La genesi del caso "Fera" è negli atti prolusivi agli arresti del presidente Mauro

mauro

by Biagio Spadaro Thursday, Oct. 20, 2005 at 9:21 PM

 

Le dichiarazioni del Fera ai mass media:un insulto alla VERITA' ed alla GIUSTIZIA. Un ennesimo disperato tentativo di soffocare una drammatica realtà sfuggitagli di mano.Giovanni Mauro, oggi deputato di F.I.ed allora presidente della provincia di Ragusa, al centro del caso di malagiustizia.

Il procuratore Fera, con le sue fuorvianti dichiarazioni rilasciate nel suo ufficio presso il palazzo di Giustizia di Ragusa, pubblicate e teletrasmesse (TG. RAI 3, Giornale di Sicilia, Gazzetta del Sud ed il 15 ottobre 2005, sul “Giornale di Sicilia Cronaca di Ragusa”), si professa “vittima di una mia vendetta giudiziaria” pretendendo di tacitare una vicenda di inaudito accanimento giudiziario lunga tredici anni, diecimila pagine di atti giudiziari, che coinvolge decine di magistrati ed amministratori, che ha compromesso irreversibilmente la mia salute ed in cui sono stato costretto a difendermi per non perire.
I fatti (un’estrema sintesi degli atti giudiziari divulgabili ai sensi di Legge, contenuti nel fascicolo del dibattimento del sospeso procedimento penale presso il Tribunale di Reggio Calabria n. 608/98 r.g.n.r ):
*Il caso di malagiustizia, inizia nel marzo del 1997, allorché il Fera dopo aver richiesto, ottenendole, le archiviazione di innumerevoli procedimenti penali su denunzie mie e di un Consigliere di “Rifondazione Comunista”, relative al caso Mauro, si autoassegnava un procedimento penale, su denunzia di un Consigliere provinciale del centro destra, all’evidente scopo di incriminarci e screditarci, per consentire al Mauro di continuare a delinquere indisturbato, per fatti analoghi a quelli per cui sarebbe stato arrestato, processato e condannato, in seguito al deposito presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, da parte mia e dell’esponente del centro sinistra, Presidente del CONI Rosario Cintolo, delle fonoregistrazioni contenenti le accuse di Ignazio Parrino, che veniva prontamente accompagnato dall’avv.Carmelo Dipaola presso la procura ragusana diretta dal Fera, nonostante io ed il Cintolo gli avessimo consigliato di andare a deporre a Catania.
*Conseguentemente, nell’aprile del 1997, io ed il Cons. di Rifondazione denunziavamo alla Procura di Messina e non solo, su carta intestata della Provincia Reg.le di Ragusa ed a firme congiunte, le provate impunità del Fera al Mauro, in cambio di incarichi professionali, appalti di opere pubbliche e quant’altro, ad amici consoci Lions del Fera ed amici degli amici. Nella stessa denunzia, veniva altresì denunziato l’accanimento giudiziario del Fera nei miei confronti, da quando, dopo il mio insediamento alla Direzione del Carcere di Ragusa, gli rifiutai di continuare a riservare ai capi clan Dominante-Carbonaro, quegli stessi trattamenti di favore che venivano loro, asseritamente in udienza in teleconferenza del 16 sett. 2004, riservati da una precedente direzione, legata al Fera, allora dirigente pretore ed ancor prima pubblico ministero.
*L’immotivato p. penale per abuso in atti d’ufficio (l’assunzione, indotto in errore, di una vigilatrice trimestrale su cinquantaquattro, prima che ne fosse scaduto il prescritto termine di 180 giorni dalla precedente prestazione d’opera ), per cui fui processato e definitivamente assolto dalla Corte di Appello di Catania, su infondato ricorso della procura diretta dal Fera, bollato in sentenza con “vengono pertanto meno, in quanto documentalmente smentiti i motivi d’appello della pubblica accusa”, è solo uno degli innumerevoli e documentati p. penali finiti nel niente, grazie alle mie logoranti memorie, che il Fera mi ha attivato dopo il detto rifiuto e da cui, a suo dire, sarebbe scaturita la mia vendetta giudiziaria.
*La procura messinese, allora diretta da Zumbo Antonio che ne delegò il suo vicario Vincenzo Romano, richiedeva, ottenendola, l’archiviazione del p. penale. Si ometteva di informarci quali Parti Offese e come per Legge, così impedendoci di opporci e di estrarre copie degli atti, che furono forniti al Fera, dagli Ufficiali di Polizia Giudiziaria di P.S. che lo avevano indagato (insieme al Mauro ed altri), consentendogli, ad archiviazione avvenuta a nostra insaputa, di denunziarci, per cui la stessa procura messinese, che aveva appena finito di richiedere l’accolta archiviazione, ci informava proditoriamente di garanzia per calunnia, causandomi infarto acuto del miocardio, documentato ed in atti.
