ed all'Agosta le lettere anonime al p.g. Tinebra Giovanni ed al Presidente Michele Duchi afferma, "Spadaro ha già goduto dell'effetto della prescrizione per analogo reato di calunnia da parte del Tribunale di Reggio Calabria la cui sentenza per conoscenza allego in copia, i relativi atti sono stati tramessi dal Giudice alla D.D.A. di Catania". Dichiarazione ancora una volta destituita di fondamento, in quanto fu lui a spedirglieli, dopo averli ricevuti illegittimamente dal p.m. Musarò Giovanni su delega del procuratore di R. Calabria Catanese Antonio, come da sotto riprodotta nota manoscritta a sua firma:

fera bugiardo

Inoltre nella nota su riprodotta dell'08 aprile 2008, il Fera continua a dichiarare il falso, laddove accusa lo Spadaro assumendo che "si sottraeva al giudizio con continui rinvii concessi per asseriti malori che colpivano l'imputato ogni qualvolta che doveva celebrarsi un'udienza", venendone ancora una volta clamorosamente smentito dal Giudice Cotroneo Tommasina, titolare del procedimento 608/98 RGNR, con nota del 20 luglio 2007 in atti, in risposta ai chiarimenti richiestile dal presidente del Tribunale, compulsato dal presidente della Corte d'Appello a sua volta sollecitato dal procuratore generale a cui il Fera si era raccomandato con la su riprodotta lettera dell'08 agosto 2006 rigorosamente su carta intestata.

Nota in cui detta giudice afferma che su richiesta del Fera, aveva addirittura anticipato un'udienza al 17 maggio 2002, mentre per accertare l'impedimento a comparire dello Spadaro, il 21 giugno 2007 aveva sospeso l'udienza in attesa dei disposti immediati accertamenti fiscali fatti eseguire dall'Ufficiale Medico della Questura di Ragusa, che ne aveva certificato l'assoluto impedimento. Ma allora quale la finalità di detta nota pregnante di falsità? Ovviamente quella di esercitare pressioni sulla giudice Cotroneo nel farle sapere che il caso era attenzionato dal suo Presidente del Tribunale, da quello della Corte d'Appello e dal Procuratore Generale.

Il Direttore Spadaro s'interroga sul perchè la Acacia ha rigettato la sua "domanda riconvenzionale" con cui richiedeva al Fera un risarcimento di pari importo (€.2.000.000/00), questa sì somma compatibile con l'attuale orientamento giurisprudenziale risarcitorio, ma giammai compensatrice dell'esproprio di ben 27 anni della sua vita trascorsi ad imbrattare odiose carte per difendersi da accuse infondate, unicamente reo di aver fatto il suo dovere di fedele servitore dello Stato?

Possibile che si sia fissata sul contenuto vero e provato nelle pubbliche udienze di dette sue frasi e non anche su quelle del Fera nei suoi confronti sicuramente livorose, rancorose ed altamente offensive arrivando ad apostrofarlo "ritenendo che egli non sia completamente sano di mente, come può rilevarsi oltre che dal suo comportamento anche dal suo aspetto" ed a dirgli in corso di un'udienza presieduta da uno dei suoi predecessori (il G.O.T. Natale Zumbo) "Lei è un calunniatore" ben sapendolo incensurato, come in atti al su detto procedimento civile? Possibile che non abbia capito che dette pubblicazioni erano relative ai contenuti degli atti confluiti nel p. penale n.608/98 RGNR presso il Tribunale di R. Calabria, iniziato contro Fera Agostino +13, ritortosi solo contro lo Spadaro con una scandalosa, illegittima imputazione coatta di "calunnia", ben nota alla giudice Acacia e definito con una sentenza prescrittiva dell'ipotizzato reato di calunnia, appellata ed in ultimo cassata senza rinvio per insussistenza del fatto?

Imputazione che, come anzidetto, costituiva la colonna portante delle richieste risarcitorie del Fera, salvo ad aver fatto marcia indietro concentrandole esclusivamente sulla presunta offensività contenuta in su dette pubblicazioni dello Spadaro, non appena questi produsse la relativa sentenza della Corte Suprema di Cassazione, pienamente assolutoria dell'ipotizzato reato di calunnia.

Perchè il giudice Acacia, ultima arrivata nella trattazione del caso ha sposato incomprensibilmente su detta tesi "riservandosi" all'ultima udienza e non pronunciando la sentenza ai sensi dell'art.dell'art.281 sexies c.p.c. come precedentemente da lei stessa verbalizzato?

