Sabato 30 Novembre

Operazione "Grande Raccordo Criminale": 51 arresti. Un clan che «non ha eguali in altre città italiane» come affermato dal Procuratore di Roma Michele Prestipino Giarritta

Patto tra 'ndrangheta e camorra

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Non una semplice «batteria» di spacciatori e picchiatori. Non un gruppo di poche unità che operava nel singolo quartiere di Roma: quella guidata da Fabrizio Piscitelli, al secolo Diabolik ucciso con un colpo di pistola alla nuca il 7 agosto scorso mentre era in attesa di «qualcuno» in un parco della Capitale, era una organizzazione criminale strutturata su vari livelli che aveva nel narcotraffico su ampia scala il suo «core business». Sono in totale 51 le ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip della Capitale su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Una operazione, ribattezzata Grande raccordo criminale, che apre uno squarcio anche sul contesto criminale in cui si è consumato l'agguato ai danni di Piscitelli.

APPROFONDIMENTI:

Una struttura criminale che per stessa ammissione del procuratore di Roma, Michele Prestipino, «non ha eguali in altre città italiane». Pezzi di criminalità sportiva, ultras della Lazio, pezzi di frange politiche di estrema destra e 'manovali della violenza', ex pugili tra cui anche albanesi, uniti dal comune denominatore dello spaccio e del 'recupero creditì. A coordinare e tessere le fila del sodalizio c'era Diabolik che aveva in Fabrizio Fabietti, 42 anni, il suo braccio destro e «broker» del narcotraffico per l' approvvigionamenti di droga. Quest'ultimo aveva le idee chiarissime sul cosa fare. In una intercettazione afferma «a devo dà a tutta Roma...proprio i soldi voglio fa». Fabietti aveva rapporti con la cosca di 'ndrangheta Bellocco, i fratelli Emanuele e Leopoldo Cosentino, entrambi destinatari del provvedimento cautelare. Dal canto suo Piscitelli poteva anch'egli contare su amicizie eccellenti tra cui quella di Michele Senese, punto di riferimento della camorra a Roma. Del gruppo facevano parte anche esponenti del mondo ultras biancoceleste: si tratta di Ettore Abramo, conosciuto come «Pluto», 53 anni e Aniello Marotta, 43 anni, che militano negli Irriducibili. I due si trovavano già ai domiciliari perché accusati di aver lanciato, il 15 maggio scorso in occasione della finale di Coppa Italia tra Lazio e Atalanta , all'interno di un'auto della polizia locale di Roma Capitale, una torcia accesa che aveva provocato un incendio. Altra figura apicale dell'organizzazione, nei confronti della quale la Procura aveva chiesto il riconoscimento del metodo mafioso, è Alessandro Telich, detto Tavoletta, che di professione fa il tecnico informatico. L'arrestato forniva un sistema di comunicazione all'avanguardia ai componenti del gruppo criminale.

Telich è titolare di una società con sede a Dubai (Emirati Arabi Uniti) che opera nel settore del controspionaggio industriale e delle telecomunicazioni. L'indagato, che milita anche in un gruppo ultras della Lazio, per il gruppo eseguiva bonifiche sulle autovetture e nelle abitazioni fornendo sistemi di comunicazione criptati così da rendere il sistema ancora più impenetrabile agli investigatori. Un sistema che però non è stato impermiabile alle indagini alla luce del fatto che le «cimici» piazzate nell'abitazione di Fabietti quando si trovava ai domiciliari hanno «raccontato» degli incontri che avvenivano tra venditori e acquirenti di stupefacenti. Un vero e proprio fiume di cocaina e hashish pronta ad invadere la Capitale, dalla Bufalotta, a Colli Aniene da Tor Bella Monaca alla Romanina.

Per gli inquirenti il giro d'affari si attestava intorno ai 120 milioni di euro. In soli nove mesi di indagini gli investigatori hanno ricostruito la compravendita di 250 chili di cocaina e 4.250 chili di hashish. In base a quanto emerge dalla ordinanza, Piscitelli e Fabrizio Fabietti nell'estate del 2018 hanno tentato di concludere l'importazione, tramite un natante, di un ingente carico di hashish proveniente dal Marocco, con l'appoggio di Fabio Panichelli, già destinatario di un provvedimento restrittivo per 10 anni e 10 mesi di reclusione da scontare, in relazione a fatti analoghi.

