22.9.2006

 Sul caso Fera-Spadaro emblematico delle collusioni tra mafia - magistratura - politica - affari, lunedi' prossimo 25 sett.2006 la Corte Suprema di Cassazione deciderà se spostare il processo in altra sede.

I fatti del procedimento penale presso il Tribunale di Reggio Calabria su denunce dei Cons. Prov.li Avv.Spadaro-Dott.Giannone, già sospeso nel dicembre 2000 a seguito di rigettato ricorso alla Corte Suprema di Cassazione e risospeso nell'ottobre 2005 a seguito di istanza di "rimessione" su cui dovrà pronunziarsi la Suprema Corte, erano stati archiviati a Messina grazie ad una provata diabolica serie di corruzione di atti giudiziari concepita dal Procuratore Fera ed eseguita dagli Ufficiali di Polizia Giudiziaria delegati dal p.m. Romano Vincenzo ad indagarlo insieme ai suoi complici, tra cui il Pres. Mauro Giovanni (oggi Senatore di F.I., nonostante già condannato in primo grado a pene detentive per dieci anni ) ed alcuni amici e consoci Lions del Fera. Leggansi i precedenti articoli dai titoli in prima pagina:

"La genesi del caso "Fera" è negli atti prolusivi agli arresti del presidente Mauro(20.10.2005)"-

"Fera Agostino ed i capi clan Dominante Carbonaro(24.04.2006)"-

" Come il Fera beffò il Procuratore Generale della Repubblica di Catania Dott. Di Mauro(05.05.2006)-

"Il P.M. Dr. Emanuele Diquattro vittima inconsapevole della diabolica corruzione di atti giudiziari concepita dal Fera ed eseguita dai suoi complici per soffocare lo scandalo che l'avrebbe travolto insieme ai suoi amici coindagati e consoci Lions (21.06.2006")-

Gli antefatti del tormentato iter:

Sui fatti come sopra denunziati alla Procura reggina ancor prima della suddetta richiesta di archiviazione, già subodorata e della quale la procura messinese non notificò ai denunzianti Spadaro-Giannone, la richiesta di archiviazione, per impedire loro di visionarne gli atti e scoprirne come erano stati corrotti, nessuna indagine richiesta veniva svolta a carico del Fera e dei suoi complici dalla procura reggina (come sarebbe stato provato nell'interrotta fase dibattimentale del procedimento), che conseguentemente, ne richiedeva l'archiviazione, la cui notifica consentiva ai denunzianti, di visionarne gli atti e di presentare opposizione.

L'opposizione fu durissima, in quanto gli atti visionati ed acqisiti in copie erano contenitori di un vero e proprio verminaio.

Il G.I.P.reggino fissava l'udienza in camera di consiglio a carico di 12 indagati per abuso d'ufficio con in testa il procuratore della Repubblica di Messina Zumbo Antonio, Fera Agostino, Mauro Giovanni +9, alla quale erano presenti solamente l'Avv. Spadaro e la moglie D.ssa Fulvia Cappellacci, che aveva personalmente scoperto di essere stata denunziata dal Fera quale manoscrittrice degli atti dallo Spadaro concepiti e sottoscritti e che avrebbe denunziato il Fera per calunnia (a quest'episodio sarà dedicato un articolo prossimamente), finita nel nulla ad opera di un magistrato messinese, da recente agli onori delle prime pagine, perchè indagato per collusioni mafiose , udienza che veniva rinviata a seguito di comunicazione telegrafica del procuratore Zumbo.

Dopo il rinvio, il G.I.P. suddetto veniva destinato ad altro incarico e sostituito da altro g.i.p. di tenera età, che il 12.12.2000, emanava una duplice pazzesca ordinanza, in cui ordinava archiviarsi per tutti, tranne che per il Direttore del Carcere di Ragusa Avv. Spadaro, per cui ordinava formularsi il reato di calunnia in danno del Fera, in ordine ad un singolo episodio relativo ai tempi e modi in cui il Fera gli aveva raccomandato di riservare trattamenti di favore ai capi clan Dominante Carbonaro, "Già valutato ed archiviato dalla magistratura messinese", come vi si legge. Avverso l'ordinanza, l'Avv. Spadaro ed il Dott. Giannone nonostante prosciolto, presentavano ricorsi separati alla Corte suprema di Cassazione, chiedendone l'annullamento per palese illegittimità. Lo Spadaro, integrandolo altresì, anche in ordine al successivo decreto di rinvio a giudizio che ne sarebbe seguito, nonostante legittimamene impedito a pertecipare alla relativa udienza in quanto in imminente pericolo di vita, attestato anche dal prodotto filmato della coronarografia effettuata e dell'intervento al cuore subito subito dopo la scandalosa udienza di rinvio a giudizio, a seguito della quale veniva sollevato tempestivamente dall'incarico l'avvocato "di fiducia" dello Spadaro.