E' possibile che non abbia capito come l'avvicendamento di tanti giudici voluta da Fera-Di Paola, fosse mirata ad una strategica e strumentale perdita di tempo finalizzata ad attendere gli esiti di ognuno di tutti i pretestuosi p. penali attivati dal Fera, di cui gli ultimi due pazzeschi in quanto fondati sui contenuti ritenuti diffamatori di atti difensivi dello Spadaro?

Ed ancora, perchè detta giudice non ha tenuto in nessuna considerazione le prove documentali codificate nelle oltre mille pagine del "fascicolo di parte" del Direttore Spadaro, nè quelle contenute nella pubblicazione on line su riportata <<……UN CASO DA 4.000.000/00 (QUATTROMILIONI/00) DI EURO !..!..!... nonostante l'avvocato Domenico Germolè, compulsato dallo Spadaro, vi avesse fatto specifico riferimento nella sua comparsa conclusionale, anche se va detto che la sua "difesa flebile" ha concorso alla sentenza della Acacia redatta in spregio alla verità ed alla scienza dei fatti?

Pubblicazione dove peraltro si fa documentato riferimento all'avvocato Di Paola Carmelo, amico e ripetutamente co indagato del Fera al fine di favorirlo in procedimenti penali definiti con archiviazioni di comodo dal Tribunale di Messina e di Ragusa, ma "inarchiviabili ope legis" e pertanto incompatibile ad assumerne la difesa (leggasi cliccando di seguito su:

Tangente miliardaria ELLEPI Srl-PROVINCIA: Il presidente dei probi viri della Bapr Carmelo Di Paola indagato per "calunnia" e "favoreggiamento personale" di Fera Agostino a sua volta indagato per "abuso", "omissione" e "calunnia" (17.10.2008) con aggiornamento del 17.12.2019) e su

34)Lettere anonime: Fera Agostino, Di Paola Carmelo e Spata Maria Giovanna indagati dalla Procura di Messina per i delitti pp.e pp. dagli artt.323,328, 368 C.P.; 368 e 378 C.P. (23.10.2008)

Avvocato amico e consocio lions anche di Adamo Vincenzo da egli citato come teste per conto del Fera, che ha reso falsa testimonianza, ritrattata con memoria di pentimento ed interrogatorio con l'assistenza di egli Di Paola, reso al P.M. Dott. Stefano Amendola, per ottenere l'esimente di legge. Il tutto a piena conoscenza del giudice Acacia Ivana in quanto gli atti furono uniti al fascicolo del p. civile in parola su disposizione di detto P.M. Leggasi cliccando di seguito su

55) L'EX DIRETTORE REGIONALE DEL LAVORO ADAMO VINCENZO CHIAMATO A TESTIMONIARE DA FERA AGOSTINO RENDE "FALSA TESTIMONIANZA"(17.12.2012)

Com'è potuto sfuggire a detta Giudice che su detto procedimento civile è stato strumentalmente deciso per ultimo (13 anni dopo il suo inizio) e con l'impiego di ben 8 giudici (togata Mirella Schillaci - g.o.t. mandato apposta da Catania Giovanni Grasso - g.o.t. Natale Zumbo - togato Catanese Francesco - g.o.t. Cundari Carmelo - g.o.t. Sciacca Carmela - togata Cardamone Assunta - togata Acacia Ivana), quando ai sensi di legge e cronologicamente andava deciso per primo, costringendo il Direttore Spadaro ad una strenua, onerosa ed estenuante difesa non solo nelle decine e decine di p. penali attivati dalle mistificatorie denuncie del Fera, ovviamente seguite dalle sue contro denuncie, definiti con archiviazioni, ma anche dall'avere dovuto affrontare 7 processi impegnativi in tribunali lontani dal luogo di residenza, definiti tutti con sentenze pienamente assolutorie, anche queste in atti e quindi a piena conoscenza della Acacia Ivana?

Fatti scandalosi verificatisi grazie ad una serie inimmaginabile di falsità del Fera contenute nelle sue denunce e nelle sue opposizioni alle richieste di archiviazioni supportate dalle espresse e spudorate pressioni da egli esercitate sui suoi colleghi al fine di portare all'incasso qualche sentenza di condanna dello Spadaro nel p. civile ad ella Acacia assegnato (fra l'altro ne era scomparso il faldone n.2 del fascicolo, ritrovato a seguito delle verbalizzate e segnalate proteste dello Spadaro). Fatti documentati e provati negli atti del p. penale n. 4645/2016 RGNR P.M. Massara Francesco presso il Tribunale di Messina P.O. Biagio Spadaro - indagato Fera Agostino per i delitti pp. e pp. dagli artt.595 c.p. ; 612/bis c.p. ; 368 c.p. ; 319 quater c.p.).