Con gli arresti di oggi non si chiude il capitolo legato all'omicidio di Diabolik. «Questa operazione ci permette di analizzare le dinamiche e i collegamenti di chi fornire droga a Roma», racconta chi indaga ma dalle carte emerge anche il clima intorno al «capo». «In questi quattro anni ha fatto una scalata che non vi rendete conto - afferma uno degli indagati - non so come ha fatto». 

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L'INTERCETTAZIONE
«La devo dà a tutta Roma...», dice in una intercettazione Fabrizio Fabietti riferendosi alla droga. Dalle indagini emerge come Fabietti (classe 1977), abbia il ruolo di broker del narcotraffico capitolino, con relazioni sia con i fornitori dello stupefacente (tra cui soggetti riconducibili alla cosca di ‘ndrangheta Bellocco, come i fratelli Emanuele e Leopoldo Cosentino, entrambi destinatari del provvedimento cautelare), sia con i clienti. 
 

 
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SPALLEGGIATI DAGLI ULTRA'
Le indagini hanno consentito di ricostruire il ruolo di Fabrizio Piscitelli, che era consideratio dagli investigatori una figura di riferimento nel “controllo” del territorio, nonché di garanzia e affidabilità dell’associazione, che si avvantaggiava della sua leadership. Diabolik godeva, infatti, di un particolare riconoscimento nella malavita e operava avvalendosi di soggetti, alcuni dei quali coinvolti anche nella presente associazione dedita al traffico di droga (Ettore Abramo alias “Pluto”, classe 1966, Aniello Marotta, classe 1976, Alessandro Telich, classe 1987), che fanno parte di una frangia ultrà di tifosi di cui era divenuto capo.

I PICCHIATORI E LE ESTORSIONI
Non solo. Diabolik aveva anche costotuito una “batteria di picchiatori” (“…oh gli ho preparato una macchina, li massacriamo tutti eh…”) composta da soggetti incaricati dell’esecuzione di estorsioni per il recupero dei crediti maturati nell’ambito del traffico di droga, mediante violenza, non escludendo l’uso delle armi (“...vabbè spariamogli, che dobbiamo fare?...). Una batteria che agisce in concreto: sono almeno due gli episodi di estorsione con metodi violenti ricostruiti. Il primo ai danni di un vecchio compagno di cella di Fabietti che, responsabile di non aver onorato un pregresso debito di droga di circa 100.000 euro, diviene vittima di una brutale aggressione, prima di cedere alle richieste dei vertici del sodalizio. Il secondo episodio estorsivo matura, invece, nei confronti di altri due soggetti già noti alle cronache giudiziarie per i loro trascorsi nel settore del narcotraffico. Ancora una volta, dopo le minacce di morte, gli associati riescono a farsi promettere la dazione di 90.000 euro.

COMUNICAVANO CON SISTEMI DA "SPIONAGGIO" CRIPTATI
L’operatività del sodalizio è garantita e supportata anche dal ricorso a propri sistemi di comunicazione all’avanguardia, quali sono quelli forniti dall’associato Alessandro Telich, già tratto in arresto nell’ottobre del 2013 per aver favorito la breve latitanza di Piscitelli. Telich, alias “Tavoletta”, è un tecnico informatico, titolare di una società con sede a Dubai (Emirati Arabi Uniti), operante nel settore del controspionaggio industriale e delle telecomunicazioni, che esegue bonifiche sulle autovetture e nelle abitazioni degli associati, fornisce sistemi di comunicazione criptati che convogliano i dati presso server ubicati negli Emirati, così da rendere il sistema ancora più impenetrabile agli investigatori.

FIUMI DI DENARO
La costante e immediata disponibilità di rilevanti somme di denaro permette all’organizzazione criminale di ottenere condizioni economiche favorevoli nel corso delle trattative promosse con i fornitori dello stupefacente. Potendo pagare con la formula “subito e cash”, il prezzo ottenuto è sempre vantaggioso e il “giro” si allarga a dismisura, anche perché il sodalizio garantisce poi la consegna “a domicilio” da parte di Fabrizio Borghi (classe 1977) e Daniela Viorica Gerdan (classe 1980). Accanto ai promotori del sodalizio, si affianca una schiera di acquirenti “all’ingrosso” che, in ragione dello stabile rapporto di fornitura che li lega, sono considerati parimenti associati all’organizzazione, garantendole costanti disponibilità economiche, fondamentali per la sua esistenza e operatività.

