Oliviero Diliberto, Cosimo Sgobio e Gabriella Pistone: "Rimuovere il procuratore Fera”

 

by Biagio Spadaro Friday, Oct. 07, 2005 at 9:12 PM

 

Il Segretario nazionale del P.d.C.I.On.Diliberto,L'on.Cosimo Sgobio e l'On.Gabriella Pistone,chiedono la rimozione del procuratore Fera in quanto plurindagato per fatti inerenti la sua funzione,che si presta all'inquinamento delle indagini in corso a suo carico e per incompatibilità ambientale e funzionale.Inoltre quattro magistrati di Reggio Calabria sono in atto indagati per abuso d'ufficio in concorso,per avere favorito il Fera in un procedimento penale sospeso.


Dopo i miei precedenti articoli, di cui consiglio la lettura agli indirizzi:
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/791351.php http://italy.indymedia.org/news/2005/08/848452.php
per una migliore intelligenza dei fatti, ritengo doveroso divulgare l’interrogazione parlamentare dei vertici del Partito dei Comunisti Italiani di seguito riprodotta:

Atti Parlamentari –21612 21613—Camera deideputati
XIV LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 4 OTTOBRE 2005
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta scritta:

PISTONE, DILIBERTO e SGOBIO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere –premesso che:

* la permanenza presso il Tribunale di Ragusa del dottor Agostino Fera, attuale Procuratore della Repubblica, costituisce un problema non piu` eludibile in ordine al regolare funzionamento della giustizia nella circoscrizione giudiziaria di sua competenza;
* nella sua lunga carriera di magistrato tutta trascorsa nel palazzo di giustizia di Ragusa, ove ha operato per quasi quarant’anni, ha potuto radicarsi, stringere amicizie con la classe imprenditoriale e politica della citta` e legarsi a circoli esclusivi come il Lions Club. Come puo` avvenire in simili circostanze, tale presenza duratura ha finito con l’alimentare inimicizie e ostilita` particolari. Alle voci legittimamente critiche sul conto del magistrato e della sua imparzialita` , da tempo si rincorrono voci eterogenee, che oltre a lederne la dignita` personale, alimentano confusione ed ulteriori pregiudizi sui restanti magistrati del distretto che invece conducono una vita privata consona al ruolo dagli stessi rivestito;
* la spregiudicata ed inefficiente gestione della procura di Ragusa ha oramai superato il limite della tolleranza. Gli uffici requirenti del tribunale di Ragusa non hanno dato esempio di buona amministrazione. Sono infatti documentabili decine di casi di denunce, querele ed esposti per i quali, inspiegabilmente, non si e` mai proceduto e che hanno finito con l’avvalorare il giudizio, sempre piu` diffuso tra la comunita` iblea, di una giustizia monca;
* nei confronti del dottor Agostino Fera sono in atto indagini preliminari disposte dalla Procura della Repubblica di Messina per il reato di cui agli articoli 323 e 110 del codice penale (« abuso di ufficio in concorso ») e quella di Palermo per il reato di cui all’articolo 368 del codice penale (« calunnia »). Inoltre quattro magistrati di Reggio Calabria sono in atto indagati per « abuso di ufficio in concorso »;
* nel 1972 il dottor Fera, in veste di sostituto procuratore delegato dall’allora procuratore capo dottor Francesco Puglisi,si occupo` dell’istruttoria riguardante il delitto Tumino da cui sarebbe poi derivata la uccisione del giornalista Giovanni Spampinato il quale in ordine ai sospetti che ricadevano su Roberto Campria, figlio dell’allora presidente del tribunale di Ragusa,ebbe modo di ipotizzare in un suo
articolo pubblicato dal quotidiano di Palermo L’Ora, omissioni gravissime;
* i deficit gravissimi di quell’istruttoria,allora subodorati e condannati con asprezza all’indomani dell’omicidio Spampinato da esponenti della cultura, del giornalismo e della politica del calibro di Giorgio Chessari, Miriam Mafai ed AchilleOcchetto, vengono oggi conclamati, ad oltre trent’anni di distanza, dal libro-dossier« Morte a Ragusa » ed. Edi.bi.si;
* nel corso di un processo tenutosi a Messina e conclusosi il 23 ottobre 2004, il dottor Fera avrebbe accusato quali responsabili dell’uccisione del giornalista Spampanato le stesse testate giornalistiche, L’Ora e L’Unita` sulle quali scriveva il cronista ragusano offendendo, a seguito di tali dichiarazioni, la memoria dello stesso e la dignita`dell’informazione civile e per le quali non ha neanche avvertito la necessita`di rispondere alle relative censure mossegli pubblicamente da esponenti della cultura italiana e della societa` civile;
* il foglio on-line « accadeinsicilia », che ha reso pubbliche le dichiarazioni infamanti del dottor Fera e le testimonianze di sdegno che ne sono seguite,e`stato oscurato in via preventiva in sede di accertamento civile, dal giudice del tribunale di Ragusa dottor Vincenzo Saito, su istanza di un avvocato strettamente legato al dottor Fera per ragioni di patrocinio professionale. L’oscuramento, fortemente lesivo dell’articolo 21 della costituzione, che sotto l’aspetto della competenza territoriale risulta essere illegittimo perche´ ricadrebbe sotto la diversa competenza dei fori di Modica (sede del responsabile del sito internet) e di Arezzo (sede del provider Aruba Technorail), alimenta, in via oggettiva, gravissimi dubbi circa l’influenza che il dottor Fera, forte del ruolo rivestito presso il tribunale, possa aver avuto su questo ed altri provvedimenti palesemente illegittimi;
* a seguito di nuove testimonianze, assumibili anche in via giudiziaria, sussistono oggi le condizioni perche´ venga riaperta l’istruttoria sul delitto Tumino e si faccia piena luce sulle circostanze che portarono alla uccisione del cronista Giovanni Spampinato. Tuttavia il ruolo di p.m. delegato che ricopriva all’epoca della vicenda il dottor Fera e quello di procuratore della repubblica che ricopre oggi presso lo stesso tribunale di Ragusa costituiscono, secondo l’interrogante, un ostacolo oggettivo alla riapertura del caso giudiziario seppure fortemente voluto, coram populi, dall’intera societa` civile ragusana;
* secondo l’interrogante, per le ragioni fin qui esposte ricorrono gli estremi per procedere alla rimozione del dottor Fera dal palazzo di giustizia di Ragusa; la condizione di plurindagato del dottor Agostino Fera per fatti inerenti la sua funzione e` incompatibile con il ruolo rivestito dallo stesso, ruolo che si presterebbe all’inquinamento delle indagini in corso a suo carico; la permanenza per oltre trentasette anni nella sede del Palazzo di Giustizia di Ragusa del predetto procuratore,alternando le funzioni di inquirente a quelle di giudicante, costituisce gia` da se´una forma di incompatibilita` ambientale e
funzionale –:
quali iniziative urgenti intende adottare al fine di riparare ai danni irreversibili che cagiona all’intero ordine giudiziario il permanere oltremodo del procuratore Fera presso il Tribunale di Ragusa.
(4-17118)
* * *