E se, sic stantibus rebus e nonostante la chiara "temerarietà" del procedimento detta giudice piuttosto che condannare il Fera a risarcire lo Spadaro come avrebbe dovuto, gli ha applicato le "tabelle di Milano", immaginiamo quale somma avrebbe elaborato la sua "protuberanza metafisica" se il Fera avesse potuto produrle qualche sentenza del Tribunale o della C.d.A. catanese, messinese, reggina, palermitana, nissena o catanzarese, di condanna dello Spadaro per "diffamazione" o meglio ancora per "calunnia" ed in tale ipotetico caso, sarebbe detta giudice pervenuta alle stesse conclusioni che si leggono nella sua sentenza circa la professata non dipendenza dei fatti di questa causa da quelli di Reggio Calabria?

Una cosa è certa che, dopo 41 anni di ininterrotta permanenza presso il Tribunale di Ragusa del Fera, alternando funzioni requirenti e giudicanti oltre ad occupare la carica non meno importante, o forse più importante, di presidente della C.ommissione T.ributaria P.rovinciale, Ragusa è risultata essere prima d' Italia per evasione fiscale, oltre che "<<capitale>> mafiosa d'Italia" come da sotto riprodotto articolo

mafia ragusa

e cliccando di seguito su 62) RAGUSA: LAVANDERIA DEI SOLDI SPORCHI (20.10.2014) aggiornamento del 23.03.2020).

Presidenza della C.T.P. mantenuta anche dopo il suo traferimento presso la procura dei Minorenni di Catania per ulteriori 4 anni, non solo, ma allorchè il 13.06.2013 venne collocato a riposo d'ufficio, a detta presidenza fu preposto il suo caro intimo amico cons. della Corte di appello di Catania Ciarcià Michelino collocato a riposo per dimissioni dall'01.09.2015. Presidenza che il Ciacià ( ben noto a tutti in questa provincia e non solo, grazie alla serie di pubblicazioni dell'assassinato Giuseppe Fava "I SICILIANI" RAGUSA: l'altra faccia della mafia ANNO II - n.23 DICEMBRE 1984), detiene a tutt'oggi 17.01.2021. Al riguardo leggasi il paragrafo n.111 cliccando di seguito su 40) Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali (7.09.2009)

Egli Fera, in preda a lucida follia da sindrome da paesana onnipotenza, aveva osato ed azzardato (in ciò collaborato dal suo amico difensore già ripetutamente coindagato Di Paola Carmelo) un sogno impossibile: quello di svilire la figura morale del Direttore Spadaro per poi impadronirsi dei suoi averi, inconscio della resilienza del suo "nemico" forgiata dall'educazione impartitagli dai suoi nobili genitori, dai suoi maestri e parenti Silvio Milazzo e Modesto Sardo, dal suo onorato trascorso di Direttore Coordinatore di Istituti Penitenziari "di trincea" con alle spalle sovraesposizioni e tecniche a lui ignote, commettendo il paesano duplice errore di sottovalutazione dell'antagonista e di sopravvalutazione di sè, che lo classifica per quello che è stato ed è ad memoriam posteritatis e che niente e nessuna sentenza potrà mutare, essendosi rivelato sin qui, ogni ulteriore suo sforzo mistificatorio della documentata e provata realtà, dannoso per l'intero Ordine Giudiziario e per sè, oltre che mortificante per sua figlia che ha avuto il torto di coinvolgere (non denunziata, nè segnalata dallo Spadaro al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma per rispetto alla madre ed alla di lei famiglia) e per tutti gli U.P.G. Interforze che "obtorto collo" hanno dovuto assecondarlo a causa della loro "dipendenza funzionale" e che ora, che è pensionato, farebbero bene ad ignorarlo ed a farlo ignorare da chi ancora e nonostante tutto, dovesse insistere nel seguirne i suggerimenti e nel pretendere di perpetuarne l'operato con indegne azioni trasversali che non mancherebbero di rivelarsi, ove non si fosse ancora capito, auto lesionistiche. Suggerimento ovviamente non rivolto a quanti, da già appartenenti alle sezioni di p.g. presso la procura di cui fu al vertice, ne trassero vistosi vantaggi ben noti al Direttore Spadaro ed a tutti gli addetti ai lavori.

Senza contare lo smarrimento di quanti suoi colleghi e consoci lions gli hanno retto il sacco per grazie ricevute, ancora protesi, i pochi superstiti, nel sogno impossibile della continuazione e traslazione agli aventi causa "eiusdem furfuris" del "sistema perfetto" da egli creato e da loro ritenuto tale, che vedono spappolarsi, impotenti, increduli, attoniti ed "ammincialuti" sotto i colpi dell'inesorabile e letale clava del CORONAVIRUS: punizione trascendente l'umano volere (??), certamente causata dalla sfrenata "avidità" da loro assurta a bene supremo ed unico scopo di vita, che li ha portati ad ammantarsi della piratesca acquisizione di beni che oggi, per ironia della sorte, costituiscono una vera e propria palla al piede e dei quali saranno "spennati come polli", oltre alle prevedibili conseguenziali (leggasi cliccando di seguito su L'impresa dei mille e l'insurrezione di Alcara (29.08.2012).