*Nel corso del conseguente interrogatorio da indagati, scandalosamente condotto dagli stessi U.P.G. di P.S., che avevano appena concluso le indagini a carico dell’inquisito Fera e complici, constatavamo, alla presenza dell’avvocato d’ufficio, come avessero sottratto dal fascicolo atti giudiziari probatori del contenuto della nostra denunzia e della colpevolezza del Fera, per cui li denunziavamo con Fera, Zumbo e Romano al neo Procuratore Luigi Croce, che ne trasmetteva gli atti a Reggio Calabria per competenza territoriale (neo Procuratore intanto successo allo Zumbo, che insieme al Romano aveva dovuto lasciare la procura messinese perchè coinvolti nello scandalo SITEL, sollevato dall’On. Nichi Vendola e scoperchiato dalla Commissione Parlamentare Antimafia).
*La procura di Reggio Calabria, dopo avere iscritto nel registro degli indagati il Fera, il Mauro, lo Zumbo, gli U.P.G. di Messina ed altri, senza che avesse svolto, acclaratamente in udienza dibattimentale, nessuna indagine a fronte di tutto quanto puntualmente verbalizzato e ridenunziato da me e dal collega Cons. Provinciale, Parti Offese, agli U.P.G. della G.d.F. delegati, richiedeva l’archiviazione del nuovo p. penale, cui non potevo non oppormi, a seguito della lettura, finalmente, degli atti scandalosi a 360 gradi, relativi anche alle indagini svolte dagli U.P.G. di P.S. di Messina e trasferiti alla procura reggina, tra i quali i verbali di sommarie informazioni testimoniali rese dal capo clan Dominante Carmelo e dai “pentiti” f.lli Carbonaro su delega del P.M. Vincenzo Romano ai predetti U.P.G. di P.S. (odierni coindagati col Fera), che avevano pilotato i pentiti, come da me denunziato agli inquirenti reggini, ancor prima di leggerli, perché era tecnicamente impossibile che la procura diretta dallo Zumbo, avesse potuto richiedere l’archiviazione della nostra documentata denunzia a carico del Fera e complici, per concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione di atti giudiziari e quant’altro, se non attraverso il pilotaggio da loro posto in essere e la loro complicità.
*Nell’udienza dibattimentale in teleconferenza del 16 settembre 2004, (di cui è scomparsa la videoregistrazione ma di cui è pubblica l’inchiodante fonoregistrazione ) il Fera veniva riconosciuto dal pentito Bruno Carbonaro tra le sette persone a lui asseritamene visibili tra cui anch’io, come l’autore dei trattamenti di favore che lui i suoi fratelli ed i componenti del clan ricevevano all’interno del Carcere di Ragusa sotto una direzione dichiaratamente non riconducibile alla mia, né temporalmente, né dall’espresso cognome del direttore dell’epoca, né dalla descrizione delle sembianze fattane, per cui sia lui che suo fratello Claudio Carbonaro, venivano indiziati di reati e costretti a nominarsi l’avvocato, perché le loro dichiarazioni devastanti per il Fera, erano in contrasto, con quelle a lui favorevoli, precedentemente rese agli U.P.G. di P.S.di Messina nel febbraio 1998. Nessuna contestazione veniva mossa al non pentito Capo Clan Dominante Carmelo, le cui dichiarazioni risultavano coerenti con quelle precedentemente rese.
*E’ sintomatico, come il Giudice che presiedeva il dibattimento, accoglieva il mio invito rivoltogli dopo suddetta udienza ad astenersi, ma il presidente del Tribunale non glielo accordava, per cui proponevo ricorso alla Suprema Corte di Cassazione, per spostare il processo in altra sede, per “legittima suspicione” ed una volta appreso che la decisione era stata affidata alla VII° sezione penale, di cui fa parte il Cons. Antonio Zumbo, già, come sopra procuratore della Repubblica di Messina e coindagato col Fera, col Mauro ed altri, proprio nel p. penale reggino in parola, la ricusavo ed il Primo Presidente di detta Suprema Corte, cui avevo segnalato il caso, lo assegnava alla V° sezione, che dovrà ancora decidere sulla “ricusazione” e conseguentemente, sulla “rimessione” del processo, presso altro Tribunale.
