S. Croce Camerina 25.10.2012

la sentenza shock con cui il Giudice Salvatore Mastroeni assolve il proc. dei minorenni di Catania, nonchè pres. della C. Tributaria Prov. di RG. Fera Agostino dal reato di peculato d'uso continuato.

(Senteza ed atti del fascicolo penale acquisiti dall'avv. Biagio Spadaro su autorizzazioni del P.M. S. Ammendola e del Giudice S. Mastroeni)

gino ninni

il denunziante Biagio Spadaro-l'imputato Fera Agostino

Gli antefatti della sentenza

Nei confronti di Fera Agostino era già intervenuto decreto d'archiviazione dell'11. 02.2009, su richiesta del Procuratore Aggiunto in Messina Barbaro Vincenzo per il denunziato (dal Dott. Biagio Spadaro) reato di peculato p. e p. dall'art.314 c.p., per l'utilizzo per fini personali di uomini e mezzi della della Procura della Repubblica di RG. da egli diretta (carta intestata, tempo suo e del dattilografo e mezzo utilizzato per la scrittura), in quanto ritenuti di poco valore.

Il 16.09.2010 il Dott. Spadaro depositava presso la Procura della Repubblica di Messina, ulteriore denunzia per "peculato" a carico di Fera Agostino allegando decine di note personali del Fera su carta intestata della Procura ragusana e di quella dei minorenni di CT., dove nel frattempo era stato trasferito. Note in cui il Fera suggeriva ai suoi colleghi Pubblici Ministreri di Messina come fare per danneggiarlo, come nel caso delle lettere anonime al P.G. Tinebra ed al Presidente Duchi (leggasi cliccando di seguito su 44) Chi è l'autore delle lettere anonime al P.G. Giovanni Tinebra ed al Presidente Michele Duchi?(3.09.2008). Successivamente lo Spadaro, invitato dal titolare delle indagini P.M. Dott. Stefano Ammendola, a dichiarare se aveva altro da aggiungere, produceva documentazione fotografica raffigurante il Fera ed il suo autista Gaetano Ingrà a bordo dell'auto di servizio della procura dei Minorenni di CT. targata DJ227GJU il 25.01.2011 mentre si trovava a Messina per fatti personali, per partecipare ad un'udienza presieduta dal g.o.t. G. Sofia di un processo Spadaro-Fera su sua querela ed il 13.4.2011, in cui si tenevano due udienze che lo riguardavano una nel p. civile n.762/07 RG. (Spadaro-Fera entrambi attori e convenuti) e l'altra in un processo penale Andolina-Fera, quella a cui avrebbe patecipato, disertando l'altra.

Il tremebondo magistrato Fera, il 14.04.2011, cioè all'indomani di quando l'autista gli riferì di aver notato lo Spadaro fotografare l'auto di servizio (la volta precedente non se ne era accorto perchè preso di spalle), vistosi scoperto e temendo il peggio, per giustificarsi dell'utilizzo abusivo dell'autista e dell'auto di servizio e per essere autorizzato a continuare a farne uso impunemente, faceva una "segnalazione", che per i suoi contenuti lascia dubitare della sua sanità mentale, nei confronti del Dott. Spadaro, del Dott. Carlo Ruta, del suo ex dipendente Cancelliere Dirigente presso la Procura di RG. Dott. Ignazio Andolina, intrisa di falsità e calunnie documentalmente smentite, al suo capo e caro amico P.G. di CT. Tinebra Giovanni, fors'anche approfittando della sue gravi condizioni di salute (leggasi cliccando di seguito su Tinebra, malato per i pm loquace con La Sicilia ** Toghe. Bocche cucite che parlano sul caso Russo. Tinebra ...** Giuseppe Pipitone, Autore de L'Ora Quotidiano Tinebra Pagina 14 ... ** Tinebra si difende: 'Ponzellini? Che male c'era?' - Corriere.it ** Giovanni Tinebra News - Il Fatto Quotidiano ** Tinebra malato per deporre, sano per fare il Procuratore ** Aiuto Per Nomina Csm Processa pg Tinebra ** Lettera a Tinebra dei detenuti di Rebibbia - Ristretti.it ** Il raccolto rosso, 1982-2010: cronaca di una guerra. Tinebra alle pagg.229_e 230 ...** Sapete chi ha ucciso Paolo Borsellino? Il grande annuncio teatrale del procuratore capo di Caltanissetta Giovanni Tinebra- Pagina 3 di 3 - Il Post ** Processo Ilardo, l’infiltrato di Cosa nostra «Tinebra voleva essere l’unico a gestirlo» ** Protocollo Farfalla, il Copasir interroga Tinebra. Sul ruolo ... ** Città Insieme preoccupata per la salute di Tinebra e ... ** Torrisi Propone Tinebra All'Urega. Chiaro Scuri Del ... - L'Urlo.

Segnalazione pienamente esaudita, con normalizzazione della follia in essa contenuta, in cui affermava che aveva paura per la sua incolumità "Spadaro incontrandomi o incrociando lo sguardo, è solito guardarmi sempre con occhi torvi quasi a volermi colpire con gli occhi....(sguardo assassino che avrebbe scatenato nel tremebondo magistrato "fibrillazione atriale" costringendolo al ricovero ed alla "cardioversione elettrica"), certamente a costui non manca la possibilità di arrecarmi male fisico.....sapendolo legittimo detentore di armi, ritenendo che egli non sia completamente sano di mente, come può rilevarsi oltre che dal suo comportamento anche dal suo aspetto fisico, ritengo di chiedere all'E.V. un provvedimento di tutela, che nel passato ho rifiutato (? ? ? ) perchè non ritenevo, come adesso di correre pericoli, ma la coalizione ora formatasi tra Spadaro, Ruta Carlo, Agosta Sebastiano e Andolina Ignazio che ritengo miei calunniatori (mai condannati per "calunnia") ....., mi induce a rivolgermi a Vostra Eccellenza, per cercare di riacquisire un pò di serenità".