Su detta cifra di 1/333° delle pretese + spese accessorie sulla quale il Fera ed il Di Paola si sono tuffati per quanto riferitomi dal mio avvocato con felina avidità (si pensi che già all'indomani mattina della sentenza si sono precipitati in cancelleria per chiederne la copia col la formula esecutiva) è già stata elargita spontaneamente al Fera che l'ha accettata senza opporre resistenza alcuna, con accredito sul suo conto corrente rigorosamente presso la Bapr, ovviamente con riserva dello Spadaro di ripetere l'indebito per una questione di principio.

Somme sottratte alla beneficenza dello Spadaro a vecchi amici indigenti, uno dei quali ultra settantenne con un figlio in tenera età (seguendo l'esempio di sua madre che fu Nobile e Stimata Presidentessa delle Dame di S. Vincenzo nella chiesa di S. Giuseppe a Comiso), ben noti al Tribunale di Messina (leggasi memoria dello Spadaro in atti al p. penale n.6647/06 RGNR p.m. D'Anna Fabio, presso il Tribunale di Messina, di cui è sotto riprodotta la 1° pagina unitamente alla ricevuta di deposito indirizzata anche alla giudice Assunta Cardamone predecessora della Acacia), per cui, per ogni euro sottratto ai beneficiari, compresi gli €.2.000.000/00 non incassati a causa del grossolano travisamento dei fatti in cui è incorsa la giudice Acacia, sono state lanciate altrettante bibliche maledizioni, oltre all'ineluttabile "Spada di Damocle" che puntuale come sempre arriva per colpire nel segno (altro che legge dei tribunali, che la prevalenza degli Italiani vive ormai non come strumenti di giustizia, ma come trappole situate in luoghi invisi e mefitici dai quali tenersi alla larga):

cardamone

ricevuta

Somme incassate dal Fera venendo meno, com'è sempre stato suo costume, alla parola data (comportamento ritenuto normale da chi ha sempre ostentato la spocchiosa pretesa di dovere essere considerato per il ruolo rivestito e non per gli intrinseci contenuti di uomo e di magistato). Si ricordi che all'udienza del 04.06.2009 nel p. penale presso il Tribunale di Messina n.6548/08 RGNR in presenza dell' Ing. Sebastiano Agosta e degli avvocati Sano e Di Paola aveva detto allo Spadaro "io non voglio soldi" e questi gli aveva risposto "e nemmeno io", per cui furono incaricati i su detti professionisti che si scambiarono i numeri dei cellulari, di predisporre i relativi atti di rimessione ed accettazione delle querele, promettendo allo Spadaro che glielo aveva chiesto espressamente che avrebbe rimesso anche quella a carico del Dott. Carlo Ruta e dell'Ing. Agosta. Promessa ovviamente non mantenuta. Leggasi cliccando di seguito su:

14)La condanna di Carlo Ruta: un insulto all'art.21 della Costituzione ed alle Leggi che ne discendono (29.09.2006) ;

32) La sentenza shock del Giudice Di Marco Patricia del Tribunale di Modica (RG.) (13.10.2008)

39) Fera "Io non voglio soldi". Spadaro "e nemmeno io" (23.06.2009)

43) La stretta di mano di Giuda Iscariota (21.02.2010) ;

53) CASSATA LA DENUNZIA PER STAMPA CLANDESTINA DELL'EX PROCURATORE FERA AGOSTINO. (17.10.2012) .

Promessa che col senno di poi si sarebbe rivelata strumentale a non fare assumere a Spadaro-Agosta ulteriori iniziative nell'ambito del p. penale attivato dalla denuncia a suo carico e dei suoi complici (Spata-Di Paola) in merito alle lettere anonime al p.g. Tinebra Giovanni ed al Presidente Michele Duchi che si tentò vilmente di attribuire allo Spadaro ed all'Agosta, ma i cui sospetti si appuntavano sul Fera la cui grafia non fu mai periziata, nonostante ripetutamente richiesta anche personalmente al Procuratore Luigi Croce che in quel colloquio (viste le vibrate proteste dello Spadaro che avrebbe voluto denunziare anche il suo sostituto Barbaro Vincenzo che aveva incaricato un suo fiduciario per la perizia grafica, il cui esito di conducenza sarebbe stato sconfessato dal perito di parte dello Spadaro e dai CARABINIERI del R.I.S. di Messina), gli assicurò che detto suo sostituto, non avrebbe mai più esercitato le funzioni di p.m., ed in effetti oggi egli è il P.G. di Messina succeduto, dopo una breve parentesi, al ben noto Franco Antonio Cassata (leggasi cliccando di seguito su: Il Procuratore Generale di Messina Franco Antonio Cassata è stato condannato per diffamazione dal Giudice di Pace di R. Calabria Lucia Spinella (nel settembre 2009, divulgò un dossier, allora anonimo, contro il Docente Universitario Adolfo Parmaliana che si suicidò gettandosi da un cavalcavia dell’autostrada Messina-Palermo).

