RAGUSA 04.03.2020

MICHELE PRESTIPINO GIARRITTA E' IL NUOVO PROCURATORE CAPO DI ROMA

Csm, Prestipino è il nuovo procuratore di Roma

Gli altri candidati erano il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ed il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo

È Michele Prestipino Giarritta il nuovo procuratore di Roma. Le previsioni della vigilia sono state, dunque, rispettate. Lo scontro tra le correnti però è stato durissimo. E i componenti laici - due indicati dalla Lega, due da Forza Italia, tre da M5S - hanno svolto un ruolo determinante. Sul plenum ha anche aleggiato pesantemente lo scandalo perugino sulle toghe sporche, il noto caso Palamara del maggio 2019, dove magistrati del Csm e politici (gli allora Pd Lotti e Ferri, oggi il primo ancora Dem, il secondo passato con Renzi) trattavano nottetempo giusto il destino della procura di Roma. 
 
Alla fine vince Prestipino con 14 voti, sconfiggendo i suoi due concorrenti, il procuratore di Palermo Franco Lo Voi e quello di Firenze Giuseppe Creazzo. Ma ci sono volute due votazioni al Csm per sbloccare una situazione molto intricata e quindi per eleggerlo. La prima vede in lizza i tre candidati, Prestipino, Lo Voi, Creazzo. Finisce con 10 voti Prestipino, 7 per Lo Voi, 6 per Creazzo, e due astenuti, Di Matteo e Ardita.

Per Prestipino hanno votato i 5 esponenti di Area, i 3 di Autonomia e indipendenza, 2 laici di M5S, Benedetti e Gigliotti. Per Lo voi il primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone, i tre di Mi, i due forzisti Cerabona e Lanzi, il leghista Cavanna. Per Creazzo hanno votato i tre esponenti di Unicost, Di Matteo, Ardita, Il laico di M5S Filippo Donati, un professore di diritto fiorentino. Si astengono il procuratire Giovanni Salvi e il leghista Basile. 
 
Si va al ballottaggio tra Prestipino e Lo Voi. Vince il primo con 14 voti (5 Du Area, 3 di Davigo, 3 di Unicost, 2 M5s, il pg Salvi. Perde Lo Voi con 8 voti, i 3 di Mi, i 2 forzisti, il presidente Mammone, il leghista Cavanna, Donati di M5S. Tre gli astenuti (il leghista Basile, Di Matteo e Ardita). Non partecipa né al primo né al secondo voto il vice presidente David Ermini.

Evidente lo scontro molto pesante tra chi vuole privilegiare solo i titoli dei candidati (i fan di Lo Voi e Creazzo), d chi invece tiene in maggiore considerazioni le attitudini e l'esercizio concreto del lavoro di ogni giorno. 
 
La scelta del procuratore di Roma riapre la querelle infinita sulla prevalenza, nel nominare il capo di un ufficio, tra i titoli e la carriera e le propensioni del candidato. Come dice Michele Ciambellini di Unicost però  "i titoli devono avere un'anima". Così come "non bisogna avere paura di nomine a maggioranza". 
 
È stato il componente laico indicato dalla Lega Stefano Cavanna a legare il voto di oggi all'inchiesta di Perugia. Proprio perché oggi, rispetto alla primavera del 2019, è cambiata la rosa dei concorrenti per Roma. Tra i quali non figura più come vincente il procuratore generale di Firenze Marcello Viola, esponente di Magistratura indipendente, e all'epoca sostenuto da Davigo, a differenza di oggi.

"Da giurista", dice Cavanna, la situazione di oggi pregiudica candidati con titoli importanti, come nel caso di Viola. Tant'è che Cavanna annuncia di votare per quelli che oggi ritiene depositari di maggiori titoli, come Lo Voi e Creazzo. Cavanna insiste, "perché prima Prestipino era un 'brocco', adesso invece diventa procuratore?". Tra i due, Lo Voi e Creazzo, il leghista sceglie Il primo. Mentre si astiene l'altro esponente leghista, Emanuele Basile, per il quale il miglior candidato resta comunque Marcello Viola. 
 
L'ex pm di Palermo Nino Di Matteo, oggi al Csm sostenuto da Autonomia e indipendenza, ma di fatto autonomo da Davigo, sceglie invece Creazzo in difformità con Davigo che vota Prestipino, perché tra l'altro "esce dalle intercettazioni di Perugia come quello che non doveva essere scelto per Roma". Di per sé già questo un fatto positivo. Di Matteo apprezza le parole del leghista Cavanna, condivide il giudizio su Viola, ma rende pubblico il suo voto per il capo della procura di Firenze. A cui si associa anche il collega Sebastiano Ardita, ex procuratore aggiunto di Catania e Messina, eletto con Davigo, ma di fatto ormai in asse con Di Matteo. 
 
