n.59 del 31.03.2010

 

LE POESIE E I RACCONTI POPOLARI DI

RO

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RO

E' con vivo gradimento che www.giustiziaesfatta.com ha accolto l'invito di RO (abbreviativo di Rosaria) di pubblicare alcune delle sue poesie e racconti: le une cariche di un'interiorità e vis emotiva impareggiabili, gli altri, preziosi cimeli di memorie popolari tramandatele dai suoi genitori e dai suoi nonni, suggestivi dell' ineluttabilità del "FATO" a cui nessuno sfugge nel bene e nel male.

Come non assimilare Ro a la "Pisana"di Ippolito Nievo? << Creatura di istintiva e femminile sensibilità, mutevole ed amorosa, leggera e pura, orgogliosa ed umile eppure eroica fino al sacrificio della vita>>, l'una e l'altra, ritratti femminili modernissimi per complessità e spregiudicatezza intellettuale.

La PISANA : una fra le più belle e inquiete figure della letteratura italiana, che ha sposato un nobile vecchio e ricchissimo per far dispetto a suo cugino Carlo Altoviti che ama da sempre, lo raggiunge a Napoli dove egli partecipa ai moti della Repubblica Partenopea e lo segue a Genova assediata, e a Bologna. Qui lo abbandona, ma torna da lui a Venezia, quando lui si ammala: lo cura con abnegazione. Caduto Napoleone, Carlo partecipa ai moti liberali ma viene arrestato. E' condannato ai lavori forzati, e nel carcere perde la vista. Commutata la pena nell'esilio, si reca a Londra accompagnato dalla Pisana, che arriva a mendicare per aiutarlo. A Londra Carlo incontra un amico, valentissimo medico, che gli ridona la vista: ma la Pisana ormai gravemente ammalata, muore. Altoviti, che la stessa Pisana aveva incoraggiato a sposarsi con Aquilina Provedoni, torna in famiglia dove vivrà "nient'altro che di memorie". Ha operato intensamente, può riposarsi. Ma gli affetti domestici non lo distolgono dal ricordo dell'unica donna che ha veramente amato, la capricciosa, infedele, buona, bellissima Pisana.

RO : nata ad Acireale, Xiphonia - AKIS, misteriosa città greca oggi del tutto scomparsa, il cui mito della fondazione viene fatto risalire dai poeti Virgilio e Ovidio alla storia d'amore tra la ninfa Galatea ed il pastorello Aci ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo, le cui iniziali "A.G." troneggiano sull'attuale gonfalone cittadino definito nel 1571 da don Vincenzo Gravinna. All'età di 7 anni insieme al fratellino di 9 anni fa ingresso nel palazzo dei genitori adottivi, sito in una tranquilla borgata alle falde dei monti Iblei, in cui il tempo viene scandito dai rintocchi delle campane e dal cinguettio degli uccelli.

Conseguito il diploma di maturità magistrale, grazie ad un "professore di psicologia esperto in psicodramma Bipersonale (Psychodrama a deux, one-to-one)" che ne aveva saggiato l'indole apprezzandone la bontà sin dalla tenera età, va negli U.S.A., dove consegue alla "The University of The State of New York" un baccelleriato ad indirizzo psicologico, un'esperienza a suo dire "bellissima ed arricchente".

Creatura d'Amore, bella, bizzarra ed appassionata, ha un animo generoso e incostante, quasi sempre sfugge con battute pepate e col sorriso sulle labbra ai non pochi corteggiatori di paese attratti dalla sua prorompente sensualità. Dotata di una congenita sensitività che la porta ad antivedere fatti che talvolta si verificano, non vuole che nessuno le dica come deve comportarsi: però è lei, sempre lì, sempre presente nei momenti più difficili, a compiere spontaneamente sacrifici che nessuno avrebbe osato chiederle, forse aspettando il ritorno di chi porta nel segreto del suo cuore.

Di seguito, alcune delle sue struggenti poesie espressive della sua indole, del tormento della sua anima e della sua vita che scorre tra le mille inquietudini, dubbi e perplessità di colei che vorrebbe, ma non riesce a fuggire da se stessa, che la spingono ciclicamente ed inesorabilmente a stare al buio per poter ritornare alla luce, a mortificare la sua carne per poterla purificare, a morire per ritornare a vivere. Una creatura complessa, con un forte desiderio di emergere, vilmente frustrato da chi ha sistematicamente abusato della sua fiducia.

Una creatura che meriterebbe di approdare a quella felicità perennemente inseguita e puntualmente disillusa.

La consanguineità dell'amore

Nei tuoi occhi neri e pungenti

vedo il mare in tempesta.

Quando ti ho incontrato

ti conoscevo già!

Amore

Due amanti fanno un solo pane

una sola goccia di luna.

Lasciano sull'erba camminando

due ombre che si uniscono,

lasciano un solo sole .

In un letto, due amanti felici non hanno nè fine nè morte,

nascono e muoiono mille volte,

vivendo, hanno l'eternità della natura.

 

Preghiera

Notti inquiete osservano la sua quiete.

Misere le parole, ombrose le tue pergole.

Vattene selva oscura,

bacia la mia anima pura.

Scintillante è il tuo essere,

bella è la tua venere,

felice la ventura.

Luce così pura guarda la mia essenza

e salva la mia purezza.

 

La Felicità

La felicità è un susseguirsi di attimi irragiungibili...

Ma di certo sai che quando arriva la prendi al volo

e riesci a coglierne l'essenza in tutto il suo essere...