Procedimento che si sarebbe concluso con lo scandaloso inarchiviabile sotto riprodotto decreto di archiviazione della posizione dello Spadaro, nonostante, stando ai contenuti, si sarebbe dovuto procedere al rinvio a giudizio del Fera, del Di Paola, della sua segretaria Spata Maria Giovanna (deceduta nonostante la giovane età) e dell'architetto Favaloro Giovanni che aveva redatto la falsa perizia su incarico del Barbaro:

gip Arena

Gip Arena2

mentre si era già provveduto a scagionare l'Agosta con la creazione di un autonomo fascicolo (p.p. n.2201/08 RGNR) contenente la richiesta ed il decreto di archiviazione e la su riprodotta nota del Fera dell'08 aprile 2008 indirizzata al suo amico p.m. Barbaro Vincenzo ( leggasi cliccando di seguito su:

31) Chi è l'autore delle lettere anonime al P.G. Tinebra Giovanni ed al Presidente Michele Duchi?(3.09.2008)

Ciò posto, sia il Fera che lo Spadaro hanno facoltà di proporre "appello" a detta sentenza quando vogliono, ma non oltre il 17/02/2021 ed in tal caso, se insoddisfatti dell'esito, potranno ricorrere in Cassazione ed ancora ed in ultimo, se inappagati, previa masturbazione cerebrale, potranno chiedere la revisione della sentenza della Acacia, fermo restando che l'orientamento giurisprudenziale civilistico e penalistico è per la non "reformatio in peius" del dispositivo della sentenza di 1°grado, salvo che non ritengano di optare per altre iniziative, scontatamente di Legge come sempre, almeno per quanto riguarda lo Spadaro.

La narrativa dei fatti su esposti e documentati porta alla conclusione che la sentenza ingiusta del giudice Acacia Ivava costituisce un insulto alla documentata verità dei fatti oltre che un "vulnus" alla logica ed alla GIUSTIZIA, meglio avrebbe fatto ed avrebbe fatto già tanto non condannando il Fera come meritava. Salvis iuribus;

come anche se ne può dedurre con estrema chiarezza che i veri responsabili di questo scandalo giudiziario che perdura da 27 anni sono in ordine cronologico:

1) il consigliere provinciale pro tempore Marchi Luigi che con il suo laconico "esposto civetta" (così definito in atti giudiziari) che originò il p. penale 126/97 RGNR che si auto assegnò il Fera (salvo a sbolognarlo al P.M. Emanuele Di Quattro quando si complicarono le cose), diede la stura a tutto il verminaio che ne sarebbe seguito;

2) l'ex direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena fu Tinebra Giovanni bollato dal CSM <<per condotta gravemente lesiva dell'immagine di magistrato>>, che in palese violazione di Legge ed al fine di favorire il Fera negò al Direttore del Carcere di Ragusa Dott. Biagio Spadaro il "Nulla Osta" al patrocinio da parte dell'Avvocatura di Stato del p. penale presso il Tribunale di R. Calabria n.608/98 RGNR;

3) il S. procuratore generale di CT. Patanè Michelangelo pensionato (che oggi ricopre la moltissimo prestigiosa carica di presidente dell'accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale), che dopo aver fatto perdere un sacco di tempo al Cons. Spadaro, utile ad acquisirne informazioni "sensibili" sulla gestione della Provincia Regionale di Ragusa, relazionò per il rigetto dell'avocazione delle indagini preliminari del procedimento di cui al n.1 (in tutta evidenza per i motivi collegati con l'attività di ingegniere di suo fratello, specificati ed in atti al fascicolo del p.m. del p. penale di cui al n.2), oltre a trasmetterne gli atti a firme congiunte col suo capo p.g. Scalzo Giacomo "per quanto di competenza" al procuratore della Repubblica di Messina Zumbo Antonio, che ne avrebbe delegato il suo vicario Romano Vincenzo, già titolare del p. penale n.909/97 RGNR relativo anche ai su detti trattamenti di favore richiesti dal Fera in pro dei capi clan Dominante-Carbonaro ed affiliati, al Direttore del Carcere di Ragusa Spadaro.

