Reggio Calabria 06.10.2016

PER I MEDESIMI FATTI INDAGINI A CARICO DEL FERA E GIUDIZIO ABBREVIATO PER SPADARO

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SPADARO E L'ATTORE FERA MENTRE SI ESIBISCE ALLA PIANOLA

Premesso che la narrativa dei fatti con supporto di prove documentali potrà essere visionata cliccando di seguito su 72) FERA AGOSTINO NELLA FOGA DI DENUNCIARE SPADARO SI AUTODENUNCIA (11.09.2016), all'udienza preliminare del 06.10.2016 presso il Tribunale di R. Calabria presieduta dal Giudice D.ssa Adriana Trapani assistita dal Cancelliere Dott. Antonio Malara, P.M. Dott. Salvatore Faro in sostituzione del P.M. Dott. Angelo Gaglioti, erano presenti il Direttore Dott. Biagio Spadaro ed il suo Avvocato Sonia Bertone del Foro di Catania e Fera Agostino ed il suo avvocato Giannone Salvatore Daniele del foro di Messina nonostante entrambi facultati dalla Legge a non presenziare.

L'avv. Giannone richiedeva la costituzione di parte civile alla quale l'avv. Bertone si opponeva ritualmente facendo rilevare al Giudice, che ne disponeva la verbalizzazione, come per i medesimi fatti per cui si procede nei confronti dello Spadaro per il reato di cui all'art.368 comma 1 c.p., il Fera è indagato per i delitti pp. e pp. dagli artt. 368 (calunnia), 595 (diffamazione) 612/bis (atti persecutori) come da certificazioni che esibiva, già in atti quali allegati n. 12 e 13. Reati a cui vanno aggiunti quelli di "calunnia" e di "atti persecutori" ancora da valutare in quanto emergenti dal contenuto della querela del Fera successivamente acquisita.

L'Avv. Sonia Bertone chiedeva inoltre l'accordato "giudizio abbreviato".

Seguivano le spontanee dichiarazioni del Direttore Spadaro in cui evidenziava:

- di essere stato espropriato degli ultimi 24 anni della propria vita e di essere stanco e logorato dall'aver dovuto subire ben 123 p. penali + 1 civile e 2 amministrativi per difendersi dal Fera pur di conservare integro il proprio onore e la propria incensuratezza a cui tiene sopra tutto, come documentato ed in atti (era già stata prodotta la pubblicazione col relativo elenco visibile cliccando di seguito su 40) Lontani da Procure e Tribunali macchine infernali (7.09.2009).

- che il ricorso per cassazione è atto difensivo scriminato ope legis e che il Fera da indagato in ben tre procedimenti penali presso il Tribunale di Messina in sede d'interrogatorio, in riferimento alla calunnie lanciategli, rispondeva "Ritengo che tali frasi siano ricomprese in uno scritto difensivo, da cui l'applicazione dell'esimente prevista dall'art.598 c.p." Procedimenti poi uniti, per cui il Fera da imputato reo confesso del reato di "peculato d'uso aggravato e continuato" veniva assolto col giudizio abbreviato perchè "il fatto non costituisce reato" all'udienza preliminare durata complessivamente 28 minuti sufficienti anche per stilare la sentenza in 3 pagine. Ne consegue che il Fera vorrebbe due leggi, una pro domo sua ed un'altra da applicare a quelli che ama definire suoi "nemici e detrattori" (in atti la pubblicazione on line dal titolo 54) PECULATO D'USO CONTINUATO: LA SENTENZA SHOCK CON CUI IL GIUDICE MASTROENI ASSOLVE FERA AGOSTINO (30.10.2012)

- che per imedesimi fatti il Fera lo aveva già denunziato per i contenuti dell' atto d'appello alla Corte reggina (a cui sarebbe seguito il vittorioso ricorso per cassazione) alterandolo e calunniandolo, facendo attivare un p. penale dall'iter tortuoso ed inquietante definito con ordinanza di archiviazione in 12 pagine del 18.06.2013 del Giudice Domenico Santoro, come illustrato nella pubblicazione in atti dal titolo “ 56) ORDINATA L'ARCHIVIAZIONE DI UNA GRAVISSIMA VICENDA GIUDIZIARIA PROMOSSA DA FERA AGOSTINO, CONSEGUENTEMENTE INDAGATO PER "CALUNNIA" E PER "FALSITA' MATERIALE" (13.7.2013). Procedimenti per “calunnia” e per “falsità materiale” le cui indagini svolte dal P.M. reggino Mauro Leo Tenaglia avevano accertato i fatti delittuosi con l'attivazione di ben 2 p. penali trasferiti a Messina per "competenza funzionale" e finiti come di consueto nel nulla.