In quanto all'assunto in essa contenuto "Da svariati anni viene messo in discussione da Biagio Spadaro il mio ruolo di procuratore della Repubblica", Spadaro ribadisce di non avere modificato nessuna delle sue opinioni nei confronti del Fera, analogamente all'ex Ministro della Giustizia On. Prof. Oliviero Diliberto, che nella testimonianza resa presso il Tribunale di Milano il 03.05.2012, relativa ai contenuti della sua interrogagazione parlamentare del 04.10.2005,con cui chiedeva la rimozione del procuratore Fera , a domanda "Lei ha avuto motivo di ritenere che le cose che allora disse e lesse in aula avessero scarso fondamento, dovessero essere ritirate, modificate?" rispondeva "No, io non ho modificato nessuna delle mie opinioni.", come anche rispondeva "no" alla domanda della figlia del Fera, avv. M.F. Fera , non suggestiva, ma affermativa del falso "Sa che Ruta, Spadaro, Andolina sono stati condannati per diffamazione, calunnia e quant'altro a seguito di tutta questa vicenda? (Spadaro è incensurato e Ruta ed Andolina non sono mai stati condannati per "calunnia").

A ciò aggiungasi che sin qui, sono state disattese le ripetute richieste, di rimando a quelle del Fera A., dei suoi "neminci e detrattori" di sottoporlo a perizia psicologica, stanchi di sentirsi definire in atti giudiziari "inqualificabili signori presentatori di folli denunce" - "dal comportamento improntato alla calunnia ed alla denigrazione continua" - "alla spasmodica ricerca di vendetta insensata" - "perfidi e cattivi" - "livorosi e rancorosi" - "accecati dalla rabbia" - "dalle velenose insinuazioni" - "dai compotamenti spregiudicati"- "menti contorte e vendicative" - "menti distorte e vendicative" - "dalla propensione a delinquere" - "dalle personalità malate" - "detrattori" - "gaglioffi" - "folli grafomani da sottoporre a perizie psicologiche" - "a consulenze psichiatriche" - "calunniatori indagati " - "diffamatori accertati" - "basta leggere anche soltanto i passi segnati da me a margine con segni e indicatori per rendersi conto delle loro condizioni mentali" - "dalle psicotiche elucubrazioni" - "che usano con violenza maniacale le parole" - "certamente disturbate mentalmente" - "insani di mente come può rilevarsi dal loro aspetto" ...etc... etc... , salvo a chiedere l'accordatagli applicazione dell'esimente prevista dall'art.598 c.p. allorchè ne è stato denunziato per "calunnia". Come anche è stata disattesa la richiesta di Spadaro-Agosta, di periziare la grafia del Fera, con riferimento alle lettere anonime al P.G. Tinebra ed al Presidente Duchi (leggasi cliccando di seguito su: Chi è l'autore delle lettere anonime al P.G. Giovanni Tinebra ed al Presidente Michele Duchi?(3.09.2008).

Il Fera, grazie all'inqualificabile, torbido ed inquietante avallo della sua segnalazione da parte del questore Barboso Filippo, al decreto d'urgenza del 12.8.2011 di ablazione delle armi legittimamente detenute dallo Spadaro senza licenza ai sensi dell'art.7 terzo comma L.21.02.1990, n.36. a firma del v. prefetto Caruso Concetta si presume su disposizione del Prefetto di Ragusa Francesca Cannizzo unica abilitata dalla legge ad adottare detto provvedimento (immediatamente dopo trasferita nell'agognata sede di Catania) ed al sottoriprodotto intervento del P.G. Tinebra, riusciva ad ottenere dalla Prefettura di CT. l'autorizzazione all'uso di detta auto e dell'autista limitatamente al suo impegno processuale presso il Tribunale di Messina. Decreto emanato disapplicando la procedura di Legge (art.7 L.241/90) in assenza di contraddittorio e con rifiuto di accesso agli atti "classificati" dal Barboso per impedirne la conoscenza e la difesa da parte dello Spadaro. Decreto d'urgenza per nulla urgente in quanto attuato a distanza di 4 mesi dalla "segnalazione" del Fera, unicamente mirato a metterlo nelle condizioni di giustificarsi con il P.M. Dott. Stefano Ammendola, titolare delle indagini che lo avrebbero smascherato.

tinebra

Il 4.10.2011 il P.M. Dott. Stefano Ammendola formulava a carico del Fera i sottoriprodotti capi d'imputazione e gli notificava informazione di garanzia, dandone comunicazione anche alla Parte Offesa Dott. Spadaro, che così veniva in possesso degli atti.

stefano

Acquisiti gli atti, tra cui detta "segnalazione" del 14.04.2011 del Fera al P.G. Tinebra, pregnante di falsità e calunnie, lo Spadaro, presentava tre distinte denunzie a carico del Fera in ordine ai reati di "falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici" (art.476 c.p), "calunnia" (art.368 c.p.) e "diffamazione" (art.595 c.p.) che attivavano tre procedimenti penali assegnati al P.M. Stefano Ammendola, che li univa a quello principale, il n.1958/11 RGNR per peculato (art. 314 c.p.) e peculato d'uso continuato (art. 81 e 314 co.2 c.p.), originato dall'anzidetta denuncia dello Spadaro del 16.09.2010.