4) il p.m. presso il Tribunale di Messina Romano Vincenzo "grande insabbiatore dello scandalo SITEL" etc..., e coerentemente anche del p. penale 909/97 RGNR relativo alle segnalate collusioni mafiose di Fera Agostino col clan Dominante-Carbonaro. Lo Spadaro, da Direttore Pentenziario, non si sente di muovere nessun addebito agli u.p.g. pilotatori dei "collaboratori di giustizia" f.lli Carbonaro delegati dal p.m. Romano unico e vero responsabile, in quanto esecutori di ordini, anche se nella fattispecie illegittimi;

5) la p.m. presso la procura reggina Provazza Alessandra che a fronte della prove schiaccianti contenute negli atti come sopra trasmessile dal p.m. Langher su disposizione del neo Procuratore Croce e di quelle prodottele dai denunzianti Cons.ri Spadaro-Giannone Malavita, avrebbe dovuto arrestare il Fera, come richiestole a s.i.t., per impedirgli di continuare ad inquinare le indagini, come avrebbe puntualmente continuato a fare spudoratamente, oltre a dire una montagna di bugie nelle sue opposizioni alle svariate richieste di archiviazioni per indurre i giudici, che spesso, troppo spesso gli hanno creduto, a penalizzare il Direttore Spadaro, costringendolo alla produzione di impegnative memorie difensive utili a ridurre in pristino la documentata realtà dei fatti ed a subire onerosi processi da cui sarebbe stato sempre assolto;

6) la g.i.p. presso il tribunale di Messina Costabile Adriana, che con la sua pazzesca duplice ordinanza del 12.12.2000 di cui sopra, con cui ordinava l'imputazione coatta di calunnia unicamente a carico dello Spadaro, consentì la perpetuazione e la degenerazione del vomitevole contenzioso Fera-Spadaro;

7) la g.u.p. presso il tribunale di Messina, Garreffa Concettina, per avere decretato nel verbale dell'udienza preliminare del 15.01.2002 di rinviare a giudizio il Direttore Spadaro, nonostante "legittimamente impedito" a presenziare ed "in imminente pericolo di vita", come documentalmente provato;

8) la giudice monocratico Cotroneo Tommasina per avere omesso di annullare il decreto di rinvio a giudizio dello Spadaro di cui al n.7 e per quant'altro in denunzia, in atti alla procura di Catanzaro;

9) Per quanto riguarda il P.M. Luigi De Magistris nessuna colpa il Direttore Spadaro si sente di addebitargli in quanto anch'egli perseguitato per aver fatto il suo dovere e perchè ha avuto il coraggio di denunziare, mettendoci la faccia, il verminaio che soffocava e soffoca la magistratura facendo specifico riferimento anche al Fera ed ai su detti magistrati reggini da egli indagati per averlo favorito, su denunzia dello Spadaro .

Intanto, il cons. Giorgianni Angelo designato dal Presidente della C.d.A. di Messina, con decreto del 20/04/2020, ha ingiunto al Ministro della Giustizia Bonafede Alfonso di risarcire il Direttore Spadaro delle somme dovute a titolo di equa riparazione in relazione al giudizio espresso da su detta giudice Acacia Ivana. Somme già accreditate sul conto corrente dello Spadaro e da questi stornate nel conto corrente del Fera rigorosamente presso la Banca Agricola Popolare di Ragusa di cui è presidente dei <<probi viri>> per grazia ricevuta (vedasi denunzia per falso in bilancio dei grossi azionisti Garozzo-Lentini definita con archiviazione su richiesta del Fera) il suo avvocato Di Paola Carmelo, alias IOCA DE PALOMAR, pseudonimo con cui si è firmato in un suo romanzo ben noto ai Ragusani.

Questa pubblicazione è stata aggiornata il 04.10.2020 e pertanto si suggerisce di leggere anche il contenuto visibile cliccando sul titolo di seguito trascritto:

91)ELENCO DI MAGISTRATI CORROTTI ARRESTATI DAL NORD AL SUD ITALIA (07.06.2020)

Signori magistrati sveglia, non vi paghiamo con lauti stipendi per permettervi di trattarci da farlocchi, espropriarci dei nostri averi, perseguitarci, "mascariarci" ed arrestarci immotivatamente. Ricordatevi che siete al nostro servizio, rectius, del POPOLO ITALIANO. Non fate di testa vostra scambiando l'indipendenza per impunità e la discrezionalità per arbitrio che tradotto significa applicare la legge per i nemici ed interpretarla per gli amici. I criminali, corrotti, disonesti e mafiosi che ci sono tra di voi, come ben sapete e nessuno meglio di voi può saperlo, vanno assicurati alla GIUSTIZIA alla stregua di tutti gli altri.

