8.2.2007

CASO FERA-SPADARO. Lettera aperta dell'ex Direttore del Carcere di Ragusa e Cons. Provinciale Avv. Biagio Spadaro, oggi dirigente regionale e provinciale del P.d.C.I.

Come ho avuto modo di dire pubblicamente nella recente ultima riunione del direttivo provinciale del Partito dei Comunisti Italiani in relazione al caso "Fera-Spadaro" ed all'interrogazione parlamentare del già Ministro di Grazia e Giustizia On.Prof. Oliviero Diliberto, tutti i legittimi obiettivi che mi ero prefissati (con le mie pubblicazioni su questo sito www.giustiziaesfatta.com che, per quanto riguarda il caso "Fera-Spadaro" è un contenitore della raccolta organica dei medesimi scritti, in gran parte pubblicati ancor prima della sua attivazione,  su http://italy.indymedia.org che si rivolge ad un pubblico infinitamente più vasto) sono stati raggiunti:

a) - avere informato l'opinione pubblica sulla base di inoppugnabili atti giudiziari probatori divulgabili ai sensi di Legge, sul come sono andati realmente i fatti relativi, sia ai trattamenti di favore che i capi clan Dominante-Carbonaro ed affiliati ricevevano all'interno del Carcere di Ragusa, che alla vicenda degli arresti e successive condanne del Presidente Giovanni Mauro e complici, che agli omicidi dell'Ing. Angelo Tumino e del Giornalista Giovanni Spampinato: fatti culminati nell'interrogazione parlamentare del 4 ott.2005 degli On.li Gabriella Pistone, Oliviero Diliberto e Giuseppe Cosimo Sgobio. Interrogazione non ritirata dall'On. Diliberto, come pubblicamente ed in atti giudiziari assume il Fera, ma "L'interrogazione relativa al procuratore di Ragusa Agostino Fera è decaduta perchè l'On. Gabriella Pistone (prima firmataria) ha ritirato la sua firma. Non essendoci più i tempi tecnici (per lo scioglimento delle camere) siamo stati impossibilitati a ripresentarla, cosa che faremo nella prossima legislatura. f.to Oliviero Diliberto.", come comunica per iscritto lo stesso Segretario Nazionale del P.d.C.I. Al riguardo va precisato che l'on. Pistone ritirò la sua firma dopo avere appreso che non sarebbe stata ricandidata (in osservanza allo statuto del Partito che gliene interdiceva la ricandidatura per la terza volta), transitando ad altro partito politico, dove non sarebbe stata rieletta e questo, oltre che la cronaca e l'On. Diliberto nei pubblici comizi, lo affermo anch'io in qualità di esponente politico regionale e provinciale del Partito dei Comunisti Italiani.

b) - avere esplicitato, sia pure sommariamente, a fronte delle migliaia di atti giudiziari dibattimentali, quelli prolusivi all'interrogazione parlamentare su impulso di più parti della società civile (talune distanti mille miglia dal P.d.C.I.), definite dal Fera sprovvedutamente, calunniosamente e pubblicamente "Gaglioffi".

Con quanto da me pubblicato come e quando sopra, ho inteso esercitare il mio pieno diritto-dovere di replicare e difendermi da tutte le calunnie lanciatemi dal Fera con il suo feroce, folle e documentato accanimento giudiziario e con le sue pubbliche dichiarazioni, a salvaguardia e tutela delle cariche Istituzionali da me ricoperte di Direttore Penitenziario e Consigliere Provinciale, nell'espletamento delle quali accaddero i fatti e per difendere il mio onore, prestigio e dignità, e di riflesso anche quello dei miei familiari e della parentela sparsa in tutt'Italia, tutta formata da persone che grazie alla meritocrazia hanno occupato ed occupano ruoli importanti nella nostra società, come potrà rilevarsi da un semplice clic nella 1°pagina di www.giustiziaesfatta.com, sul titolo "Genealogie: archivio Spadaro di Passanitello ramo SPADARO-CARINI da cui ne discende il redattore: Avv.Biagio Spadaro-Sardo" dov'è altresì preannunziata la pubblicazione in fase di realizzazione, di "Genealogie - archivio Sardo:si preannunzia la pubblicazione del ramo SARDO-COCUZZA-MELFI di cui mia madre, Maria Carolina Ida Sardo fu la VII° figlia del capostipite.