L’interrogazione, rappresenta un evento storico, mai verificatosi, sicuramente dalla Costituente ad oggi, nei confronti di un procuratore della Repubblica di questa provincia.
Se poi si considera la politica sul fronte Giustizia, del Partito dei Comunisti Italiani, di difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura voluta dalla Carta Costituzionale; la notoria serietà e professionalità con cui l’Ufficio Legislativo dei Comunisti Italiani procede all’istruttoria di interrogazioni così delicate ed impegnative; che uno degli interroganti, Oliviero Diliberto è stato Ministro di Grazia e Giustizia, non può non concludersi che la condizione in cui versa il plurindagato Fera Agostino è di una gravità inaudita.
Pertanto , nell’augurarmi insieme ai compagni di tutt’Italia ed alle popolazioni Iblee, che il procuratore Fera tolga l’incomodo, senza farsi venire cattivi pensieri, senza ricorrere ad autolesionistici bracci di ferro, restituendo al sentimento popolare la perduta fede nella giustizia da egli amministrata e togliendo d’imbarazzo, non solo i suoi colleghi locali, ma anche quelli che a causa sua, sono in atto indagati e quelli che lo stanno indagando, che potrebbero, a buon diritto, perdere le staffe, mi è caro concludere riportando tre versi della Divina Commedia: “-**or tu chi se’ che vuoi seder a scranna*- Per giudicar da lungi mille miglia*- Con la veduta corta d’una spanna?** ( Parad.,XIX, 79 ).