Giovani Magistrati siate indipendenti come per Legge e fate il vostro dovere, prendendo ad esempio la giovane e coraggiosa P.M. Silvia Curione, che ha fatto arrestare il suo procuratore capo che amava apostrofarla "mia cara bambina" (leggasi cliccando di seguito su: 90)ARRESTATO PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA DI TARANTO :<<Pressioni per perseguire ingiustamente una persona>> (19.05.2020) ; come anche la Giudice di Pace Lucia Spinella che ha avuto il coraggio di condannare il p.g. di Messina Cassata Franco Antonio (leggasi cliccando di seguito su: Caso Parmaliana e magistratura corrotta. Il docente suicida sarebbe ancora vivo oggi che non ci sono più "intoccabili"); come anche la P.M. Gabriella Nuzzi che a capo di un pool di 7 colleghi, il 07.06.2020, intervistata da Massimo Giletti nella trasmissione "Non è l'Areva" ha dichiarato "nel 2007 indagammo Luigi De Magistris per abuso d'ufficio, calunnia, diffamazione, rivelazione di segreti d'ufficio, .....quando cominciammo a renderci conto arrivammo alle conclusioni che queste accuse erano assolutamente infondate e ci fu da parte nostra questa richiesta di archiviazione e per riscontrare alcuni aspetti secondo me inquietanti del procedimento a suo carico, dovevamo necessariamente acquisire una serie specifica di atti e quindi decidemmo di intervenire con un decreto di sequestro probatorio. Da lì successe il finimomdo, perchè venimmo a sapere che la procura generale di Catanzaro aveva eseguito il controsequestro degli atti che avevamo richiesto e quello stesso giorno arrivano sulle nostre scrivanie, notificate dagli ufficiali di Polizia Giudiziaria delle informazioni di garanzie. Io ed il mio collega siamo stati trasferiti immediatamente ed inoltre negli anni ho subito una sorta di stalking giudiziario.....Palamara è una testimonianza vivente di quello che c'è nella magistratura"

Lo scrivente, è bene che si sappia, da Direttore supplente della Casa di Reclusione di Fossano (1980), denunziò il procuratore della Repubblica di Cuneo fu Campisi Sebastiano nativo di Pachino, col risultato che, accertati i fatti, fu trasferito dopo breve tempo, oltre ad essere stato lo Spadaro elogiato dal Procuratore Generale della Repubblica di Torino Dott. Severino Rossi ed ancor prima dal predecessore P.G. Dott. Mario Bongioannini in visita presso la Casa di Reclusione di Saluzzo (che dirigeva in missione continuativa contestualmente a quella di Fossano), <<dove ebbe l'onore di ricevere la visita non preannunziata del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa>> e dove si era distinto per le coraggiose e proficue iniziative assunte, così come riportate nella nota di apprezzamento del Procuratore della Repubblica pro tempore Dott. Aldo Ignesti;

Trasferito  il 22.10.81 da Fossano alla Casa Circondariale di Bergamo con <<Sezione di massima sicurezza>> in piena emergenza "brigate rosse" - "lotta continua" "prima linea" (al punto che in una riunione interforze, presente un alto esponente della Magistratura e lo scrivente in vece del direttore titolare assente, tenutasi all'interno del Carcere, si stabilì di non operare arresti per microcriminalità al fine di utilizzare il maggior numero possibile di Personale Militare per l'anti terrorismo), ebbe contatti con un Giudice a cui fornì le richieste informazioni sensibili sull'operato del direttore titolare, il siciliano di Milazzo dr. Trimboli Rocco che sarebbe stato arrestato per reati gravissimi.

Comandato in missione continuativa su disposizione ministariale da Bergamo al Carcere "Don Bosco" di Pisa (centro clinico per detenuti + <<Sezione di massima sicurezza con prevalenza di detenuti di "prima linea" >>) determinò, nel 1982, gli arresti del direttore rag. Forte Umberto, del m.llo titolare del servizio di custodia, del titolare dell'impresa mantenimento detenuti + 6.

Trasferito presso gli Stabilimenti Penali di Pianosa Isola il 14.08.1982 e preposto alla Direzione della <<Diramazione di massima sicurezza Agrippa>> con oltre 250 detenuti differenziati, con rischi rilevantissimi per la propria incolumità e per quella dei suoi più stretti collaboratori (merita di essere citato il M.llo Colazzo) raccogliendo le dichiarazioni del camorrista Giancarlo Pandico, contribuì al felice esito dell'operazione "TEMPESTA" culminata con 846 ordinanze di custodia cautelare a carico di "cutoliani" ed appartenenti a "nuova famiglia", tra cui Enzo Tortora.