L'indagato Fera Agostino, coseguentemente all'avviso di conclusione delle indagini si sottoponeva all'interrogatorio di garanzia del 19.10.2011 e si giustificava come di seguito: per il peculato "In ordine ai fogli di carta ed alle buste in dotazione al mio ufficio da me utilizzate per segnalare i continui attacchi alla mia funzione, ritengo di averle usate correttamente in quanto da svariati anni viene messo in discussione da Biagio Spadaro il mio ruolo di procuratore della Repubblica." ; per il peculato d'uso continuato, al fine di avvalorare i contenuti della sua "segnalzione" al P.G. Tinebra faceva riferimento a due episodi letteralmente rovesciandoli: 1) riferendosi all'udienza dell’8.10.2010, presieduta dal G.O.T. Natale Zumbo, presenti gli avvocati, i testi, tra cui il Pres. Michele Duchi ed il Dott. Spadaro dichiarava " ci fu un'aggressione verbale nei miei confronti al punto che intervenne il giudice Zumbo per calmare lo Spadaro. Devo segnalare che a seguito dell'episodio sopra descritto sono stato ricoverato dal 16 al 18.11.2010 alla clinica di ragusa per una fibrillazione atriale e sottoposto a cardioversione elettrica. Tale stato di salute mi creava e mi crea preoccupazione, motivo per il quale ho ritenuto di recarmi a Messina con l'auto di servizio nella date che mi vengono contestate." Nella realtà avvenne esattamente il contrario per cui lo Spadaro denunziò il Fera attivando il p.p. n.217/2011, nel cui ambito il Dott. Michele Duchi (già Pres. del Tribunale di Ragusa), dichiarava come era dovuto intervenire per sedare il Fera in preda ad agitazione: “Ad un certo punto lo SPADARO ebbe a dire qualche cosa che il Dr. FERA non ritenne rispondente a verità per cui, piuttosto agitato ed ad alta voce, contestò quanto detto dallo Spadaro. Temendo che la cosa potesse trascendere, entrai nell’ufficio e presi a calmare il collega Fera dicendogli di non reagire alle provocazioni di contro parte”, mentre l' avv. Gaetano Sano dichiarava: “Terminata l’udienza civile e mentre si stavano verbalizzando le richieste di rinvio, il dr. Fera si rivolgeva all’indirizzo del dr. Spadaro e sbottando d’impeto si lasciò sfuggire l’espressione “LEI E’ UN CALUNNIATORE”. Il dr. Spadaro incassava l’espressione e rispondeva al dr. Fera con un’espressione del tipo : “LEI NON DEVE PERMETTERSI DI DIRE QUESTO” .etc. etc…. Per detto p. penale veniva richiesta l'archiviazione alla quale lo Spadaro si opponeva, senza nessun esito ufficiale tutt'oggi; 2) " all'udienza del 13.04.2011 in danno di un'altra persona (Andolina) si presentò lo Spadaro e si avvicinò al banco del Giudice (g.o.t. G. Sofia) sedendosi nel posto riservato agli avvocati e ci fu uno scontro verbale tra lo Spadaro e il Giudice che lo espulse dall'area riservata agli avvocati." Nella realtà lo Spadaro lasciò l’aula senza profferir verbo immediatamente dopo avere risposto negativamente alla domanda del  g.o.t. Sofia (a cui il Fera, in un momento di stasi processuale, segnalava la sua presenza al fine di farlo allontanare) “avvocato lei ha una specifica delega per essere qui presente?” invitandolo a spostarsi al di là di una transenna nello spazio riservato al pubblico.