*Inoltre il Fera che era presente, sa meglio di me come quel mio rinvio a giudizio proditorio, cui fa riferimento e per cui rimossi dall’incarico il mio avvocato, è nullo “ope legis”, in quanto posto in essere nonostante fossi “legittimamente impedito ed in imminente pericolo di vita “, come attestato altresì dal filmato della coronarografia prodotta ed in atti, eseguita contestualmente al preannunziato intervento cardiaco da me subito, subito dopo detta udienza.
*Pertanto, nel rispetto dei vincoli imposti dal segreto istruttorio, posso solo dire quale Parte Offesa, che è chiaro come l’odierno procedimento penale pendente presso il Tribunale di Messina per cui è stata richiesta l’archiviazione nel lontano 10 maggio 2005 (non è dato sapere cosa abbia fatto o stia facendo il G.I.P. da allora ad oggi) in cui il Fera mi addita quale denunziante ed in cui è indagato per “abuso d’ufficio” insieme ai due U.P.G. di P.S. di cui sopra, sia una diretta conseguenza di tutto quanto sin qui esposto, il cui unico, vero promotore e responsabile è lui e solo lui, come anche dell’indagine in corso da parte della competente Procura della Repubblica di Catanzaro, in cui parimenti sono Parte Offesa, per “abuso d’ufficio” in concorso a carico dei quattro magistrati reggini: il p.m., il g.i.p., il g.u.p. ed il giudice monocratico, che si occuparono del caso, favorendolo spudoratamente.
*In merito al p. penale presso il Tribunale di Palermo, trasferito a Caltanissetta, in cui il Fera è indagato, posso affermare smentendo le sue dichiarazioni, che è la diretta conseguenza di un suo verbale di spontanee dichiarazioni rese alla Procura della Repubblica di Palermo il 13 marzo 2003, dove, con farneticanti teoremi che sarebbero stati documentalmente smentiti ed accertate false dichiarazioni, mi accusava di diffamazione, tant’è che il g.i.p. ne aveva decretato, super motivatamente, doversi procedere nei suoi confronti per il reato di “calunnia” in mio danno, salvo a decretarne la telegrafica archiviazione, subito dopo la camera di consiglio, fondandola su un incredibile, accertato errore. La Procura Generale di Palermo, cui era stato trasmesso “ope legis” il provvedimento archiviativo non condiviso,  previa istruttoria, ne trasmetteva gli atti al Procuratore della Repubblica in sede, che dopo mesi, li trasferiva alla Procura della Repubblica di Caltanissetta “per competenza territoriale” ,verosimilmente perché aveva riscontrato, altresì, condotte criminose a carico di magistrato o magistrati della procura palermitana. *Inoltre, l’assunto dell’interrogazione parlamentare degli On.li Diliberto-Sgobio-Pistone, frutto di un’istruttoria seria e laboriosa, pubblicata sul sito http://www.leinchieste.com laddove recita:” la condizione di plurindagato del dottor Agostino Fera per fatti inerenti la sua funzione è incompatibile con il ruolo rivestito dallo stesso, ruolo che si presterebbe all’inquinamento delle indagini in corso a suo carico”, costituisce una minima parte rispetto alle altre ben più gravi motivazioni poste a base della richiesta rimozione del Fera.
*Infine, l’imprudente Fera, da procuratore della Repubblica, anche se di Ragusa, i cui 8 comuni su 12 ricadenti sotto il suo circondario, contano un decimo della popolazione della sola Catania, dovrebbe sapere che solo i latitanti “si sottraggono alla Giustizia” com’egli dichiara pubblicamente, non gli incensurati come me, che da iscritto e dirigente provinciale e regionale, ho sostenuto il comunicato stampa votato all’unanimità dal P.d.C.I. provinciale e diramato dal Segretario Prov.le Avv. Carmelo Ruta, relativo all’interrogazione parlamentare che ne chiede la rimozione, e teso ad evitare strumentalizzazioni politiche, che conclude: “si continua a manifestare fiducia nella magistratura quale istituzione ed in quei magistrati che lavorano con correttezza, competenza ed imparzialità”

Dott. Biagio Spadaro, Direttore Penitenziario e Consigliere Provinciale all’epoca dei fatti.
tel.fax:0932.820060 cell.338.8388966 posta elettronica: passanitello@giustiziaesfatta.com , facendo presente che saranno graditi riscontri.

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