Con sentenza del 23 settembre 2002 la VI° Sezione Penale della Corte Suprema di Cassazione, respingeva i ricorsi dei Cons.ri Prov.li Avv. Biagio Spadaro e Dott. Giuseppe Giannone con cui veniva chiesto l'annullamento della suddetta duplice ordinanza, per cui il procedimento penale riprendeva il suo iter procedurale, fino all'udienza in teleconferenza del 16 sett. 2004, in cui sarebbe stato provato:

- Come la giovane p.m. delegata al caso, avesse omesso di svolgere le indagini richieste e verbalizzate, precostituendo le condizioni per trasformare la qualifica di “indagato” del procuratore della Repubblica di Ragusa Fera Agostino in “parte offesa” e quant’altro…;
- la giovane g.i.p. ordinato, con la suddetta scandalosa e contraddittoria duplice ordinanza,  la formulazione coatta solo a carico della P.O.Avv.Spadaro su quattordici indagati, del reato di “calunnia”, per “un singolo episodio ( peraltro verissimo come sarebbe stato dimostrato in dibattimento ),  “ già valutato ed archiviato dal Tribunale di Messina “come lei stessa assume nella su riprodotta ordinanza;
- la g.u.p., decretato il rinvio a giudizio dell'Avv. Spadaro in sua assenza, nonostante legittimamente impedito ed in accertato imminente pericolo di vita omettendo di disporre e verbalizzare la visita fiscale richiestale dall' avvocato, subito dopo sollevato dall’incarico e quanto altro in atti alla Suprema Corte;
- la giovane giudice monocratico ridiventata titolare del procedimento, dopo essere stata sostituita da altri due giudici, per non avere decretato l’annullamento dell’ordinanza di rinvio a giudizio a carico dell'Avv.Spadaro, richiestole prima e dopo il suo rientro dalla gravidanza, allorché le fu riassegnato il caso, nulla ai sensi di legge, per quanto sopra; per avere omesso di indiziare di reati il procuratore Fera Agostino nell’udienza dibattimentale in videoconferenza del 16 sett. 2004 allorchè fu riconosciuto dal capo clan pentito Bruno Carbonaro come autore degli asseriti trattamenti che ricevevano all’interno del Carcere di Ragusa, tramite il direttore predecessore dell'Avv. Spadaro, intimo amico del Fera, fatto gravissimo in sé, ma ancor più grave se si considera che nella medesima udienza ha indiziato di reati il predetto pentito ed uno dei  fratelli perché avevano fornito dichiarazioni devastanti per il Fera ed in netto contrasto con quelle precedentemente rilasciate sulle stesse cose ai loro pilotatori, Ufficiali di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Messina, complici del Fera, pilotaggio denunziato dall'Avv.Spadaro alla suddetta P.M.e mai accertato insieme a tutto il resto e quant’altro di inaudita gravità a partire dalla scomparsa della videoregistrazione dell’udienza in parola; agli immotivati rimproveri rivolti all' Avvocato dello Spadaro, Gaetano Sano e non rivolti all’avvocato del Fera, Dipaola Carmelo, una volta accertato che era stato quest’ultimo ad indurla in errore facendoglielo rimproverare; all’appiattimento sugli abusivi interventi in pro del Fera da parte del cancelliere insediato nel sito dei pentiti; al pilotaggio nel pilotaggio tentato con l’interrogatorio dei fratelli di Bruno Carbonaro una volta accortisi che egli riferiva fatti da lui stesso ripetutamente collocati nel periodo e sotto la direzione del Dr. Cesareo Clemente ( intimo amico del Fera ) di cui fa il nome e ne descrive le sembianze, laddove si fanno ripetere loro quasi le stesse cose di Bruno, collocandole però sotto la direzione del Direttore Avv. Biagio Spadaro: ma per eccesso di zelo riferiscono singoli episodi di cui assumono essere stati protagonisti all’interno del Carcere di Ragusa, accaduti in date da loro indicate con precisione, salvo a risultare dai certificati di detenzione prodotti dallo Spadaro, che né loro né Bruno Carbonaro, né Dominante Carmelo si trovavano reclusi nel Carcere di Ragusa nelle date da loro indicate. Il tutto come in atti giudiziari già in possesso della Suprema Corte;