Al riguardo, va evidenziato che detto g.o.t. G. Sofia, non è più titolare del procedimnento penale su querela del Fera a carico del Geom. Sebatiano Agosta e dello Spadaro n.6548/08 R.G.N.R. (diffusione di un volantino a firma autografa "Sebastiano Agosta" difforme anche nei contenuti da quanto pubblicato dallo Spadaro, come già accertato in dibattimento), che aveva comunque segnalato il suo comportamento, che vedeva stilisticamente non idoneo, sia al Procuratore della Repubblica Guido Lo Forte, che al Presidente del Tribunale Giombattista Macrì con memorie del 30.09.2010 e del 23.06.2011, chiedendo l’assegnazione del fascicolo, stante la materia e la natura del procedimento, ad un Giudice Togato. Successivamente, su disposizione del Dott. Macrì, sarebbe stato designato ad istruire ed a giudicare il procedimento in parola il Dott. Sagone, Giudice togato presso il Tribunale di Messina . In data 3.5.2012 lo Spadaro apprendeva che la Procura della Repubblica di Reggio Calabria sta procedendo nei confronti del G.O.T. Sofia a seguito della trasmissione delle sue memorie da parte del suddetto Procuratore della Repubblica di Messina; ed ancora, nell’udienza del 28.11.2011, il Giudice Sagone rimproverava aspramente il Fera per le sue continue interferenze mentre lo Spadaro effettuava spontanee dichiarazioni; lo invitava al silenzio, manifestando la sua sorpresa per il fatto che il Fera, magistrato della Repubblica, come tale conoscitore delle regole, si comportava in quel modo. Al che il Fera scompostamente reagiva dicendo “mi scusi, ma io non posso avere giustizia da questo Tribunale”; per la falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici " alla mia denuncia per calunnia ho allegato solo alcune pagine dell'atto d'appello dello Spadaro in quanto ho voluto segnalare solamente quelle parti che ritenevo calunniose nei miei riguardi e nei riguardi di magistrati calabresi. Non avevo nessun interesse a nascondere tali pagine, il cui atto integrale poteva essere tranquillamente acquisito dall'autorità inquirente di quella Procura". Giustificazione che non scrimina per un fatto di natura obiettiva: ed infatti, veniva contestato al Fera non il fatto di aver depositato solo alcune parti dell’atto di appello (fatto in sé legittimo e funzionale alla tesi difensiva), bensì di aver depositato quelle “parti” (pagine) palesemente da egli alterate per trarne vantaggi giudiziari ed economici (per come chiaramente denunciato e provato dagli allegati corpi del reato); per la diffamazione "Ritengo che le frasi offensive siano ricomprese in uno scritto difensivo, da cui l'applicazione dell'esimente prevista dall'art. 598 c.p." . Il Fera ha quindi ritenuto di invocare la scriminante (o causa di non punibilità, che dir si voglia) di cui all’art.598 del c.p., e ciò ha fatto dopo aver denunciato lo Spadaro per i contenuti – a suo dire - offensivi riversati nell’atto di appello (scriminati per Legge oltre che assorbiti dalle finalità). L’enunciazione difensiva non merita commento ulteriore......; per la calunnia "Non ho fatto alcuna segnalazione nè denuncia alla Questura di Catania e/o Ragusa. Ho segnalato solamente l'episodio del 13.04.2011 al Procuratore Generale e in quella sede ho chiesto la tutela che produco in copia." del che s’evidenzia che la tesi difensiva del Fera si fonda sul fatto di non aver denunciato lo Spadaro alla Questura di Catania o di Ragusa. Da ciò può desumersi, secondo la prospettazione del Fera, evidentemente (sia pur non esplicitamente) fatta propria dal P.M., che non può “obiettivamente” configurarsi il fatto - reato di calunnia. E tuttavia la confessione fatta al riguardo dallo stesso Fera, che rivela tanto la segnalazione dell’episodio del 13.4.11 al Procuratore Generale della Repubblica (vale a dire direttamente all’A.G.) quanto la richiesta di tutela, evidenzia l’integrazione del fatto “obiettivo” dello scritto rivolto all’A.G., previsto dall’art.368 del c.p.. Per il resto, solo alla luce della denuncia per calunnia dello Spadaro del 14.9.2011 e dell’acquisizione integrale del fascicolo amministrativo della prefettura di Ragusa, potrà farsi completa chiarezza ed accertare il denunciato fatto di calunnia, per cui sta procedendo su imput dello Spadaro, la competente Procura della Repubblica.

Conseguentemente il P.M. Stefano Ammendola, che fin lì aveva fatto un buon lavoro che presupponeva la richiesta di rinvio a giudizio del Fera, inaspettatamente ed acriticamente richiedeva l'archiviazione del procedimento, limitandosi a riportare nella sua richiesta, tutto quanto dichiarato dal Fera nell'interrogatorio, integragralmente virgolettandolo (una sorta di "obbedisco"). Di li a poco sarebbe stato trasferito presso il Tribunale di Milano; nè si ritenne di accertare se e quante volte il Fera abbia usato l'autista e l'auto di servizio per presenziare alle decine udienze del p. penale presso il Tribunale di R. Calabria n.608/1998 RGNR iniziato a suo carico + 11, continuato solo a carico dello Spadaro per "un singolo episodio già archiviato dal Tribunale di Messina" e conclusosi nel 2007 con sentenza prescrittiva, o per continuare a fare il presidente della C.T.P. di Ragusa, carica mantenuta ad oltranza ed irritualmente, anche dopo il suo trasferimento alla Procura dei Minorenni di CT., non potendosi sottacere al riguardo, come la provincia di Ragusa, subito dopo il suo pensionamento, sarebbe risultata la prima d'Italia in ordine ad evasione fiscale ("Il sole 24 ore" - "Ragusa H 24.it Evasione nella provincia ‘babba’? È tra le più alte d’Italia" etc... ). Leggansi cliccando di seguito su: (20.04.2011) Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali i n.ri da 21 a 30 ed il n.111).

L'avv. Spadaro si opponeva alla richiesta di archiviazione ed il Giudice D.ssa Maria Teresa Arena il 4.04.2012 disponeva l'archiviazione del procedimento nei confronti del Fera limitatamente all' ipotesi di reato di cui all' 595 c.p. (diffamamazione) in quanto gli accordava l'esimente richiesta, a quella di cui all'art. 368 c.p. (calunnia) per assenza dell'elemento psicologico (il Fera allorchè calunniava lo Spadaro non aveva la consapevolezza della sua innocenza), per quella di cui all'art. 314 primo comma c.p. (peculato), per l'esiguità del valore dei fogli di carta e buste usate dal Fera e ordinava al Pubblico Ministero di formulare entro 10 giorni l'imputazione a carico dell'indagato in relazione al reato di cui all'art.314 co.2 c.p. (peculato d'uso), mentre per quanto riguarda l'ipotesi di reato di cui all'art.476 c.p. (falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, consistita nella denunziata alterazione da parte del Fera dell'atto di appello dello Spadaro) assumeva che "Si tratta di una questione che afferisce alla competenza dei reati commessi da fare valere, eventualmente nei procedimenti ove detto atto è stato prodotto" , per cui la competente Procura della Repubblica, sta procendo in merito, su denunzia dello Spadaro anche in ordine ad altri reati connessi.