All'opposto Giuseppe Cascini, ex pubblico ministero di Roma, esponente di Area, la corrente di sinistra delle toghe, sostiene che quello che conta non sono soltanto i titoli, ma le caratteristiche professionali di un candidato, "come riconosce lo stesso Consiglio di Stato in due sentenze". Secondo Cascini, Prestipino ha "una lunga esperienza sulle indagini di mafia, a Palermo, a Reggio Calabria, a Roma, di cui conosce benissimo la particolare situazione". Lo scandalo "toghe sporche"? È "stato pesante" dice Cascini, per le conseguenze che ha avuto.

"Ma Prestipino, in questi 10 mesi, ha pacificato un ufficio che proprio dopo quella inchiesta era devastato, lavorando per sanare una gravissima ferita. E - dice Cascini - ricordo che, in quelle terribili intercettazioni di Perugia, dove pure vengono dette cose terribili di Pignatone, non ce n'è una sola, su Prestipino". Che, secondo Cascini, anche per questo è l'uomo giusto "per sanare le ferite". 
 
A descrivere il profilo professionale di Prestipino, che non milita in una corrente specifica, ma si può considerare un "cane sciolto", è stato Piercamillo Davigo, esponente della corrente di Autonomia e indipendenza. A Roma, ha detto Davigo, sono presenti "tutte le organizzazioni criminali legate alla pubblica amministrazione" e Prestipino ha dimostrato di saper indagare e al contempo reggere un ufficio complesso come la procura di Roma. 
 
È toccato invece al laico di Forza Italia Michele Cerabona illustrare il corriculum di Lo Voi, da sempre esponente di Magistratura indipendente, che ne ha vantato soprattutto l'ampio curriculum professionale che lo ha visto pm a Palermo, poi componente del Csm, rappresentante italiano a Eurojust, quindi procuratore a Palermo. Lo Voi, sostenuto pienamente dalla sua corrente, avrebbe dovuto vincere, come ha detto la consigliera di Mi Loredana Micciché, proprio in relazione al suo curriculum, in particolare "per i risultati ottenuti a Palermo, sia per l'organizzazione dell'ufficio (modelli di lavoro e riduzione delle pendenze)". Secondo Micciché, Lo Voi doveva prevalere anche su Creazzo per i suoi titoli organizzativi e per la sua carriera, in particolare l'esperienza al Csm e a Eurojust, che si occupa della cooperazione internazionale". 
 
Invece, per Marco Mancinetti di Unicost, avrebbe dovuto prevalere Creazzo, da sempre esponente di spicco di Unità per la costituzione, per la sua lunga esperienza a capo di un ufficio, non solo Firenze, ma anche Palmi in Calabria. Dove, secondo Mancinetti, ha ottenuto ottimi risultati dal punto di vista sia organizzativo che investigativo. 
 
Fino a oggi Prestipino, da procuratore aggiunto, ha retto l'ufficio inquirente della Capitale diretto per otto anni dal suo predecessore Giuseppe Pignatone, che ha lasciato l'incarico l'8 maggio del 2019, quando è andato in pensione. Prestipino, sempre come vice di Pignatone, aveva svolto lo stesso incarico a Reggio Calabria. In precedenza era stato pubblico ministero a Palermo, dando un forte contributo alla cattura di Provenzano.

Con il giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo ha scritto, per Laterza, il volume "Il codice Provenzano". Sempre per i tipi di Laterna, l'anno scorso, Prestipino ha pubblicato il volume "Modelli  criminali" scritto con Pignatone, una carrellata su Cosa nostra, la ''ndrangheta, e le organizzazioni criminali romane. Da procuratore aggiunto, Prestipino ha seguito a Roma l'inchiesta Mafia Capitale.

«La nomina di procuratore capo a Roma vale tre ministeri», diceva Franco Evangelisti, indimenticato protagonista del potere andreottiano. Il siciliano Michele Prestipino, di cui andiamo fieri ed orgogliosi, con una grande passione per la filosofia teoretica, con alle spalle una carriera trascorsa sui fronti caldi di Palermo e Reggio Calabria continua l'opera dell’amico e mentore Giuseppe Pignatone a cui succede nel ruolo di guida della Procura più politica d’Italia.

Il Procuratore di Roma ha un affaccio naturale sul panorama del potere italiano in cui penetra inevitabilmente per le competenze dell’ufficio e grazie a sempre più sofisticati ed invasivi strumenti di intercettazione come i Trojan.

Biagio Spadaro Sardo

 

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