20.06.2008
 
 

Stampa clandestina: insurrezione di blogger ed internauti per la condanna di Carlo Ruta.

Lo storico Carlo Ruta, autore di importanti inchieste sui colletti bianchi del Ragusano e della Sicilia, che ha contribuito in maniera determinante a resuscitare il caso Tumino-Spampinato, condannato dal Tribunale di Modica per "stampa clandestina".

 

Il giudice Patricia Di Marco passa agli onori della cronaca per aver condannato il Dott. Carlo Ruta a 150 euro di multa + le spese di giustizia, per stampa clandestina, suscitando una vera e propria insurrezione di blogger, internauti e carta stampata. Non è possibile fare una stima di quanti blog e quotidiani hanno pubblicato la notizia, che si riproduce nei motori di ricerca a ritmi esponenziali ed atteso lo straordinario interesse, vale la pena di puntualizzare il contesto in cui è potuto avvenire l'evento, il primo in Italia, predestinato a passare alla storia.

Il circondario del tribunale di Modica, estrema punta avanzata della Sicilia verso il continente nero, comprende i comuni di Pozzallo, Scicli ed Ispica, mentre quello del capoluogo Ragusa che ne dista 13 km., comprende i comuni di Comiso, Vittoria, S.Croce Camerina, Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo, Giarratana ed Acate. Il totale degli abitanti dei dodici comuni iblei, equivale ad un quartiere di Catania.

Da quarant'anni a questa parte, ogni nuovo Ministro della Giustizia si trova sul tavolo l'elenco dei tribunali da sopprimere perchè inutili ed oltremodo onerosi, in cui quello di Modica è sempre in pole position. Da quarant'anni a questa parte la deputazione nazionale e regionale di questa provincia si mette come fiore all'occhiello l'interessamento per lo scongiurato pericolo, mirabilmente divulgato della stampa locale, definita dall'assassinato Giovanni Spampinato "un'associazione di omertà controllata".

La patata calda proviene dalla Procura di Messina, a cui il Procuratore Fera aveva fatto affluire, fra le tante altre, una querela per diffamazione nei confronti del dott. Carlo Ruta e del sig. geom. Sebastiano Agosta, entrambi rei, l'uno di aver pubblicato e l'altro di avergli fornito la lettera da pubblicare in cui si parlava di una sporca storia di tangente di oltre un miliardo di lire in cui era coinvolto l'avv. Dipaola Carmelo, per l'acquisto di una porcilaia da parte della Provincia Regionale di Ragusa, denunziata al Fera, che ne aveva richiesto ed ottenuto l'archiviazione. Querela che terminava appunto con la richiesta di condanna del Ruta per stampa clandestina e di distruzione di tutti i files contenuti nel suo blog.

Il Tribunale di Messina, stralciava quest'ultima ipotesi di reato, trasmettendone gli atti a quello di Modica per la ritenuta competenza territoriale (attesa la residenza del Ruta in Pozzallo), che svolti gli accertamenti del caso, condannava il Ruta. Pur tuttavia nelle more il suo blog www.accadeinsicilia.net era già stato oscurato dal tribunale di Ragusa per le vie civili d'urgenza su ricorso dell'avv. Carmelo Di Paola, che si serebbe inserito sinergicamente nel procedimento penale promosso dalla querela del Fera, la cui competenza sarebbe rimasta a Messina, che ne avrebbe determinato l'appellata condanna del Ruta e dell' Agosta ad otto mesi di reclusione, il cui esito finale è tutto da vedere, per quanto di nuovo, documentalmente provato e rovesciativo dei fatti giudicati in primo grado è stato prodotto dagli appellanti alla Corte di Appello messinese.

Al momento non è dato sapere perchè il Tribunale di Messina, che non ha mai disposto l'oscuramento di blog, si sia ritenuto competente in ordine alla diffamazione denunziatagli dal Fera e non anche in ordine all'ipotesi di reato di stampa clandestina contenuta nella medesima querela, nè, secondo lo stesso principio, perchè sia stato il tribunale di Ragusa ad oscurare il blog del Ruta e non quello di Modica o di Messina ad occuparsene. Certo è che la sentenza "oscurantista" della d.ssa Di Marco, resa possibile dall'istruttoria di un p.m. onorario, oltre che mettere sullo stesso piano i tribunali e le procure di Modica e di Ragusa, li avvicina ancor di più all'Africa, allontanandoli dall'Europa, sicuramente con grave disappunto dei civilissimi abitanti della Contea, le cui antiche, nobili e radicate tradizioni forensi preesistevano alla nascita del tribunale del capoluogo.

Premesso che gli italiani, che mantengono rapporti di rete attraverso MySpace o altri siti personali dotati di strumenti di connessione con altri utenti sarebbero un numero molto elevato, oltre 10 milioni secondo il LaRiCA, circa 10 milioni secondo Forrester, mentre secondo il Social Media Tracker di McCann, 8 milioni di italiani leggono i blog e oltre 3 milioni ne mantengono uno, mentre altri 4 milioni utilizzano un social network. e che le testate on-line, hanno l'obbligo della registrazione presso i tribunali, quando l’editore chiede finanziamenti pubblici, prevede di conseguire ricavi, rispetta una regolare periodicità ed impiega giornalisti, non ci sembra che il blog del dott. Ruta alla pari degli altri milioni esistenti, avesse dette caratteristiche. Certo è che la sentenza di cui vorremo leggere le motivazioni e per cui il Dott. Ruta ha preannunziato appello, ha creato allarme nella blogosfera.

Le condanne di blogger da parte di paesi dal regime autoritario non sono una novità, il blog o il sito personale è uno strumento di espressione che raggiunge tutti nel paese e fuori da esso, dunque è normale che un regime repressivo voglia controllare anche tale forma di espressione e veicolazione di informazione. Il numero dei blogger arrestati, rispetto ai blog che esistono, è minuscolo, ma tali eventi sono da intendersi come esempi pubblici, gogne mediatiche che fungono da deterrente. Colpa soprattutto di nazioni come Cina, Iran, Egitto e Birmania, le più repressive dal punto di vista della libertà d'espressione in rete, e del resto anche quelle nelle quali la gente sente di più l'esigenza di comunicare notizie sulla reale situazione politica e sociale.

Non ci sorprenderebbe se la stampa della "provincia babba", "rara avis in gurgite vasto", fin'ora muta, uscisse con l'ennesimo articolo dal titolo "Un altro successo del procuratore Fera": così titolava allorchè diede la notizia della richiesta di archiviazione del 17 dicembre 2007 (a firma del p.m. presso la Procura di Messina Vincenzo Barbaro), relativa al procedimento penale a suo carico per abuso d'ufficio e favoreggiamento personale, su denunzia di 46 ragusani per gli omicidi Tumino-Spampinato.

Per fortuna, a siffatta stampa in netto declino, la gente e soprattutto i giovani incominciano a preferire i quotidiani on line, già fiorenti anche in questa provincia, che offrono al lettore notizie senza filtri, in tempo reale ed a titolo gratuito, con grave disappunto di chi pretende di continuare a mantenere privilegi di stampo borbonico, disinformando il Popolo "pro domo sua".

gino spadaro

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