Veniva pertanto fissata l'udienza preliminare in cui il Fera chiedeva il rito abbreviato e l'assoluzione ed il G.U.P. Salvatore Mastroeni lo assolveva perchè il fatto non costituisce reato, quasi elogiandone il comportamento "Certo se con la macchina di servizio si va a Portofino o, malaugurata ipotesi, si va a "prostitute" e l'entità del danno e l'entità della lesione del prestigio rilevano. Scavalcare il confine della provincia di Catania, per presentarsi a un giudice a Messina, non è, sotto il profilo della spesa molto diverso dal far giri per Catania e la destinazione, presentarsi ad un giudice, è rispettabile" (pag.3, 5°cpv.) per cui andrebbe accertato chi sono questi signori, che usano l'auto di servizio per andare a Portofino od a Prostitute e se magistrati, come sembra, se possano avere un ruolo determinante nell'appello della sentenza.

LA SENTENZA shock



Il trattamento riservato al Fera con la su riprodotta sentenza appare palesemente contraddittorio, discriminatorio ed in aperta violazione dell'art.3 del Dettato Costituzionale, ove si consideri che il giudice Mastroeni Salvatore, a distanza di 20 giorni, a seguito di camera di consiglio in cui si riservava, il 25.10.2012 decretava l'archiviazione del p.p. n.6785/11 RGNR mod. 21 a carico di Fera Agostino per il reato p.e p. dall'art. 323 c.p. in cui lo Spadaro era Parte Offesa (p.m. dr. Monaco Fabrizio).

 

L'INVITO ALL'APPELLO DELL'AVV. SPADARO RICEVUTO DALLE A.G. SOTTO ELENCATE IL 15.10.2012

URGENTE  Al Sig, Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Messina

URGENTE  Al Sig. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Messina
e, p.c.
Al Sig: Presidente della Repubblica nella sua qualità di presidente del C.S.M.
Al Sig. Ministro di Giustizia
Al Sig.Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione

     Oggetto: Sentenza di assoluzione del GUP di Messina Dott. Salvatore Mastroeni n.388/12 Reg. Sent. del 5 ottobre 2012  in favore del magistrato dott. Fera Agostino, già Procuratore della Repubblica di Ragusa e attualmente dirigente della Procura Minorile di Catania e presidente della Commissione Tributaria Provinciale di Ragusa dal reato di peculato d’uso continuato- Istanza di impugnazione del Dott. Biagio Spadaro.