Allo stato attuale i fatti significativi di rilevanza penale, al di là delle archiviazioni delle decine di procedimenti penali tutti promossi dal Fera nei miei confronti, dei quali taluni per "diffamazione", ritortiglisi contro per "calunnia" e delle schermaglie in corso attivate dal Fera avventatamente e senza averne calcolato, ahilui! gli effetti, accennate nella precedente pubblicazione, sono rappresentati da un Procedimento Penale pendente presso il Tribunale di Messina in cui il Fera è imputato dei reati di "calunnia" e "diffamazione" in mio danno, al quale ne sono stati accorpati altri due in cui il Fera è indagato ed io parte offesa, mentre io sono imputato per "calunnia" in suo danno, nel sospeso procedimento penale presso il Tribunale di Reggio Calabria, i cui magistrati sono a tutt'oggi indagati per "abuso d'ufficio" dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, per averlo spudoratamente favorito, trasformandolo nell'arco di anni, da indagato in parte offesa.

Per quanto riguarda l'incarico conferitomi da personaggi rappresentativi ed emblematici dell'intera provincia di Ragusa e la conseguente mia denunzia del 1°dic.2007 alla Procura della Repubblica di Messina, relativa agli omicidi "Tumino-Spampinato", nel riportare di seguito un afferente stralcio dell'interrogazione parlamentare del 4 ott.2005, dei Comunisti Italiani:

* nel 1972 il dottor Fera, in veste di sostituto procuratore delegato dall’allora procuratore capo dottor Francesco Puglisi,si occupo` dell’istruttoria riguardante il delitto Tumino da cui sarebbe poi derivata la uccisione del giornalista Giovanni Spampinato il quale in ordine ai sospetti che ricadevano su Roberto Campria, figlio dell’allora presidente del tribunale di Ragusa,ebbe modo di ipotizzare in un suo articolo pubblicato dal quotidiano di Palermo L’Ora, omissioni gravissime;
* i deficit gravissimi di quell’istruttoria,allora subodorati e condannati con asprezza all’indomani dell’omicidio Spampinato da esponenti della cultura, del giornalismo e della politica del calibro di Giorgio Chessari, Miriam Mafai ed AchilleOcchetto, vengono oggi conclamati, ad oltre trent’anni di distanza, dal libro-dossier« Morte a Ragusa » ed. Edi.bi.si;
* nel corso di un processo tenutosi a Messina e conclusosi il 23 ottobre 2004, il dottor Fera avrebbe accusato quali responsabili dell’uccisione del giornalista Spampinato le stesse testate giornalistiche, L’Ora e L’Unita` sulle quali scriveva il cronista ragusano offendendo, a seguito di tali dichiarazioni, la memoria dello stesso e la dignita`dell’informazione civile e per le quali non ha neanche avvertito la necessita`di rispondere alle relative censure mossegli pubblicamente da esponenti della cultura italiana e della societa` civile;
* il foglio on-line « accadeinsicilia », che ha reso pubbliche le dichiarazioni infamanti del dottor Fera e le testimonianze di sdegno che ne sono seguite,e`stato oscurato in via preventiva in sede di accertamento civile, dal giudice del tribunale di Ragusa dottor Vincenzo Saito, su istanza di un avvocato strettamente legato al dottor Fera per ragioni di patrocinio professionale. L’oscuramento, fortemente lesivo dell’articolo 21 della costituzione, che sotto l’aspetto della competenza territoriale risulta essere illegittimo perche´ ricadrebbe sotto la diversa competenza dei fori di Modica (sede del responsabile del sito internet) e di Arezzo (sede del provider Aruba Technorail), alimenta, in via oggettiva, gravissimi dubbi circa l’influenza che il dottor Fera, forte del ruolo rivestito presso il tribunale, possa aver avuto su questo ed altri provvedimenti palesemente illegittimi;
* a seguito di nuove testimonianze, assumibili anche in via giudiziaria, sussistono oggi le condizioni perche´ venga riaperta l’istruttoria sul delitto Tumino e si faccia piena luce sulle circostanze che portarono alla uccisione del cronista Giovanni Spampinato. Tuttavia il ruolo di p.m. delegato che ricopriva all’epoca della vicenda il dottor Fera e quello di procuratore della repubblica che ricopre oggi presso lo stesso tribunale di Ragusa costituiscono, secondo l’interrogante, un ostacolo oggettivo alla riapertura del caso giudiziario seppure fortemente voluto, coram populi, dall’intera societa` civile ragusana;* secondo l’interrogante, per le ragioni fin qui esposte ricorrono gli estremi per procedere alla rimozione del dottor Fera dal palazzo di giustizia di Ragusa.....;