- che il capo d'imputazione a suo carico così come formulato dal P.M. Gaglioti non è un capo d'imputazione, ma un processo alle intenzioni già di per sé solo concettualmente inaccettabile e  comunque nella specie inammissibile, consistendo l’elemento di valutazione prospettato dal querelante in una constatazione difensiva dello Spadaro contenuta nel suo vittorioso ricorso per cassazione;

- che si può condannare a vita una persona per bene senza mai farla finire in carcere, ma facendola vivere in un perenne stato d'ansia spesso letale, per cui chiedeva al Giudice di pronunciare sentenza in giornata.

Il Giudice Adriana Trapani chiaramente orientata per l'accoglimento della richiesta dello Spadaro di immediata definizione del caso, rinviava all'udienza più prossima possibile del 15.12.2016 ore 10 per le conclusioni e la sentenza, attesa l'espressa richiesta di rinvio del P.M. Dott. Salvatore Faro che sconosceva gli atti in quanto succeduto nella trattazione del caso al suo collega Dott. Angelo Gaglioti, a sua volta preceduto dal procuratore della Repubblica di Ragusa Petralia Carmelo Antonio che se lo era auto assegnato e che ad indagini concluse ne aveva delegato il suo sostituto Scollo Gaetano che ne aveva trasferito gli atti alla Procura reggina per "competenza territoriale", piuttosto che richiederne l'archiviazione, dal momento in cui aveva già in atti la sentenza della Cassazione, di annullamento senza rinvio della sentenza della C.d.A. reggina per insussistenza del fatto, prodotta dallo Spadaro in sede d'interrogatorio di garanzia disposto dal Petralia.

Si precisa che la Procura reggina investita del caso attivava il p.p. n.2289/16 RGNR per il reato p.e p. dall'art. 368 comma 1 c.p. ed il titolare P.M. Angelo Gaglioti, notificava allo Spadaro l’avviso di conclusione delle indagini, che gli consentiva di visionare il fascicolo ed acquisirne gli atti, tra cui la querela del Fera il cui contenuto gli era fino a quel momento sconosciuto.

Detto P.M. accendeva contestualmene a carico del Fera il p.p. n.3666/16 RGNR per i reati di cui agli artt.368, 595, 612/Bis c.p., trasferendone gli atti alla Procura di Messina per “competenza funzionale ex art.11 c.p.p.”, che attivava a carico del Fera il p.penale n.4645/2016 RGNR per i reati su detti, indicando quale data dei fatti criminosi indagati quella del verbale dell'interrogatorio dello Spadaro del 06.11.2015. Procedimento che in atto trovasi in fase di indagini preliminari vincolate dal segreto istruttorio, come da sotto riprodotti certificati ex art. 335 c.p.p.

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Ne consegue che gli ulteriori reati  consumati dal Fera nella sua querela (corpo del reato) depositata presso la Procura di Ragusa il 02.02.2015, non possono essere confusi con quelli emersi a carico del Fera nell'interrogatorio di garanzia dello Spadaro disposto dal Procuratore Petralia, reso quando ne sconosceva il contenuto.
Ulteriori reati parte integrale del procedimento presso il Tribunale reggino, in quanto facenti parte del medesimo atto querelatorio del Fera e contenuti nello stesso  capoverso (3° cpv. della seconda pagina), relativi ai medesimi fatti che vanno valutati nel p.penale a carico dello Spadaro con attivazione di ulteriore p. penale a carico del Fera presso il Tribunale reggino, come richiesto in atti al Giudice Adriana Trapani.

Il Fera aveva querelato lo Spadaro per i cui contenuti del foglio n.8 secondo e terzo capoverso del suo ricorso per cassazione, nell'erroneo convincimento che anche il supremo organo giudicante gli avrebbe dato ragione, ma purtroppo per lui gli ha dato torto, del che la sua inopportuna ed imbarazzante presenza a detta udienza, aggravata da un'ennesima richiesta di costituzione di parte civile (l'aveva già tentata senza successo sia in Corte d'Appello che in Cassazione) che denota la forma mentis di chi vuole ad ogni costo e con ogni mezzo fare entrare l'asino per la coda offendendo l'altrui intelligenza dei fatti e di chi è istituzionalmente preposto all'osservanza della LEGGE amministrata in nome del Popolo Italiano nel nostro "Stato di Diritto" che il pensionato Fera vorrebbe del "rovescio", dimostrando di vivere fuori dal tempo e non rendendosi conto che la Corte d'Appello ed il Tribunale di Reggio Calabria non sono più quelli di prima, se è vero com'è vero che vi hanno transitato MAGISTRATI della caratura di GIUSEPPE PIGNATONE, MICHELE PRESTIPINO GIARRITTA e la loro FORMIDABILE SQUADRA, oggi con "mafia capitale" orgoglio e vanto nazionale, la cui continuità è espessa dai loro formidabili successori garanti della legalità e della GIUSTIZIA.