Io sottoscritto dott. Biagio Spadaro, denunziante nel p.p. di cui alla sentenza in oggetto, nato a Monterosso Almo e residente in S. Croce Camerine C.da “Sughero” s.n.
     Premesso che:
-L’uso dell’auto di servizio e dell’autista da parte del Fera   il 25.01.11 ed il 13.04.11, le uniche  volte che ho potuto provare con documentazione fotografica, a fronte di tutte le altre che avevo chiesto di accertare fornendo precise indicazioni disattese (vedansi atti), sono relative rispettivamente ad udienza nel p. penale n.6548/2009 RGNR su querela del Fera presso il Tribunale di ME. e ad udienza nel p. civile presso lo stesso  Tribunale n. n.762/2007 R.G.  in cui lo scrivente ed il Fera sono entrambi attori e convenuti ed in cui uno dei testi del Fera è stato imputato di falsa testimonianza, confessata per chiederne l’accordata esimente.
- I 103 procedimenti penali che ho subito reagendo dal 1992 ad oggi con sospensione della mia vita,  pur di conservare integri il mio onore e la mia incensuratezza a cui tengo soprattutto, hanno un unico nesso artificiosamente creato dal Fera a scatola cinese: farmi condannare e minare così la mia credibilità circa le denunziate pressioni che esercitò su di me direttore del carcere di Ragusa affinchè riservassi trattamenti di favore ai capi clan Dominante-Carbonaro. Fatti denunziati alla Procura Messinese (Zumbo-Romano), che avrebbe trasmesso gli atti (Croce) a quella reggina, che avrebbe accertato all’udienza del 16.09.2004 il denunziato pilotaggio dei “pentiti” capi clan f.lli Carbonaro indiziati di reati per avere detto la verità, diversa da quella da pilotati, favorevole al Fera. (p. penale in RC. n.  608/98 RGNR ). Procedimento iniziato a carico di Zumbo-Romano-Fera-Mauro +9, ritortosi contro di me per calunnia e conclusosi con sentenza  di non luogo a procedere, da me appellata in quanto i contenuti erano rovesciativi rispetto a quanto emerso in dibattimento.  Appello alterato dal Fera che mi denunziava (venendone a sua volta da me controdenunziato per cui pendono indagini) per i suoi contenuti (virgolettavo alcune dichiarazioni del Giornalista Scrittore Dott. Giuseppe Bascietto), come in atti al  fascicolo del P.M. Dott. Stefano Ammendola relativo al procedimento in oggetto. Dichiarazioni che il Bascietto  confermava da teste all’udienza del 13.10.2011, nel p.p. n.6647/2006 RGNR presso codesto Tribunale (giudice Daria Orlando, dopo sostituita dal giudice Daniela Urbani, dal g.o.t. Salvatore Venuti ed ancora dal Giudice Maria Militello), circa l’iscrizione del procuratore della Repubblica di RG. Fera Agostino al libro del clan Dominante-Carbonaro, da cui riceveva soldi per insabbiare………
Fatti gravissimi rilevati dal giudice Mastroeni laddove assume in sentenza “Ciò che si legge sull’imputato peraltro, su fatti e influssi presunti, favori e gruppi più o meno occulti  è quadro inquietante, gravissimo se fosse risultato fondato, da analizzare al microscopio delle prove se fosse oggetto del presente giudizio”.
- l’estensore della sentenza avrebbe ben potuto, se non dovuto, evitare di mettere in campo, per spiegarci, in guisa di esempio,  quando essi integrano il peculato d’uso,  fatti ipotetici,  quali un viaggio di piacere a Portofino o alla ricerca di prostitute con autovetture di proprietà della p.a.-
- Il giudice  esperto e rigoroso, infatti, sa che una consolidata regola di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali gli impone di evitare ipotesi di fatti diversi da quelli, realmente accaduti,  portati al suo esame. Quando a tanto ricorre altro non fa che  inserire nella questione argomentazioni fuori tema e, perciò, inutili, oltre che dispersive. Al   più sono buone per gli allocchi e le persone dure di comprendonio, non certamente per il collega di grado superiore, quando questo sia chiamato a smentirlo.
-Sostiene, poi, il giudice “a quo” che l’irrilevanza del danno, in ordine al quale il GIP sarebbe incorso in errore materiale per avere ritenuto che i viaggi compiuti dal sig. Fera abbiano avuto partenza da Ragusa e non da Catania, così introducendo nella questione quasi   un elemento di discrimine per il reato che ci occupa, in base al quale esso non sarebbe  configurabile in caso di viaggi inferiori ai 100 chilometri, tanti quanti ne corrono tra Catania e Messina e invece lo sarebbe in caso di viaggi di distanza superiore, come quella di 180  che c’è tra Ragusa e la città dello stretto. A me pare di potere buttare nel cestino dei rifiuti una simile stravagante affermazione. Sarebbe come dire, in violazione dei più elementari principi di diritto penale sostanziale, in cui i reati non si misurano né a peso, né a distanze,  che un ladro di polli è esente da responsabilità  se il loro peso è inferiore ai 100 chili; se, invece, raggiungono il peso di 180 chili ne risponde penalmente.
- Sostiene, inoltre, che il reato di cui si tratta non si configura se dal fatto commesso non deriva lesione del prestigio dell’amministrazione, ma non spende una sola parola per farci capire che cosa intenda per prestigio della p.a.- Accenna, però, a non meglio precisate “sentenze facilmente consultabili. “  Per cui tutte le sentenze citate dall’opponente dott. Spadaro nel suo atto del 27 dicembre 2011, in particolare nei fogli 3, penultimo paragrafo,  4 e 5, con tanto di indicazione del giudice che le ha emesse,  numero e anno, che affermano il contrario di quanto si legge nella sentenza, sia con riferimento  alla consistenza del danno patrimoniale subìto dalla pubblica amministrazione, sia alla lesione del suo prestigio, sono rimaste lettera morta. Ancor meno sono incappate in una qualche dichiarazione di  incondivisibilità.   Lo stesso dicasi per l’indicazione dei numerosi   interventi registrati in dottrina, tutti sfavorevoli all’imputato Fera. Si può dire, pertanto, che la decisione adottata sia soltanto il frutto – si fa per dire – di un’interpretazione delle norme penali in parola,  unilaterale e molto singolare del decidente,  come lui stesso  riconosce  laddove dichiara che “tutto ciò resta nell’ambito dell’opinabile”  e che, già per ciò soltanto, merita di essere portata al vaglio della Corte di Appello.
