Ragusa 18 febbraio 2006 Le esternazioni del procuratore Fera,pubblicate sulle cronache provinciali de “la Sicilia” ed il “Giornale di Sicilia” : un sintomo di debolezza di chi è arrivato al capolinea, un disperato tentativo di recupero della perduta credibilità , un insulto all’intelligenza, alle istituzioni ed alle persone per bene.

Di seguito, il comunicato stampa del Direttore Spadaro:

Premesso che in data 12 febb. 2006 le cronache provinciali pubblicavano il contenuto di una conferenza stampa all’uopo convocata dall’indagato procuratore della Repubblica di Ragusa Fera Agostino, in cui smentendo le sue stesse pubbliche dichiarazioni precedentemente rese, asseriva :

“Mai stato plurindagato; Tre tribunali hanno dichiarato la mia innocenza; Prive di ogni fondamento le accuse dell’ex Ministo Diliberto, infatti dopo quattro mesi sono ancora al mio posto, a dimostrazione che l’interrogazione parlamentare si basava su fatti insussistenti; Mi riprometto di riferire, quando sarà il caso, dell’esito dell’interrogazione dei Comunisti Italiani, per il momento mi premeva comunicare, dati alla mano, di non essere indagato, né tantomeno plrurindagato.”,

Si riporta di seguito il comunicato stampa diramato oggi dal già Direttore del Carcere di Ragusa Biagio Spadaro, chiamato personalmente in causa dal Fera.

 

Al Direttore del “Giornale di Sicilia”Cronaca di Ragusa

 

Di seguito riprodotto, comunicato stampa già trasmesso al quotidiano sotto indicato, con preghiera di pubblicazione anche da parte della S.V. , che ha parimenti riportato l’intervista del Fera, nel suo giornale di domenica 12 febb.2006.

 

( Dott. Biagio Spadaro, già Direttore del Carcere di Ragusa e Cons. Prov., in atto Dirigente Prov. e Sindaco del Comitato Regionale di Garanzia del P.d.C.I.)

 

 

 

Al Direttore de “La Sicilia” provincia di Ragusa:

 

IL CASO  FERA

 

In riferimento alle esternazioni del procuratore della Repubblica di Ragusa Fera Agostino, apparse sul quotidiano in indirizzo domenica 12 febbraio 2006 ( ad opera dell’articolista Giovanni Pluchino, amico e consocio Lions del Fera ), che chiaramente ne esprimono un segno di debolezza, “excusatio non petita accusatio manifestat”, al momento mi preme puntualizzare:

· di essere Parte Offesa, in Procedimenti Penali, che vedono il Fera plurindagato per il reati di “calunnia” ( art.368 c.p. ) e “diffamazione aggravata” in mio danno ( artt.595, 368 C.P., L.47/48 );

· di essere parimenti Parte Offesa nel Procedimento Penale presso il Tribunale di Catanzaro, per abuso d’ufficio in concorso, a carico dei quattro magistrati reggini ( P.M., G.I.P., G U.P. e Giudice monocratico ), che lo favorirono, spudoratamente nel procedimento penale, che lo vedeva indagato per abuso d’ufficio in concorso insieme all’ex Procuratore di Messina Zumbo Antonio ( attuale componente della VII° Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione ) ed a Mauro Giovanni + 11. in cui il Fera assume che sono imputato per calunnia in suo danno e di magistrati messinesi, affermazione quest’ultima, del tutto destituita di fondamento, forse frutto dell’evidente  stato confusionale già manifestato dal  Fera nel corso dell’ultima udienza camerale da indagato insieme ai suoi complici tenutasi a Messina il 12 genn.2006 o  di errore del redattore dell’articolo, che invito a rettificare.

· Pertanto l’unica novità rispetto a quanto da me pubblicato in merito sul mio dominio internet www.giustiziaesfatta.com , che consiglio di visitare dai prossimi giorni in poi, è l’archiviazione del procedimento penale per abuso d’ufficio in concorso a carico del Fera e complici, da parte del G.I.P. messinese Daria Orlando,  ma  il Fera sa, da esperto in procedura penale quale dovrebbe essere, che detta archiviazione è tutt’altro che liberatoria, proprio in base alle osservazioni fatte dal predetto G.I.P., nel decreto archiviativo e vedremo come andranno le cose, di cui sarà data contezza all’opinione pubblica, che reclama ( ed è giunta l’ora di accoglierne la richiesta ) la pubblicazione degli atti dibattimentali del procedimento penale reggino, in cui il Fera viene riconosciuto dal capo clan pentito Bruno Carbonaro come il vero autore degli asseriti trattamenti di favore che ricevevano all’interno del Carcere di Ragusa, sotto una direzione amica del Fera e dichiaratamente non riconducibile alla mia.

· In merito all’interrogazione parlamentare degli On.li Diliberto, Pistone e Sgobio, per opportunità politica e per evitare strumentalizzazioni politiche, nell’imminenza  delle elezioni, ne riparleremo con dovizia di particolari, che preannunzio interessantissimi dopo le elezioni .