Gradirò aprire un dibattito con quanti hanno a cuore i problemi della giustizia, che potranno contattarmi con i mezzi sottoindicati:

Dott. Biagio Spadaro, già Direttore Penitenziario Cons.Provinciale, V.Presidente di Ibleambiente s.r.l.,in atto Dir. Prov.le, Sindaco del Comitato Regionale di Garanzia del P.d.C.I. tel fax:0932.820060- cell.338.8388966- posta elettronica:passanitello@giustiziaesfatta.com 

E' scaduta l'ora del procuratore Fera, lasci la procura di Ragusa

by Biagio Spadaro Friday, Oct. 14, 2005 at 1:04 AM

Lo status di plurindagato del procuratore Fera, l'incompatibilità ambientale e funzionale ed i deficit gravissimi dell'istruttoria sui delitti Tumino-Spampinato alla base della richiesta di rimozione dalla sede che occupa da trentasette anni, dei Comunisti Italiani.

Il TG RAI 3 ( Regione Sicilia ) dell’11 ott.2005, andato in onda per tre volte nell’arco della giornata, concludeva con un’intervista rilasciata dal procuratore della Repubblica di Ragusa, Fera Agostino, conseguente alla richiesta di rimozione avanzata dal Segretario Nazionale del P.d.C.I. On. Oliviero Diliberto e dagli On.li Gabriella Pistone e Cosimo Sgobio, con interrogazione parlamentare del 4 ott. 2005, in cui il Fera mi chiamava in causa, rispondendo, tra l’altro, alle domande del giornalista G.Troina relativamente a fatti avvenuti nell’esercizio delle mie funzioni di Direttore del Carcere di Ragusa, “Anzi le dico che è uno dei miei più accaniti accusatori ( ma quanti sono in tutto, mi chiedo e ci chiediamo ?), non solo fa parte del Lions Club ed è iscritto al Partito Comunista, ma è colui che si sottrae alla giustizia.”
La notizia veniva riportata oggi, dal notiziario regionale del quotidiano “La Sicilia” in un articolo di Tony Zermo, con l’ammissione da parte del Fera di essere indagato da più Procure e con l’aggiunta che io sono indagato per “calunnia”, da otto anni, dalla Procura di Reggio Calabria .
Il “Corriere della Sera” di ieri e di oggi, oltre ad una frammentaria descrizione dei fatti contenuti nell’articolata interrogazione parlamentare, ne enfatizza un aspetto del tutto marginale, quello dell’appartenenza del Fera al “Lions club”, a seguito delle proteste di esponenti di detto club, che assumono come legittima l’iscrizione di magistrati ai loro clubs.
Ciò posto, nella mia veste di Direttore Penitenziario chiamato in causa dal Fera, di Dirigente Provinciale ( e non Segretario Provinciale, che è l’Avv. Carmelo Ruta, come erroneamente riportato dalla Sicilia di oggi, cui si chiede urgente rettifica ) e Regionale del P.d.C.I. e di socio del Lion Club di Ragusa, lo stesso a cui appartiene il Fera, è d’obbligo fare chiarezza sulla vicenda, per rispetto all’opinione pubblica, che in una Democrazia compiuta qual è la nostra non può e non deve essere turlupinata dalla disinformazione, partendo dalle cose meno importanti, che si vorrebbero barattare per le più importanti, tirando in ballo Clubs prestigiosi di respiro ultranazionale, sicuramente fatti da persone operose, prestigiose ed oneste, tra cui mi annovero, ma tra cui ci sono, fisiologicamente, come dappertutto, delle mele marce che andrebbero radiate:
*Come è stato detto e scritto ieri dai mass-media locali e nazionali, la Legge ( anche se vecchia ) fa divieto ai magistrati di appartenere a clubs esclusivi ed in proposito richiamo alla memoria dei consoci Lions, la famosa intervista del Giudice Rosario Livatino, ripetutamente teletrasmessa anche dopo il suo assassinio, laddove rimarca a chiare lettere detto divieto, cui , presumo, si riferiscono le 7 parole, su 700 circa di cui è composta l’interrogazione, degli On.li Diliberto, Pistone e Sgobio.
In ordine al sopra riportato contenuto delle dichiarazioni rese ieri dal Fera al TG3, poiché sono incensurato e da tale non posso essere un latitante, non vedo come sia stato possibile che mi sia “sottratto alla giustizia”, come egli assume, squalificandosi da procuratore della Repubblica, anche se della provincia d’Italia più vicina all’Africa, famosa per le significative e verosimili fiction di Luca Zingaretti, tratte dai Romanzi del Camilleri.