- Altro, però, si può significativamente  rilevare, questa volta con riferimento ai fatti per cui è causa, rispetto ai quali il Giudice di primo grado è stato particolarmente disattento nella loro ricostruzione, in base alla quale, con riferimento al viaggio del 13 aprile 2011, che è quello “incriminato”, esisterebbero segnalazioni e autorizzazioni successive degli organi preposti ….che confermerebbero “la buona fede preesistente”.
-Ebbene, a stare, almeno, al documento prodotto dallo stesso Fera, datato 20 aprile 2011, a firma del Procuratore Generale dott. Tinebra, nessuna autorizzazione per il predetto viaggio risulta rilasciata, né prima, né dopo. Risulta soltanto che il firmatario si riservava di provvedere, “di volta in volta.”  E, quindi, nessun provvedimento in data 20 aprile 2011 poteva adottare in relazione ad un viaggio già compiuto il 13 aprile 2011, neanche ora per allora. Infatti non l’ha adottato.
     Ma c’è di più.
-L’istanza del Procuratore Fera, tesa a farsi rinnovare, per motivi di salute, una non meglio precisata autorizzazione a utilizzare l’auto di servizio per i suoi rientri settimanali - ma poco più avanti parla di frequenti viaggi -  per cui non si capisce, tra l’altro,  se gli stessi siano stati  frequenti o soltanto uno a settimana, dalla sede dell’ufficio a quella della sua abitazione, nonché per i suoi  spostamenti da Catania agli uffici giudiziari di Messina, reca la data dell’11 aprile 2011, ma stranamente risulta presentata alla Procura Generale etnea soltanto il 20 aprile successivo. Il che sta ad avvalorare la considerazione che ho fatto nella mia istanza dell’8 ottobre scorso laddove accenno al tentativo dell’imputato, molto maldestro,  di prevenire, cercando protezione presso il suo superiore gerarchico,  i guai giudiziari subito subodorati, posto che era stato scoperto in flagranza di uso, per scopi personali,  di mezzo di trasporto  appartenentesi allo stato e persona impiegata alle dipendenze di questo.
-Il che sta anche a dimostrare, a mio avviso, che la buona fede accordata dal Giudice di prime cure al sig. Fera, è stata troppo generosamente accordata, perché è lo stesso interessato che, essendosi rivolto al Procuratore Generale con la predetta istanza datata 11 aprile, ma introitata dall’Ufficio solo il 20 aprile, fa capire di avere avuto la consapevolezza piena di averla combinata grossa, sia il 13 aprile 2011, sia in chissà quante altre occasioni. Diversamente non si sarebbe precipitato in Procura Generale per mettere in scena presunte informazioni preventive, istanze, autorizzazioni e quant’altro. Ben altro, quindi, che buona fede, ma coscienza di avere violato la legge penale.
     Per concludere, dovendosi escludere, per un verso,  che nella presente vicenda abbia rilievo la tenuità del danno patrimoniale subìto dall’Amministrazione Pubblica e riconoscere, per altro verso,  la sussistenza della lesione del suo prestigio, questo inteso come costante  applicazione dei principi di trasparenza,  efficienza e correttezza che ad essa debbono presiedere, e dovendosi, altresì, escludere l’assunta dal Giudice Mastroeni “buonafede preesistente” dell’imputato, che doveva esistere nel momento in cui commise il reato, vorrà considerarsi la strana celerità con la quale si è svolta l’udienza in parola: nell'arco di tempo dalle 9.30 alle 10,40 sono stati compiuti tutti gli adempimenti previsti dalla legge, in essi compresi l’uscita dall’aula del Giudice per l’adozione della sua decisione, la stesura del testo, più di tre fogli, il rientro per la sua integrale lettura,  per non dire delle attività svolte dalle parti, lasciate libere di compiere un mero atto di presenza e di esprimere le loro posizioni quasi a monosillabi. Celerità ancor più strana ove si consideri che, sorprendentemente, si tiene ancora in piedi il p.p. n.6647/2006 RGNR giunto alla sua 38° udienza su querela per "diffamazione" del Fera a carico dell'avv. Spadaro, per fatti ripetutamente valutati da più Tribunali e definiti con archiviazioni, in cui il Fera non risulta costituituito parte civile, non perchè non avrebbe voluto, ma perchè sperava che si fosse trasformato da "diffamazione" in "calunnia", in virtù delle lettere anonime al su detto P.G. Tinebra Giovanni ed al Pres. Michele Duchi (leggasi cliccando di seguito su 44) Chi è l'autore delle lettere anonime al P.G. Giovanni Tinebra ed al Presidente Michele Duchi?(3.09.2008) ed il n. 6548/08 RGNR, incardinato a carico di Spadaro-Agosta, nonostante ne fosse stata richiesta l'archiviazione a firme congiunte P.M. Fabrizio Monaco e Procuratore Capo Guido Lo Forte, grazie a delle falsità e calunnie documentalmente smentite, fornite a S.I.T. dal Fera l'8.5.2009, che avrebbero indotto il g.i.p. Francesco Antonio Genovese alla formulazione coatta dell'imputazione. Procedimento che si avvia alla conclusione, per cui è già stata provata la totale estraneità dai fatti dell'avv. Spadaro oltre alla mancanza del corpo del reato (il Fera ha allegato alla querela un volantino divulgato dall'Agosta diverso nella forma e nella sostanza da quanto pubblicato dallo Spadaro) , per cui gli avvocati hanno già richiesto al Giudice l'assoluzione ai sensi dell’art. 129.c.p.p. e la condanna del querelante Fera ai danni ed alle spese.
C H I E D O