TRA I NOMI SPUNTA ANCHE IL CLAN DEI CASAMONICA
Tra questi spiccano i fratelli Nicolas ed Emiliano Pasimovich (entrambi classe 1985), originari del Sudamerica ma residenti sul litorale pontino. I due sono tra i più affidabili acquirenti selezionati da Fabietti, cui si aggiungono Adnan Ibrakovic (classe 1981), Stefano Piccioni (classe 1971), Paolo Salvemini (classe 1977), Stefano Coniglio (classe 1983), Adamo Castelli (classe 1967), Angelo Bartocci (classe 1963), Giuliano Cappoli (classe 1993), Abramo Di Guglielmo (classe 1980) e Sabatino Di Guglielmo (classe 1968) – questi ultimi due contigui al clan dei CASAMONICA – Roberto Montanaro (classe 1961) e Marco Tripodi (classe 1976). Nonostante l’elevato numero degli associati (trentadue), l’organizzazione criminale è comunque aperta alle nuove occasioni di profitto generate dai soggetti che ruotano attorno ad essa.

Questi ultimi, che siano fornitori occasionali (come i fratelli Cosentino Maurizio Cannone classe 1973), acquirenti saltuari (Gianluca Almaviva classe 1979, Marco De Vincentiis classe 1979, Fabio De Tommasi (classe 1962), Ruben Alicandri classe 1977, Danilo Perni classe 1970) ovvero, ancora, corrieri e factotum arruolabili all’occorrenza Umberto Scarpellini classe 1974, Marco Adamo classe 1980 e Luigi Centi classe 1974), riconoscono il sodalizio e ne individuano un’opportunità di investimento.

IN 9 MESI ACQUISTANO 120 MILIONI DI EURO DI DROGA
Nell’ambito delle indagini, svolte nel periodo febbraio-novembre 2018, è stata ricostruita la compravendita di circa kg. 250 di cocaina e kg. 4.250 di hashish, per un valore complessivo stimato “al dettaglio” di circa 120 milioni di euro. L’attività repressiva nel contempo condotta ha consentito di evitare che parte dello stupefacente (oltre kg. 60 di cocaina e circa kg. 3.800 di hashish) venisse immessa sul mercato. In occasione dei sequestri operati sono state tratte in arresto, in flagranza di reato, 18 persone tra corrieri e fiancheggiatori.

I FORNITORI ABITUALI
L’associazione poteva contare su un flusso costante di droga proveniente dal Sud America (cocaina da Colombia e Brasile) e dal Nord Africa (hashish dal Marocco), garantito dai fornitori abituali, quali Dorian Petoku (classe 1988), Francesco Maria Curis (classe 1961) e Alessandro Savioli (classe 1961), tutti destinatari dell’odierna ordinanza. Le azioni di contrasto assicurate nel corso delle indagini, suggellate dall’esecuzione dell’odierno provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Roma, costituiscono la testimonianza dell’impegno profuso dalle Fiamme Gialle nella tutela della legalità e nel contrasto ai traffici illeciti.
 


GIP ESCLUDE AGGRAVANTE MAFIOSA
Per Fabrizio Fabietti, insieme a Fabrizio Piscitelli alias 'Diabolik' ritenuto a capo dell'organizzazione smantellata con l'operazione "Grande Raccordo Criminale", e ad altri sei indagati la procura ha chiesto l'aggravante del metodo mafioso. È quanto emerge dall'ordinanza del gip che ha portato all'arresto di 51 persone. Il gip tuttavia l'ha esclusa «reputando impropri i richiami al "capitale criminale acquisitI" a giustificazione della ritenuta esistenza della contestata aggravante». Dall'ordinanza emerge anche un'aggressione fatta in gruppo, una «violenza con il volto travisato e servendosi di armi (manganello)».Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 08:45

 

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