*In ordine al contenuto, a mio avviso, più spinoso dell’interrogazione, laddove recita: “La condizione di plurindagato del Dottor Agostino Fera per fatti inerenti la sua funzione è incompatibile con il ruolo rivestito dallo stesso, ruolo che si presterebbe all’inquinamento delle indagini in corso a suo carico;” , il meno trattato ed addirittura ignorato dai mass-media locali, che mi riguarda personalmente, posso affermare quale Parte Offesa nei procedimenti penali che vedono Fera Agostino ed i suoi complici nella veste di indagati per “abuso d’ufficio in concorso”, presso il Tribunale di Messina e per “calunnia”, presso il Tribunale di Palermo ( che ne ha trasferito gli atti a quello di Caltanissetta per “competenza territoriale”, evidentemente perché ha ravvisato altresì, condotte criminose a carico di qualche magistrato di Palermo, che aveva favorito il Fera ), che sono entrambi una diretta conseguenza di quel procedimento penale reggino, cui fa riferimento il Fera alla pagina 11 del quotidiano “La Sicilia” dell’altro ieri, in cui asserisce, in evidente stato confusionale che lo scrivente è “da otto anni imputato per calunnia da Reggio Calabria”, omettendo di dire che gli unici quattro magistrati, da me denunziati ( sui circa 15 utilizzati per salvarlo ), sono in atto indagati dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, in regime di proroga delle indagini preliminari, per “abuso d’ufficio in concorso”, per averlo spudoratamente favorito in un procedimento penale in cui chi scrive è anche Parte Offesa.
La verità documentata in atti giudiziari divulgabili ai sensi di legge, in quanto già acquisiti al fascicolo del dibattimento del suaccennato procedimento penale reggino sospeso da oltre un anno, che fornirò solamente alla testate giornalistiche ed alle emittenti televisive nazionali e regionali che me ne facessero richiesta, è che, il procuratore Fera, dopo il mio insediamento alla Direzione del Carcere di Ragusa, conseguentemente al rifiuto da me oppostogli, di continuare a riservare ai capi clan Dominante-Carbonaro quegli stessi trattamenti di favore che venivano loro asseritamene riservati da una precedente Direzione, non riconducibile alla mia, ma legata al Fera, mi scatenava una vera e propria bufera giudiziaria, con un mai cessato, inaudito, feroce e folle accanimento.
In un’udienza in teleconferenza tenutasi nel sett.2004 presso il Tribunale di Reggio Calabria, sono stati interrogati il capo clan Carmelo Dominante ed i capi clan “pentiti” fratelli Carbonaro, due dei quali, Bruno e Claudio, sono stati indiziati di reati, per avere fornito dichiarazioni devastanti per il Fera e del tutto contrastanti con quelle precedentemente rese sulle stesse cose, nell’ambito del denunziato, dal sottoscritto Direttore del Carcere di Ragusa, pilotaggio, ad opera degli stessi U.P.G. che li avevavano precedentemente assunti a sommarie informazioni testimoniali, su delega dell’allora P.M. messinese Dott. Vincenzo Romano ( a sua incaricato dall’allora Procuratore di Messina, Antonio Zumbo ) a svolgere indagini preliminari a carico dell’indagato Fera Agostino e complici, anche in merito alla suddetta richiesta di trattamenti di favore ed odierni coindagati, insieme al Fera, nel suddetto procedimento penale presso il Tribunale di Messina, per “abuso d’ufficio in concorso.”
Pre quanto concerne la VII° Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione ( cui fa riferimento il Fera, in maniera fuorviante nella sua intervista a Tony Zermo ), che avrebbe dovuto pronunziarsi sul trasferimento del procedimento reggino presso altro Tribunale per legittima suspicione, nell’udienza camerale del 23 giugno, ne ha subordinato la decisione a quella sulla ricusazione di detta VII° Sezione, da me avanzata in quanto ne fa parte il consigliere Antonio Zumbo, ex procuratore della Repubblica di Messina, già coindagato, insieme al Fera + 12 nel medesimo procedimento, come risulta dai relativi atti giudiziari contenuti sia nel fascicolo del pubblico ministero, che in quello del dibattimento, presso il Tribunale di Reggio Calabria ed in possesso altresì della Suprema Corte.
Quanto suddetto, che è il niente a fronte delle oltre 10.000 pagine di atti giudiziari contenute nei fascicoli del P.M. e del dibattimento del procedimento reggino in parola, è già stato da me pubblicato con più dovizia di particolari ed è leggibile ai seguenti indirizzi elettronici, uno dei quali contiene la copia integrale dell’interrogazione parlamentare:
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/791351.php
http://italy.indimedia.org/news/2005/08/848452.php
http://italy.indimedia.org/news/2005/10/891829.php