Con ciò intendendo semplicemente dire che la pretesa che ognuno faccia il proprio dovere nasce dall'averne dato l'esempio, a fronte di quanti "tubi digerenti" debbono vergognarsi di avere svolto le loro carriere organizzando partite di caccia alla selvaggina, conviviali lions e partecipando a commemorazioni di MAGISTRATI ASSASSINATI per aver mantenuto fede al giuramento di fedeltà prestato alla Repubbica, infangandone, con la loro sporca presenza, la memoria (leggasi cliccando di seguito su: "Dove comanda la mafia, i posti nelle Istituzioni vengono tendenzialmente affidati a dei cretini" mafia

www.korazym.org/42623/dove-comanda-la-mafia-i-posti-nelle-istituzioni...

05/05/2020 · " Frank Coppola e Giovanni Falcone dicono a chi voglia ascoltarli una cosa di una straordinaria semplicità didascalica: che dove comanda la mafia i posti nelle istituzioni vengono tendenzialmente affidati a dei cretini. E che dunque una società che abbia, anche nei suoi ceti colti e professionali, delle buone riserve di cretini è assolutamente funzionale ai disegni e alle ambizioni delle organizzazioni mafiose" (da "La convergenza. Mafia e politica nella seconda Repubblica" di NANDO DALLA CHIESA)

Signori magistrati, dal 92 ad oggi abbiamo avuto 28.702 vittime di errori giudiziari che lo Stato (cioè noi Italiani) ha indennizzato con 797 milioni di euro. Ogni anno 1.000 persone vengono arrestate ingiustamente, grazie all'uso distorto della carcerazione. E' ora di finirla, chi sbaglia deve pagare, ficcatevelo bene in testa: QUESTA E' LA DEMOCRAZIA e non osservarla, stante i tempi che corrono, significa scivolare verso la "ghigliottina"

Vedremo quanti della lista dei 136 testi citati da Palamara Luca resteranno nel vaso di Pandora e quanti ne usciranno fuori (probabilmente nessuno). Per vedere i profetici apprezzamenti dell'Emerito Presidente della Repubblica fu Francesco Cossiga sul Palamara, clicca di seguito su:

Video di intervista Cossiga Palamara

bing.com/videos

Per fortuna possiamo contare sull'onestà, prestigio e preparazione del nostro amato Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che presiedendo la riunione straordinaria del plenum del C.S.M. ha detto "Il saluto e gli auguri sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, da un'inchiesta in corso, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile" "Oggi si volta pagina nella vita del Csm. La prima di un percorso di cui non ci si può nascondere difficoltà e fatica da impegno. Dimostrando la capacità di reagire con fermezza contro ogni forma di degenerazione". Il capo dello Stato ha annunciato che seguirà con attenzione le riforme della giustizia.

Chiaramente contrariato ed amareggiato per tutto quanto di marcio c'è nella magistratura, siamo certi che non mancherà di ricondurla nella normalità grazie alla stima ed al prestigio di cui gode in Italia ed all'estero, nell'augurio che in un contesto così critico per gli Italiani e TUTTE le Istituzioni, possa procrastinare il suo mandato presidenziale.

Onore a quanti Magistrati ed appartenenti ad Interforze credono ancora nella GIUSTIZIA facendo il proprio dovere e rischiando la vita nella piena consapevolezza che debbono guardarsi anche dai loro colleghi deviati, ahimè in vistosa crescita per quanto divulgato dai mass-media. Onore al Procuratore Capo della Repubblica di Roma capitale Dott. Michele Prestipino Giarritta (il cui nome simboleggia il condottiero vittorioso della Milizia Celeste degli Angeli di Dio contro Lucifero), rappresentativo di tutti i MAGISTRATI per bene: un coraggioso ed integerrimo che il Direttore Spadaro si onora di conoscere, circondato da valenti collaboratori di provata fede e di cui apprezza l'operato insieme a tutti gli Italiani laboriosi ed onesti. Un congiunto dello stimato amico Prefetto di Ragusa fu Dott. Antonio Prestipino Giarritta con cui onorevolmente collaborò, venendone elogiato per il felice esito dell'operazione "Squalo" (clan Dominante-Carbonaro), allorchè dirigeva il Carcere di Ragusa (leggasi cliccando di seguito su:

24) Il Prefetto Prestipino Giarritta e "L'upupa dalla cresta Rossa"(29.8.2007).

BIAGIO SPADARO SARD

Telefax: 0932-820060  —  cell.338.8388966 — posta elettronica:  passanitello@giustiziaesfatta.com