la cui versione integrale potrà essere visionata cliccando in I° pagina sul titolo "Oliviero Diliberto , Cosimo Sgobio e Gabriella Pistone: "rimuovere il procuratore Fera"(07.10.2005) , si trascrive di seguito la comunicazione del 12 genn.2007 della Procura Della Repubblica di Messina-Direzione Distrettuale Antimafia prot.N°71/07 a me indirizzata "La sua denuncia del 1°dicembre 2006 è stata, allo stato, iscritta al Registro Mod.45 in attesa dell'esito dei già disposti accertamenti, la cui valutazione consentirà l'adozione dei provvedimenti conseguenziali."

Pertanto, raggiunti gli obiettivi suesposti, mirati, chiari ed inequivocabili;

- che sia la Magistratura a continuare ad occuparsi del caso applicando la Legge, clamorosamente e scandalosamente violata per favorire il Fera, dai magistrati reggini odierni indagati, rimuovendolo finalmente dal servizio e sarebbe l'ora, per impedirgli di continuare ad inquinare le indagini a suo carico e corromperne gli atti giudiziari, come ha provatamente fatto sin qui; di fargli assumere iniziative dannose a sè ed a quei suoi colleghi tutti meno anziani di lui, dai quali pretende la copertura e di rompermi le scatole costringendomi ad un "supplizio di Tantalo", che dura già da 15 anni e sette mesi, da quando subito dopo la sua nomina a procuratore, mi rifiutai di aderire alla sua scandalosa richiesta di continuare a riservare ai capi clan Dominante-Carbonaro ed affiliati, quegli stessi trattamenti di favore che venivano loro elargiti dal suo intimo amico e mio predecessore nella direzione del Carcere di Ragusa, come provato in dibattimento;

- che sia l'On. Prof. Oliviero Diliberto nella sua veste di Segretario Nazionale del P.d.C.I., a valutare come e quando ripresentare l'interrogazione parlamentare, semprecchè il Fera sarà ancora in servizio;

- che siano i giornalisti degni di tale attributo e tutte le forze politiche in particolar modo del Centro Sinistra , che tutti insieme, all'atto dell'assassinio del loro Collega e Compagno Giovanni Spampinato ad opera del figlio del presidente del tribunale di Ragusa Roberto Campria, gridarono allo scandalo e che per 35 anni hanno tenuto in vita il caso con convegni e seminari inconcludenti ed inconferenti, a pretendere, con ogni utile, opportuna e doverosa iniziativa (anche al fine di onorarne la memoria e di gratificarne i parenti mettendoli nelle condizioni di essere risarciti), chiarezza su un assassinio che poteva essere evitato "coram populi", se l'allora P.M.Fera Agostino (delegato alle indagini dell'irrisolto omicidio dell'Ing. Angelo Tumino, il cui autore stava per essere smascherato dallo Spampinato) avesse fatto il proprio dovere;

- Infine, che sia Marco Tumino, l'assassinio del cui padre ad opera di ignoti (nell'ufficialità degli atti giudiziari), l'avrebbe segnato a vita tarpandogli le ali (vedansi le sue strazianti dichiarazioni, pubblicate dallo scrittore Carlo Ruta su internet, a cui va altresì il merito di avere resuscitato il caso di malagiustizia con "Morte a Ragusa. Il delitto Tumino, Giovanni Spampinato e le macchinazioni della legge" edito nel 2005 ), ad attivarsi perchè se ne ufficializzi l'autore e chi impedì che venisse scoperto, al fine di farli assicurare entrambi alla giustizia e potersi rivalere civilmente, a parziale ristoro della subita insostituibile ed impagabile perdita in tenera età, del padre.