Conseguentemente a detta storica udienza l'Avv. Spadaro presentava alla Suprema Corte di Cassazione istanza di spostamento in altra sede del processo, per legittima suspicione, che veniva pertanto sospeso, provvedendo altresì a denunziare i fatti suddetti, suffragati dagli atti giudiziari dibattimentali, alla competente Procura di Catanzaro che sta tutt'oggi indagando in regime di proroga i predetti magistrati per abuso d'ufficio, ed il Fera e complici alla competente Procura di Messina, alla quale, dopo l'archiviazione del caso a seguito di travisazione dei fatti e col supporto di nuove prove schiaccianti nel frattempo acquisite, è stata richiesta la riapertura delle indagini in ordine ai reati di "Associazione per delinquere di stampo mafioso" e di "Associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di atti giudiziari ed alla calunnia" in danno del Fera e complici (leggansi gli articoli evidenziati in premessa in cui sono riprodotte le prove documentali).

La Corte Suprema di Cassazione affidava detta istanza alla VII° sezione penale di cui fa parte l'ex procuratore della Repubblica di Messina Cons. Zumbo Antonio, coindagato, come sopra, del Fera, Mauro ed altri, per cui veniva ricusata dall'Avv.Spadaro e pertanto gli atti venivano trasmessi alla V° Sezione per la relativa decisione, che sarebbe stata di ritrasmettere gli atti alla VII° Sezione Penale, che deliberava di trasmetterli alla VI° Sezione Penale, che dovrà decidere sull'istanza di rimessione del processo, lunedì prossimo 25 settembre 2006. Un eventuale rigetto significherebbe che il sospeso processo sarebbe riaffidato al giudice che è in atto indagato insieme ai suoi colleghi suddetti dalla Procura di Catanzaro, proprio per avere spudoratamente favorito il Fera, giudice che, invitato dall'Avv.Spadaro ad astenersi, ha aderito all'invito, salvo ad essere costretto a continuare a trattare il caso dal presidente del tribunale reggino.

L'Avv. Spadaro, la cui vita è stata sospesa 14 anni fà, da quando è iniziato il caso di malagiustizia e che subisce e continua a subire ingiustamente il feroce e folle accanimento giudiziario di un procuratore di una miniprocura ( si pensi che in provincia di Ragusa i cui abitanti dei dodici comuni corrispondono ad un quarto di quelli di Catania esistono due procure e due tribunali ) affetto da sindrome da paesana onnipotenza, unicamente reo di avere fatto il proprio dovere di Direttore Penitenziario e di Consigliere Provinciale, agendo sempre in perenne stato di "legittima difesa" e sempre di rimando, poichè è fermamente convinto che la nostra è una Democrazia compiuta all'interno della quale non possono coesistere frange di potere dittatoriale che usano, come nella fattispecie, metodi di marchio nazi-fascista, ha provveduto ( almeno presume, poichè le ricevute di ritorno delle raccomandate gli sono pervenute) ad informare dei fatti che si commentano da sè, Il Presidente della Repubblica Avv. Giorgio Napolitano, nella sua veste di Presidente del C.S.M., Il Ministro della Giustizia On. Clemente Mastella, il Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione Dott. Nicola Marvulli ed il Procuratore Generale, segnalando altresì l'enorme pericolosità sociale del Fera, grazie al sistematico uso contra legem dei poteri che gli attribuisce il ruolo rivestito e che oltre ai fatti suddetti, egli Fera è inagato per calunnia e diffamazione in danno dell'Avv. Spadaro dalla Procura di Messina, per i fatti conseguenti all'interrogazione parlamentare con la quale ne viene chiesta la rimozione dalla procura ragusana, mentre è stata richiesta la riapertura delle indagini e la contestuale avocazione delle stesse al Procuratore Generale della Repubblica di Palermo Dott. Salvatore Celesti, per un procedimento penale promosso dal Fera, in cui era già stato richiesto dal G.I.P. di procedersi per "calunnia" in danno dell'Avv.Spadaro, con un supermotivato decreto, salvo ad essere stato archiviato dallo stesso G.I.P., sulla base di un successivo scarno decreto, fondato su un accertato errore. In aggiunta è stata altresì richiesta l'incriminazione del Fera per "abuso d'ufficio", essendo documentalmente provato ed in atti, come egli abbia abusivamente attivato un procedimento penale, usato uomini e mezzi della sua procura a scopi di vendette personali, fornito ai magistrati inquirenti false dichiarazioni documentalmente smentite e scavalcato la competenza territoriale della viciniore procura di Modica.

Biagio Spadaro Sardo

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