Intanto prendo atto dell’informazione fornitami dal Fera attraverso il Giornale di Sicilia, che la VII° sezione penale della cassazione deciderà nei prossimi giorni se il processo di cui ho chiesto la rimessione, dovrà rimanere a Reggio Calabria o dovrà essere spostato in altra sede, ed è significativo che io ricorrente non so nulla in merito, mentre lui che è e dovrebbe esserne estraneo ai sensi di Legge  sa tutto: una sentenza annunziata? Vedremo.

Del resto, non c’è da meravigliarsi, se si pensa come la Legge dia la possibilità  ad ogni Procuratore della Repubblica di sapere ciò che vuole, tutto sta a vedere se questo potere viene usato nella Legge o fuori dalla Legge:

 si pensi, per esempio ad un procuratore disonesto che disponga intercettazioni a carico di chi teme che possa rivelarne gli scheletri nell’armadio, o per fini politici per determinare la vittoria di uno schieramento politico, piuttosto che di un altro, o per vendette personali, per così introdursi nella vita privata e nelle attività del suo nemico e così, sapendone in anticipo le legittime iniziative che man mano assume in difesa della Legalità, neutralizzarle e quant’altro...Si potrebbe farne una casistica infinita di effetti devastanti, per dimostrare come tutto risieda nell’onestà di chi gestisce detto potere.

Ecco perché è indispensabile, come ho sempre pubblicamente sostenuto, che allorquando un procuratore qualsiasi è indagato, la prima cosa da fare è sospenderlo dal servizio e dalle funzioni, come del resto avviene per tutti i comuni mortali: Amministratori, Comandanti di FF.AA., Imprenditori; Commercianti; Professioninisti etc…

Ma ritornando al Fera, ( delegittimato com’è dalla D.D.A. di Catania  che già da tempo si intesta, in questa provincia, anche le operazioni di microcriminalità ), che è ormai un vecchio patetico che ha fatto il suo tempo, il cui permanere ad oltranza “Per non dare adito ai miei denigratori di potere ritenere di avermi fatto fuori.” ( così dichiara pubblicamente in un’intervista rilasciata al quindicinale “La Citta” ), è sotto gli occhi di tutti come egli costituisce un serio problema per l’amministrazione della Giustizia in questa circoscrizione, “oltre che arrecare un danno irreversibile all’intero ordine Giudiziario”.

Stia pure, più starà e più rumoroso sarà il tonfo quando cadrà, tre cose sono certe:

*che gli è già stato concesso fin troppo tempo per uscire dall’empasse in cui si è cacciato, accecato da delirio di onnipotenza paesana, perché è chiaro, oltre che documentalmente provato, che non ho mai assunto iniziative nei suoi confronti, costretto sempre a reagire in un perenne stato di legittima difesa, unicamente dotato delle armi della ragione e della difesa tecnica a fronte degli ostacoli insormontabili che mi ha frapposto da procuratore della Repubblica;

*che il tempo gioca a suo sfavore, data la veneranda età di cui e per fortuna appare portatatore sano, perché alla fine è chiaro che dovrà pagare anche il conto economico di tutto il danno che ha fatto, per cui io unitamente alla schiera sempre crescente di perseguitati (che incominciano a trovare il coraggio di venire allo scoperto, tra cui il figlio dell’ Ing.Angelo Tumino, da quando ritirò dal Tribunale di Ragusa gli atti giudiziari relativi all’irrisolto assassinio del febbraio 1972 di suo padre, le cui prime indagini furono dirette dal Fera e da cui sarebbe scaturito quello del Giornalista Spampinato ad opera del figlio del presidente del Tribunale di Ragusa ), gli auguriamo una lunga vita, tanto lunga da potere soddisfare il conto, perché non riteniamo che i figli, nemmeno quelli del Fera, debbano saldare i debiti dei padri, anche se la vita dell’allora piccolo Marco Tumino sarebbe stata segnata da quella perdita ed ora resa impossibile dall’insano ( per chi teme la riapertura del caso ) desiderio di avere giustizia;

*che il sentimento popolare di questa provincia è stufo e sconcertato del suo permanere presso la Procura della Repubblica di Ragusa, che non è una riserva di caccia di proprietà di Ninni Fera, ma un’Istituzione al servizio del Popolo, che la mantiene.

 

P.S. Chiedo la pubblicazione della presente risposta a quanto già pubblicato su imput del Fera ed in merito mi permetto di richiamare all’attenzione della S.V. in indirizzo la funzione di “terzo osservatore dei fatti” imposta al giornalista ( Suprema Corte di Cassazione, Sentenze del 6 ott.1981 ; dell’11 apr.2000 e n.37140 del 16 ott. 2001 a sezioni riunite ).

Tutti gli articoli sul caso Fera, sul sito: www.giustiziaesfatta.com

 

( Dott. Biagio Spadaro, già Direttore del Carcere di Ragusa e Cons. Prov., in atto Dirigente Prov. e Sindaco del Comitato Regionale di Garanzia del P.d.C.I.)

Telefax: 0932-820060  —  cell.338.8388966 — posta elettronica:  passanitello@giustiziaesfatta.com