Per quanto riguarda gli altri aspetti dell’interrogazione di grande rilevanza e che hanno fatto breccia sul sentimento popolare di questa provincia: l’uccisione dell’Ing.Tumino e del giornalista Spampinato del quotidiano di Palermo L’Ora, ad opera del Campria, figlio dell’allora presidente del tribunale di Ragusa e i deficit gravissimi di quell’istruttoria condotta dal Fera, nella primissima fase, quella in cui si imprime una svolta decisiva alle indagini; l’offesa alla memoria del giornalista, che avrebbe lanciato il Fera, nel corso di un’udienza in cui avrebbe accusato quali responsabili dell’uccisione le testate giornalistiche l’Ora e l’Unità, l’oscuramento del foglio on-line “accadeinsicilia”, di dubbia legittimità, si rimanda a quanto è leggibile sul sito. http://www.leinchieste.com., il cui titolare, il coraggioso scrittore Carlo Ruta, che è nel sentimento popolare di questa provincia per averne smascherato i potentati, è oggi oggetto di ingiustificate iniziative giudiziarie ( lesive dell’art.21 del dettato costituzionale ), al chiaro fine di tappargli la bocca.
A tutti i consoci lions lancio un appello: “gioiamo ogni qualvolta riusciamo a smascherare chi, al nostro interno tradisce l’etica, lo spirito e le nobili finalità Lionistiche, non facciamoci strumentalizzare in gratuiti patrocini di chi offusca il nostro sole ” ed al Fera, che all’inizio dell’intervista di Tony Zermo, dichiara, ridicolizzando gli autori dell’interrogazione parlamentare:”questa è una giornata migliore delle precedenti, perché mi sono fatte quattro risate “ e che alla domanda “Ma ora che fa, denuncia l’ex ministro della Giustizia ?”, risponde:”Mi difenderò con tutti i modi che la legge mi consente. Se riterrò di essere stato diffamato o addirittura calunniato da Diliberto o dai suoi, probabilmente presenterò denunzia.”, auguro, perché ne ha bisogno, che le risate non si trasformino in lacrime e che le preannunziate denuncie a Dilberto, Pistone,Sgobio ed ai non meglio precisati “gaglioffi”, che a suo dire si anniderebbero tra la fila del P.d.C.I. ,non abbiano l’effetto boomerang, per cui è consigliabile apettarne la prescrizione dei termini dall’accadimento dei fatti, per verificare, al di là delle gratuite minacce di circostanza, chi è nelle condizioni di Legge per querelare e chi no ed il Fera sa, per esperienza diretta, come possano ritorcersi contro il denunziante.
Opino, che tutto quello che ha dichiarato pubblicamente il sig. procuratore ed avrebbe fatto meglio a cucirsi la bocca, sovraccaricherà l’impegno professionale del suo patrocinatore, consocio Lion e compagno di giochi, avv. Carmelo Dipaola del foro di Ragusa, che si vedrà costretto, forse suo malgrado, a sottrarre tempo prezioso a cose ben più importanti.
“Come fa l’onda là sovra cariddi, - Che si frange con quella in cui s’intoppa” ( Dante Alighieri canto VII° dell’Inferno ).
Saranno graditi commenti e mail da parte dei lettori, che mi potranno contattare ai sotto indicati indirizzi.
P.S. Si trascrive di seguito mail trasmessa il 12.10.2005.
A MARIOLINA IOSSA redattrice degli articoli apparsi sul Corriere della Sera l’11 e 12 ott.2005, alle pagg.19 e 11, relativi all’interrogazione parlamentare del 4 ott.2005, a firma Diliberto,Pistone,Sgobio, con preghiera di fornire all’opinione pubblica un’informazione completa, augurandomi che lei sconoscesse il testo integrale dell’interrogazione: la gravità dei fatti, come Lei noterà, va ben al di là di quanto in essa riportato. Gradirei sapere stesso mezzo se e quando pubblicherà il seguito della vicenda. Se vorrà mi contatti pure, Le fornirò tutti i chiarimenti e le prove documentali che desidera.

Dott. Biagio Spadaro, già Direttore Penitenziario e Cons.Prov.le, in atto Dirigente Prov.le e Sindaco del Comitato Regionale di Garanzia del P.d.C.I.
Tel Fax:0932.820060 cell.338.8388966 mail: passanitello@giustiziaesfatta.com

Telefax: 0932-820060  —  cell.338.8388966 — posta elettronica:  passanitello@giustiziaesfatta.com