Ecco, arrivi tu, colmi quell'attimo che ho cercato per anni,

ti sei presentato, hai rapito il mio cuore e l'hai portato in cielo

rendendolo la stella più brillante...

Vorrei essere un cigno volare nel tuo mare e donarti il mio sorriso

riempiendoti quei giorni di profonda oscurità.

 

La voglia di essere per non essere nell'esserci

Impassibile è la sensazione del dolore,

rivolgo la mia essenza alla vita,

ma la reale quotidianità distrugge il bello dell'essere in me...

Ci sarà un fiore che si alimenta nel mio cuore

e che mi sussurrerà la volontà dell'essere felice ?....

 

L'enigma dell'essere

Ascoltare, udire l'urlo del silenzio che circonda i nostri esseri

e poi voltare pagina per convincerci che è stato un passaggio...

La realtà è un tutt'uno di ciò che vorremmo essere e non essere...

il sole illumina il nostro percorso...

Ma di certo noi umili esseri ci annodiamo in piccoli e continui nodi della vita...

per poi svegliarci con la certezza della luna illuminando le nostre anime deboli...

che si domandadano dov'è la felicità..., la bellezza...?

Non riuscendo ad arrivare al tutto...

accettiamo solo il nulla oscuro...

Vivere o imparare a vivere....l'enigma dell'essere.

 

L'assenza dell'assente

L'aspettare nascosto del dì assente

è come turbine di colori scintillanti .

Malinconico è il ticchetio del suono,

scioccante la sottile linea del muovere.

Veloce è il mio fastidio,

non esiste la pazienza del tuo udito.

Abbandono la tua parola,

incostante assillo della vita.

Orbita la stanchezza dell'oblio,

fuori nulla del nulla.

Butta via la tua scia piangente

avvicina la tua alta marea

vivi la gioia di essere per essere.

 

Dolce puella

O dolce puella insorgi da un'antica torre

vola per il sentiero grottesco

e travolgi il nulla insidioso.

Mangia la novella storia

e affliggi il volto oscuro.

Senti il grido innocente

e uccidi il male oscuro.

Urla la libellula volante

e accudisce la puella pura.

Sgombra l'essere dal pronto

e vivi la luce eterna.

E' fragile la tua essenza

e ama l'amore agghiacciante.

Nuda è la parola,

vestita è la tua musica.

Immergiti nel ventre del tuo essere

apri il tuo cuore

e ascolta la voce della verità.

Abbraccia ed accarezza

l'essere dell'anima ribelle.

 

Uno dei suoi racconti che ho ascoltato amorevolmente "U Cavurararu" è ambientato a Comiso e la vicenda si svolge tra il crepuscolo dell'800 e gli inizi del 900.

"U cavurararu" era il capostipite di una famiglia povera di stagnini che si guadagnavano da vivere andando in giro per le campagne a saldare a stagno, pentole, grondaie, teglie e quant'altro, ma soprattutto, in tempo di vendemmia, caldaie di rame in cui veniva immessa una quantità di mosto che, ridotta ad 1/3 dall'ebollizione sarebbe confluita nelle pregnanti botti per aumentarne, attraverso la fermentazione, la gradazione di quello che sarebbe risultato l' " Ambrato di Comiso": pregevole vino tipico che a seconda delle annate si attestava sui 14-16 gradi, che veniva acquistato prevalentemente dai viticultori di Marsala, Salaparuta e Gibellina per tagliarlo con i loro "vinelli", cui conferiva delicate caratteristiche organolettiche utili alla commercializzazione.

Una notte, la moglie del "cavurararu" sente una voce nel sogno <<Vai a Palermo e trova la to sorti>> (Vai a Palermo e trova la tua fortuna).

Il sogno si ripete per tre notti fino a quando dietro le insistenze convice il marito ad andare a Palermo con l'asinello ed il carro. Arrivati a Palermo il marito le dice <<ora cc'ama a fari ?>> (ora cosa dobbiamo fare ?) e la moglie <<cchi ni sacciu?>> (cosa ne so?) <<'ntantu amuninni a chiesa ca m'a viriri a missa e m'a cunfissari>> (intanto andiamo in chiesa che mi debbo vedere la messa e mi debbo confessare).

S'inginocchia dinazi al prete, inizia a confessarsi e gli dice << avi tri notti cà mi suonnu na vuci ca mi rici vai a Palermu e trova la to sorti>> (è da tre notti che mi sogno una voce che mi dice vai a Palermo e trova la tua fortuna).

Il prete le dice <<nun s'impressionassi ro sognu, picchì i sogni sono sogni. E allura io c'avi tri notti ca mi suonno ca sutta u lietto ro cavurararu, ca nun canusciu, c'è a truvatura?>> (non s'impressioni dei sogni, perchè i sogni sono sogni. Ed allora io che da tre notti mi sogno che sotto il letto del cavurararu, che non conosco, c'è il tesoro?).

La donna si alza, raggiunge il marito e gli dice <<amuninni subbitu o Comisu cà c'è a truvatura sutta u nuostru liettu>> (andiamo subito a Comiso che c'è il tesoro sotto il nostro letto).

Scavano sotto il letto e fanno la loro fortuna : monete d'oro, brillanti, smeraldi, rubini e preziosi d'ogni genere contenuti in un prezioso forziere.

Si dice che gli operosi discendenti del "cavurararu", che non si sono montati la testa, oggi vivono a Comiso nell'agio, circondati dai loro affetti più cari.

Biagio

 

 

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