Si prepari il Fera, che dovrà comunque lasciare, volente o nolente, anche attesa ahiegli!...la sua visibile vecchiaia, a dar conto delle sue azioni alla Legge, al Popolo Sovrano, a quanti ha fatto immeritatamente del male ed a se stesso e sappia che ogni sua iniziativa nei miei confronti, gli sarà ritorta contro, come e meglio che sin qui, a costo di ulteriori enormi sacrifici e logorio, con la forza della Legge, della ragione e delle carte in regola, come si conviene alle persone per bene, senza gli inganni, le carte truccate e le pugnalate alla schiena che ho dovuto subire e non osi pensare di poter ripetere con l'Avv. Spadaro quanto ha fatto con lo scrittore Carlo Ruta, grazie al ruolo rivestito e causando un danno irreversibile ai suoi colleghi di Ragusa ed all'intero Ordine Giudiziario, perchè, come egli ben sa e purtroppo per lui, anche tanti altri sappiamo, di carne da scongelare e mettere al fuoco ne resta ancora tanta, troppa, perchè la brace possa essere spenta dalla poca acqua in evaporazione che gli resta a disposizione. Abbia il buon senso ed il buon gusto di lasciare da procuratore, in silenzio e senza clamori, sperando sempre, fino a quando vivrà, nel perdono di Dio e nella benevolenza degli uomini e prenda atto che la nostra è una Democrazia e non una dittatura nazi-fascista, dove in virtù del ruolo rivestito era possibile barattare il bianco per nero e viceversa e che la Magistratura Italiana non è uno Stato nello Stato, ma fa parte di questo Stato, di questa D E M O C R A Z I A che è Europa, con la sua "Corte dei Diritti dell'Uomo" sempre più affollata.

Consapevole delle mia lealtà, ricambiata con la menzogna e l'inganno e della mia forza interiore, lancio per la prima volta in vita mia, la mia maledizione su Fera Agostino. Si vergogni per avermi rubato 15 anni della mia miglior vita trascorsi a contrastarlo con le armi spuntate della ragione e della difesa tecnica, a fronte degli ostacoli insormontabili frappostimi grazie al sistematico abuso del ruolo rivestito e sappi che in questo paese di Ragusa, tutti indistintamente sanno quale è stato il mio pubblico impegno antimafia a salvaguardia e tutela della Legalità e delle Istituzioni che ho avuto l'onore di rappresentare e presiedere e quale è nella mia attuale attività politica; come tutti indistintamente sanno quale è stato e continua ad essere il suo, al di là delle ipocrisie di facciata; come tutti indistintamente hanno perfettamente metabolizzato, chi, nella realtà, "è colui che si sottrae alla giustizia e non si lascia giudicare" (calunnia mossami dal Fera nella conferenza stampa dell'11 ott.2005 ed andata ripetutamente in onda nel Tg.RAI 3 Sicilia ), non potendo io, da incensurato essere un latitante che sfugge alla Legge e di contro essendo sinceramente convinto il Fera, come il sistematico sovvertimento dei fatti da egli posti in essere, per "sottrarsi alla Giustizia e non farsi giudicare" e così poter continuare a fare il procuratore, sia una prerogativa connessa alla sua carica e l'avallo dello stesso, un atto dovutogli dai suoi colleghi.

Pertanto, raggiunti gli obiettivi su esposti, questo mio dominio, che con oggi chiude sul caso Fera-Spadaro, si occuperà di fatti a me congeniali (e non dell'aridume al quale sono stato costretto sin qui, per le motivazioni suddette) e sicuramente più gratificanti per i miei parenti, amici e conoscenti, limitandomi a riportare sui casi in questione, quanto mi sarà ufficializzato dai competenti tribunali, sia nella veste di imputato che di Parte Offesa.

"Habent sua sidera lites"

Gino Spadaro.

 

 

 

 

 

 

 

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