Si lascia al lettore ogni valutazione in merito a su detto artificio, che appare come il "gioco delle tre carte" (1*) : La procura di Ragusa ad indagini concluse si accorge dell'incompetenza territoriale e trasmette gli atti alla Procura di R. Calabria che messa dinanzi al fatto compiuto si vede costretta a formalizzare la richiesta di rinvio a giudizio dello Spadaro per il reato di cui all'art.368 comma 1 c.p., ma contestualmente in scrupolosa osservanza della Legge e degli atti contenuti nel fascicolo ricevuto, attiva a carico del Fera il procedimento penale n.3666/16 RGNR per i delitti pp. e pp. dagli artt.368, 595 e 612/bis, che trasferisce alla Procura di Messina per "competenza funzionale", che attiva il p. penale n.4645/16 RGNR a carico del Fera per i medesimi reati.

In buona sostanza il Fera che querela lo Spadaro per i contenuti veritieri del suo ricorso per cassazione, peraltro scriminati ope legis, quando non se ne conosceva l'esito vittorioso e nel corpo della stessa querela lo accusa dei reati di cui agli artt.323 e 378 c.p. venendone documentalmente smentito con atto giudiziario pubblico che era già in suo possesso ed a sua piena conoscenza e pertanto consumando i delitti pp. e pp. dagli artt. 368 e 612/bis c.p. in danno del querelato, pretenderebbe che il Giudice Adriana Trapani piuttosto che dichiarare l'improcedibilità dell'azione penale, nella fattispecie sancita dalla Corte di Cassazione (**), assolvere lo Spadaro ed ordinare l'attivazione di ulteriore p. penale per i reati su detti a carico di egli querelante, condanasse lo Spadaro e che la Procura di Messina richiedesse l'archiviazione dei reati così come configurati dallo stesso P.M. reggino Gaglioti (oggi sostituito dal P.M.Dott.Salvatore Faro) costretto dalla Procura ragusana a richiederne il rinvio a giudizio, in modo da dare ad egli Fera la possibilità di ulteriormente denunziare lo Spadaro come ha già fatto nell'ambito del medesimo p. penale, così sottraendogli i residuali anni di vita con ulteriore spreco di tempo e risorse economiche:UNA LEGGE SPECIALE PER UN PENSIONATO SPECIALE DAI MERITI SPECIALI:

(1*) Il gioco delle tre carte su www.pokermaniashop.com: tre carteRisultato immagine per il gioco delle tre carte immagini

"Il gioco delle tre carte è senz'altro quello più conosciuto anche da quanti disconoscono la prestidigitazione, purtroppo è anche il gioco usato da tanti truffatori che con l'allettante scusa di una probabile vincita raggirano il pubblico giacchè è impossibile poter vincere. Anche se il gioco fosse eseguito con onestà è sempre sfavorevole per il giocatore dal momento che la percentuale di vincita è 33,3% contro la probabile perdita che è il 66,6%. Di seguito vi spieghiamo quali sono i principali trucchi per far sì che chi punta non vince mai anche se per un eventuale errore dell'operatore dovesse puntare veramente sulla carta vincente.
Ci limitiamo ad esporre l'operato tecnico sorvolando sul lavoro dei vari compari che hanno dei compiti ben precisi, spesso quando vedete un folto capannello attorno al tavolinetto al massimo vi sono uno o due veri giocatori, polli da spennare, il resto sono tutti compari."

Nella fattispecie in cui il gioco è stato scoperto La GIUSTIZIA saprà andare fino in fondo? Sarebbe l'ora.

(2**) Sentenza della Corte di Cassazione: "Se un fatto ha già costituito materia di esercizio dell'azione penale nell'ambito di un procedimento penale, il medesimo ufficiondel PM non può, nella medesima sede giudiziaria, procedere nuovamente per lo stesso fatto iscrivendo un nuovo procedimento, contro il medesimo soggetto. Tanto che nel procedimento eventualmente duplicato deve essere disposta l'archiviazione oppure, se l'azione penale sia stata esercitata, deve essere rilevata con sentenza la relativa causa di improcedibilità"

Biagio Spadaro Sardo.

 

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