che la sentenza di cui all’oggetto sia impugnata nei modi e termini, ancora aperti, anche perché l’entità del danno può giovare all’imputato solo per la diminuzione della pena ma non per assolverlo (art.323 bis c.p.)

S. Croce Camerina 15.10.2012 F.to dr. Biagio Spadaro pensionato, già patrocinatore legale abilitato all’esercizio della professione, - direttore prov.le I.N.A.D.E.L.- direttore coordinatore di Istituti Penitenziari equiparato al v. questore aggiunto della P.S. - cons. prov.le (trasmesso ai destinari in indirizzo con fax di pari data).

Analogo invito all'appello della sentenza del giudice Mastroeni veniva inoltrato alle su dette A.G., dal Cancelliere Capo presso la Procura di Ragusa Dott. Ignazio Andolina. Si sconosce a tutt'oggi se su detti inviti all'appello siano o meno stati accolti, anche se si è certi che saranno ovviamente rigettati, secondo un criterio del tutto normale in questo "Stato di Diritto" che funziona al rovescio, dove la patologia è normalità e viversa e dove la "magistrocrazia" costituisce un enorme problema.

RIFLESSIONI AGGIUNTIVE SU ALCUNE CONSIDERAZIONI DEL G.U.P. SAVATORE MASTROENI

Ipotizzando che il Giudice Mastroeni, allorchè sentenziava <<Certo se con la macchina di servizio si va a Portofino, o malaugurata ipotesi, si va a "prostitute" e l'entità del danno e l'entità della lesione del prestigio rilevano.>>, aveva in mente qualche suo collega di Messina incappato in dette ipotesi, bisognorebbe sapere di che collega trattasi, se di magistrato che per la sua sovraesposizione viaggiava su blindata, scortato giorno e notte ed accompagnato fin'anche a gabinetto previa accurata ispezione del locale, che avrà potuto avere la nobile esigenza di nutrire il suo eletto spirito con le bellezze paesaggistiche di Portofino e/o di sfogare le sue raffinate ed intellettuali velleità gallistiche facendosi una scopata con una prostituta, perchè in questo caso è ovvio come l'auto, l'autista e la scorta salvifica non potevano non essere state autorizzate. Nel caso in cui, invece, il Fera incorre nel peculato d'uso continuato, il discorso da farsi è diverso, proprio perchè non era in possesso di nessuna autorizzazione preventiva a servirsi dell'auto di servizio. Inoltre, atteso che non aveva nessun obbligo di Legge di partecipare a dette udienze, nonostante il suo autoreferenziale stato d'ansia, il ricovero in una non meglio precisata clinica di Ragusa ed i suggerimenti di un non meglio specificato medico, è di tutta evidenza come egli abbia preferito anteporre " il rispettabile intento di presentarsi a un giudice" all'ancor più rispettabile intento di non orbare della sua imprescindibille, insurrogabile ed insostituibibe presenza, nonchè della sua alta professionalità, competenza specifica ed esperienza, la complessa, delicata ed estremamente impegnativa struttura minorile da egli diretta.

Ad inchiodare la sentenza del Giudice Mastroeni, è il G.I.P. D.ssa Maria Teresa Arena, laddove, nel suo decreto di archiviazione parziale e imputazione coatta nei confronti di Fera Agostino, recita "Inconducenti appaiono tanto le dedotte autorizzazioni verbali che avrebbe ottenuto in tal senso dal Procuratore Generale, quanto le argomentazioni svolte circa la preoccupazione che gli avevano suscitato i comportamenti tenuti dall'avv. Spadaro, definiti vere e proprie aggressioni verbali. Il dott. Fera riferiva, in particolare, che in conseguenza dell'episodio occorso all'udienza dinanzi al dott. Zumbo, avrebbe subito un ricovero dal 16 al 18 novembre 2010 a causa di una fifrillazione atriale. Ora al di là della impossibilità di ricollegare la patologia della quale il dott. Fera ha riferito con il comportamento tenuto dall'avv. Spadaro, non può tacersi come le sue condizioni di salute non giustificassero, comunque, l'utilizzo della macchina di servizio e, dunque, l'impiego dell'autista che è stato distolto per l'intera giornata lavorativa al seguito del procuratore impegnato in una attività non legata alla funzione svolta. Il fatto che il medico gli avesse imposto di non mettersi alla guida per lunghi tratti poteva consigliare il dott. Fera di farsi accompagnare da qualcuno che non fosse un dipendente del Ministero e men che meno di farlo utilizzando l'auto in dotazione al suo ufficio........Il fatto in esame si concretizza, ad avviso di questo Giudice, quanto a consitrenza (distanze percorse) ed alla durata dell'uso, in una condotta di effettiva "appropriazione" dell'autovettura di servizio, dell'energia lavorativa dell'autista e del carburante utilizzato suscettibile di recare un concreto pregiudizio economico all'amministrazione di appartenenza e comunque atto a pregiudicarne l'ordinaria attività funzionale."

Ancora, in detta udienza  il difensore del Fera, ha prodotto atti difensivi subito allegati a quelli del fascicolo del dibattimento, ma dal verbale non risulta nessuna autorizzazione del Giudice che li avrebbe "acquisiti col consenso del P.M." (come si legge nella parte motiva della sentenza), ma anche di tale importante circostanza nel verbale d’udienza non c’è traccia alcuna.

"La giustizia degli uomini è simile alla tela del ragno...il calabrone può passare....ma il moscerino s'impiglia" (proverbio cinese)

COMUNICAZIONE FINALE

Intanto indipendentemente da quanto potrebbe succedere da un momento all'altro in dipendenza dei gravissimi fatti documentalmente provati e denunziati a carico del Fera, per cui ci si augura che la magistratura inquirente proceda con la stessa fulminea celerità ed immediatezza del Giudice Mastroeni e partendo dal dato certo che mancano meno di 200 giorni alla definitiva dipartita del Fera dall'Amministrazione della Giustizia per raggiunti limiti d'età (75), si registra come a tutt'oggi Il Prefetto di Catania e quello di Ragusa, nonostante invitati a farlo, non abbiano provveduto, l'uno a revocare al Fera l'uso dell'auto di servizio e dell'autista, come sopra ottenuto, per recarsi a Messina per fatti personali e l'atro a revocare in autotutela il decreto di ablazione delle armi d'epoca dell'avv. Spadaro, ovviamente assumendosene ogni responsabilità civile, penale ed amministrativa.

“…Sul finir dell’opra – tremar convien. L’esser vicino al lido – molti fe’ naufragar. Scema la cura – quando cresce la speme; - Ed ogni rischio è peggior per chi nol teme”

SOLLECITO

Il Sig. Presidente del C.S.M. On. Avv. Giorgio Napolitano, Il Sig. Presidente della Corte Costituzionale Dott. Alfonso Quaranta, il Sig. Ministro della Giustizia Avv. Paola Severino Di Benedetto, il sig. Ministro dell'Economia e delle Finanze Dott. Vittorio Grilli, , il Sig. 1° Presidente della Cassazione Dott. Ernesto Lupo, Il Procuratore Generale della Cassazione Dott. Vitaliano Esposito Il Sig. V. Presidente del C.S.M. Dott. Michele Vietti, il Presidente ed il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria vogliano intervenire in difesa della LEGALITA' e della GIUSTIZIA adottando con l'urgenza del caso i provvedimenti richiesti nei confronti di Fera Agostino.

BIAGIO SPADARO

Telefax: 0932-820060  —  cell.338.8388966 — posta elettronica:  passanitello@giustiziaesfatta.com